| Archivio completo Admin    Inserisci messaggio | Area riservata   
Messaggio dettagli     12/05/2006  
 
 

  NOVEMBRE 2017  
dlmmgvs
1234
567891011
12131415161718
19
202122232425
2627282930

Mese corrente
 

Maggiori informazioni

 

Maggiori informazioni

 

Sondaggio

 Vota il personaggio storico della bacheca

 Aristotele

 Csi

 Greg

 Hanghenghe

 La Masca

 Pites

 Raffiu

 Zi Venè
Risultati del voto  

Un clic qui per collegarti con il sito web



   
GOOGLE MAFIA CUFFARO INTERCETTAZIONI  di Un signore 12/05/2006 alle 20:21
MILANO -mercoledi 0 marzo 2005
Bernardo Provenzano era informato della presenza di microspie e telecamere piazzate dagli investigatori nelle zone che frequentava durante la latitanza. Non solo: il boss, ricercato da 42 anni, negli ultimi tempi avrebbe utilizzato anche un attrezzo elettronico per rilevare la presenza di cimici.

Lo scenario del «controspionaggio di Cosa nostra» è stato rivelato nell’aula bunker di Milano dal pentito Nino Giuffrè, rispondendo alle domande del pm Michele Prestipino. Il collaboratore sta deponendo nel processo alle talpe alla Dda in cui sono imputate 13 persone, fra cui il Governatore dell’isola, Salvatore Cuffaro, e il maresciallo dei carabinieri del Ros, Giorgio Riolo, l’esperto di elettronica che aveva il compito di sistemare le microspie nell’ambito dell’indagine sulla ricerca di Provenzano.

«Provenzano - ha detto Giuffrè - era informato passo passo della presenza di microspie e telecamere. Lui mi ha spesso avvertito del pericolo di incappare in questi aggeggi elettronici. Lo ripeteva spesso, anche quando ci incontravamo, di stare attenti. Negli ultimi periodi, durante i nostri incontri, era così guardingo che effettuava i controlli delle stanze dell’abitazione in cui ci ritrovavamo, utilizzando un apparecchio che rilevava la presenza di eventuali microfoni».

Rispondendo alle domande del pm, Giuffrè ha detto: «So che queste informazioni riservate, in cui si indicavano anche i luoghi in cui erano piazzate le microspie, arrivavano a Provenzano da Bagheria, in particolare da Nino Gargano e Nicolò Eucaliptus». Il collaboratore sta raccontando il modo in cui incontrava Provenzano, le «misure di sicurezza» che adottavano per non essere scoperti dalle forze dell’ordine, e le strade che i «pizzini» del boss percorrevano per raggiungere i vari destinatari di Cosa nostra. Giuffrè sta descrivendo anche il ruolo del padrino corleonese ricercato da 42 anni: «E’ stato lui - ha detto il pentito - ad aver tracciato una strategia dentro Cosa nostra e per questo si può definire l’ideologo».

Bernardo Provenzano nella campagna elettorale del 2001 per l’elezione del presidente della Regione «ha fatto appoggiare Salvatore Cuffaro». E’ quanto ha sostenuto «Sapevamo - ha detto Giuffrè - che il candidato Leoluca Orlando non ce l’avrebbe fatta ad essere eletto e per questo motivo, d’accordo con Provenzano, si è deciso di appoggiare Cuffaro. Parlando durante la campagna elettorale del 2001 con Bernardo Provenzano mi disse che dove si poteva, si doveva intervenire per far arrivare voti a Cuffaro».

Il teste ha detto ai giudici che Provenzano voleva puntare sul «cavallo vincente». Rispondendo alle domande del pm della Dda, Nino Di Matteo, il pentito ha sostenuto che Bernardo Provenzano avrebbe parlato con lui di Cuffaro già durante una precedente campagna elettorale, quella del 1996. «In quella occasione - ha detto l’ex capomafia di Caccamo - dovevo intervenire su Cuffaro, che allora era assessore all’ agricoltura, per sollecitare il pagamento di contributi a miei amici imprenditori agricoli. Cuffaro era candidato alle elezioni regionali e Provenzano mi bloccò dicendomi di non fare alcuna pressione, perchè dovevamo curare, indirettamente, i rapporti con Cuffaro, senza disturbarlo, lasciandolo a suo agio». A una domanda del pm che gli chiedeva se con Provenzano avesse parlato di politica solo nel 1996 e nel 2001, o durante questo periodo, Giuffrè ha risposto: «Abbiamo continuato a parlare di politica dando per scontato che Provenzano ormai appoggiava questo partito...».