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CUFFARO VASA STA...  di tutuzzu 12/05/2006 alle 20:19
Di Salvatore Cuffaro i giornali scrivono che" si vanta di avere distribuito a Raffadali (AG), suo paese di nascita, 3000 baci nel corso della recente campagna elettorale

"Zì vasa vasa" di Forza Italia
("Zio bacia bacia")

Cuffaro gia’ pupillo di Calogero Mannino(L’ex ministro mafioso Dc, assolto dall’accusa di mafia con la stessa formula della sentenza Andreotti: insufficienza di prove) ai tempi del potere incontrastato della Dc siciliana... Per l’occasione Rocco Buttiglione al cospetto di oltre cinquemila ex dc alla Fiera del Mediterraneo fra gli applausi e l’inno del Biancofiore , ha affermato: «Mannino non è un mafioso, è un democratico cristiano che ha molto sofferto e ha diritto a un pieno risarcimento morale e politico. La democrazia cristiana non era il partito della mafia. E’ il partito che ha fatto il bene dell’Italia»

Di Salvatore Cuffaro i giornali scrivono che" si vanta di avere distribuito a Raffadali (AG), suo paese di nascita, 3000 baci nel corso della recente campagna elettorale. E’ il perfetto esempio del politico maghrebino: grasso ma non troppo, molle quanto basta, assessore alla sanita’ di *ogni* governo regionale, di destra o di sinistra, protagonista di curiose citazioni da intercettazioni telefoniche di alcune dozzine di boss. Dopo lunga militanza DC, dopo essere stato assessore nel governo regionale di centro-destra con il CDU, di centro-sinistra con l’UDEUR, di nuovo di centro-destra con il CDU (sembra divertente, ma non lo e’), Cuffaro capisce che il suo cuore batte a destra, e si candida, con la benedizione di Formigoni, alla presidenza della regione sotto il simbolo della Casa delle liberta’."Infatti Cuffaro nel corso del 2000 si trova ad essere l’uomo del momento della politica siciliana potendo vantare il passaggio di una ventina di collegi elettorali dal centrosinistra al centrodestra.Persino Berlusconi aveva voluto conoscerlo :Lo ricevette nella sua villa di Arcore e gli disse/sabato 22 luglio/2000): «Caro Totò, se lei riesce a portarmi Mastella e tutto l’Udeur e a far cadere il governo, io sono pronto ad immolare il vitello più grasso...»

Dall’articolo " PALERMO, SOLDI PUBBLICI AI GOVERNATI... E AL "GOVERNATORE" di Sergio Rizzo, "CorrierEconomia"( allegato al "Corriere della Sera" del 10 Febbrajo) si puo’ apprendere che:(...) unitamente ai suoi fratelli, è diventato socio dei proprietari terrieri produttori di Marsala, quando era soltanto assessore all’agricoltura. Gli Hopps e i Cuffaro possiedono due società, costituite lo stesso giorno: il 27 gennaio del 1999. Sono la H & C and Sons (acronimo che sta evidentemente per Hopps & Cuffaro e figli), che gestisce l’hotel Capo Rossello a Realmonte, in provincia di Agrigento, e la Raphael Srl, che al pari della H & C and Sons ha come oggetto sociale l’attività turistica ed è titolare di un albergo, stavolta però a Palermo. In base all’ultimo elenco soci di questa impresa, i due fratelli Hopps detengono il 26,6% delle azioni. I tre fratelli Cuffaro il 27,6%, diviso in parti uguali: ossia, il 9,2% ciascuno. E il resto? E’ nelle mani di Sviluppo Italia, la società del Tesoro che ha come scopo sociale, fra l’altro, quello di finanziare le attività imprenditoriali meridionali.

Anche nel turismo, settore che sta particolarmente a cuore al governatore della Sicilia, per ragioni istituzionali oltre che personali. Non più tardi del 23 settembre scorso Totò Cuffaro, in questo caso nelle vesti di presidente della Regione, ha siglato proprio con Sviluppo Italia un accordo per la valorizzazione dei porti turistici dell’isola.(...)C’è da dire che Totò "vasa vasa" Cuffaro, di professione medico, non è mai comparso attivamente nell’operazione. Alla stipula dell’accordo con Sviluppo Italia ha delegato per proprio conto il fratello Silvio. Ed è l’altro fratello Giuseppe, presidente del consiglio di amministrazione della Raphael, che in assemblea rappresenta sia il presidente della Regione che Silvio. Del resto Giuseppe, classe 1960, presidente della società Raphael, è la vera mente imprenditoriale dei Cuffaro e ha in mano il piccolo impero dell’autonoleggio fondato dalla sua famiglia. Innanzitutto la Cuffaro Tours, agenzia di noleggio pullman che ha prestato recentemente servizio (al prezzo di 80 euro a persona per andata e ritorno da Palermo) per gli ospiti dell’annuale riunione del Forex che stavolta si è tenuta ad Agrigento, il regno di Totò. E poi Mediterranea Touring, Cefalù Autoservizi, Gamma Bus, Erana Autostrasporti Carburanti. Fra le società che fanno capo a Giuseppe Cuffaro ci sono la Eco Protection, di cui è azionista anche Silvio, e la O. M. Ag., Officine Meccaniche Agrigentine, impresa che un anno fa il ministero delle Attività produttive ha considerato idonea alla concessione di un contributo della legge 488 di 1.453.000 euro. Nel piccolo impero dei Cuffaro non poteva poi mancare una finanziaria. Ha sede a Brescia ed è stata battezzata Fin. Co. (Financial consulting). Silvio ne è azionista al cinquanta per cento."


Appena diventato Presidente della regione Sicilia Cuffaro rilascia queste dichiarazioni:«La Giunta della città ci ha consegnato la Valle dei Templi in modo perfetto» scordando gli scandali e la condanna, nell’aprile 2001, del sindacoCalogero Sodano, a un anno e mezzo di reclusione per aver permesso l’abusivismo edilizio in cambio di vantaggi elettorali. Ora il sindaco, del Ccd, è diventato senatore della Repubblica e le demolizioni (...) hanno avuto due anni di proroga dalla passata Giunta (...). «L’abusivismo nel Mezzogiorno è gestito dalla criminalità organizzata», ha replicato al presidente Cuffaro il presidente di Legambiente Ermete Realacci: «Sanare le case fuorilegge non vuol dire"riordinare" le coste, ma offrire su un piatto d’argento a chi ha devastato quel territorio la possibilità di lucrare col mattone illegale». L’edilizia è ridiventata uno degli affari importanti della mafia. L’abusivismo è la sua riserva indiana. Dal 1996 al 2000 sono state costruite
in Sicilia 29.737 case abusive.(Lungo le coste siciliane vi sono circa 480.000 costruzioni abusive)
(QUEI VANDALI PREMIATI IN ONORE DEL PROGRESSO Corrado Stajano, "Corriere della Sera" del 3 Luglio 2001 )

Nell’anno 2002 Cuffaro(nominato commissario straordinario ) assicura che per superare la crisi idrica siciliana che le navi con dissalatori(promesse dal governo-v-ministro affari regionali La Loggia) sono già operative, con una produzione teorica di circa cento litri d’acqua al secondo. Purtroppo per i siciliani un servizio del Tg5 ci fa sapere che " i dissalatori promessi dal Governo e garantiti da Cuffaro in Italia non esistono. Si possono costruire, ma ci vogliono almeno 12-13 settimane, a partire dal primo ordinativo, per riuscire ad averne una." Cuffaro inteverra pubblicamente per dire che: "non e’ colpa mia se in Sicilia piove poco"

Il DER SPIEGEL nel 2002 scrive(BOCCONI GHIOTTI PER LA MAFIA)
Dal 1993 sono arrivati in Sicilia 80 mila miliardi di lire e i risultati sono grandi dighe costruite dove l’acqua non può arrivare, svincoli autostradali giganti come quello di nicosia presso Messina dove ci sono più cornacchie sul guardarail che automobili . Anni di malgoverno, di rapina, di investimenti "spalmati" sulle clientele anzichè mirati a obiettivi di sviluppo, anni durante i quali a palazzo dei Normanni si sono alternate giunte di centro, di sinistra, di destra ma totò Cuffaro NON S ALTERNA MAI: sempre inchiodato all’Assessorato all’Agricoltura, quello dei fondi europei e delle dighe senz’acqua, assessorato dove in pochi anni le spese correnti salgono da 18a 21 mila miliardi di lire e gli investimenti scendono da 11.500 a 7.500 miliardi di lire".

Nel maggio 2003 al signor Cuffaro viene notificato un’ avviso di garanzia:" Cuffaro è accusato di aver ricevuto input politici dal boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro attraverso Domenico Miceli, che si era dimesso cinque mesi fa dall’incarico di assessore alla Salute del Comune di Palermo quando erano affiorate le prime indiscrezioni sull’inchiesta.L’ex assessore viene indicato dagli inquirenti come il canale per veicolare fino ai vertici della Regione le richieste di Guttadauro. Nelle intercettazioni ambientali effettuate nell’abitazione di Guttadauro il nome di Cuffaro viene ripetuto più volte come la persona cui rivolgersi per ottenere finanziamenti, favori nel mondo della Sanità, e per inserire nelle liste elettorali alcuni candidati decisi dalla mafia.I magistrati, nella seconda pagina dell’ordinanza, dove si trovano i capi di imputazione a carico di Miceli , scrivono: «Il Miceli assecondando specifiche richieste di Guttadauro Giuseppe e Aragona Salvatore (entrambi medici arrestati per mafia, ) si proponeva come intermediario tra il Guttadauro e l’onorevole Cuffaro al fine del soddisfacimento di interessi e richieste, comprese quelle volte ad influenzare concorsi pubblici per assegnazione di incarichi nella sanità»

Dalla prima pagina della "Sicilia" del 06/28/2003 si poteva leggere :Mafia: indagato il presidente della regione Sicilia Cuffaro Bufera nella regione: il presidente Totò Cuffaro è indagato dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa.I carabinieri del Ros hanno arrestato l’ex assessore del Comune di Palermo Domenico Miceli, non eletto per pochi voti all’Ars, i medici Vincenzo Greco e Salvatore Aragona di Altofonte e Francesco Buscami, già segretario dell’ex sindaco Vito Ciancimino. Nelle intercettazioni a casa del boss Guttadauro il nome di Cuffaro è citato come persona a cui rivolgersi per ottenere favori nella sanità e per inserire nelle liste delle elezioni regionali del 2001 alcuni candidati che avrebbero avuto lo ’sta bene’ della mafia. Nelle conversazioni captate il boss Guttadauro parlando con Vincenzo Cascino diceva: "Berlusconi non può pensare solo ai suoi processi, deve pensare anche a noi".



Nel luglio 2003 il supplemento locale de "La Repubblica" rivela che esiste un video girato dai Ros dei Carabinieri che riprende Cuffaro mentre incontra l’ex assessore comunale Mimmo Miceli, arrestato per mafia e il medico Vincenzo Greco, condannato nel ’96 per avere curato Salvatore Grigoli, killer di padre Puglisi e cognato del boss Giuseppe Guttadauro."L’Unita’ e la Repubblica rilanciano polemiche, fumi e veleni sulla gestione della procura da parte di Piero Grasso accusato da una lettera a firma di dodici magistrati : "di frenare le inchieste-su Cuffaro- che scottano, assegnando i fascicoli delicati solo a pm a lui graditi - sempre gli stessi - e ottenendo risultati risibili dalla collaborazione con la giustizia di gente come Nino Giuffrè, detto Manuzza, e dalle dichiarazioni di un personaggio ambiguo come Pino Lipari, cacciato dal programma di protezione proprio da Grasso e da uno dei suoi pupilli, Michele Prestipino.Cuffaro il 1° luglio del 2003 viene ascoltato dal gruppo di magistrati che si occupano dell’inchiesta: il procuratore Piero Grasso, l’aggiunto Guido Lo Forte e i due sostituti Gaetano Paci e Nino Di Matteo.Per una pura coincidenza una settimana dopo arriva la decisione del Csm di estromettere dalla Direzione distrettuale antimafia Roberto Scarpinato e Guido Lo Forte, che hanno superato gli otto anni di permanenza nell’ufficio. assessore al territorio Bartolo Pellegrino.


La ’Gazzetta del Sud’, quotidiano di Messina titola: "CUFFARO NON SI DIMETTE INVOCANDO LA MADONNA".- Non è una novità. Non bisogna andare tanto lontano per ricordare che pregare la Madonna in circostanze assai simili, è di uso tra coloro che sono accusati di essere dei mafiosi. Il caso più famoso è quello del boss sanguinario di Cosa Nostra, Pietro Aglieri. Con questo non vogliamo certo dare del mafioso al Governatore di Sicilia Totò Cuffaro.(MAFIA E POLITICA: CUFFARO PREGA LA MADONNA PER SALVARSI L’ANIMA 10/07/2003)

Naturalmente Cuffaro(fervente cattolico) si schiera a sostegno della "famiglia": ma solo se fondata sul matrimonio: Aiuti ai nuclei per l’acquisto della prima casa e contributi a quelle che ospitano anziani o disabili Fondi ai consultori per le ragazze madri e 1.000 euro per neonato.Nel luglio del 2003 il consiglio regionale ha boccia l’emendamento che avrebbe voluto estendere il sostegno economico previsto per le coppie sposate anche a quelle di fatto.Insomma non e’ un caso se il primo incontro "istituzionale" il presidente appena eletto lo ha avuto con il cardinale di Palermo Salvatore De Giorgi.Alla fine dell’incontro Cuffaro si impegnava ad assumere "l’impegno a istituire un organismo di collegamento tra la Chiesa cattolica e il mondo politico, che possono e debbono collaborare, dal momento che entrambe mirano alla promozione della persona e della famiglia".

"È un’inchiesta che viene da lontano, quella che oggi sfocia nel provvedimento a carico di questo nome illustre della politica siciliana.Uno dei grandi protagonisti del cosiddetto «61 a zero». Quel bagno bulgaro di consensi - lo ricorderete - che ha portato il Polo, in un sol boccone, a detenere: con Diego Cammarata, la leadership del Comune di Palermo; con Ciccio Musotto, quella della Provincia, e con Cuffaro, appunto, quella di Palazzo d’Orleans.

Tutto nasce a Brancaccio. Tutto ruota attorno alla figura di Giuseppe Guttadauro, un medico, attualmente in galera (dalla quale è entrato e uscito), diventato da tempo capo mafia del quartiere essendo subentrato ai fratelli Graviano ormai «bruciati» dai processi e dalle condanne per strage. Guttadauro è fedelissimo del numero uno di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. Un medico, dunque un professionista; ma anche, e soprattutto, un efficiente canale di intermediazione proprio fra Cosa Nostra e la politica.(...)Guttadauro, incontrando mediatori e ambasciatori, chiede, in cambio di cospicui sostegni elettorali, che uomini di sua fiducia vengano candidati nello schieramento politico capeggiato da Cuffaro per le elezioni regionali. Non solo. Manifesta anche interesse che altri suoi uomini siano inseriti in posti di vertice di enti pubblici (enti ospedalieri) e di società a partecipazione regionale. Ora non ci vuole molto a capire che essendo uomo di fiducia di Bernardo Provenzano, le sue parole finivano con l’avere un peso specifico non indifferente. Le sue richieste, in altre parole, sarebbero andate a buon fine."
(Sicilia, Cuffaro indagato per mafia -di Saverio Lodato-06/2003)

Guttadauro, come scrivono i carabinieri del Ros(: " rapporto dei Ros le intercettazioni telefoniche e ambientali disposte nei confronti di Giuseppe Guttadauro, medico sospettato di essere capomafia di Brancaccio per conto di Bernardo Provenzano) sottolineava nuovamente( la sua vicinanza ideologica a Buttiglione, leader politico che sentiva massimamente di appoggiare, al contrario di Berlusconi, apostrofato come una persona che voleva egoisticamente passare alla storia. Il suo partito, Forza Italia, era considerato da Guttadauro una coalizione vuota che, una volta caduto Berlusconi, si sarebbe sciolta. Il boss Guttadauro ha privilegiato il rapporto con il Cdu che in Sicilia esprime il presidente della Regione."


"L’INDAGINE - Secondo quanto accertato dai magistrati, Borzacchelli avrebbe incassato ingenti somme da Michele Aiello (imprenditore di Bagheria arrestato lo scorso 5 novembre per mafia sempre nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte «talpe» nella Procura palermitana) in cambio di informazioni riservate su indagini che lo riguardavano. Aiello, secondo l’accusa, avrebbe creato all’interno della Procura una propria rete di informatori, e attraverso Borzacchelli avrebbe avuto accesso a indagini riservate. Con Aiello, a novembre, furono arrestati il maresciallo della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, in servizio alla Direzione investigativa antimafia di Palermo, e il maresciallo dei Carabinieri Giorgio Riolo, in servizio alla sezione anticrimine del Ros. Nel corso delle indagini che hanno portato all’arresto della notte scorsa, i magistrati hanno controllato gli estratti conti bancari di Borzacchelli dal 1992 ad oggi, da cui risulterebbero versamenti e spostamenti di denaro a favore del deputato da parte di società dell’imprenditore. L’estate scorsa Borzacchelli aveva ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito di un’altra inchiesta -- denominata "Ghiaccio 2" o "Mafia e politica" che aveva portato all’arresto del boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro, dell’ex assessore comunale di Palermo Domenico Miceli e del medico Salvatore Aragona. Nell’ambito della stessa indagine, a giugno aveva ricevuto un precedente avviso di garanzia anche Cuffaro, il cui nome compariva in una serie di intercettazioni che avevano interessato Guttadauro.
(7 febbraio 2004 - Corriere.it )
07.02.2004
Talpe a Palermo, arrestato deputato dell’Udc
di Marzio Tristano

PALERMO. Finisce in carcere per concussione un maresciallo dei carabinieri candidato ed eletto tre anni fa nel parlamento più antico del mondo, e trema, a New York, l’uomo che, insieme agli alti dirigenti dell’Udc, lo volle in lista: il governatore della Sicilia Totò Cuffaro, già indagato per concorso in associazione mafiosa, e destinatario ieri di un nuovo avviso di garanzia per rivelazione di segreto di ufficio e favoreggiamento. I due, ipotizza la procura, sarebbero le «talpe» che informarono la mafia delle indagini nei confronti del boss Guttadauro, ex primario dell’ospedale Civico, capo del mandamento mafioso di Brancaccio e «regista» non tanto occulto di candidature dentro il partito del Presidente della Regione.

Ville & minacce Il barometro giudiziario torna a segnare tempesta sul quadrante «mafia-politica-talpe» con l’arresto eccellente di Antonio Borzacchelli, 43 anni, inflessibile investigatore del reparto operativo dei carabinieri fino al 2001 quando si candida nell’Udc, diventa deputato all’assemblea regionale siciliana ed entra nelle indagini della procura sugli amici di Guttadauro che lo descrivono come un ricattatore senza scrupoli pronto ad utilizzare la divisa per ottenere ville e denaro, tra minacce di arresto e concessione di favori all’imprenditore Michele Aiello, ritenuto uno dei prestanome di Bernardo Provenzano. Un maresciallo, ha rivelato un testimone - il dottor Salvatore Aragona - , «appoggiato in modo aperto e incondizionato da Mannino e da Cuffaro».

La cena Nell’intreccio tra affari miliardari di una sanità malata nelle strutture pubbliche ed efficiente e costosa nel privato, politici e professionisti impegnati a discutere di candidature nel salotto di un boss mafioso, l’inchiesta della procura viaggia infatti verso i livelli più alti lanciando verso il governatore della Sicilia un’accusa pesante: sarebbe lui, con Borzacchelli, la «talpa» che informò Cosa Nostra delle indagini sul boss Guttadauro. A chiamare in causa Cuffaro è un verbale redatto il 1° dicembre scorso da Aragona, 42 anni, medico anch’egli con l’hobby della politica, condannato per favoreggiamento di Giovanni Brusca, il killer della collinetta di Capaci, che senza reticenze ha raccontato la sua verità su una cena di festeggiamenti elettorali, la sera del 24 giugno 2001, dopo la vittoria elettorale in Sicilia, al ristorante Riccardo Terzo di Monreale: «Al dottor Miceli - ha rivelato Aragona - quella sera questa verità (le microspie a casa Guttadauro, n.d.r.) è stata detta dall’on. Borzacchelli e dall’on. Cuffaro. Mentre loro parlavano ero presente al convivio, non ho assistito al dialogo, ero presente ad una decina di metri di distanza, ma ho subìto la reazione sia del Miceli che del Cuffaro. Miceli mi trattò in malo modo, come se la responsabilità di tutto questo evento fosse attribuibile a me, forse perchè nella loro valutazione io ero molto più vicino al dottor Guttadauro». Nel salotto di quest’ultimo, secondo le intercettazioni, venne discussa la candidatura di Mimmo Miceli nelle liste dell’Udc.

Il silenzio degli «amici» Cuffaro ha sempre negato ogni circostanza, promettendo di dimettersi «se venisse provato un rapporto di affari con Aragona», offrirà la sua verità ai giudici domani, quando salirà le scale del palazzo di giustizia accompagnato dal suo legale, l’avvocato Nino Caleca. Altri difensori nei palazzi della politica, per ora, il governatore non ne raccoglie. L’arresto di Borzacchelli scatena il silenzio imbarazzato della maggioranza; nella Sicilia orientale fa sentire la sua voce solitaria il leader dell’Udc Raffaele Lombardo: si dice «sorpreso» dell’arresto di Borzacchelli ma sicuro che «la magistratura, cui va confermata assoluta fiducia potrà, anche alla luce degli odierni provvedimenti giudiziari, definire il quadro delle effettive responsabilità e restituire autorevolezza alle istituzioni regionali». Che, evidentemente per Lombardo, l’hanno persa.

Bufera La pensano allo stesso modo, ma con toni diversi, gli esponenti dell’opposizione. Dice Claudio Fava: «L’inchiesta ha sommerso Cuffaro. L’arresto dell’ex maresciallo dell’Arma che Cuffaro aveva voluto nell’Udc e imposto come deputato regionale, chiude un semestre di indagini che ha visto finire in galera o sotto inchiesta tutti gli uomini di fiducia del presidente della Regione a Palermo. Cuffaro è l’unico a rimanere seraficamente al proprio posto: alla faccia di ogni questione morale».
Gli fa eco Beppe Lumia: «Gli ultimi sviluppi dell’inchiesta su Aiello confermano che in Sicilia la questione morale raggiunge i livelli più alti e drammatici». Aggiungono Francesco Forgione e Giusto Catania di Rifondazione Comunista: «È sempre più inquietante l’intreccio che emerge tra l’imprenditore Aiello, la mafia di Bernardo Provenzano e precisi settori della maggioranza di governo riconducibili al partito e all’area politica del presidente della Regione». Anche perchè, come dice nel verbale del 1° dicembre Aragona, «non è da tutti i giorni che un ex maresciallo si vada a candidare da Cuffaro».
da l’unita’