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 Le "tavolate" di San Giuseppe
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Salvatore

137 Messaggi

Inviata - 07/03/2008 :  22:32:08  Visualizza il profilo  Scrivi una mail all'autore

La festa di San Giuseppe a Riesi


Il 19 marzo anche Riesi celebra la tradizionale festa di San Giuseppe che ha come maggiore attrattiva, le caratteristiche tavolate in onore del Patriarca. La festa è arricchita dalla processione che si celebra l’ultima domenica del mese di luglio, con la statua del Santo che viene portata a spalla per le vie del paese. Le tavolate vengono fatte anche a luglio, per dare la possibilità ai numerosi emigrati, durante le vacanze estive, di onorare il Santo in occasione del loro rientro in paese.
Il culto pubblico e liturgico di San Giuseppe è relativamente recente, anche se la venerazione al Santo risale sin dai primi secoli del cristianesimo.
Nel 1621 Gregorio XV rese la celebrazione del 19 marzo obbligatoria per tutta la Chiesa.
Fu Pio IX che nel 1870 proclamò San Giuseppe Patrono della Chiesa Universale, questo accrebbe la devozione dei fedeli e spinse i falegnami ad eleggere il Santo quale loro speciale patrono.
In Sicilia il culto e la devozione del Patriarca sono particolarmente diffusi. “Non v’è comune della Sicilia, dove il 19 Marzo non si benefichino i poveri, i santi, i santuzzi, i vicchiareddi, gli ‘nivitati, la Sacra Famiglia, come si chiamano qua e là, con pranzi più o meno sontuosi, ispirati da sentimenti di carità, eseguiti con certe forme di devozione e compiuti con tutto l’apparato d’una teatralità che parrebbe moderna ed è vecchia quanto la devozione”, scriveva Giuseppe Pitrè più di un secolo fa.
A Riesi la venerazione nei confronti del Patriarca, possiamo dire che nasce sin dai primi anni della fondazione del paese e si rafforza con la costruzione della Chiesa a lui dedicata. Essa fu costruita nel 1837 a spese di un ricco benestante Don Rocco Correnti, devoto di S. Giuseppe. Per ringraziarlo, il Parroco D’antona, fece costruire una croce sul poggiolo grande, d’allora il quartiere prese il nome della Croce. Così la processione del Venerdì Santo, dal canale, cominciò a farla passare davanti la Chiesa e la casa del Correnti lungo il Corso, attraverso la scalinata che ne prese il nome.
Ancora oggi, come in passato, viene allestito “l’Artari” o “la Tavulata”, privata o pubblica - quella fatta nei locali attigui alla Chiesa di San Giuseppe - che consistono in un grande altare, con sopra il quadro raffigurante San Giuseppe, composto da vari scalini sui quali vengono collocati cibi d’ogni genere e tipo, compreso il caratteristico pane di San Giuseppe: “chichiredda” a forma di carciofo, palma, borsetta, pesce, rosa, galletto, cesta; alle forme di tre chili che rappresentano San Giuseppe quali un pane rotondo o ad arco che una volta veniva fatto anche a forma di bastone; la “pupa”, la Madonna; “lu gadduzzu”, il bambino Gesù. Tutti rigorosamente cosparsi d’uovo – simbolo della rigenerazione – e ricoperti di paparina o giurgiulena.
Offrire “l’Artaru” al Santo è la riconoscenza per aver ricevuto o richiedere una grazia che riguarda la guarigione da una malattia, la sicurezza economica, la protezione della propria famiglia. Nella “tavola privata”, in passato, la preparazione dei cibi, fatti rigorosamente in casa, e l’addobbo dell’altare di San Giuseppe, necessitavano della collaborazione di diverse persone, quasi tutte donne, parenti, amiche, vicine di casa, segno tangibile della solidarietà comunitaria e della devozione nei confronti del Patriarca.
Sull’altare, ancora oggi, si dispongono in file i pani - segno dell’abbondanza - dai più grandi ai più piccoli, adornando il tutto con fiori, candele e frutta d’ogni genere dove spiccano le primizie, ostentazione del proprio status sociale. Verdure e ortaggi in particolare, finocchi, lattughe e carciofi che, in tempi arcaici, simboleggiavano il prodursi e l’evoluzione della vita. Dolci d’ogni tipo – che rappresentano il benessere - alcuni fatti in casa come ad esempio: li mastazzola, impasto con vino cotto e carrubo, il torrone e li ‘ngnucchitti cioè la pignoccata; altri confezionati dai pasticcieri come torte, colombe, tronchi ecc... Completano la tavolata le bottiglie di vino, liquori e bibite di vario tipo.
Il banchetto è offerto alla “Sacra famiglia” che è rappresentata da un vecchio, una ragazza e un bambino, spesso orfani o appartenenti a famiglie povere.
La sera prima molte persone vanno a vedere l’Artaru: non mancano i commenti e le critiche. Il giorno della Festa, alle ore 12 in punto, i tre poveri che rappresentano la Sacra Famiglia, si dispongono attorno alla tavola; dopo che lu "bammineddru" finisce di recitare la poesia, inizia il pranzo - in passato l’inizio era scandito dallo sparo di mortaretti. Molteplici sono le pietanze e di vario tipo, s’inizia con la minestra di pasta, “le tagliarine”, fatte in casa, seguono “li maccarruna” con il sugo di pomodoro, per finire con i secondi piatti a base di carne d’ogni tipo. Non mancano, ancora oggi, le varie fritture, fatti con i frutti della terra, carciofi, finocchietto selvatico, asparagi, “essi ‘fanno la tavola’, cioè danno identità alla festa di San Giuseppe”.
Ancora oggi, “la tavulata” pubblica è allestita grazie al contributo anonimo delle persone che hanno fatto una promessa al Santo. Essa è imbandita con quanto abbiamo descritto, con la differenza che le pietanze vengono offerte dai fedeli. La sua organizzazione è affidata al Comitato Parrocchiale, sotto la sapiente guida del Parroco don Cataldo Tirrito, di cui il Presidente è Giuseppe Martorana. Tutta la parrocchia è impegnata compreso gli abitanti del quartiere. Al banchetto pubblico, insieme alla Sacra Famiglia, partecipano anche altre persone, gli ‘nvitati, anch’esse povere e bisognose, segno della vocazione alla solidarietà della comunità parrocchiale che ha fatto tesoro degli insegnamenti nobili e genuini lasciati in eredità da don Antonio Cammilleri che fu parroco della Chiesa dal 1962 al 1988. Le offerte che vengono fatte durante i giorni in cui è allestita la tavola, alla fine del pranzo, vengono devolute in beneficenza a tutti i partecipanti al banchetto che portano a casa anche le pietanze rimaste.
La festa di San Giuseppe negli ultimi anni sta ritrovando il suo antico splendore, grazie all’impegno del comitato e di tutta la parrocchia, che hanno saputo risvegliare nei fedeli l’antica devozione nei confronti del Patriarca.
Riscoprire il passato per riaffermare e rilanciare la nostra identità culturale, attraverso la quale dobbiamo costruire, con azioni positive, con l’amore per il nostro paese, un progetto per un futuro che oggi, purtroppo, appare precario e pieno di incertezze.
Salvatore Granata
*******************


La poesia recitata dal "bammineddru":

Biniditta la cena
biniditta la maddalena
biniditti tutti quanti
patri figliu e spiritu santu
mangiati figli di Diu
ca la cruci mi la fazzu je




Ros

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Inviato - 08/03/2008 :  17:53:24  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Foto Artaru di San Giuseppe, agosto 2007 Riesi per ringraziamento al Santo (famiglia di emigranti)
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Ros

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Inviato - 08/03/2008 :  17:54:06  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
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Ros

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Inviato - 08/03/2008 :  17:55:09  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
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