Comunità riesina nel web
Comunità riesina nel web
Home | Profilo | Registrati | Ultime discussioni | Utenti | Cerca | FAQ
Nickname:
Password:
Ricorda password
Dimenticato la Password?

 Tutti i Forum
 ASSOCIAZIONI CULTURALI
 GALLERIA VIRTUALE RIESIART
 Li surfarara e la "Festa"
 Forum Locked  Discussione bloccata
 Segnala ad un amico
 Versione stampabile
Autore Discussione precedente Discussione Prossima discussione  

Salvatore

137 Messaggi

Inviata - 17/02/2008 :  19:33:13  Visualizza il profilo  Scrivi una mail all'autore

Sintesi...di una ricerca

Li surfarara e la "Festa"


Premessa

Lo scopo di questo mio breve intervento non è stato quello di scrivere come si svolge la festa di Pasqua a Riesi, ma di evidenziare come e perché essa si sia evoluta nel corso dei tempi in relazione alla trasformazione socio-economica e culturale della cittadina, dopo l’apertura delle miniere di zolfo.
Soltanto verso la metà del XIX secolo gli zolfatai iniziarono ad occuparsi dell’organizzazione dei riti attinenti la Pasqua, in tempi più remoti furono state le confraternite. Da allora tutta la Settimana Santa assunse una specifica tonalità sociale e persino lo stesso cerimoniale divenne il riflesso dell’attività mineraria come si può individuare nel rituale di li maschiati o in quello della processione del Venerdì Santo mattina quando, nella cerca affannosa del figlio da parte dell’Addolorata, sembra di rivivere la trepidazione e la disperazione delle donne che corrono per le strade del paese alla ricerca di notizie sui loro mariti e figli dopo i disastri verificatesi in miniera.
La valorizzazione e la tutela dei riti pasquali e del lavoro minerario o di altre manifestazioni di interesse etnoantropologico ci permetterà di raccogliere un patrimonio importante per l’acquisizione della nostra identità culturale e per un progetto futuro di ripresa socio-economica.
Ringrazio tutti quelli che con un consiglio, un incoraggiamento, un suggerimento mi hanno indirizzato e sorretto nello studio e nella ricerca appassionata di documenti e notizie che mi hanno permesso di realizzare questo modesto lavoro sugli zolfatai e il loro rapporto con la festa. Desidero poi ricordare Gaetano Tusa, un caro amico, al quale debbo un particolare riconoscimento per il suo sostegno morale e scientifico. Mi preme altresì sottolineare il continuo supporto e il costante incoraggiamento che ricevo da Francesco Lo Grasso e Rosario Riggio che mi permette di continuare, nonostante le molte difficoltà, lo studio e la ricerca sulle nostre tradizioni.




Riesi, centro abitato della valle del fiume Salso, sito nel cuore della Sicilia, è stato nel passato, sede di molte miniere di zolfo. Fiore all’occhiello dell’economia di questo comune fu l’attività mineraria che, iniziata nei primi del 1800 e diffusasi nell’intera vallata, riuscì a fornire buona parte della produzione mondiale, “caratterizzandosi come una vera e propria industria isolata, nel bel mezzo di una regione contadina nella quale rimanevano ancora, ben salde, le strutture feudali il cui sistema veniva applicato anche all’attività estrattiva dello zolfo” (Tusa, 2007).
Tuttavia le origini di questo centro risalgono a tempi più remoti. Infatti, “Verso il 1600 il Barone Altariva, desideroso di popolare i suoi latifondi, accordava terreni in enfiteusi, usi civici ed altre facilitazioni a quelli agricoltori, che si fossero recati a fondare un borgo là dove ora sorge Riesi. Dopo varie vicende il borgo sorse: e visse esclusivamente dei prodotti dell’agricoltura e della pastorizia.” (Baglio, 1905, p.121).
Fu così che Riesi, in principio, fu abitato da persone provenienti dagli altri paesi vicini che secondo il Baglio “erano poco religiosi e punto bigotti; avevano spirito avventuriero; erano rischiosi, facili a vivere di preda, facili al delitto di sangue per vendetta e per punto d’onore. Riesi ebbe nomea di terra bruciata, terra scomunicata, il riesino era temuto; e riisanu fu sinonimo di uomo intelligente, spaccone, manesco, poco curante della religione, sprezzante della propria vita.” (1905, p. 121).
Purtroppo molti uomini non trovavano lavoro nell’agricoltura “perché il territorio di Riesi era ed è piccolo; ed erano molti uomini di mestiere incerto, di spirito audace, rischiosi che cercavano fonti di risorse” (Baglio, 1905, p.121). In pratica la scelta di lavorare nelle miniere per il riesino fu obbligata, tant’è che “quando iniziarono i primi lavori minerai nel territorio di Riesi, Barrafranca, Mazzarino e Butera, i primi solfarai furono quasi esclusivamente riesini, e furono solo poche e determinate famiglie - a parte quelle proprietarie di solfare - che si diedero al nuovo mestiere” (Baglio, 1905, p.121-122).
E’ Probabile che parecchi dei nuovi abitanti non furono solo attratti dai benefici concessi dal Barone Altariva, alcuni vennero da “[...] fuori a trovare pane e lavoro e persino fortuna. Qui è d’uopo smentire di sana pianta una diceria che alcuni fanno circolare e cioè che Riesi fu una terra di domicilio coatto. Ciò non è vero. Coloro i quali venivano qua erano attratti dal guadagno per mezzo del lavoro. Certamente non si può negare che chi sta bene nel proprio paese, generalmente non si muove, che dei facinorosi ve ne furono, ma fra questo fatto e dire che Riesi era una terra di coatti, ci corre!” (Ferro, 1934, p. 51).
L’apertura delle miniere, all’inizio, portò dei benefici economici alla popolazione. Gli “zolfatai” venivano pagati ogni quindici giorni: nella prima quindicina ricevevano l’acconto; nella seconda, il saldo del salario mensile. Certamente la circolazione della moneta favorì la crescita del paese che in pochi anni riuscì ad ingrandirsi notevolmente, basti pensare che nei primi del novecento Riesi contava circa 20.000 abitanti.
Il bestiale lavoro svolto dagli “zolfatai” nelle miniere e il “disprezzo” che essi avevano per la vita, esposta continuamente a gravi pericoli, influì anche sulla formazione della personalità e del carattere del riesino che qualcuno, in passato, ebbe a definire “aperto e ribelle”. Si può essere anche d’accordo col Ferro quando dice che “il nostro paese essendo un paese interno della Sicilia, isolato, che non ebbe nel passato mezzi di comunicazione celeri, ha sempre fatto da sé progredendo [...]” (Ferro, 1934, p.5); perché il riesino con la sua tenacia e la sua caparbietà, nonostante l’isolamento fisico è sempre riuscito ad aprirsi alle innovazioni e a ribellarsi alle ingiustizie. (Come lo dimostra la sua fattiva partecipazione all’iter risorgimentale).
Sarebbe interessante scoprire come le attività minerarie abbiano contribuito al cambiamento della vita dei riesini. Esse, non solo influirono molto sullo sviluppo politico–economico e sociale del paese; ma, anche, determinarono un nuovo “modus vivendi” influenzando usi e costumi locali che divennero propri del mondo minerario.
Il Ferro e il Baglio fanno un’ampia descrizione della vita di quei tempi e degli zolfatai i quali, nonostante, durante il lavoro, si trovassero in costante pericolo, fuori dalla miniera amavano il divertimento e solitamente “[…] il sabato sera, la domenica e il lunedì mattina, in paese facevano una vita spendereccia. Lo zolfataio si distingueva subito nella vita” (Ferro, 1934, p. 56). Queste testimonianze ci fanno capire il tenore di vita degli zolfatai, assai diverso da quello dei contadini che all’interno della sfera sociale erano i loro principali “antagonisti”. Infatti, i contadini in passato si distinguevano per la loro “tirchieria”. Essi di solito non sperperavano il denaro e mettevano da parte una quota del guadagno del proprio raccolto per i periodi di magra. Anche Clelia Infuso, nella sua tesi di Laurea “Il Folklore di Riesi” riporta dei detti popolari che riassumono e confermano quanto scritto: il contadino, “gaza dudici tarì arriuluti ppi la simana si san Paulu”, (1960, p. 125); lo zolfataio, “oi (oggi) c’è lu pani e si mangia, di dumani si nun ci nn’è si fa cridenza”, (1960, p. 143).
Gli zolfatai, ormai caratterizzatesi come un nuovo ceto sociale, verso la metà del XIX secolo, incominciarono ad occuparsi dell’organizzazione dei riti pasquali;1 sicuramente lo spirito competitivo e l’ovvio riflesso di contrasti sociali spinse le varie categorie di lavoratori ad organizzare e/a “suddividersi” le tre feste religiose più importanti: Pasqua, come abbiamo detto, zolfatai; Madonna della Catena patrona del paese, contadini; San Giuseppe, artigiani. “I rituali processionali, infatti, pur prefiggendosi lo scopo di testimoniare la devozione di tutti i ceti e le classi d’età, di fatto ne confermano la necessaria esistenza. Mediante confraternite e gruppi di mestiere le diverse categorie professionali esibiscono, attraverso l’ostentazione dell’impegno devozionale, forza economica e privilegi” (I.E. Buttitta, 2002, p. 217).

1) In precedenza ad organizzare gli eventi festivi furono state le confraternite.



Le celebrazioni dei riti della Settimana Santa riesina, ci vengono tramandati sin dai primi tempi della fondazione del borgo, prima ancora che i feudi di Riesi e Cipolla diventassero comune, intorno al 1640. Dopo la festa del Crocifisso si cominciò a celebrare anche quella di Pasqua che all’inizio si svolgeva nel quartiere più antico della città, il canale.
I primi documenti che attestano la partecipazione delle confraternite alla celebrazione dei Misteri risalgono al 1690. Il Testa nel suo libro riporta un’ampia documentazione sul ruolo delle confraternite che merita una certa attenzione, ma che, in base agli obbiettivi prefissatimi, non tratterò in quest’occasione. Descrivere la Settimana Santa riesina, senza considerare la storia della città e i fatti che hanno determinato secoli di tradizioni, potrebbe sembrare semplice, specie se ci si limitasse solamente all’elemento folkloristico; ma, non possiamo ignorare il ruolo che gli zolfatai esercitarono nel passato. Grazie a loro e alla continuità assicurata dal comitato, a distanza di circa tre secoli e mezzo, riviviamo quel fascino particolare della celebrazione dei riti che precedono la Pasqua.
E’ da rilevare che i riti della Settimana Santa sono un’espressione comune a tutti i centri, grandi o piccoli che siano, dell’Italia meridionale e, in special modo, della Sicilia; anche se ogni comune, ogni gruppo etnico dà loro una propria impronta folklorica.
La celebrazione della Pasqua offre anche l’occasione per la riappriopriazione del territorio da parte della comunità (A. Buttitta, 1978, p.12 ). A Riesi questo è visibile soprattutto il Venerdì mattina, quando inizia l’interminabile e affaticante ricerca del figlio da parte della Madre (vedi oltre).
Dalla Domenica delle Palme – in cui si ricorda l’ingresso trionfale di Gesù Cristo a Gerusalemme - che viene festeggiata con il rito della benedizione delle palme e dei rami di ulivo; alla Domenica di Pasqua, in tutta la Sicilia si svolgono processioni che rievocano il racconto mitico.
Il Giovedì Santo durante la Celebrazione Eucaristica, in molti paesi, viene ricordato il rito della lavanda dei piedi e a seguire la visita ai sepolcri, li lavureddra. Il Venerdì ovunque si assiste, seppur con tante sfaccettature, ai momenti salienti della passione di Cristo: un grande palcoscenico coinvolgente e condiviso dalle varie comunità che partecipano con grande commozione.
Per quanto riguarda le nostre tradizioni, si è sempre pensato che in passato “nell’organizzazione delle feste ognuno incluse parte delle sue tradizioni, delle sue abitudini, del folklore di altri paesi, da cui proveniva” (Testa, 1981, p.408). Questo probabilmente può essere accaduto, ma, solo in parte. Infatti, quando gli zolfatai iniziarono ad occuparsi dell’organizzazione dei festeggiamenti, tutto si trasformò, divenne più caratteristico. Essi diedero una nuova identità alla festa e fecero del Venerdì Santo la “loro giornata”; le processioni assunsero un aspetto diverso, forse meno religioso, ma sicuramente più spettacolare. Quindi, attraverso le feste e i suoi riti, “le società ribadiscono e celebrano se stesse e le proprie rappresentazioni della realtà cosmica e sociale. I rituali festivi infatti non sono semplicemente un prodotto sociale al pari di ogni altro fatto culturale. Sono un mezzo attraverso il quale gli uomini rappresentano in termini mitici il proprio mondo, dunque la concezione del tempo e dello spazio che lo sostiene” (Buttitta 1996a, p. 264; citato in I.E. Buttitta, 2002, p. 217).
Con il passare degli anni il rito per gli organizzatori assunse una tale importanza che proprio il Venerdì Santo, nell’unico caso sinora riscontrato in tutta la Sicilia, le miniere rimanevano chiuse. A Riesi un po’ tutti si adattarono a questa situazione, infatti, molti esercizi commerciali e artigianali rimanevano chiusi. Tant’è vero che tutta la popolazione quel giorno si riversava (e si riversa ancora) nelle strade per assistere alle processioni, sospendendo le attività lavorative. Ancora oggi, soprattutto nel pomeriggio, molti esercenti rimangono chiusi compreso i panifici che non fanno la distribuzione del pane2.
Il comitato, formato da soli zolfatai, con il passare degli anni cominciò a modificare l’organizzazione apportando alcune novità: probabilmente la “cerca”, cioè la ricerca affannosa del proprio figlio, da parte dell’Addolorata per le strade di tutto il paese, fu introdotta dagli stessi minatori; così come l’apertura della chiesa del SS. Crocifisso, nei due sabati precedenti la Pasqua, che da inizio ai festeggiamenti3. In quest’occasione, il primo sabato si effettuava la “prima maschiata”, a spese degli zolfatai. Il successivo sabato si realizzava la “secunna maschiata”, a spese dei contadini, solitamente più imponente che tendeva a segnalare la supremazia economica e sociale sugli zolfatai.4 E’ probabile che i minatori aggiunsero anche la processione del giovedì Santo con l’Ecce Homo e San Giovanni. Cambiarono anche alcuni orari per dare la possibilità a tutti i minatori ad assistere alle processioni. Come ad esempio la seconda giunta della domenica di Pasqua, che oggi viene fatta intorno alle ore 13:00; in passato, quando ad organizzare i Misteri furono state le confraternite, essa avveniva nel pomeriggio: “[…] la processione al solito uscendo dalla venerabile matrice chiesa, il dopo pranzo, del giorno di Pasqua, e condursi, per le strade solite e consuete e finire innanti la venerabile matrice, ove dovranno chinarsi le due venerabili statue in segno di prendersi licenza e poi il SS. Cristo risuscitato andarsene alla sua ven.le chiesa del SS Crocifisso e quella di Maria SS entrare nella ven.le matrice invece della chiesa del Rosario5 […]” (Testa, 1980, p. 420).
2 Mia nonna materna di 80 anni, “la zi Santina” che gestì per molti anni “lu furnu di donna Rusiddra” mi riferisce che la chiusura del Venerdì Santo è sempre stata osservata.
3La chiesa del SS Crocifisso è il luogo dove sono custoditi i simulacri che vengono portati in processione durante la Settimana Santa il quale diviene luogo di pellegrinaggio dei fedeli che “vannu a pigliari paci ccu li Santi”.
4 Ancora oggi le due maschiate vengono effettuate, ma a spese del comitato organizzatore.
5 Archivio Chiesa Madre, Carpetta confraternite.




Alcuni riferimenti storici, bibliografici e altri ancora oggi visibili, ci indicano quanto fosse importante questa festa per gli zolfatai; “da molti anni i ‘solfarai’ costumano celebrare a spese loro la festa del Venerdì Santo con musiche, mortaretti, illuminazione e lunghe processioni recanti ceri accesi. E perciò, all’atto di ricevere la paga di marzo, subiscono una ritenuta da parte dell’amministrazione della zolfara, ovvero, se la impongono di loro stessi spontaneamente. In quest’ultimo caso un ‘collettore’ raccoglie l’ammontare delle ritenute,e, finita la colletta, porta il denaro, in guantiera scoperta e visibile a tutti, alla Chiesa, accompagnato dalla musica e da numeroso pubblico6” (Baglio, 1905, p.18-19). All’interno dei riti della Settimana Santa, una volta si eseguivano i canti detti lamenti, lamintanze o ladate che a Riesi vengono chiamati con il termine Santa Cruci.
Gli zolfatai erano molto legati ai canti della passione che oltre ad essere eseguiti durante le processioni, venivano intonati anche in altre occasioni, soprattutto durante il tragitto che portava i minatori dal paese alla miniera dove lavoravano. La surfarara o caltanittisa è uno dei tre modi di canto della Santa Cruci che gli zolfatai probabilmente hanno interiorizzato rendendolo proprio anche nel modo di eseguirlo7.
La Santa Cruci è simile ad altri repertori siciliani e si basa sugli accordi tonali dei canti liturgici o gregoriani o, come spiega Macchiarella, sulla tecnica del falsobordone.
Negli anni recenti soltanto in poche occasioni abbiamo assistito all’esibizione degli ultimi laudatanti rimasti. La poca attenzione mostrata dagli storici locali, un’inadeguata politica mirante alla tutela e alla valorizzazione, nonché un “normale” ricambio generazionale, hanno impedito una certa continuità, con il conseguente reale rischio di estinzione.
La ricerca effettuata in questi anni, ci ha permesso non solo di comprendere meglio l’importanza del canto all’interno del contesto festivo, ma anche in quello sociale. Infatti, i canti, così come altre espressioni locali, divennero elementi importanti per ostentare l’appartenenza ad un dato ceto o ad una categoria di lavoratori. Proprio nei lamenti questa cosa si evince ancor più, dimostrato anche dalle diverse denominazioni che ha assunto il canto nel corso dei secoli: parrinisca, (alla maniera dei preti), a lu latinu, (alla maniera dei contadini, ma forse per indicare un modo più semplice), e la surfarara (alla maniera degli zolfatai). Tutti e tre i modi, anche se conservano la stessa struttura, sono diversi l’uno dall’altro. Proprio per queste peculiarità e per l’importanza storico-culturale e sociale, dopo un’attenta ricerca, abbiamo ritenuto opportuno dare la meritata attenzione ad una delle componenti sonore più importanti della tradizione orale riesina; l'altra è la Banda Musicale locale con il suo repertorio che è entrato di diritto a far parte della nostra tradizione.
Tenendo conto che le leggi 80/77 e 116/80 riconoscono i beni etnoantropologici, oggi considerati beni immateriali, fra quelli soggetti a tutela, abbiamo deciso di fare richiesta alla commissione R.E.I. per l’iscrizione del bene al Registro delle Eredità Immateriali.
Nella seduta del 26 gennaio 2007 la commissione R.E.I ha accettato la nostra richiesta e ha iscritto nel Libro delle Celebrazioni il canto popolare della Settimana Santa, la Santa Cruci (sino ad oggi si tratta del primo canto, legato alla tradizione dei Misteri, di tutta la Sicilia e del quarto bene della provincia nissena).
Un riconoscimento così importante al nostro canto non deve essere visto come un punto di arrivo, ma, bensì, come punto di partenza per la ri-appropriazione della memoria storica del nostro paese e della nostra identità culturale.
Oggi l’organizzazione dei festeggiamenti è affidata ad un comitato che è la continuazione di quelli precedenti. Un giusto riconoscimento va Carmelo Toscano, predecessore dell’attuale Presidente Ripollino Angelo, che ha avuto la capacità di non snaturare il senso della festa, rimanendo legato all’antica tradizione trasmessagli dagli stessi zolfatai. Questo passaggio è stato assorbito dagli attuali organizzatori che hanno il merito di tenere ancora viva la memoria storica.
Purtroppo, questo può non bastare, infatti, bisognerebbe fare interventi mirati alla valorizzazione e alla promozione di un patrimonio importante per la nostra identità culturale che sicuramente merita di essere ancor più attenzionato, per il valore religioso che rappresenta; per quello simbolico; ma anche per quello storico-sociale legato alle miniere di zolfo.
Se mi posso permettere di esprimere il mio parere, sull’attuale situazione che riguarda le nostre tradizioni, credo che sarebbe opportuno, da parte degli addetti ai lavori, comprendere che i tempi sono cambiati e che le manifestazioni di interesse etnoantropologico sono un patrimonio culturale da valorizzare, ()così come prevede anche la Convenzione dell’Unescu del 17 ottobre 2003 che ha posto al centro delle sue attività istituzionali la tutela e la valorizzazione delle Eredità Immateriali dell’Umanità.

6 Il Baglio riporta anche gli introiti per la celebrazione della festa di Pasqua nell’anno 1902
7 Sull’analisi completa dei canti della Settimana Santa a Riesi si rimanda alla prossima uscita del Bollettino della Nastroteca Regionale, citato nelle note bibliografiche.




Bibliografia

-Gaetano Baglio, Il “Sorfaraio”, Luigi Pierro, Editore, Napoli 1905.
- Sergio Bonanzinga, Forme sonore e Spazio Simbolico, Archivio delle Tradizioni Popolari Siciliane, Folkstudio 31-32, Palermo, 1992
-Antonino Buttitta, Pasqua in Sicilia, Granfindustria, Palermo 1978;
-Ignazio E. Buttitta, La memoria lunga. Simboli e riti della religiosità tradizionale, Meltemi editore srl, Roma, 2002
- Alberto Favara, Corpus di Musiche Popolari Siciliani, Accademia di Scienze Lettere e Arti di Palermo a cura di Ottavio Tiby, Palermo 1957
-Salvatore Ferro, La Storia di Riesi, dalle origini ai nostri giorni, Tipografia Salvatore Di Marco Caltanissetta 1934- XII.
-Salvatore Granata, I canti della settimana Santa a Riesi, “la Santa Cruci”, 2° bollettino della nastroteca, Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione, Centro Regionale per la Catalogazione e la Documentazione dei Beni Culturali Unità Operativa IX Nastroteca Discoteca, anno 2005-07 con CD dei canti allegato (in corso di pubblicazione).
- Clelia Infuso, Il Folklore di Riesi, Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Lettere e Filosofia, Tesi di Laurea A. A. 1959 - 1960
- Ignazio Macchiarella, / canti della settimana santa in Sicilia, Archivio delle Tradizioni Popolari Siciliane Folkstudio 33-34, Palermo 1993, con relativa bibliografia e discografia.
- Giuseppe Testa, Riesi nella Storia Centro Editoriale Archivio di Sicilia, Palermo, 1981
-Gaetano Tusa, Salvaguardare e valorizzare la valle del Salso, Volantino Informatico “La Repubblica di Riesi”, ARE Piemonte, anno 2007 1° uscita.

Salvatore Granata

Ros

1493 Messaggi

Inviato - 21/03/2008 :  18:53:06  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

GLI ZOLFATAI CAMBIARONO LE TRADIZIONI
Fonte: La Sicilia 21/03/2008 - www.lasicilia.it

Le celebrazioni del Venerdì Santo modificate per diventare più spettacolari

RIESI. In attesa della celebrazione della domenica di Pasqua, uno sguardo alla storia della festa del venerdì santo, come ci è stata tramandata nei tempi dagli storici locali ed ora dai studiosi di storia patria. E’ da rilevare che i riti della Settimana Santa sono un’espressione comune a tutti i centri, grandi o piccoli che siano, dell’Italia meridionale e, in special modo, della Sicilia.
A Riesi le celebrazioni del Venerdì Santo ricordano quando gli zolfatai iniziarono ad occuparsi dell’organizzazione dei festeggiamenti. Essi diedero una nuova identità alla festa e fecero del Venerdì Santo la “loro giornata”; le processioni assunsero un aspetto diverso, forse meno religioso, ma sicuramente più spettacolare. Quindi, attraverso le feste e i suoi riti, «le società ribadiscono e celebrano se stesse e le proprie rappresentazioni della realtà cosmica e sociale. Con il passare degli anni il rito per gli organizzatori assunse una tale importanza che proprio il Venerdì Santo, nell’unico caso sinora riscontrato in tutta la Sicilia, le miniere rimanevano chiuse. A Riesi un pò tutti si adattarono a questa situazione, infatti, anche molti esercizi commerciali e artigianali rimanevano chiusi».
Ancora oggi, soprattutto nel pomeriggio, molti esercenti rimangono chiusi compreso i panifici che non fanno la distribuzione del pane. Il comitato, formato da soli zolfatai, con il passare degli anni cominciò a modificare l’organizzazione apportando alcune novità: probabilmente la “cerca”, cioè la ricerca affannosa del proprio figlio, da parte dell’Addolorata per le strade di tutto il paese, fu introdotta dagli stessi minatori; così come l’apertura della chiesa del SS. Crocifisso, nei due sabati precedenti la Pasqua, che dà inizio ai festeggiamenti. In quest’occasione, il primo sabato si effettuava la “prima maschiata”, a spese degli zolfatai. Il successivo sabato si realizzava la “secunna maschiata”, a spese dei contadini, solitamente più imponente che tendeva a segnalare la supremazia economica e sociale sugli zolfatai. Cambiarono anche alcuni orari per dare la possibilità a tutti i minatori di assistere alle processioni. Come ad esempio la seconda giunta della domenica di Pasqua, che oggi viene fatta intorno alle ore 13:00; in passato, quando ad organizzare i Misteri erano le confraternite, essa avveniva nel pomeriggio.
La chiesa del SS Crocifisso è il luogo dove sono custoditi i simulacri che vengono portati in processione durante la Settimana Santa il quale diviene luogo di pellegrinaggio dei fedeli che «vannu a pigliari paci ccu li Santi». S. G.

Vai in alto alla pagina
  Discussione precedente Discussione Prossima discussione  
 Forum Locked  Discussione bloccata
 Segnala ad un amico
 Versione stampabile
Salta a:
Comunità riesina nel web © 2000-02 Snitz Communications Vai in alto alla pagina
Snitz Forums 2000

Tradotto in italiano, modificato, testato, adattato e migliorato da:

Un clic qui x visitare il sito web