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 Gaetano Baglio
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Ros

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Inviata - 07/07/2007 :  11:53:12  Visualizza il profilo  Scrivi una mail all'autore

Alunno degli ultimi maestri del
Risorgimento all’Università di Napoli,
si consacrò alle scienze sociali e
all’educazione dei giovani;
prese parte alla prima campagna
di Libia con la Croce Rossa Italiana
e fu animatore del fronte interno
durante la prima guerra mondiale;
per amore inflessibile delle libertà
democraticamente rinunciò agli uffici,
e visse solo, studioso, austero e benefico;
con mente sagace indagò e penna sicuro
illustrò i tempi di Omero, di Esiodo,
di Eschilo e di Cristo Gesù.
**********
Ricordo dei parenti


Ros

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Inviato - 07/07/2007 :  14:24:42  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

L'Avvocato Gaetano Baglio, sociologo, è un personaggio riesino che occorre rivedere e rivalutare per le sue opere letterarie e scientifiche che vanno molto oltre il noto Solfario.
Ho avuto modo di consultare, approssimativamente, alcune sue opere e ho notato che nel lavoro mette la stessa passione letteraria e scientifica. Gaetano Baglio: da Omero al Solfaraio al contadino; dall'epica, alla dura vita quotidiana dei minatori e dei contadini.

I suoi testi si trovano in tutte le biblioteche che si rispettano, compresa la Biblioteca Nazionale di Torino.

Spero di poter ricostruire una breve biografia, sicuramente non nuova, ma con inediti, per dare la valenza che le opere del personaggio riesino meritano.

Rosario Riggio


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Ros

1493 Messaggi

Inviato - 09/07/2007 :  15:23:15  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Gaetano Baglio,

uno studioso che dialogava con i personaggi della storia italiana, e ha fatto dialogare sui fatti della storia italiana. Le sue parole non si sono fermate negli scritti, ma sono divenute fonte di citazioni e ragionamenti: ieri come oggi.


La Stampa, agosto 1990

TERRA DI TUTTI di Emanuele Macaluso

La Fiat mi ricorda quella miniera…


Lunedì scorso sono stato a Riesi, un grosso centro della provincia di caltanissetta, per presentare, insieme ad Alessi, primo presidente della regione siciliana(oggi presidente dell’Enciclopedia Italiana), un libro pubblicato dall’editore napoletano Luigi Pierro nel 1905. L’autore, Gaetano Baglio, era di Riesi ed aveva studiato all’Università di Napoli con i professori Francesco Saverio Nitti e Napoleone Colajanni, i quali l’avevano incoraggiato ad impegnarsi in un lavoro complesso di ricerca sociologica, economica e statistica da effettuare nel bacino minerario di quel comune. Voglio riprendere solo due episodi: a Riesi, nella miniera Trabia-Tallarita alla fine del secolo scorso, scrive Baglio, imperversava fra i lavoratori la violenza e la sopraffazione. “Le risse fra i picconieri si resero così facili e frequenti che ognuno sentiva il bisogno di non partire per la miniera se non armato e di non fare uso di parole che no fossero arroganti e minacciose”.
Finalmente nel 1896 una ditta del nord, “Luzzatti e Nuvolari”, subentra nell’esercizio della miniera “ben sapendo di venire a porre le sue tende in un covo di ladri e sanguinari”. La direzione, “con il proposito di irreggimentare gli operai”, mostrò subito grande energia: “Licenziò la cricca dei prepotenti e dei ladri; mise ordine e disciplina con un servizio di polizia fatto a spese e per iniziativa della ditta”, acquisendo anche un “titolo di merito rispetto alla popolazione di Riesi perché l’ha salvata dal soffio della delinquenza spaventevole, dal turbine del disordine morale, che dalla miniera si propagava in tutti gli abitanti del paese”. La ditta cioè si sostituiva allo Stato anche agli occhi della popolazione, e lo stato era assente anche in tutto ciò che riguardava la sicurezza dei lavoratori nelle miniere, l’igiene, le condizioni bestiali di lavoro ed esistenza.
Mai, in tutto il racconto di Baglio, c’era l’ombra dello Stato o del Comune. C’è solo un regolamento di conti fra privati, ci sono vittime e prepotenti.
Baglio nota che “Luttazzi e Nuvolari” via via riammise in miniera tutti “i membri della cricca”, dei violenti che erano stati licenziati i quali diventarono “il gruppo di picconieri e cottimisti scelto e fidato della ditta”. E via via esercitò “un’arroganza, un dispotismo, un arbitrio conquistatore, una tale cocciutaggine nel non riconoscere i giusti reclami degli operai, e un tale spirito di rigor di caserma, che fini con lo stancare la pazienza dei zolfatai e con il provocare, mediante intimidazioni e vie di fatto, l’aperta ribellione popolare e tutti i gravi e dolorosi fatti del 1903 produssero la chiusura della miniera per più di 20 giorni, l’arresto di 40 operai e l’arresto di due rispettabilissimi cittadini di Riesi”.
Lo Stato finalmente arriva. E questa arresta operai e chi, come dice Baglio, aveva “un’anima e un pensiero”. I due arrestati erano intellettuali di paese che si schieravano con gli scioperanti contro la nuova violenza padronale ponendosi interrogativi angosciosi ben diversi da quelli che 100 anni dopo, in questi giorni, si sono posti alcuni grandi intellettuali, di grandi città che su La Stampa e il Corriere hanno scritto in difesa dell’“ordine” della Fiat. Andando avanti nella sua ricerca il giovane liberale Baglio, analizza come vive la famiglia del picconiere Giuseppe P.: come è vestita la sua famiglia, dove abitavano, con quale arredo, cosa mangiano come vestono, cosa guadagnano, eccetera, eccetera.
Un’analisi minuziosissima. Parlando del capofamiglia, della sua religione “valdese”, dei suoi comportamenti in famiglia, nella società, nel lavoro, Baglio scrive: “Nelle ultime elezioni amministrative egli non tenne conto alcuno delle intimazioni che gli fece il proprietario della zolfara in cui egli lavorava, per costringerlo a votare per P. B.; e senza esitazione diete il voto a D.G. di potere popolare. Accolse con indifferenza la notizia che il proprietario per questo fatto lo spelleva dalla miniera e andò a cercare lavoro altrove”.
Dopo il licenziamento, nel diario del picconiere – sì, teneva anche un diario! – l 4 maggio 1903 Baglio legge una nota che trascrive nel suo libro. Eccola: “Oggi, tornando dalla miniera a casa nelle ore pomeridiane, ho voluto contare quanti amici mi hanno dato per primi il saluto e ho contato, 155 picconieri, 35 carusi (manovali per più ragazzi ndr)”, 28 contadini. Mercoledì scorso un tecnico dell’Industria moderna, la FIAT, Walter Molinaro parlava del suo ben noto caso non in un diario ma in un giornale, l’Unità, e scriveva: “Ho deciso di esporre pubblicamente il mio caso, perché dopo un certo travaglio personale è scattata la molla della mi dignità di uomo e di lavoratore”. Molinaro aggiunge: “I miei colleghi non mi hanno isolato, anzi dai quadri aziendali mi sono giunte numerose espressioni di solidarietà”. Non so se Walter M. ha fatto la conta che nel 1903 fece Giuseppe P. Ma è significativo che la reazione di quei quadri nell’industria moderna alle soglie del duemila in una città moderna come Milano sia la stessa di quei “carusi” dell’industria più arretrata del 1903, in un comune arretrato come Riesi. Il professor Lucio Colletti venerdì scorso sul Corriere della Sera, riabilitando il marxismo, ha citato Federico Hengels per giustificare non l‘autorità della grande industria come aveva detto il riabilitato compagno di Marx, ma l’autoritarismo, il dispotismo della Fiat. Chissà se con la sua erudizione Colletti non trovi una frase di uno dei due vecchi che possa collegare Giuseppe P. a Walter M. Forza professore!


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"Finalmente nel 1896 una ditta del nord, “Luzzatti e Nuvolari”". Con i dovuti distinguo, la storia è sempre la stessa: ieri come oggi! Come non vedere il famoso imprenditore venuto dal nord per "arricchire" l'intero paese. Imprenditore divenuto, per volere anche del popolo: padre, padrone e portinaio del paese. Nel mentre la classe politica e dirigenziale del paese discuteva animatamente, con piglio simil ad un Gorgia rijsanu di problemi politici di rilevanza personale... cause civili comprese.


Interessante il parallelismo, che fa Emanuele Macaluso, tra il solfaraio descritto dal Baglio degl'inizi del novecento e il tecnico della Fiat degli anni ottanta.




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Ros

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Inviato - 10/07/2007 :  13:23:15  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore


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Ros

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Inviato - 10/07/2007 :  13:48:54  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Il sociologo Gaetano Baglio, oltre al Solfario, analizzò la vita di una famiglia di contadini. Il lavoro è stato pubblicato dalla “Direzione del Giornale degli Economisti nel 1912”, dal titolo: "MONOGRAFIA DI FAMIGLIA del contadino giornaliero in Sicilia nell'anno colonico 1904-05". Vedi Copia copertina del libretto sopra.

La Monografia di famiglia è un lavoro di ricerca svolto dal Baglio sette anno dopo la tesi di laurea per cui è conosciuto a Riesi: “Ricerche su il lavoro e i lavoratori di Sicilia. Il Solfaraio” - Napoli, Pierro 1905.

La ricerca – Monografia di famiglia - analizza la vita del riesino Rocco D'Antona a partire dall'età di 15 anni, quando cominciò ad allogare (addruarisi) per i lavori in campagna a giornata (jurnata).
Segue l’evolversi: il diventare omu, il matrimonio, la famiglia, i figli e la costante ascesa sociale. Da jurnataru a possessore di un asino. Da mezzadro a possessore di un cavallo. Da jurnatatu a contadino, trasportatore e venditore.
Insomma, una lunga ascesa sociale che lo porta ad affrancarsi dalla miseria e dal ricatto quotidiano del lavoro a jurnata.


Rosario Riggio
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Ros

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Inviato - 10/07/2007 :  13:51:13  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Gaetano Baglio

Un altro riesino che rinuciò alla sirena fascista per essere portatore del pensiero liberale risorgimentale.

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Ros

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Inviato - 11/07/2007 :  09:57:00  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Autore Gaetano Baglio - Libri e discorsi

Una risposta
Tipografia De Angelis e Bellisario – Napoli 1900

Il Solfaraio
Ricerche sul lavoro e i lavoratori delle miniere di zolfo della Sicilia
Appendice - Su la sulphur e la produzione di solfi in Sicilia
Editore Pierro - Napoli 1904

Per la politica e il diritto delle assicurazioni sociali del lavoratore
Editore Pierro - Napoli 1908

L’assicurazione degli operai contro gli infortuni del lavoro e il sindacato obbligatorio di assicurazione mutua fra gli esercenti delle miniere di zolfo in Sicilia
Napoli 1908

Per la politica e il diritto delle assicurazioni operaie obbligatorie
Napoli 1909

Sicilia Piemonte e Lombardia nella statistica giudiziaria penale
Note di statistica giudiziaria penale
Note di statistica e di sociologia criminale
Editore Pierro - Napoli 1910

Monografia di una famiglia del contadino giornaliero in Sicilia nell’anno colonico 1904 – 05
Roma, Direzione del giornale degli Economisti
Tipografia della Libreria Moderna - Caserta 1912
La scuola primaria nell’economia sociale
Rivista L’amministrazione Scolastica - Caltanissetta 1913

L’arte del Seicento e la sua tradizione a Lecce
Inaugurazione della regia scuola d’industrie artistiche di Lecce, il 13 febbraio 1916
Lecce 1916

La questione sociale e la guerra
Discoeso del regio Provveditore agli Studi di Gaetano Baglio per l’inaugurazione dell’anno 1917 – 18 Università Popolare di Bari
Bari 1917

Sviluppo di coscienza e lotte d’armi nell’Europa:
riassunti finali delle conferenze tenute a bari, nel gennaio del 1918
Bari 1918

Per la nuova Scuola dell’Italia
Bari 1918

Italia e libertà nel Mediterraneo
Bari 1919

Questione sociale e questione scolastica
Bari 1919

Per lo sciopero dei maestri elementari
Bari 1919

Il pensiero di Giovanni Bovio su lo stato e la guerra
Scansano 1919

Lavoro scuola e wilsonismo
Bari 1919

Per la società delle nazioni
Bari 1919

Guerra, nazionalità, lavoro e scuola
Raccolta dei discorsi pronunciati a Bari dal 02/11/1917 al 09/03/1919
Edizioni Accattilgil e C. – Bari

La scuola sociale
Atti del convegno scolastico pugliese su la questione sociale e la questione scolastica tenuto a Bari il 9 marzo 1919
Bari 1919

Educazione e diritto del lavoro
Editore Pierro - Napoli 1920

Profili di geografia, norma penale e politica marittima di Omero nella navigazione di Odisseo
Pubblicazione rivista Marittima, Ministero Marina - Roma 1932

Le origini di Gesù in rapporto alla storia del Re Erode e al messianismo da Daniele a San Paolo
Libreria Internazionale Treves di L. Lupi – Napoli 1939

Gesù e il romanesimo del suo tempoEditore Angelo Signorello – Roma 1952

Odisseo nel mare mediterraneo centrale
Edizione L’Erma di Bret Schneider – Roma 1958

Il prometeo di Eschilo alla luce delle storie di Erodoto
Editore Angelo Signorello – Roma 1959

Il prometeo di Eschilo e la storia ellenica e persiana fino all’invasione persiana di Atene
Roma 1959


La biografia è frutto di una sommaria ricerca fatta presso parenti e la Biblioteca Nazionale di Torino. Ulteriori approfondimenti porteranno ad una più accurata sistemazione della biografia dell’autore.




Rosario Riggio
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Ros

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Inviato - 11/07/2007 :  10:05:01  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Seguirà

Cenni sulla vita del Baglio
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Ros

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Inviato - 07/04/2011 :  18:35:27  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

UOMINI D’ALTRI TEMPI.
UN PERSONAGGIO INDIMENTICABILE:

Gaetano Baglio - Provveditore agli Studi

Giorni addietro, così per caso, conversando con un fraterno amico di personaggi d’altri tempi, un pensiero attraversò la mia mente e fece riaffiorare il sempre vivo ricordo di un uomo di straordinarie virtù d’animo, di mente vivace e pronta, di profonda cultura, d’irreprensibile condotta civica, morale e religiosa. Parlo dell’avv. Gaetano Baglio, nativo di Riesi, sociologo insigne, appassionato educatore, indomito assertore dei diritti civili e inflessibile osservante dei sacri valori della libertà e della giustizia (vedi nota in fondo al testo). Fu Provveditore agli Studi di Enna dal 1947 al 1951 e in tale veste ebbi la fortunata ventura di conoscerlo. Avevo vinto il concorso indetto dal Ministero della P.I. per “vice ragioniere” presso i Provveditorati agli Studi e, ricevuta la relativa nomina, il primo giorno di aprile del 1949, non ancora ventunenne, mi presentai a lui per assumere servizio. Lavorando alle sue dipendenze e al suo fianco per circa otto mesi, ebbi modo di apprezzarne l’alta professionalità, il senso del dovere, la linearità, la bontà d’animo. Sperando che chi legge non mi tacci di sciocca retorica, non posso non affermare che la poliedrica personalità del Provveditore Baglio si manifestava e s’affermava in ogni circostanza, dai più piccoli particolari della sua vita semplice ed essenziale al modo austero e determinato, ma affabile e bonario, di svolgere il suo delicato e importante incarico istituzionale. Schivo da convenevoli, sereno, coerente e imparziale nei giudizi, nemico dichiarato di qualsivoglia “raccomandazione”, rifiutava apertamente ogni privilegio e men che meno eventuali “favori”. La sua costante vicinanza, i suoi consigli formativi, la sua paterna figura di maestro di vita, furono per me una esperienza ineguagliabile, tale da lasciare un incisivo e indelebile segno di positività e di crescita interiore. Per dirla con “Reader’s Digest”, fu per me “un uomo che non dimenticherò mai”.
Come non ricordare i tanti importanti e meno importanti episodi che determinarono in me così tanto profondi sentimenti di entusiasmo, di ammirazione e di stima?
Aveva l’abitudine, nelle ore libere e quando le condizioni meteo permettevano, di fare lunghe passeggiate, in costante e voluta solitudine. Fu così che un giorno, nella piazza del Belvedere, notò alcuni ragazzi che giocavano con un aggeggio che avrebbe dovuto assomigliare ad un pallone, fatto di giornali strettamente appallottolati e tenuti fermi da varie passate di spago. La scena lo attrasse e accostatosi prudentemente ai bambini, interloquì con loro. Chiese se andassero a scuola, chi fosse il loro maestro e come mai non disponessero di un vero pallone. Ottenne solo delle timide e quasi preoccupate risposte ma in una cosa furono unanimemente chiari: non disponevano dei soldi per comprarne uno più adeguato. Carezzando la ricciuta chioma del più grandicello, che sembrava essere anche il più autorevole, a mo’ di conclusione gli disse: “….domani, quando sei in classe, devi dire al tuo maestro che il Provveditore desidera che comperi un vero pallone per te e per i tuoi amici, ….dirai pure che poi passi da me e gli rimborserò il denaro speso”. Questo era il suo animo e questa era la sua indole comprensiva e generosa.
La sua esistenza era costellata da una lunga serie di episodi consimili che sarebbe quasi impossibile enumerare ed evidenziare. Basta ricordare, ad esempio, un fatto emblematico che io ebbi occasione di acclarare a seguito di uno specifico incarico ricevuto. Aveva disposto che dal suo stipendio dovesse essere detratto, ogni mese, il controvalore di un assegno della Banca d’Italia che sistematicamente inviava a Napoli ad un giovane studente universitario.
Era il figlio di un suo caro amico, purtroppo niente affatto facoltoso, cui in letto di morte aveva promesso di farsi carico, senza limitazioni di tempo, del mantenimento del giovane agli studi. Tale episodio fornisce appieno la misura della riservata generosità che animava il suo modo di essere.
Ma non basta. Quando gli accadeva di ricevere - pur se nella qualità di Autorità istituzionale - biglietti omaggio per qualche particolare manifestazione e in special modo in occasione della rinomata stagione lirica al Castello di Lombardia, la sua incredibile modestia, in uno alle sue radicate convinzioni etiche, lo portava a restituire i biglietti ai mittenti. Casualmente ebbi occasione di leggere, lì sul suo tavolo di lavoro, la minuta di una lettera di accompagnamento in cui, nel ringraziare per la gentilezza ricevuta, affermava spartanamente che “per andare a teatro era più giusto che acquistasse i biglietti al botteghino” e che l’amministrazione, eventualmente lo volesse, “avrebbe potuto devolvere in beneficenza il relativo importo”.
Vestiva all’antica, pantaloni e giacche fine ‘800 in grisaglia, camicie particolari, colletti inamidati e cravattino. Quando acquistava qualche nuovo capo o ordinava un abito su misura, ne chiedeva subito il costo ma guai a dirgli “sa sig. Provveditore … trattandosi di lei ….”. La risposta, pur se affabile e cortese, era una e una sola: “… mi dica per favore il prezzo effettivo, … altrimenti si tenga pure la merce”.
Il suo comportamento era sempre improntato alla gentilezza, all’affabilità, alla delicatezza. La mia stanza di lavoro era proprio confinante con la sua e mai accadde di ascoltare toni di voce alterati pur se i motivi magari non mancavano. L’unica volta che lo sentii alzare la voce, parecchio concitatamente, fu in occasione di una telefonata da parte di un noto parlamentare locale il quale, forse sconoscendo il temperamento dell’interlocutore, s’era azzardato a chiedergli di annullare - o quantomeno di mitigare - la decisione di esautorare un certo Direttore Didattico che reiteratamente s’era permesso, anche ricorrendo all’intimidazione o a manifeste angherie, di insidiare l’onestà e la dignità di una giovanissima maestra del suo Circolo. In quell’occasione ebbe a rimbeccare duramente l’incauto personaggio manifestando chiaramente, altresì, l’irrevocabile volontà di non modificare alcunché del rapporto già predisposto per il Ministero. Specie perché, a fronte degli incontrovertibili fatti da lui personalmente accertati, quel tale Direttore non era degno, a suo giudizio, di continuare a ricoprire un incarico tanto delicato.
Era accaduto che la maestra di che trattasi, venuta in Provveditorato per accertarsi del perché avesse percepito un compenso inferiore a quello di talune altre colleghe, aveva scoperchiato un vero e proprio “vaso di pandora”. Ero io addetto alla liquidazione delle spettanze mensili degli insegnanti “provvisori” il cui calcolo avveniva a fronte delle ore di servizio segnalate dalle varie Direzioni didattiche. Dimostrata la regolarità formale dei conteggi e quindi dei compensi, non potei che ascoltare le particolareggiate rimostranze dell’interessata nei confronti del suo Direttore, basate su asserite gravi motivazioni. Le consigliai, ove non avesse voluto accettare tacitamente la situazione, di farsi ricevere dal Provveditore e di sottoporre a lui il concatenarsi dei fatti lamentati. Ne scaturì una inchiesta, condotta dallo stesso Provveditore, mediante una attenta ispezione, dalla quale, oltretutto, risultò che il Direttore aveva artatamente comunicato dei dati non rispondenti. Per la cronaca, quel Direttore non solo fu rimosso dall’incarico ma fu retrocesso e trasferito in altra sede. L’inflessibile senso del dovere e della giustizia erano prevalsi su ogni altra considerazione e senza attribuire il pur minimo peso a qualsivoglia intercessione.
Nell’espletamento del suo incarico era attento, scrupoloso e imparziale. Non che pregiudizialmente non si fidasse dei vari capi reparto ma era nel suo alto senso del dovere l’istintiva tendenza a rendersi conto di ogni cosa. Leggeva quindi ogni relazione, seguiva attentamente lo svolgimento del lavoro, esaminava a fondo ogni decisione e, principalmente, curava la regolare e imparziale formazione delle varie graduatorie.
Sin dalle prime settimane di servizio, m’incuriosì non poco il fatto che sistematicamente non venisse in ufficio il sabato, ma potei presto sapere che ciò dipendeva dal convinto e assoluto rispetto dei principi della religione evangelica -valdese da lui professata sin dalla gioventù. La sua onestà di coscienza, però, lo portava a rifondere, malgrado nessuno glielo avesse mai chiesto o imposto, le ore di lavoro non prestato. Tutte le domeniche, quindi, osservando strettamente l’orario dei giorni feriali, si recava in ufficio per svolgere il suo compito.
Fra i tanti consigli da lui ricevuti uno, in particolare, m’è rimasto sempre impresso nella memoria. Mi suggerì di leggere attentamente le direttive ministeriali e regionali poiché spesso e volentieri l’una era discordante dall’altra. Aggiunse, con un sorriso sornione, un ironico commento: “…vede, occorre prestare molta attenzione perché poi, alla fine, la colpa è sempre nostra; …. si da il caso che abbiamo due padroni, uno a Roma e uno a Palermo, che spesso e volentieri non sono in accordo fra loro”.
E, per finire, ecco un altro emblematico episodio della sua incommensurabile sensibilità. Un tardo pomeriggio del mese di luglio, mentre m’attardavo in ufficio per smaltire un po’ di lavoro, trovandosi a passare per la sottostante Piazza Prefettura e vista la luce della mia stanza ancora accesa, ebbe forse a pensare che qualcuno, disattentemente, l’avesse lasciata accesa. Salì per accertarsene e resosi conto della mia presenza, aprì quasi con delicatezza la porta e facendo capolino mi apostrofò con palese bonomia: “…senta, … il gelato glielo mando qui, …. o se lo viene a prendere fuori”. Come a dire la smetta che è tardi.
Questo era il suo efficace modo di dare ordini e questa era la forza con cui si imponeva al rispetto di chicchessia, con cui acquistava la stima e l’affetto di chi gli stava vicino e di chi godeva della grande opportunità di apprezzare il suo grande animo, il suo profondo idealismo, la sua superiore visione dei rapporti umani. Come se appartenesse, oltre che ad un’altra epoca, ad una diversa dimensione spirituale. Non è fuor di luogo affermare che si poteva intravedere in Lui un personaggio da aggiungere al libro “Cuore”.

15 marzo 2011
Augusto Lucchese


(nota) - L'Avv. Gaetano Baglio nel periodo in cui ricopriva la funzione di Provveditore agli Studi a L'Aquila, dopo avere dato alle stampe un suo scritto che criticava alcuni aspetti della cosiddetta “riforma Gentile” del 1923, rifiutò senza esitazione alcuna il perentorio ordine del Ministro di ritrattare l’argomento e "sua sponte" decise di dimettersi. “Rinunciò alla sirena fascista" per continuare ad essere libero portatore del pensiero liberale risorgimentale.


http://www.ethosassociazione.it/gaetano_baglio.htm


Rosario Riggio
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