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MRP

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Inviata - 01/07/2007 :  18:06:51  Visualizza il profilo
[b]
BREVI RIFLESSIONI SULLA LOGICA


In natura tutto accade secondo regole, anche se queste non sempre ci sono note. Anche l’esercizio delle nostre facoltà intellettive accade secondo certe regole. Quest’ultime inizialmente non ci sono note, tant’è che le seguiamo senza esserne coscienti. Successivamente, però, giungiamo a conoscerle. L’intelletto, infatti, gradualmente diventa la fonte e la facoltà di pensare regole per eccellenza.
Tutte le regole, secondo le quali procede l’intelletto, sono necessarie o contingenti. Le prime sono tali per rendere possibile l’uso dell’intelletto in genere; le seconde, invece, sono tali per rendere possibile un particolare uso dell’intelletto. Queste regole possono essere a priori, cioè indipendenti da ogni esperienza, poiché, senza distinzione degli oggetti, contengono le condizioni dell’uso dell’intelletto in generale, puro o empirico che sia. Pertanto, le regole universali e necessarie del pensiero in generale non possono riguardare che la forma soltanto e in nessun modo la materia. Perciò la scienza che contiene queste regole universali e necessarie non è altro che una scienza della forma della nostra conoscenza intellettuale o del pensiero. Questa scienza delle leggi necessarie dell’intelletto e della ragione in generale o della sola forma del pensiero in generale è ciò che chiamiamo logica.
La logica ovviamente va considerata come fondamento di tutte le altre scienze e come propedeutica di ogni uso dell’intelletto. E’, inoltre, un canone, in quanto essa è una scienza delle leggi necessarie del pensiero senza le quali non avrebbe luogo alcun uso dell’intelletto e della ragione.
La logica è, dunque, più di una pura e semplice critica. Essa è un canone che serve alla critica, come principio per giustificare ogni uso dell’intelletto.
La logica, a sua volta, si distingue in analitica e dialettica. L’analitica scopre, attraverso scomposizione, tutte le operazioni della ragione che eseguiamo nel pensiero (Ecco perché è un’analitica della forma dell’intelletto e della ragione e può giustamente chiamarsi logica della verità). La dialettica è, invece, una pura logica dell’apparenza, che deriva da un mero abuso dell’analitica, in quanto alla forma logica viene tratta artificiosamente la parvenza di una conoscenza vera, mentre i caratteri di quest’ultima devono essere desunti dall’accordo con gli oggetti.


LA NATURA DELLA LOGICA


L’oggetto principale della logica riguarda la correttezza e la non-correttezza dei ragionamenti. Questa affermazione ovviamente necessita di alcuni chiarificazioni. Innanzitutto, bisogna dire cosa sia un ragionamento; in secondo luogo, cosa intendiamo per correttezza; in terzo luogo, come possiamo precisare le condizioni per avere un ragionamento corretto; e, infine, come queste condizioni possono essere indipendenti dallo specifico campo di studi da cui il ragionamento è tratto.
Un ragionamento consiste in alcune affermazioni o proposizioni, dette premesse, da cui segue sempre una proposizione detta conclusione. I logici trattano se una conclusione segua o non segua dalle premesse date. Se essa segue l’argomentazione è corretta, in caso contrario è non-corretta. Il problema della correttezza o no-correttezza delle argomentazioni deve essere attentamente distinto da quello della verità o falsità degli enunciati dell’argomentazione. Per esempio, una conclusione vera può essere correttamente ottenuta da premesse false o da una mescolanza di premesse vere e false. Un’argomentazione non può essere corretta se le premesse sono tutte vere e la conclusione è falsa. Condizione necessaria per un ragionamento corretto è che da proposizioni vere seguano solo proposizioni vere, riconducibili sempre alla realtà fisica. I ragionamenti veri e concreti devono collegarsi ai fatti e non alle elucubrazioni fantastiche dei singoli individui. L’intelletto deve sempre sforzarsi di trovare un collegamento tra pensiero e azione. Tutto questo ovviamente implica la capacità umana di saper sospendere ogni immediato giudizio, per predisporsi verso un atteggiamento disinteressato e contemplativo dei soli atti di coscienza, dapprima colti nella loro essenza e successivamente attuati realmente. In altri termini, la mente deve elaborare i contenuti con senso scientifico, prima di far verbalizzare o far trascrivere un pensiero. Ecco cosa spinse Wittgenstein, uno dei massimi intellettuali europei di primo Novecento, ad affermare posizioni del tipo “Quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”. E’ come se dicessimo “se parli di cose concrete, dimostrabili e con un senso logico parla pure, se devi parlare di cose che non esistono nella realtà ma solo nel tuo pensiero meglio tacere”


LINGUAGGIO E COMPRENSIONE


Se le manifestazioni e rivelazioni della verità sono impossibili e richiedono dei doverosi e intelligenti silenzi, bisogna stare attenti a come ci si o non ci si esprime (anche i silenzi sono delle forme espressive). Quando le stesse circostanze suggeriscono di tacere, perché parlare a vanvera? Non si è logicamente coerenti col proprio pensiero col silenzio? Anche perchè le presunte verità si manifestano solo linguisticamente. In quest’ultimo caso, si è nelle condizioni di azzardare degli autentici teoremi (tra l’altro spesso indimostrabili) e assume particolare importanza, come criterio d’indagine, l’“ermeneutica” (il sistema di definizione e comprensione del linguaggio).
Parlando, come si suole spesso dire, a vanvera, siamo nel campo della pura “logica della parvenza”. Questo non significa che il mezzo espressivo si riduce a pura e semplice banalità. Il linguaggio è un vero e proprio “medium”, grazie al quale gli interlocutori si comprendono convenzionalmente sulle cose. Senza tale convenzione non c’è alcuna comprensione. La comprensione presuppone una padronanza del linguaggio da parte dei vari interlocutori. Essa si basa anche sulla capacità logica di cogliere l’altro non in base alla sua individualità, ma come soggetto che parla lo stesso linguaggio. Non va, dunque, relazionata l’individualità di una persona con le sue singole opinioni. Le sue opinioni saranno incomprensibili linguisticamente, ma potrebbero essere profondamente valide. Se il nostro “medium” (il linguaggio) sarà uguale a quello del nostro interlocutore ci sarà comprensione, altrimenti il buio totale.



GRUPPI DI PRESSIONE, MASS MEDIA E PROPAGANDA[/b]


La scolarizzazione e lo sviluppo tecnologico degli strumenti di comunicazione di massa hanno allargato il numero delle persone che continuamente imparano. A questo, tuttavia, non corrisponde un grande passo in avanti. Secondo le statistiche, buona parte della popolazione italiana ha un basso livello di istruzione e non assimila criticamente ciò che legge, vede o ascolta. Per dirla in altri termini, è vittima dei furbacchioni e avventurieri di turno, che parlano e sparlano a vanvera e raccontano cose di cui non sono nemmeno competenti. Le masse rimangono chiuse in uno stato di ignoranza perenne, grazie alle false o distorte informazioni date propagandisticamente da chi usa un linguaggio poco logico e incomprensibile, l’“italiondo”. E’ troppo facile e comodo ricorrere a parole, immagini o simboli del luogo comune per conquistarsi consensi e approvazioni, cioè per orientare quella buona parte di opinione pubblica priva di senso critico verso la direzione che si desidera.
In tutti i tipi di società un’importante fonte di processi di opinione è sempre stata costituita dalle associazioni e dai gruppi di pressione o di interesse (politici, economici, religiosi, sindacali, razziali, etnici, etc.). Ma, mentre nelle società primitive ogni forma di associazione era largamente multifunzionale e la coagulazione associativa dipendeva dai rapporti interpersonali, nelle società moderne v’è una notevole varietà di gruppi di pressioni, che si formano spesso grazie ai contatti indiretti consentiti dagli strumenti di comunicazione di massa. La loro influenza sull’opinione pubblica dipende dal rispettivo peso dei gruppi antagonistici, dalle qualità dei loro cosiddetti “leaders”, dalla qualità e quantità dei membri e dai mezzi materiali e psicologici impiegati. Questi gruppi solitamente si avvalgono di diverse modalità e tecniche persuasive: puntano a diffondere messaggi semplici e da luogo comune; perseguono una grado di persuasione che tende a modificare atteggiamenti e azioni; e, integrano atteggiamenti e azioni di una istituzione col suo pubblico e quelli del pubblico con l’istituzione, Ovviamente l’interesse delle masse verso idee, persone, organizzazioni o cose sono ottenute con tecniche corrispondenti alle suddette tre modalità. L’efficacia dell’azione propagandistica e pubblicitaria dei gruppi di pressione, comunque, dipende anche dall’utilizzo delle dicerie, dei pettegolezzi, da come vengono fatte passare le scarse e limitate conoscenze degli argomenti e dall’opera di dura censura dei soggetti che la pensano diversamente. In tal modo, i gruppi di pressione utilizzano gli stessi mezzi e strumenti di cui si sono serviti tutti i criminali burocrati delle società fasciste, naziste e comuniste.


Dr. Massimo Rosario Paterna







MRP

75 Messaggi

Inviato - 13/07/2007 :  16:35:36  Visualizza profilo
LA COMUNICAZIONE


Comunicare etimologicamente significa “mettere in comune”, cioè condividere qualcosa con altri. Tale condivisione è, comunque, possibile a due condizioni: sforzandosi di conoscere se stessi e cercando di comprendere la personalità del proprio interlocutore. Solo così si può sperare di intraprendere un qualche approccio comunicativo. Gli psicologi hanno sempre elaborato diversi modelli comunicativi, sia per comprendere le diverse personalità, sia le conseguenti modalità relazionali. Tra questi approcci, uno dei più validi e conosciuti è quello del noto psicoanalista Carl Jung. Questi riteneva che ogni azione fosse riconducibile a schemi sempre ripetuti e riconoscibili, acquisiti precocemente e in base all’educazione ricevuta. A suo avviso, siccome ogni essere umano manifesta ripetuti e continui tipologie comportamentali, da un lato è attratto da individui, organizzazioni e interessi simili ai suoi e dall’altro si sente infastidito dalle persone con modalità relazionali diverse e opposte. Jung, inoltre, parlò di quattro coppie di comportamenti, composte da poli opposti. In ogni coppia, infatti, ciascun individuo sviluppava una caratteristica a discapito dell’altro:
1- Estroverso/Introverso;
2- Empirico/Intuitivo;
3- Razionale/Sentimentale;
4- Painificatore/Spontaneo.
Le persone poco rispettose del prossimo adoperano nel processo comunicativo modalità aggressive. Gli psicologi Linch e Kordis hanno definito questo atteggiamento aggressivo “squalo”. La “strategia squalo” fa assumere reazioni autoritarie, direttive e violente, allo scopo di fare apparire l’altro in una sorta di “perdente”. Chi adopera la “strategia squalo” lo fa perché rivela problemi e fastidi nelle opinioni altrui che non sa civilmente contestare e argomentare. Queste persone sono persuase della loro efficienza, nonché si convincono di essere indispensabili e fondamentali, quasi che non se ne possa fare a meno. Non hanno rispetto degli interlocutori e non si rendono nemmeno conto dell’inutile clima di tensione che instaurano nelle varie relazioni. Eppure hanno la pretesa di saper comunicare. Chissà cosa direbbero gli psicoterapeuti.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

75 Messaggi

Inviato - 17/07/2007 :  17:09:42  Visualizza profilo
LOGICA E LOGORREA


Logica e logorrea sono due termini che derivano da una stessa radice. Tuttavia, non indicano la stessa cosa. La logica o ragionamento conduce sempre alla scienza e origina un linguaggio valido e comprensibile. La logorrea, invece, è una parlantina futile e banale, una prolissità inutile e priva di senso, peculiare agli individui saputelli e arroganti. La logorrea non è una verbosità senile come sembrerebbe o lo è solo in ristretti casi. E’, piuttosto, l’atteggiamento di chi ama sproloqui ridicoli ed egocentrici, mal supportati da contenuti validi e caratterizza il modo d’essere e di fare di tutte quelle persone che credono di sapere, cioè di tutti quegli arroganti che con la loro presunzione parlano solo un linguaggio a vanvera.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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vasco

59 Messaggi

Inviato - 07/08/2007 :  15:10:51  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
scusi prof. mrp lei per caso è lo scrittore di libri?
quei libri che parlano di riesi e non solo?
saluti

vasco rossi
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webmaster

829 Messaggi

Inviato - 07/08/2007 :  16:44:30  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
All'attenzione di Giulio Cesare

Egregio Giulio, da molto tempo non si leggevano messaggi stupidi e offensivi come il tuo, gentilmente sei pregato di moderare i termini delle tue opinioni altrimenti sarò costretto a buttarti fuori da questa comunità.
Cordialmente...

PS
Che brutta figura e immagine si da alla propria persona quando offendono gli altri trincerandosi sotto l'ombrello dell'anonimato...!



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WebMaster
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Giulio Cesare

96 Messaggi

Inviato - 07/08/2007 :  18:03:16  Visualizza profilo
Se lei gentilmente non avesse cancellato il mio messaggio, tutti avrebbero visto che non avevo offesso nessuno.
Ho tanto di nome e cognome non sono cosi' anonimo.

Giulio Cesare
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MRP

75 Messaggi

Inviato - 07/08/2007 :  18:25:38  Visualizza profilo
Carissimo Web, innanzitutto ti saluto. Come altri, anch'io volevo invitarti a stringere ancora per un pò la corda. Quando mai te l'aspetti, le cose possono anche volgere al meglio. E, poi, se chiudessi il nido, non avresti sulla coscienza tante povere rondini? Quanti "eroi" cadrebbero nell'anonimato di prima come tante foglie secche d'autunno.
Come mai hai ammonito lo sconosciuto "giulio" in questo Spazio? Devo forse dedurre che ha scritto qualcosa di offensivo contro di me? In tal caso, non essendo stato a casa per l'intera giornata, non l'ho potuto leggere. Se si, non c'era bisogno di cancellarlo. Potevi anche lasciarlo stare, così si beccava una bella denuncia per querela e diffamazione. Se in futuro costui o altri nascosti dietro uno pseudonimo dovessero scrivere qualcosa sulle "righe" non cancellarli. NON HANNO CHE DA ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA' DI FRONTE AD UN GIUDICE MONOCRATICO!
Saluti Massimo Rosario Paterna
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vasco

59 Messaggi

Inviato - 09/08/2007 :  14:59:55  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
scusi Dott. mrp le avevo posto una domanda.
le avevo chiesto se lei era lo scrittore rosario paterna.
sicuramente le sarà sfuggito di darmi una risposta alla mia innocente domanda.
le porgo i più sinceri saluti e spero in una sua risposta.

vasco rossi
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MRP

75 Messaggi

Inviato - 09/08/2007 :  17:30:10  Visualizza profilo
Sentimenti diversi danno origine all’ansia “se io fossi lei”. Quello che sorge in primo luogo, per l’enorme importanza e la decisiva influenza nello scatenare questo processo, è il sentimento di invidia.
L’invidia risiede essenzialmente nella rabbia o nel fastidio che ci provoca il fatto che un’altra persona possegga o goda di qualcosa desiderato da noi. La pulsione invidiosa tende a provare questo qualcosa per goderlo oppure distruggerlo per far sparire la fonte del dispiacere e della sofferenza. (…). Dal contatto più precoce con un oggetto compare l’invidia e al medesimo tempo il desiderio di trasformarsi in questo oggetto per appropriarsi di tutto ciò che di buono esso possiede.

Leòn Grinberg, Teoria dell'identificazione, Torino, Loescher Editore, 1982, p. 154

Dr. Massimo Rosario Paterna
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vasco

59 Messaggi

Inviato - 10/08/2007 :  15:00:15  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
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Originalmente inviata da MRP

Sentimenti diversi danno origine all’ansia “se io fossi lei”. Quello che sorge in primo luogo, per l’enorme importanza e la decisiva influenza nello scatenare questo processo, è il sentimento di invidia.
L’invidia risiede essenzialmente nella rabbia o nel fastidio che ci provoca il fatto che un’altra persona possegga o goda di qualcosa desiderato da noi. La pulsione invidiosa tende a provare questo qualcosa per goderlo oppure distruggerlo per far sparire la fonte del dispiacere e della sofferenza. (…). Dal contatto più precoce con un oggetto compare l’invidia e al medesimo tempo il desiderio di trasformarsi in questo oggetto per appropriarsi di tutto ciò che di buono esso possiede.

Leòn Grinberg, Teoria dell'identificazione, Torino, Loescher Editore, 1982, p. 154

Dr. Massimo Rosario Paterna





Nel rinnovarle i miei saluti Dott. mrp le chiedo se quando in allegato è la risposta alla mia domanda?

se è la risposta, il ministro Di Pietro direbbe...... e che ciazzecca!!!

Ero solo curioso di sapere se avevo capito bene chi fosso il personaggio in questione.

chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

se lei è lo scrittore avevo voglia di fare due chiacchiere,sempre che lei abbia voglia di comunicare con me.
i temi che volevo trattare sono molti, e diversi tra loro.

ad esempio: cosa ne pensa della crisi di riesi?

il probblema emigrazione?

quanti dei nostri genitori hanno lottato per assicurare un futuro ai loro figli,blindando i posti di lavoro delle miniere, (dell'ente minerario siciliano) trasformarle in musei minerari prima che le chiudessero, come è stato fatto in altre regioni,(vedi la Sardegna).
solo oggi si scopre che le miniere possono essere sfruttate diversamente, e quindi possono essere delle attrattive turistiche.

di chi le colpe? se queste ci sono?

la politica a riesi perchè non decolla?

perchè questa voglia di associazionismo che in questo momento sembra di moda a riesi?

lo so che parlare con vasco rossi diventa difficile ma uno sforzo lo potrebbe fare.
a volte rifuggiarsi nell'anonimato permette di dire cose difficili da dire altrimenti.






vasco rossi
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MRP

75 Messaggi

Inviato - 10/08/2007 :  15:12:22  Visualizza profilo
EGREGIO SIGNORE, A BUON INTENDITORE POCHE PAROLE! SEI LEI E' INTERESSATO AD INTERLOQUIRE COL SOTTOSCRITTO, SI FIRMI CON TANTO DI NOME E COGNOME. QUALORA NON INTENDA FARSI RICONOSCER DAGLI ALTRI NAVIGATORI DEL SITO, PUO' SEMPRE CONTATTARMI ALL'E-MAIL PRIVATA. IN CASO CONTRARIO, NON SONO INTERESSATO AD INTRATTENERE SCAMBI CON IGNOTI E SCONOSCIUTI.
SALUTI

Dr. Massimo Rosario Paterna
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vasco

59 Messaggi

Inviato - 30/08/2007 :  15:52:23  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
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Originalmente inviata da MRP

EGREGIO SIGNORE, A BUON INTENDITORE POCHE PAROLE! SEI LEI E' INTERESSATO AD INTERLOQUIRE COL SOTTOSCRITTO, SI FIRMI CON TANTO DI NOME E COGNOME. QUALORA NON INTENDA FARSI RICONOSCER DAGLI ALTRI NAVIGATORI DEL SITO, PUO' SEMPRE CONTATTARMI ALL'E-MAIL PRIVATA. IN CASO CONTRARIO, NON SONO INTERESSATO AD INTRATTENERE SCAMBI CON IGNOTI E SCONOSCIUTI.
SALUTI

Dr. Massimo Rosario Paterna




Sig. Massimo Rosario Paterna.

Le ferie sono terminate e non leggo nessuna risposta, anzi.....
Cercherò di farmi conoscere, per avere un minimo di comunicazione e non sembrare scortese.
Adesso le dico il mio nome e cognome ma cambierà poco per lei, perché non sono cresciuto a riesi, ma conosco alcune persone di riesi, alcuni sono dei miei parenti, altri sono degli amici.
Mi spigo meglio.
Mi chiamo forte Michele abito a Torino e lavoro nella prima cintura di Torino in un ente pubblico.
Nel mio ambiente di lavoro ho a che fare con molti riesini.
Le dirò di più mia mamma e originaria di riesi, ma io e la mia famiglia vivevamo a Caltanissetta perché mio papà era nisseno e lavorava nella miniera di trabbonella, cosi adesso capisce il perchè della mia domanda.
Venivo a riesi la domenica o per le feste a trovare i nonni materni.
Se le fa piacere mi sento mezzo riesino, anche se sono cresciuto a Caltanissetta e manco da Caltanissetta dal 1977.
Detto questo se mi vuole esprimere la sua opinione ok altrimenti si vive lo stesso.

Saluti


vasco rossi
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