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MRP

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Inviato - 11/08/2007 :  17:49:05  Visualizza profilo
LA MADRE DEI CRETINI E’ SEMPRE INCINTA


Dai tambureggianti piagnistei vittimisti e dagli elettrizzanti toni piccolo-borghesi da libro “Cuore” è possibile cogliere i livelli di esaltazione e di fanatismo talebano di autentici ignoranti matricolati. Convinti di riuscire a prendere il mondo a pugni con le proprie mani e di possedere chissà quale carisma, questi Imam pensano di svolgere correttamente ruoli di leader religiosi o di avere lungimiranza e intelligenza sufficiente in realtà e situazioni più grandi di loro. Purtroppo, la “madre dei cretini”, per dirla alla Sgarbi, “è sempre incinta” e questi idioti si ritrovano tra i piedi, come le tante inutili e sterili parole che proferiscono. Chissà che fine farebbero se le Moschee venissero chiuse! Questi pseudo predicatori improvvisati a chi si rivolgerebbero se non alle sole mogli? Chi ascolterebbe o si accoderebbe alle parole di Imam impreparati? Alle volte questi Imam provengono dall’oscurantismo totale. Solo per il fatto di essersi trasferiti nelle ricche produttive cittadine italiane, di pensare di essere riusciti a riscattare le propria condizione sociale e di cercare costantemente di mettersi in vista non meritano il seguito e il plauso dei più. Questi energumeni, specie se si sono macchiati di atti immorali, non meritano confidenze di sorta. Vanno presi in considerazione solo se i loro atti nuocciono a qualcuno. In caso contrario no! Vanno assolutamente ignorati. Spesso di rivolgono a individui che provengono dai bassifondi in cui un tempo “scialacquavano” loro. Si incoronano responsabili di Centri Studi e trovano autentici analfabeti pronti a seguirli. Non potrebbe essere altrimenti: “ arra cu arra insimi cu li tua”. Sanno solo inveire contro chi non da loro confidenze e riescono a mettersi in luce grazie all’ombra prodotta dalle sagome delle persone che criticano. Se non ci fossero persone con cui prendersela che avrebbero mai da predicare? Sicuramente ritornerebbero nell’anonimato assoluta in cui si sono sempre trovati e i loro fratelli troverebbero maggiore slancio e vigore, senza essere tacciati di stupidità o di fanatismo.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 16/08/2007 :  10:19:19  Visualizza profilo
L’INCREDIBILE BOLLETTINO DI GUERRA


L’ennesima ispirazione estremista ha segnato la cronaca europea delle ultime ore. Le degradanti e primitive iniziative di ignoranti col cervello da gallina sono andate oltre i circoscritti e miseri luoghi degradati di un certo meridiano. Ora sono anche i confini nazionali ad essere varcati, con eclatanti azioni militari. Non sto parlando del Medio Oriente, ma di una tranquilla cittadina tedesca, Duisburg, che nelle ultime ore, i talebani sono riusciti a portare alla ribalta della cronaca internazionale. Con un’azione criminale senza precedenti, sei calabresi sono stati assassinati davanti ad un ristorante vicino alla stazione. Una strage senza precedenti che rivela il “salto di qualità” dei clan calabresi. Mai una cosa simile era avvenuta in terra straniera. Chissà cosa ora scriveranno le miriadi di associazioni calabresi sparse per l’Italia e per il mondo. Chissà se avranno il coraggio di esprimere serenamente i propri giudizi o se negheranno ogni cosa, colpevolizzando i cronisti che fanno il loro dovere, cioè quello di raccontare la cronaca. La ferocia dell’agguato fa rabbrividire chiunque. Sul luogo del delitto sono stati trovati 70 bossoli, DICO 70 BOSSOLI, che non sono certo “favanueddi”. Gli inquirenti ritengono che i killers possano essere venuti direttamente dall’Italia. E se invece erano sul luogo? E se hanno trovato sostegno logistico in criminali calabresi che risiedono in Germania? La ricerca delle risposte a queste domande impaurisce molti. Perché, dopo gli ennesimi arresti rijsani, non ci si dovrebbe stupire se “grilletti facili” residenti nel triangolo industriale o in Belgio e Germania ne combinassero di peggio. Chissà quanti assassini nostrani, fortuitamente scampati all’operazione “Odessa”, ci sono ancora in circolazione. Auguriamoci solo che quando questi pericolosi soggetti raggiungono Riesi (NON SAPPIAMO SE REALMENTE PER “FERIE” O PERCHE’ IN “MISSIONE”) le autorità di Polizia e i Carabinieri stiano alle loro costole come meritano. Non si può certo correre il rischio di incorrere in qualche analoga sparatoria, specie in Piazza Garibaldi. Il sovraffollamento generale, il non rispetto delle elementari regole di pubblica sicurezza, la mancanza di punti di fuga renderebbero sicuramente pericolosissima la situazione. Ecco perché in estate, da parte dell’Amministrazione, urge una necessaria programmazione delle iniziative di relax, affinché queste non vengano ammassate in uno spazio ristretto e vengano svolte nei diversi quartieri del paese. I soldi pubblici devono garantire svago e sicurezza ai cittadini. La legge italiana non dice che devono servire per favorire il lavoro di qualcuno. Le libere iniziative economiche, appunto perché libere e non pianificate come nei paesi del Socialismo reale, vanno programmate dall’ingegno del singolo imprenditore. L’amministratore ha il sacrosanto dovere di garantire certezze e di riqualificare tutte i quartieri del paese. Il cittadino non deve essere costretto dalla programmazione (FATTA CON SOLDI PUBBLICI) ad andare in certi luoghi. Se vuole abbeverarsi di birra o ingozzarsi delle più svariate schifezze di questo mondo deve poterlo fare a suo piacimento, ma non deve imporre o pretendere dai più di fare la stessa cosa. Si può essere liberi di seguire una manifestazione estiva senza il bisogno di pagare “la tangente-tavolo”? Oppure, per forza, tutti devono uscire di casa e pagare quello che non vogliono o non si possono permettere? Oppure è detto che il capitolato del Bilancio Comunale relativo alle attività ricreative, turistiche e culturali debba essere tutto in funzione degli interessi di tre o quattro privati? E, poi, c’è il pericolo che quel tremendo bollettino di guerra tedesca possa un giorno registrarsi anche a Riesi.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 22/08/2007 :  09:43:18  Visualizza profilo
IL CANTO XVIII DELL'INFERNO


Luogo è in inferno detto malebolge,
tutto di pietra di color ferrigno,
come la cerchia che dintorno il volge.
Nel dritto mezzo del campo maligno
vaneggia un pozzo assai largo e profondo,
di cui suo loco dicerò l'ordigno.
Quel cinghio che rimane adunque è tondo
tra 'l pozzo e 'l piè de l'alta ripa dura,
e ha distinto in dieci valli in fondo.
quale, dove per guardia de le mura
più e più fossi cingon li castelli,
la parte dove son rende figura,
tale imagine quivi facean quelli;
e come a tai fortezze dà lor sogli
a la ripa di fuor son ponticelli,
così da imo de la roccia scogli
movien che ricidien li argini e ' fossi
infino al pozzo che i tronca e raccogli.
In questo luogo, de la schiena scossi
i Gerion trovammoci; e 'poeta
tenne a sinistra, e io dietro mi mossi.
A la man destra vidi nova pieta,
novo tormento e novi frustatori,
di che la prima bolgia era repleta.
Nel fondo erano ignudi i peccatori;
dal mezzo in qua ci vienen verso 'volto,
di là con noi, ma con passi maggiori,
come i Roman per l'esercito molto,
l'anno del giubileo, su per lo ponte
hanno a passar la gente modo colto,
che da l'un lato tutti fanno la fornte
verso 'l castello e vanno a Santo Pietro,
da l'altra sponda vanno verso 'l monte.
Di qua, di là, su per lo sasso tetro
vidi demon cornuti con gran ferze,
ch eli battien crudelmente di retro.
Ahi come facean lor levar le berze
e le prime percosse! già nessuno
le seconde aspettava nè le terze.
Mentr'io andava, li occhi miei in uno
furo scontrati; e io sì tosto dissi:
"Già di veder costui non son digiuno".
Per ch'io a figurarlo i piedi affissi;
e 'l dolce duca meco si ristette,
e assentio ch'alquanto in dietro gisi.
E quel frustrato celar credette
bassando 'l viso, ma poco li valse,
ch'io dissi: "O tu che l'occhio a terra gette,
se le fazion che porti non son false,
Venedico sè tu Caccianemico.
Ma che ti mena a sì pungentio salse?"
Ec elli a me: "Mal volentieri lo dico;
ma sforzarmi la tua chiara novella,
che mi fa sovvenir del mondo antico.
I' fui colui che la Ghisolabella
condussi a far la voglia del marchese,
coem che suoni la sconcia novella.
E non pu io qui piango bolognese;
anzi n'è questo loco tanto peino,
che tante lingue non son ora apprese
a dicer 'sipa' tra Sàvena e Reno;
e se di ciò vuoi fede o testimonio,
rècati a mente il nostro avaro seno".
Così parlando il percosse un demonio
de la sua scuriada, e disse: "Via
ruffian! qui non sono femmine da conio".
I' mi raggiunsi con la scorta mia;
poscia con pochi passi divenimmo
là 'v' uno scoglio de la ripa uscia.
Assai legegrmente quel salimmo;
e volti a destra su per la scheggia,
da quelle cerchie etterne ci partimmo.
Quando noi fummo là dov'el vaneggia
di sotto per dar passo a li sferzati,
lo duca disse: "Attienti, e fa che feggia
lo viso in te di quest'altri mal nati,
ai quali ancor non vedesti la faccia
però che son con oi insieme andati"
Del vecchio ponte guardavam la traccia
che venìa verso noi da l'altra vbanda,
e che la ferza similmente scaccia.
E 'l buon maestro, senza mia dimanda,
mi disse: "Guarda quel grande che vene,
e per dolor non par lagrime spanda:
quanto aspetto reale ancora ritene!
Quelli è Iasòn, che per cuore e per senno
li Colchi del monton privati fèene.
Ello passò per l'isola di Lenno
poi che l'ardite femmine spietate
tutti li maschi loro a orte dienno.
Ivi con segni e con parole ornate
Isifile ingannò, la giovinetta
che prima avea tutte l'altre ingannate.
Lasciolla quivi, gravida, soletta;
tal colpa a tal martirio lui condanna;
e anche di Medea si fa vendetta.
Con lui sen va chi da tal parte inganna;
e questo basti de la prima valle
sapere di color che 'n sè assanna".
Già eravam là 've lo stretto calle
con l'argine secondo s'incrocicchia,
e fa di quello ad un altr'arco spalle.
Quindi sentimmo gente che si nicchia
ne l'altra bolgia e che col muso scuffa,
e sè medesma conle palme picchia.
Le ripe eran grommate d'una muffa,
per l'alito di giù che vi sa'appasta,
che con li occhi e copl naso facea zuffa.
Lo sfondo è cupo sì, che non ci basta
loco a veder sanza montare al dosso
de l'arco, ove lo socglio più sovrasta.
Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso
vidi gente attuffata in uno sterco
che da li uman privadi parea mosso.
E mentre ch'io là giù con l'occhio cerco,
vidi un col capo sì di m-e-r-d-a lordo,
che non parea s'era laico o cherco.
Quei mi gridò: "Perchè sè tu sì gordo
di riguardar più me che li altri brutti?".
E io a lui: "Perchè, se ben ricordo,
già t'ho veduto coi capelli asciutti,
e sè Alessio Interminei da Lucca:
però t'adocchio più che li altri tutti".
Ed elli allor, battendosi la zucca:
"Qua giù m'hanno somemrso le lusinghe
ond'io non ebbi mai la lingua stucca".
Appresso ciò lo duca "Fa che pinge",
sì che la faccia ben con l'occhio attinge
di quella sozza e scapiglaita fante
che là si graffia con l'unghie merdose,
e or s'accoscia e ora è in piedi stante.
Taide è, la p-u-t-t-a-n-a che rispuose
al drudo suo quando disse "Ho io grazie
grandi apo te?": "Anzi meravigliose!".
E quindi sian le nostre vite sazie".

(Da La Divina Commedia di Dante Alighieri)


Dr. Massimo Rosario Paterna
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augusto

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Inviato - 23/08/2007 :  16:31:27  Visualizza profilo
Canto XXVIII dell'Inferno

Chi poria mai pur con parole sciolte
dicer del sangue e de le piaghe a pieno
ch'i' ora vidi, per narrar più volte? 3
Ogne lingua per certo verria meno
per lo nostro sermone e per la mente
c'hanno a tanto comprender poco seno. 6
S'el s'aunasse ancor tutta la gente
che già, in su la fortunata terra
di Puglia, fu del suo sangue dolente 9
per li *******ni e per la lunga guerra
che de l'anella fé sì alte spoglie,
come Livïo scrive, che non erra, 12
con quella che sentio di colpi doglie
per contastare a Ruberto Guiscardo;
e l'altra il cui ossame ancor s'accoglie 15
a Ceperan, là dove fu bugiardo
ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo,
dove sanz'arme vinse il vecchio Alardo; 18
e qual forato suo membro e qual mozzo
mostrasse, d'aequar sarebbe nulla
il modo de la nona bolgia sozzo. 21
Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
com'io vidi un, così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla. 24
Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e 'l tristo sacco
che ******* fa di quel che si trangugia. 27
Mentre che tutto in lui veder m'attacco,
guardommi, e con le man s'aperse il petto,
dicendo: «Or vedi com'io mi dilacco! 30
vedi come storpiato è Mäometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto. 33
E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scisma
fuor vivi, e però son fessi così. 36
Un diavolo è qua dietro che n'accisma
sì crudelmente, al taglio de la spada
rimettendo ciascun di questa risma, 39
quand'avem volta la dolente strada;
però che le ferite son richiuse
prima ch'altri dinanzi li rivada. 42
Ma tu chi se' che 'n su lo scoglio muse,
forse per indugiar d'ire a la pena
ch'è giudicata in su le tue accuse?». 45
«Né morte 'l giunse ancor, né colpa 'l mena»,
rispuose 'l mio maestro, «a tormentarlo;
ma per dar lui esperïenza piena, 48
a me, che morto son, convien menarlo
per lo 'nferno qua giù di giro in giro;
e quest'è ver così com'io ti parlo». 51
Più fuor di cento che, quando l'udiro,
s'arrestaron nel fosso a riguardarmi
per maraviglia, oblïando il martiro. 54
«Or dì a fra Dolcin dunque che s'armi,
tu che forse vedra' il sole in breve,
s'ello non vuol qui tosto seguitarmi, 57
sì di vivanda, che stretta di neve
non rechi la vittoria al Noarese,
ch'altrimenti acquistar non sarìa leve». 60
Poi che l'un piè per girsene sospese,
Mäometto mi disse esta parola;
indi a partirsi in terra lo distese. 63
Un altro, che forata avea la gola
e tronco 'l naso infin sotto le ciglia,
e non avea mai ch'una orecchia sola, 66
ristato a riguardar per maraviglia
con li altri, innanzi a li altri aprì la canna,
ch'era di fuor d'ogne parte vermiglia, 69
e disse: «O tu cui colpa non condanna
e cu' io vidi in su terra latina,
se troppa simiglianza non m'inganna, 72
rimembriti di Pier da Medicina,
se mai torni a veder lo dolce piano
che da Vercelli a Marcabò dichina. 75
E fa saper a' due miglior da Fano,
a messer Guido e anco ad Angiolello,
che, se l'antiveder qui non è vano, 78
gittati saran fuor di lor vasello
e mazzerati presso a la Cattolica
per tradimento d'un tiranno fello. 81
Tra l'isola di Cipri e di Maiolica
non vide mai sì gran fallo Nettuno,
non da pirate, non da gente argolica. 84
Quel traditor che vede pur con l'uno,
e tien la terra che tale qui meco
vorrebbe di vedere esser digiuno, 87
farà venirli a parlamento seco;
poi farà sì, ch'al vento di Focara
non sarà lor mestier voto né preco». 90
E io a lui: «Dimostrami e dichiara,
se vuo' ch'i' porti sù di te novella,
chi è colui da la veduta amara». 93
Allor puose la mano a la mascella
d'un suo compagno e la bocca li aperse,
gridando: «Questi è desso, e non favella. 96
Questi, scacciato, il dubitar sommerse
in Cesare, affermando che 'l fornito
sempre con danno l'attender sofferse». 99
Oh quanto mi pareva sbigottito
con la lingua tagliata ne la strozza
Curïo, ch'a dir fu così ardito! 102
E un ch'avea l'una e l'altra man mozza,
levando i moncherin per l'aura fosca,
sì che 'l sangue facea la faccia sozza, 105
gridò: «Ricordera'ti anche del Mosca,
che disse, lasso!, "Capo ha cosa fatta",
che fu mal seme per la gente tosca». 108
E io li aggiunsi: «E morte di tua schiatta»;
per ch'elli, accumulando duol con duolo,
sen gio come persona trista e matta. 111
Ma io rimasi a riguardar lo stuolo,
e vidi cosa ch'io avrei paura,
sanza più prova, di contarla solo; 114
se non che coscïenza m'assicura,
la buona compagnia che l'uom francheggia
sotto l'asbergo del sentirsi pura. 117
Io vidi certo, e ancor par ch'io 'l veggia,
un busto sanza capo andar sì come
andavan li altri de la trista greggia; 120
e 'l capo tronco tenea per le chiome,
pesol con mano a guisa di lanterna:
e quel mirava noi e dicea: «Oh me!». 123
Di sé facea a sé stesso lucerna,
ed eran due in uno e uno in due;
com'esser può, quei sa che sì governa. 126
Quando diritto al piè del ponte fue,
levò 'l braccio alto con tutta la testa
per appressarne le parole sue, 129
che fuoro: «Or vedi la pena molesta,
tu che, spirando, vai veggendo i morti:
vedi s'alcuna è grande come questa. 132
E perché tu di me novella porti,
sappi ch'i' son Bertram dal Bornio, quelli
che diedi al re giovane i ma' conforti. 135
Io feci il padre e 'l figlio in sé ribelli;
Achitofèl non fé più d'Absalone
e di Davìd coi malvagi punzelli. 138
Perch'io parti' così giunte persone,
partito porto il mio cerebro, lasso!,
dal suo principio ch'è in questo troncone.
Così s'osserva in me lo contrapasso».

Salvino

Salvino
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MRP

75 Messaggi

Inviato - 23/08/2007 :  17:58:49  Visualizza profilo
MENO MALE CHE NON CI SONO “IL POPOLO D’ITALIA” E LA “PRAVDA”

Uno strumento di comunicazione dovrebbe trasmettere puntualmente notizie certe e vere, bandire le ciance e non divulgare fesserie. In un Paese democratico come il nostro, dove fortunatamente non esistono “Il Popolo d’Italia” o la “Pravda”, redattori e capi-redattori dovrebbero “scomunicare” quello che alcuni credono di far passare per oggetto di comunicazione. La comunicazione è qualcosa di profondo e intimo. Comunicare etimologicamente significa “mettere in comune”. Gli interlocutori, a meno che non vengano costretti al silenzio e a non esprimere il proprio punto di vista, debbono essere liberi di dire o scrivere quello che vogliono. Spesso, però, le cose non vanno così. Effetti, purtroppo, della globalizzazione, che costringono a vederne di tutti i colori. Alcuni si interrogano sull’effettiva possibilità di dire la propria in alcune circostanze. Accendere la TV e vedere sempre la stessa faccia che, come un pappagallo, spara cavolate a ripetizione, inibisce ogni intervento. E, poi, chi sarebbe disposto ad intervenire in uno studio televisivo, per vedersi poi attaccare, come si suole dire, “dalla prima all’ultima ruota del carro”, specie se in quell’emittente tutti adoperano il motto “tutti per uno e uno per tutti”, in nome del comune ceppo ideologico e culturale da cui provengono. Sono, comunque, convinto che queste emittenti prima o poi chiuderanno. Quando si è troppo provinciali e non si ha la lungimiranza di andare oltre il proprio punto di vista, i conti tornano in negativo. Confidiamo, pertanto, nel buon senso del “garante delle comunicazioni”. Solo così potremmo sperare in un futuro di notizie “più certe” e meno “m-i-n-c-h-i-a-t-a-r-i-e”.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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filippobutera

257 Messaggi

Inviato - 24/08/2007 :  11:32:53  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Nel mezzo del cammin di nostra vita
1. 2 mi ritrovai per una selva oscura
1. 3 ché la diritta via era smarrita.

1. 4 Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
1. 5 esta selva selvaggia e aspra e forte
1. 6 che nel pensier rinova la paura!

1. 7 Tant'è amara che poco è più morte;
1. 8 ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
1. 9 dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.

1. 10 Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
1. 11 tant'era pien di sonno a quel punto
1. 12 che la verace via abbandonai.

1. 13 Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
1. 14 là dove terminava quella valle
1. 15 che m'avea di paura il cor compunto,

1. 16 guardai in alto, e vidi le sue spalle
1. 17 vestite già de' raggi del pianeta
1. 18 che mena dritto altrui per ogne calle.

1. 19 Allor fu la paura un poco queta
1. 20 che nel lago del cor m'era durata
1. 21 la notte ch'i' passai con tanta pieta.

1. 22 E come quei che con lena affannata
1. 23 uscito fuor del pelago a la riva
1. 24 si volge a l'acqua perigliosa e guata,

1. 25 così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
1. 26 si volse a retro a rimirar lo passo
1. 27 che non lasciò già mai persona viva.

1. 28 Poi ch'ei posato un poco il corpo lasso,
1. 29 ripresi via per la piaggia diserta,
1. 30 sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.

1. 31 Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
1. 32 una lonza leggiera e presta molto,
1. 33 che di pel macolato era coverta;

1. 34 e non mi si partia dinanzi al volto,
1. 35 anzi 'mpediva tanto il mio cammino,
1. 36 ch'i' fui per ritornar più volte vòlto.

1. 37 Temp'era dal principio del mattino,
1. 38 e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
1. 39 ch'eran con lui quando l'amor divino

1. 40 mosse di prima quelle cose belle;
1. 41 sì ch'a bene sperar m'era cagione
1. 42 di quella fiera a la gaetta pelle
1. 43 l'ora del tempo e la dolce stagione;
1. 44 ma non sì che paura non mi desse
1. 45 la vista che m'apparve d'un leone.

1. 46 Questi parea che contra me venisse
1. 47 con la test'alta e con rabbiosa fame,
1. 48 sì che parea che l'aere ne tremesse.
1 49 Ed una lupa, che di tutte brame
1. 50 sembiava carca ne la sua magrezza,
1. 51 e molte genti fé già viver grame,

1. 52 questa mi porse tanto di gravezza
1. 53 con la paura ch'uscia di sua vista,
1. 54 ch'io perdei la speranza de l'altezza.

1. 55 E qual è quei che volontieri acquista,
1. 56 e giugne 'l tempo che perder lo face,
1. 57 che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista;

1. 58 tal mi fece la bestia sanza pace,
1. 59 che, venendomi 'ncontro, a poco a poco
1. 60 mi ripigneva là dove 'l sol tace.

1. 61 Mentre ch'i' rovinava in basso loco,
1. 62 dinanzi a li occhi mi si fu offerto
1. 63 chi per lungo silenzio parea fioco.

1. 64 Quando vidi costui nel gran diserto,
1. 65 «*Miserere* di me», gridai a lui,
1. 66 «qual che tu sii, od ombra od omo certo!».

1. 67 Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
1. 68 e li parenti miei furon lombardi,
1. 69 mantoani per patria ambedui.

1. 70 Nacqui *sub Iulio*, ancor che fosse tardi,
1. 71 e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto
1. 72 nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.

1. 73 Poeta fui, e cantai di quel giusto
1. 74 figliuol d'Anchise che venne di *******,
1. 75 poi che 'l superbo Ilion fu combusto.

1. 76 Ma tu perché ritorni a tanta noia?
1. 77 perché non sali il dilettoso monte
1. 78 ch'è principio e cagion di tutta gioia?».

1. 79 «Or se' tu quel Virgilio e quella fonte
1. 80 che spandi di parlar sì largo fiume?»,
1. 81 rispuos'io lui con vergognosa fronte.

1. 82 «O de li altri poeti onore e lume
1. 83 vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
1. 84 che m'ha fatto cercar lo tuo volume.

1. 85 Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore;
1. 86 tu se' solo colui da cu' io tolsi
1. 87 lo bello stilo che m'ha fatto onore.

1. 88 Vedi la bestia per cu' io mi volsi:
1. 89 aiutami da lei, famoso saggio,
1. 90 ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi».

1. 91 «A te convien tenere altro viaggio»,
1. 92 rispuose, poi che lagrimar mi vide,
1. 93 «se vuo' campar d'esto loco selvaggio:

1. 94 ché questa bestia, per la qual tu gride,
1. 95 non lascia altrui passar per la sua via,
1. 96 ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;

1. 97 e ha natura sì malvagia e ria,
1. 98 che mai non empie la bramosa voglia,
1. 99 e dopo 'l pasto ha più fame che pria.

1.100 Molti son li animali a cui s'ammoglia,
1.101 e più saranno ancora, infin che 'l veltro
1.102 verrà, che la farà morir con doglia.

1.103 Questi non ciberà terra né peltro,
1.104 ma sapienza, amore e virtute,
1.105 e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

1.106 Di quella umile Italia fia salute
1.107 per cui morì la vergine Cammilla,
1.108 Eurialo e Turno e Niso di ferute.

1.109 Questi la caccerà per ogne villa,
1.110 fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno,
1.111 là onde 'nvidia prima dipartilla.

1.112 Ond'io per lo tuo me' penso e discerno
1.113 che tu mi segui, e io sarò tua guida,
1.114 e trarrotti di qui per loco etterno;

1.115 ove udirai le disperate strida,
1.116 vedrai li antichi spiriti dolenti,
1.117 ch'a la seconda morte ciascun grida;

1.118 e vederai color che son contenti
1.119 nel foco, perché speran di venire
1.120 quando che sia a le beate genti.

1.121 A le quai poi se tu vorrai salire,
1.122 anima fia a ciò più di me degna:
1.123 con lei ti lascerò nel mio partire;

1.124 ché quello imperador che là sù regna,
1.125 perch'i' fu' ribellante a la sua legge,
1.126 non vuol che 'n sua città per me si vegna.

1.127 In tutte parti impera e quivi regge;
1.128 quivi è la sua città e l'alto seggio:
1.129 oh felice colui cu' ivi elegge!».

1.130 E io a lui: «Poeta, io ti richeggio
1.131 per quello Dio che tu non conoscesti,
1.132 acciò ch'io fugga questo male e peggio,

1.133 che tu mi meni là dov'or dicesti,
1.134 sì ch'io veggia la porta di san Pietro
1.135 e color cui tu fai cotanto mesti».
1.136 Allor si mosse, e io li tenni dietro.


tanu vutera
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filippobutera

257 Messaggi

Inviato - 24/08/2007 :  11:34:03  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
. Nel mezzo : che la metà della vita cada nel " trentacinquesimo
anno " si apprende dalle parole di Dante nel Convivio (IV, XXIII, 9).
Il viaggio oltremondano comincia, pertanto, nel 1300, la sera
del venerdì santo (cfr. Inf. II, 1 e XII, 112).
7. che poco è più morte: Dante si riferisce alla " seconda morte ",
quella dello spirito; soltanto la dannazione; infatti, è poco più
amara della selva che; quale simbolo della vita peccaminosa, ne
costituisce una dolorosa anticipazione.
17. pianeta : il sole ere considerato un pianeta e il più adeguato
simbolo della luce di Dio.
20. lago del cor: è la cavità del cuore nella quale si raccoglie il
sangue.
21. pieta: ansia angosciosa.
22. E come quei: e come il naufrago che, con respiro ("lena" )
affannoso raggiunta la riva, si volge al mare (" pelago ") in
tempesta e osserva ( " guata " ) le acque, ancora incredulo di
essere in salvo...
30. sì che 'l piè fermo: sembra che il poeta voglia simboleggiare,
nell'incedere mal sicuro ed esitante, come di chi sia zoppo,
l'incertezza e lo smarrimento che ancora ottenebrano l'animo suo.
Tale è la interpretazione di Piero di Dante, che, forse, l'udì dal
padre.
36. più volte volto: più volte fui tentato di tornare indietro.
39. quando l'amor divino: reminiscenza biblica; il sole si trova in
congiunzione con la costellazione dell'Ariete (" quelle stelle ") in
primavera, come quando Dio creò il mondo (" mosse di prima..."
).
49. Ed una lupa: si e voluto vedere nelle tre fiere quasi lo
specchio della suddivisione dei peccati nell'Inferno; precisamente,
la lonza corrisponderebbe alla frode, il leone alla violenza, la lupa
all'incontinenza. Ad ogni modo, è chiaro che le fiere
rappresentano peccati, o categorie di essi, da cui l'uomo è afflitto.
63. chi per lungo silenzio : Virgilio rappresenta la ragione umana
e, quindi, la sua voce appare fioca, sommessa, al peccatore che,
vivendo nel vizio, dalla retta regione si è allontanato. Ma questo
non vuol dire che Virgilio abbia dimostrato di esser "fioco " con
atti o gesti. Senza forzare il valore letterale del verso, può
benissimo intendersi che, nella cornice tra terrena e
oltremondana, offerta dal paesaggio del I canto, l'apparizione di
un essere, che Dante non riesce a distinguere se sia ombra o
persona umana, suggerisce al poeta l'immagine di uno spirito,
quasi di uno spettro che, se dovesse parlare, parlerebbe con voce
simile all'evanescente immagine sua.
65. Miserere : "Grido pietoso e solitario, pieno ancora
dell'angoscia, passata in quella notte insonne (Momigliano)".
68. parenti: latinamente, genitore.
72. dei falsi e bugiardi: Virgilio esprime il proprio rammarico
doloroso non essere vissuto in tempo per ascoltare il Verbo del
Cristo. Il poeta lombardo rappresenta per Dante un simbolo più
alto della sola ragione umana; egli è il vate (" Poeta fu "), cantore
di Enea ("quel giusto figliuol d'Anchise"). Sull'interpretazione
cristiana dell'anima virgiliana sembra indulgere il poeta,
conformemente allo spirito medioevale, che scorgeva nell'autore
dell'Ecloga IV, ad Asinio Pollione, quasi un profeta
della venuta del Cristo.
87. lo bello stilo: non sembra che debba intendersi in senso
troppo angusto, ma che vada riferito all'alto insegnamento circa la
missione del poeta, per cui Virgilio oltre che " maestro " è "
autore ", cioè colui al quale è dovuta fiducia e obbedienza (cfr.
Conv. IV, VI, 5).
92. poi che lagrimar: le lacrime del pentimento denunciano che
Dante è ormai disposto a percorrere il lungo " viaggio " fino alla
redenzione dal peccato.
101. infin che 'l veltro: il veltro è un cane veloce ed agile,
particolarmente adatto alla caccia; ed alla lupa, infatti, darà la
caccia (" caccerà ", v. 109) per ogni città (" villa "). Non sembra
possibile stabilire una precisa identificazione del Veltro (Cristo?,
Arrigo VII?, Benedetto XI?,
Cangrande della Scala?, ecc.). Forse, Dante vuol vaticinare una
restaurazione dell'ordine e dell'autorità civile, per opera di un
imperatore, alieno dalla cupidigia dei beni temporali (" terra "), e
dall'amore per il denaro ( " peltro " ), simboleggiati dalla lupa.
Sue doti saranno " sapienza, amore e virtute " che, per tradizione
aristotelica, sono quelle richieste in un capo elettivo.
105. tra feltro e feltro: come generico è il significato del Veltro,
così genericamente va intesa, forse, quest'espressione: il
personaggio nascerà di famiglia povera, in quanto il feltro è " una
spezie di panno oltre ad ogni altra vilissima " (Boccaccio).
Questa interpretazione si accorda, a nostro avviso, con la serie di
schietti e modesti eroi che, pur in campo avverso, si batterono per
l'"umile" Italia.
107. Cammilla: figlia del re dei Volsci; Turno, Eurialo e Niso, figlio
del re dei Rutuli il primo, giovani *******ni gli altri, sono eroi
virgiliani.
112. per lo tuo me': per il tuo meglio; più che: per il tuo bene.
117. la seconda morte : è la francescana " morte secunda " del
Cantico delle creature, la morte dell'anima, la dannazione, come
si è visto al v. 7.
125. ribellante: non è, Virgilio, un ribelle in senso stretto. Non si
oppose alla legge di Dio, né la trasgredì, ma non ebbe fede nel
Cristo venturo, come invece fecero i Santi Padri; perciò abita il
Limbo.
132. questo male e peggio: il presente abbrutimento nel vizio e la
conseguente dannazione.
134. la porta di san Pietro : la porta del Purgatorio, che consente
l'accesso al Paradiso, meta ultima della salvazione.


tanu vutera
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MRP

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Inviato - 24/08/2007 :  20:23:44  Visualizza profilo
RIPETITA IUVANT

Tempo fa pubblicai un articolo dal titolo GRUPPI DI PRESSIONE, MASS MEDIA E PROPAGANDA. Anche a costo di sembrare ripetitivo riproporrò alcune sue salienti parti, dato che l’iniziale suo spirito o non era stato afferrato o era stato interpretato per conto proprio. Eppure, posso assicurare, era di una scorrevolezza unica. Qualcuno sicuramente mi accuserà di essere prolisso, ma a me “non me ne può fregàr de meno”. Del resto, il vecchio motto latino “ripetita iuvant” si dimostra di un’attualità rara, specie nei confronti di chi non riesce a riconoscere i propri limiti e tende a fare dei passi che poi fanno solo inciampare. Perché avventurarsi in campi poco conosciuti e avere la pretesa di fare chissà cosa? A ognuno il suo e tutto rientrerebbe nella logica della normalità.
Ma, ecco cosa scrivevo nell’articolo in questione:

“La scolarizzazione e lo sviluppo tecnologico degli strumenti di comunicazione di massa hanno allargato il numero delle persone che continuamente imparano. A questo, tuttavia, non corrisponde un grande passo in avanti. Secondo le statistiche, buona parte della popolazione italiana ha un basso livello di istruzione e non assimila criticamente ciò che legge, vede o ascolta. Per dirla in altri termini, è vittima dei furbacchioni e avventurieri di turno, che parlano e sparlano a vanvera e raccontano cose di cui non sono nemmeno competenti. Le masse rimangono chiuse in uno stato di ignoranza perenne, grazie alle false o distorte informazioni date propagandisticamente da chi usa un linguaggio poco logico e incomprensibile, l’“italiondo”. E’ troppo facile e comodo ricorrere a parole, immagini o simboli del luogo comune per conquistarsi consensi e approvazioni, cioè per orientare quella buona parte di opinione pubblica priva di senso critico verso la direzione che si desidera”.

Affermare il proprio punto di vista è sacrosanto, ma guai a pretendere competizioni in gare in cui non si possiede la giusta preparazione. Come dovrebbe, infatti, replicare una persona che sa il fatto suo?

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 14/09/2007 :  23:17:55  Visualizza profilo
quote:
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Originalmente inviata da MRP

EGREGIO SIGNORE, A BUON INTENDITORE POCHE PAROLE! SEI LEI E' INTERESSATO AD INTERLOQUIRE COL SOTTOSCRITTO, SI FIRMI CON TANTO DI NOME E COGNOME. QUALORA NON INTENDA FARSI RICONOSCER DAGLI ALTRI NAVIGATORI DEL SITO, PUO' SEMPRE CONTATTARMI ALL'E-MAIL PRIVATA. IN CASO CONTRARIO, NON SONO INTERESSATO AD INTRATTENERE SCAMBI CON IGNOTI E SCONOSCIUTI.
SALUTI

Dr. Massimo Rosario Paterna

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Sig. Massimo Rosario Paterna.

Le ferie sono terminate e non leggo nessuna risposta, anzi.....
Cercherò di farmi conoscere, per avere un minimo di comunicazione e non sembrare scortese.
Adesso le dico il mio nome e cognome ma cambierà poco per lei, perché non sono cresciuto a riesi, ma conosco alcune persone di riesi, alcuni sono dei miei parenti, altri sono degli amici.
Mi spigo meglio.
Mi chiamo forte Michele abito a Torino e lavoro nella prima cintura di Torino in un ente pubblico.
Nel mio ambiente di lavoro ho a che fare con molti riesini.
Le dirò di più mia mamma e originaria di riesi, ma io e la mia famiglia vivevamo a Caltanissetta perché mio papà era nisseno e lavorava nella miniera di trabbonella, cosi adesso capisce il perchè della mia domanda.
Venivo a riesi la domenica o per le feste a trovare i nonni materni.
Se le fa piacere mi sento mezzo riesino, anche se sono cresciuto a Caltanissetta e manco da Caltanissetta dal 1977.
Detto questo se mi vuole esprimere la sua opinione ok altrimenti si vive lo stesso.

Saluti


vasco rossi



Signor Michele, mi scusi se rispondo alla sua e-mail con ritardo. Degli impegni improrogabili mi hano tenuto lontano dal Pc e quindi...... Sono convinto che lei conosca Riesi più di quanto non intenda far credere. Comunque, ci saranno tempi e modi per sentirci e dialogare amichevolmente
Distinti saluti Dr. Massimo Rosario Paterna
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vasco

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Inviato - 21/09/2007 :  15:04:52  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
ok, signor Massimo Rosario Paterna.
penso che in futuro avremo modo di dialogare, però non vedo alcuna risposte alle domande che le avevo posto.
saluti


vasco rossi
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MRP

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Inviato - 21/09/2007 :  15:37:17  Visualizza profilo
Signor Michele, tutte le sue domande hanno una risposta nei miei interventi. Non so cosa lei vuole sapere precisamente e speficatamente.
Cordialmente
Massimo Rosario Paterna
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vasco

59 Messaggi

Inviato - 25/09/2007 :  18:45:42  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
quote:
Originalmente inviata da MRP

Signor Michele, tutte le sue domande hanno una risposta nei miei interventi. Non so cosa lei vuole sapere precisamente e speficatamente.
Cordialmente
Massimo Rosario Paterna



Nel rinnovarle i miei saluti Dott. mrp le chiedo se quando in allegato è la risposta alla mia domanda?

se è la risposta, il ministro Di Pietro direbbe...... e che ciazzecca!!!

Ero solo curioso di sapere se avevo capito bene chi fosso il personaggio in questione.

chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

se lei è lo scrittore avevo voglia di fare due chiacchiere,sempre che lei abbia voglia di comunicare con me.
i temi che volevo trattare sono molti, e diversi tra loro.

ad esempio: cosa ne pensa della crisi di riesi?

il probblema emigrazione?

quanti dei nostri genitori hanno lottato per assicurare un futuro ai loro figli,blindando i posti di lavoro delle miniere, (dell'ente minerario siciliano) trasformarle in musei minerari prima che le chiudessero, come è stato fatto in altre regioni,(vedi la Sardegna).
solo oggi si scopre che le miniere possono essere sfruttate diversamente, e quindi possono essere delle attrattive turistiche.

di chi le colpe? se queste ci sono?

la politica a riesi perchè non decolla?

perchè questa voglia di associazionismo che in questo momento sembra di moda a riesi?

lo so che parlare con vasco rossi diventa difficile ma uno sforzo lo potrebbe fare.
a volte rifuggiarsi nell'anonimato permette di dire cose difficili da dire altrimenti.

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SIG. MASSIMO ROSARIO PATERNA

Le domande le avevo già poste, e sono precise e coincise.
La vedo troppo restia nelle sue risposte, forse perché in molti lo attaccano?
Una delle cause potrebbe essere data dal fatto che lei mortifica le persone?
Credo che lei oggi possa far comprendere a tutti noi che dialogare con lei si può, senza per forza giocare a carambola, come mi sembra di capire leggendo altre pagine del portale.
Secondo il mio modesto parere il confronto diretto rende il dialogo più aperto, sincero, e costruttivo.

Saluti vivissimi



vasco rossi
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Massimo Rosario Paterna

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Inviato - 26/09/2007 :  15:02:55  Visualizza profilo
Signor Michele, come le scrivevo, quanto lei intende sapere può leggerselo tranquillamente in questo spazio. In tutti i miei articoli troverà le risposte che desidera. Dato che lei dice di essere per metà rijsano, dovrebbe conoscere parte della sua stessa natura. Nelle sue domande sonoimplicite le risposte. Se lo ricordi!Come avrà notato, da qualche tempo non scrivo (e nmmeno leggo questo Sito). Troppi egocentrismi e bla bla bla. Nessuno sa stare al suo posto. Nessuno con l'umiltà di riconoscere che, solo facendo onestamente e sino in fondo il proprio dovere, è forse possibile cambiare la socieà in cui si vive. Tutti voglio essere essere tutto e tutti. Troppa gente inquadrata nei bassifondi della DC, del PSI o di chissà quale alro partito della "prima repubblica" ora tutta pronta a moralizzare o a fare e disfare. Non hanno nemmeno il buon senso si pensare che tutti sanno quello che facevano quando a Riesi spadroneggiavano certi loschi personaggi della vita politica, collusi con mafiosi matricolati. Mi pare che molti fossero loro amici. Non li criticavano. Pertanto, come possono ora essere credibili all'opinione pubblica? Che ben vengano personaggi come Grillo. L'Italia e Riesi nel suo piccolo hanno bisogno di loro e, soprattutto, dell'opera della Magistratura. E' possibile che in un paese mafioso, la cui Amministrazione Comunale, in pochi anni commissariata diverse volte, nessun faccendiere o politicante abbia pagato il conto alla Giustizia? Dobbiamo ora sostituire quei faccendieri coi i loro rispettivi portaborse? A lei l'ardua sentenza!
Saluti
Dr. Massimo Rosario Paterna
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Massimo Rosario Paterna

6 Messaggi

Inviato - 01/10/2007 :  15:38:46  Visualizza profilo
Signor Michele, dal suo silenzio deduco che non è interessato a dialogare col sottoscritto. Forse lei non è poi quella persona che dice di essere. E' un anonimo? E' una di quelle tante persone complessate che insultano ripetutamente chi è superiore a loro? E' una di quelle persone immorali che dovrebbe spaventarsi della sua stessa ombra? Molti immorali parlano di moralità, quando sanno perfettamente di avere avuto la fortuna di vivere in questi tempi. Vorrei vedere se fossero vissuti nella Riesi di qualche secolo fa e si sarebbero permessi volgarità inaudite senza subire alcuna ritorsione. Mah! Lasciamo perdere e commiseriamoli. Posso solo consigliare di rivolgersi a qualche analista. Nelle loro teste c'è qualcosa che non va.
Dr. Massimo Rosario Paterna
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vasco

59 Messaggi

Inviato - 02/10/2007 :  19:10:42  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Egregio Dott. Massimo Rosario Paterna.
Nel salutarla volevo ricordare a lei che il sottoscritto ha una voglia matta di dialogare con le persone di questo sito lei compreso.
Infatti, il mio primo interlocutore è stato proprio lei, solo che per avere un primo cenno di vita da parte sua ho impiegato tre settimane, poi ho dovuto perdere l'anonimato per avere un minimo di colloquio, alla fine della fiera lei mi risponde, vatti a leggere tutti i miei mex e troverai le risposte, che cercavi.

Vede, e come se io vado da un prete, a fare delle domande sulla fede e mi risponde leggi la bibbia e trovi le risposte che cerchi.
Una cosa si evidenzia dalla sua risposta, che lei e un esperto della comunicazione.
A dire il vero si capisce nei suoi mex.
Infatti, nel non rispondermi rilancia la discussione formulando una domanda.
Se devo essere sincero in molti su questo sito usano metodi strani per comunicare.
Questo privilegio non e solo suo lo deve condividere con atri frequentatori del sito.

Se non ho capito male, qualcuno gioca a carambola, quasi avesse paura di dialogare con il diretto interessato, usando amici e compari di turno.
Eppure sono persone che scrivono in continuazione, basti vedere il numero di mex fatti.
Persone che si riempiono la bocca dicendo io faccio, io penso, io dico che…..a me sembrano persone egocentriche, in cerca di visibilità, persone che hanno paura dell’anonimato.
Persone che devono riscattare qualcosa della loro vita, e allora devono dimostrare d’essere capace, e di non essere quello che fino ad oggi le persone pensano di loro. Ma cosa avranno mai fatto di male o di vergognoso, per accanirsi a dimostrare che sono capaci a tutti i costi.
mi sembra di vedere una vignetta, dove Ercole sorregge il mondo, e se lo lascia tutto va a rotoli.
credo che ognuno di noi deve conoscere i propri limiti e dev'essere più umile, il gioco della carambola forse lo avranno imparato a riesi al bar di Capizzi, sa, quello che era sulla piazza di riesi, dove giocare di sponda era sinonimo di destrezza.
Ma nella vita comune bisogna essere onesti e giusti, bisogna avere un dialogo schietto e leale, altrimenti tutti quei valori villantati a destra e a manca vanno a farsi friggere, e si diventa meno credibile di quanto si è già.
saluti e alla prossima.

quote:
Originalmente inviata da Massimo Rosario Paterna

Signor Michele, dal suo silenzio deduco che non è interessato a dialogare col sottoscritto. Forse lei non è poi quella persona che dice di essere. E' un anonimo? E' una di quelle tante persone complessate che insultano ripetutamente chi è superiore a loro? E' una di quelle persone immorali che dovrebbe spaventarsi della sua stessa ombra? Molti immorali parlano di moralità, quando sanno perfettamente di avere avuto la fortuna di vivere in questi tempi. Vorrei vedere se fossero vissuti nella Riesi di qualche secolo fa e si sarebbero permessi volgarità inaudite senza subire alcuna ritorsione. Mah! Lasciamo perdere e commiseriamoli. Posso solo consigliare di rivolgersi a qualche analista. Nelle loro teste c'è qualcosa che non va.
Dr. Massimo Rosario Paterna




vasco rossi
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