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MRP

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Inviato - 18/07/2007 :  19:22:27  Visualizza profilo
AH, SE CI FOSSERO QUELLE SANTE STRISCE BLU O SE TOGLIESSERO QUEI CASSONETTI DELLA SPAZZATURA DALLA PIAZZA!


Lo stato di totale abbandono e di precarietà del paese, segnalato qualche mese fa dai rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine e ribadito in questo Sito dal sottoscritto, era stato tanto stigmatizzato. Spaventandosi di sbagliare nel replicare a carabinieri e poliziotti, alcuni hanno raggirato l’ostacolo, considerando troppo esagerate le segnalazioni. Erano stati, addirittura, negati alcuni preoccupanti campanelli d’allarme. Poi, però, le brillanti operazioni antimafia hanno sconfessato tante inutili critiche e la solita retorica vittimista, confermando la tesi dei sindacati di polizia. Quello che ieri ho avuto modo di leggere su un articolo de La Sicilia sembra, per l’ennesima volta, screditare tanti acuti analisti. Anche il nuovo Comandante dei Vigili Urbani, il dott. Giorgio Ruta, a quanto pare, per alcuni aspetti, non sarebbe poi tanto distante dalle posizioni dei rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine. Riporto testualmente alcuni passi dell’articolo:

Arrivato a Riesi il 2 luglio - ha detto il neo comandante- ho trovato una città in una situazione d'invivibilità e carente delle più elementari norme urbane: mancanza di segnaletica stradale, controllo della viabilità mal regolamentato, cattiva propensione al rispetto delle più semplici norme di sicurezza. La prima fase della mia attività - dice il dott. Ruta - è stata, quindi, indirizzata alla conversazione, parlare con i cittadini, per far capire l'importanza e il beneficio di certe regole. Questa prima fase che finirà tra qualche giorno sarà continuata da un secondo percorso indirizzato alla sensibilizzazione con avvisi di cortesia ai cittadini per tutte le infrazioni che ausiliari e vigili urbani riscontreranno. Dopo quest'ultima fase inizierà il momento repressivo e di controllo con multe e contravvenzioni.

In altre parti dell’articolo traspare tutto lo stato di sofferenza dei commercianti, pronti ad attribuire certe loro problematiche lavorative alla mancanza di strisce blu, da loro considerate una sorta di toccasana e di deux ex machina. Da quanto si evince (SPERO PROPRIO CHE NON CORRISPONDA AL VERO!), lamentano il traffico poco regolamentato nelle vie centrali e le soste ‘ad muzzum’, invocando la necessità di avere delle strisce blu.
Rijsani, se da questo momento in avanti circolerete con difficoltà per le vie del vostro paese, sappiate a chi dovete dire grazie. Sappiate che questo è il prezzo che dovrete pagare: RIMANERE A CASA O PAGARE UNA TASSA DI SOSTA! Tra non molto tempo anche voi avrete l’ingiusta e vessatoria ‘tangente’ delle strisce blu. Questa è buona! Tra le mille difficoltà e problematiche, ci mancavano solo quelle a Riesi. Ma, il ‘grosso centro metropolitano’ rijsano non ne può davvero fare a meno?
Gli insuccessi dei commercianti sono davvero attribuibili alla mancanza di tali strisce? I rijsani hanno sempre trovato utile ai propri gusti e alle proprie tasche acquistare quello di cui necessitavano e necessitano in altri centri vicini. Canicattì e Caltanissetta sono sempre state le loro mete preferite, ma, a seconda dell’acquisto, non da meno sono state gli altri paesi vicini. Ricordo, per esempio, una cosa che mi capitò qualche anno fa. Non dico cosa ho acquistato per non parlare della categoria commerciale. Dico solo che necessitavo di una cosa in particolare. Sono andato in diversi esercizi commerciali di Riesi e la cosa costava da un milione al milione e trecentomila lire della vecchia moneta. La stessa cosa alla fine l’ho acquistata a San Cataldo, al costo di cinquecentomila lire. Incredibile ma vero, cioè a meno del 50%! Se molti rijsani acquistano la carne o le bombole del gas a Mazzarino ci sarà pure una ragione. Non credo che sia la mancanza di strisce blu a ‘costringere’ la gente ad acquistare dove gli pare e piace. Se i rijsani hanno sempre acquistato al mercato settimanale e non nei negozi del paese ci sarà pure una ragione. Invece, di invocare provvedimenti eccezionali, come quello del far mettere le ingiuste strisce blu, che farebbero solo del male solo a tanta semplice e povera gente, ogni singolo commerciante dovrebbe chiedersi ‘come mai i miei concittadini non entrano nel mio negozio e acquistano nei paesi e nelle cittadine vicine?’ E che finiscano di fare le vittime e di accusare i rijsani di essere ‘amanti dei forestieri’, perché quelle poche attività o esercizi che offrono competenza, cortesia e assortimento hanno abbastanza clientela da attirare amici di altri paesi. Semmai, sono i piccoli e medi commercianti a lamentarsi. Se nell’era della globalizzazione i piccoli negozi di generi alimentari si trovano a concorrere con quanti fanno parte di grosse catene distributive, (COOP, SIDIS e altro) che c’entrano le strisce blu? Se un capo d’abbigliamento o un paio di scarpe che soddisfino i gusti e le esigenze dei molti a Riesi è quasi impossibile trovarli che c’entrano le strisce blu? Se a Riesi è diventato quasi impossibile acquistare carne macellata fresca che c’entrano le strisce blu? Se negozietti di pochi metri quadrati non hanno sufficiente spazio per accogliere merce, soprattutto quella giovanile, che soddisfi certi gusti, che c’entrano le strisce blu? Personalmente sono in disaccordo con queste vere e proprie ‘tasse’, che impediscono ai cittadini di potere liberamente circolare per le strade del proprio centro. Bisogna, invece, mettere la segnaletica laddove manca e potenziare l’organico dei Vigili Urbani. Il provvedimento più sacrosanto e legittimo, comunque, potrebbe essere quello di installare per le principali vie del centro delle videocamere, collegate alla Stazione dei Carabinieri e a quella dei Vigili Urbani. Se i giovani circolano in controsenso sui motorini e senza indossare il casco o se gli automobilisti non indossano la cintura di sicurezza è forse l’ennesima colpa della mancanza di strisce blu? Se le strade del paese sono trasformate in bazar dagli ambulanti abusivi è forse colpa della mancanza delle strisce blu? Se alcuni giovani imbrattano i muri della piazzetta don Paolo Giacomuzzi è ancora colpa della mancanza di strisce blu? Se alcune persone buttano la spazzatura ‘ad muzzum’, al punto tale da ‘costringere’ a mettere i cassonetti della Nettezza Urbana in Piazza è dovuto alla mancanza di strisce blu? Se in estate la piazza principale del paese, anziché in un luogo di incontri e di aggregazione, in tarda serata si trasforma in un immondezzaio di “scorci di ciciri, luppineddi, miricanella’ e di bottiglie vuote di birra, è colpa della mancanza delle strisce blu? Quello che, a mio modesto parere il paese necessita, è l’educazione civica e civile. E quella, deve partire dall’alto e senza il bisogno di imporre un’ennesima gabella ai cittadini. A meno che non si intenda far cassa, bisogna incentivare i controlli, aumentare le multe e i sequestri dei motocicli che impennano e scorazzano per tutte le ore del giorno e in tutte le strade del paese. Altro che strisce blu! Quelle vanno bene in un secondo momento, quando il centro (ALMENO) venga trasformato in un piccolo ‘salotto’. Che si estirpino, per esempio, tutte le erbacce di vicoli e stradine. Almeno chi viene da fuori non si fa una cattiva impressione.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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Salvatore

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Inviato - 18/07/2007 :  21:10:17  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Come mai ad accorgersi delle defezioni di un paese ormai allo sbando, sono soltanto coloro i quali non vi abitano? (Messana, segretario dei DS, Associazione Libera, Comandante dei vigili urbani, ecc…) E’ l’ennesima “strigliata” fatta da persone che non vivono a Riesi. Perché? E’ possibile che i residenti non si accorgano di nulla? Caro Sasà, visto che sei l’unica voce fuori dal coro, per favore, potresti spiegarmi meglio questo arcano mistero?



Cari saluti

Salvatore Granata
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MRP

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Inviato - 19/07/2007 :  09:07:09  Visualizza profilo
quote:
Originalmente inviata da Salvatore

Come mai ad accorgersi delle defezioni di un paese ormai allo sbando, sono soltanto coloro i quali non vi abitano? (Messana, segretario dei DS, Associazione Libera, Comandante dei vigili urbani, ecc…) E’ l’ennesima “strigliata” fatta da persone che non vivono a Riesi. Perché? E’ possibile che i residenti non si accorgano di nulla? Caro Sasà, visto che sei l’unica voce fuori dal coro, per favore, potresti spiegarmi meglio questo arcano mistero?



Cari saluti

Salvatore Granata




Carissimo Salvatore, tutte le domande hanno una risposta, comprese la tue. I quesiti che poni intrigano e meritano ampie analisi, anche se mi rendo conto che un semplice articolo o una pubblicazione non sarebbero sufficienti a delineare un quadro antropologico obiettivo. Non intendo commettere l'errore di quanti hanno la pretesa di tracciare quadri assoluti e ben edificanti, quando in realtà realizzano delle vere e proprie autocelebrazioni, inconcludenti e per niente costruttive. Sono sempre stato e resto dell'avviso che un'opera debba stimolare autocritiche e non celebrare o 'cantare poeticamente l'inferno'. In tal caso, certe considerazioni non hanno senso di essere pubbliche e si rivelano solo sterili e improduttive.
Ma, ritornando a quanto da te sollevato, proseguo nel discorso. Il rijsano non è una persona cattiva o diversa da quelle degli altri centri. Anzi! E’ un siciliano verace, schietto, aperto, pronto a darti tutto ma, contemporaneamente, duro e spietato. Ha sempre vissuto in un ambiente isolato, in un fosso tra le colline dell’entroterra. Pensa un po’ che dal ‘Belvedere’ di Niscemi, da cui si possono ammirare le bellezze paesaggistiche di Gela, Butera e Mazzarino, si intravede appena la Vasca di Monte Veronica e le cime dei condomini di contrada Giarratana. Noti bene dall’alto come sia imperverso il luogo e deduci facilmente quali potevano essere le condizioni di vita di chi vi doveva vivere sino a 70 o 80 anni fa.
Nella sua tesi di laurea, pubblicata nel 1905 da un editore napoletano, Gaetano Baglio raccontava dettagliatamente come gli abitanti di quel luogo vedessero aggravare le proprie condizioni di vita per il pessimo lavoro che svolgevano. Essere solfataro nel 1700 o nel 1800 non era certo facile. Se, poi, si considera che Riesi sorge geograficamente nel cuore del latifondo siciliano, dove intellettuali e ricercatori degli ultimi secoli hanno concordato all’unanimità che lì nacque e proliferò il fenomeno mafioso, ti rendi conto di come sia diventato nel tempo il rijsano: una persona docile e pronta a darti tutto, ma ad un tempo difficile da gestire, chiusa, imprevedibile e dura. Ma, si sa, ogni medaglia ha il suo rovescio. Il rijsano, come gli abitanti di molti altri centri minerari, è sempre stato diverso dagli abitanti dei paesi agricoli. Mazzarino, Butera, Barrafranca ed altri centri ancora avevano si molte analogie con Riesi, eppure qualcosa di diverso c’era. Il rijsano si distingueva per la sua costante fierezza e testardaggine che, il più delle volte, lo induceva a sragionare e a non essere particolarmente incline alla dolcezza e all’obiettività. Anche oggi le cose non stanno diversamente. Sono piccoli esperimenti quotidiani che mi inducono ad affermarlo. Osservando attentamente i compaesani pendolari e quelli ormai stabiliti a Gela da più anni (due modelli di rijsani completamente diversi fra loro) e il loro modo di interagire con gente culturalmente e antropologicamente ‘diversa’, ho potuto riscoprire la ‘rijsanità’, con tutti i suoi pregi e difetti. Quando vivi fuori Riesi, ma sempre in Sicilia, puoi veramente capire cosa siano Riesi e i rijsani. Questa è una sensazione che, tra i vari critici del Sito, puoi meglio comprendere tu. Tu vivi in Sicilia e non certo fuori, legando alla rijsanità più di quanto non si possa immaginare. Non sono certo squallide e fredde sagre a ridare un certo gusto. Tu, in Sicilia, vivi a contatto con la rijsanità e con siciliani che usano il tuo fonema, assaporano gli stessi sapori e respirano la tua stessa aria.
Questa secolare situazione, checché se ne possa dire o scrivere, è il vero substrato culturale e mentale del rijsano.
Negli ultimi due secoli i Valdesi hanno cercato di imprimere una crescita. Il loro più importante tentativo di dare una svolta è stato quello operato dal pastore Tullio Vinay. Questi, nello stabilirsi nel centro e nell’assumere la cura della comunità Valdese, creava un gruppo, detto ‘Servizio Cristiano’, con obiettivi pragmatici ben precisi. Per tutto l’anno 1962, Vinay e i suoi sette collaboratori studiavano l’ambiente paesano. Partecipando alla vita popolare, dalle strade alle case e alla piazza, individuavano la radice del male sociale rijsano nella mancanza di fiducia nelle istituzioni e nel relativo e consequenziale atteggiamento di rassegnazione. Allo scopo di renderle speranzose e fiduciose, si prefiggevano di rincuorarle e risollevarle dal loro stato d’abbandono con decisioni pratiche. Vinay e i suoi collaboratori concretizzavano la loro opera di ‘servizio’ su una collinetta poco distante dal paese, denominata ‘Monte degli Ulivi’. Qui, tra il 1962 e il 1968, venivano realizzate una serie di infrastrutture, progettate dal prof. arch. Leonardo Ricci dell’Università di Firenze e destinate a diventare l’unico elemento propulsore della realtà locale negli anni Sessanta e Settanta: un asilo infantile, una scuola elementare, una fabbrica di frese, una scuola per apprendisti meccanici, una biblioteca, una sala per conferenze, due case comunitarie e un atelier per ricamo. Seguivano, poi, altre interessanti iniziative come un Centro agricolo d’avanguardia. L’infermeria, comprendente un Ambulatorio pediatrico, era invece realizzata in paese. Queste iniziative venivano consolidate negli anni successivi, con l’istituzione di un Consultorio familiare, dove diventavano operativi un Medico Pediatra, un’Infermiera professionale puericultrice, un’Assistente Sanitaria, un’Assistente Sociale e un Medico Ginecologo. La figura dello Psicologo veniva introdotta nel 1978.
Tutte le iniziative sociali del ‘Servizio Cristiano’, conquistando le simpatie dei ceti popolari e mettendo in discussione la ‘forma mentis’ del popolo rijsano, sempre ‘manovrato’ dai delinquenti matricolati e dai loro amici e complici politici, non potevano passare inosservate ai preti e al ceto benpensante. Tanto i primi quanto il secondo, nel tentativo di screditare l’operato del Vinay e dei suoi collaboratori, portavano avanti una dura campagna denigratoria. L’acme dell’intolleranza veniva raggiunto nel preciso momento in cui un 'promettente giovane prete guaritore' e alcuni bigotti personaggi della cosiddetta prima repubblica rijsana, responsabili dei tanti mali di oggi, organizzavano un dibattito pubblico, durante il quale gli evangelici venivano attaccati cinicamente e vergognosamente come mai era successo nella storia di Riesi.
Caro Salvatore, con questo lungo discorso voglio semplicemente dirti che i rijsani spesso vogliono sentirsi dire rose e fiori. Non intendono mettersi in discussione e criticano duramente quanti si permettono di farlo. Tentano di isolare queste persone, li etichettano, li giudicano e, se possibile, cercano di screditarli con i più offensivi e bassi metodi.
Riguardo alla sacrosanta domanda che poni, ‘come mai ad accorgersi delle defezioni di un paese ormai allo sbando, sono soltanto coloro i quali non vi abitano?’, la risposta risiede in tutto quello che ho scritto. Tu hai mai visto una persona, che non si guarda mai allo specchio ed ha la gobba, riconoscere il proprio difetto? E, ammesso che si guardi allo specchio, credi proprio che farebbe un’ammissione che considererebbe ‘compromettente’? Volendo usare una metafora, ti rispondo con una semplice domanda: come possono alcuni individui riconoscere certi situazioni ‘quannu janu cravuni vagnatu?’ Come vedi non si tratta di un chissà quale arcano mistero.
Affettuosamente Massimo Rosario Paterna
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Ros

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Inviato - 19/07/2007 :  15:35:55  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Omertà o paura?

Più che omertà, che interessa una parte, direi che si tratta di paura perché la mafia è un Gruppo sociale terrorista, utilizzato da un certo stato (dai feudi terrieri a quelli elettorali) che dal terrorismo ha tratto e cercherà di trarre stabilità conservatrice.
Fin quanto non si percepisce la valenza terroristica della mafia, avvallata da certi poteri economici, politici e tonacali, non ci sarà presa di coscienza.
Non giustifico, ma neanche posso biasimare la paura che tocca ognuno di noi perché i governi, anche gli ultimi, fanno finta di niente perché gli fa comodo.
La mafia criminale, che tutti noi conosciamo e temiamo, è solo una componente ed è la meno forte anche se la più manifesta per le nostre paure.
Fin quanto non ci sarà una politica chiara e netta di lotta alla mafia e/o mafie, l'omertà sarà la scusa per celarsi, scaricando sulla popolazione inerme, responsabilità altrui.
Per fortuna la Rai ha ricominciato a porre il problema mafia in primo piano con eccellenti trasmissioni e bravissimi giornalisti.
"W l'Italia Diretta" di Riccardo Iacona, ha fatto vedere come i nostri governi governano la mafia; e siccome questo viene percepito dalla popolazione quello che viene fuori è l'apparente omertà, ma in relatà è paura che genera sfiducia.
L'omertà interessa i mafiosi e i loro accoliti, la paura riguarda tutto il resto.
La paura si supera quando c'è certezza e non ambiguità se non addirittura sfacciata ed evidente indifferenza per calcolo politico.

Bisogna accusare i bastardi al potere vero e non la popolazione ormai disillusa da governi fantoccio di un'Italia illegale e immorale che impone se stessa con i mezzi delle belle facce di parlamentari che fanno schifo e di imprenditori che fanno pena, per non parlare delle lunghe tonache, fatta eccezione alcuni, che fan finta di niente e perdonano tutto: Basta la famiglia!.


Rosario Riggio
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Salvatore

137 Messaggi

Inviato - 19/07/2007 :  22:41:43  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Carissimo Sasà, la tua analisi mi prova pressoché d’accordo. Tuttavia molti sono gli interrogativi e le domande che spesso mi pongo e che, al momento, non trovano nessuna risposta. Come tu stesso hai avuto modo di scrivere, non basta né un articolo né una pubblicazione per poter approfondire gli aspetti socio-antropologici della nostra cittadina. Soffermandomi a riflettere, però, mi sovvengono spontanee alcune considerazioni sulla situazione socio-economica e culturale contemporanea e su quella passata. Nonostante le molte difficoltà - che tu stesso hai avuto modo di evidenziare – derivanti da una serie di fattori quali: l’isolamento fisico, un’agricoltura latifondistica, la miniera, non come causa, ma come effetto per la misera condizione in cui vivevano i solfarai; la comunità ha sempre reagito e come scrisse il Ferro, “ha fatto sempre da se progredendo”, risollevandosi più volte dai momenti di dura crisi socio-economica. Questo, purtroppo, oggi non avviene. Come mai? Forse manca quello spirito che da sempre ha animato i nostri predecessori? O magari si è perso quel senso di identità che contraddistingue una comunità? O ci sono altri fattori, come la mafia e la corruzione che hanno determinato questo stato di cose? O la mancanza di una classe politica e dirigenziale che, purtroppo, fino ad oggi, non ha saputo fare il tanto sperato salto di qualità? Probabilmente sono tutte queste cose messe insieme, o forse nessuna?!
Ad ogni modo, i dubbi restano, quesiti che meritano un approfondimento serio e coerente senza proclami o prese di posizione. Riflessioni pacate, costruttive che ci portino a vedere le cose con serena coscienza e a farci riflettere sui mali per cercare, tutti insieme, di risanarli.


Cari saluti

Salvatore Granata
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MRP

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Inviato - 20/07/2007 :  10:44:10  Visualizza profilo
RIFLESSIONI SUL GIORNO DOPO


La ‘comprensibile paura’ di tanti comuni cittadini non può essere biasimata da nessuno. L’apprensione originata dall’arroganza e dalla violenza di tanti spacconi e ignoranti criminali allo stato brado è compresa perfettamente. Non sono, invece, per niente giustificabili gli atteggiamenti vittimisti e negazionisti. Quelli con la ‘paurosa omertà’ non c’entrano nulla. Un conto è non prendere posizione e manifestare il proprio dissenso a certi fenomeni con grande arguzia e intelligenza, ANCHE STANDOSENE IN SILENZIO, altro conto è invece quello di dire ‘non è vero’, ‘tu esageri nelle tue descrizioni’, ‘ti esprimi con toni strani’, etc.
Qualcuno si potrà chiedere come mai ieri non abbia speso due parole in memoria dell’assassinio del giudice Paolo Borsellino, dato che ricorreva l’anniversario della ‘strage di via d’Amelio’. Ebbene, la scelta è stata fatta apposta. Vorrei, infatti, parlare del ‘giorno dopo’, di quel terribile e ‘bello’ 20 luglio 1992. Quel giorno, sebbene a caro prezzo, la Sicilia si svegliava con maggiore autocoscienza. Proprio quella mattinata, mi ero recato a Palermo. Ricordo perfettamente il malumore generale della gente comune. Si respirava per strada un’aria diversa. I muri della città erano tappezzati da locandine inneggianti Borsellino e Falcone. Ovunque, comparivano scritte con vernice nera e rossa slogans contro i mafiosi. E questo accadeva mentre tutto il gotha di Cosa Nostra era ancora libero. Sino a qualche anno prima era impensabile che i palermitani arrivassero a questo. Eppure quel 20 luglio lo fecero. QUESTA E’ STORIA. Mi colpì la reazione della gente comune che, da lì a poco tempo, sarebbe scesa con maggiore abitudine e frequenza in piazza.
Mi piacerebbe che tanti opinionisti e moralisti piccolo-borghesi si comportassero in questo identico modo, invece di starsene zitti o criticare chi esprime il proprio malumore. E chi può muoversi verso questa direzione se non quelle persone associate che ritengono di fare e sfare a Riesi chissà che cosa? Non possono certo essere i singoli individui. Invece, il silenzio totale. Si preferisce parlare della mafia in generale, ma non si pensa o nemmeno sfiora la mente come muoversi per svegliare le coscienze. E’ vero che molte problematiche risiedono nell’atteggiamento da avvoltoi delle classi dirigenti che hanno governato in passato. Però, se ci si ferma solo a questa considerazione, non se ne conclude nulla. Si assume lo stesso tono dei deputati meridionali di qualche secolo fa, pronti a riempirsi la bocca di chissà quali grandi passati storici e di essere vittime dell’ingiusto sistema vessatorio organizzato dai Piemontesi all’indomani dell’unità italiana. Se si continuano a cantare le gesta di Riesi come quelle dell’antica Siracusa che contributo si da alla collettività? ZERO TOTALE! Se non si ha il coraggio di evidenziare certe problematiche, per cercare di individuare i possibili rimedi, si rimane in una situazione di vera e propria impasse. Il mondo associazionistico, pertanto, per quello che può, deve suonare la carica. Quando assassinarono Falcone e Borsellino, a Palermo si organizzarono manifestazioni di grande eco. Cosa si è pensato di fare, invece, a Riesi di fronte a tutto quello che è successo? Non è possibile che le varie associazioni debbano limitarsi a pensare come organizzare il tempo libero in paese nei mesi estivi. D’accordo che si tratta di associazioni di emigranti, ma sarebbe opportuno che queste si muovessero in sinergia con quelle locali. RIESI NON DEVE APRIRE I BATTENTI ALLA FINE DI GIUGNO PER POI RICHIUDELI DOPO IL FERRAGOSTO E, PER QUALCHE RITARDATARIO, DOPO LE FESTIVITA’ DELLA MADONNA. Che ci si adoperi, invece, per sensibilizzare i giovani, cercando di educarli a un’idea civica sana e genuina, indipendentemente dai colori politici o dalle provenienze religiose. Riesi ha i mezzi e le risorse per emergere, ma senza l’aiuto di qualcuno non va da nessuna parte. Si ricordi, però, che non si riemerge dal fondo chiudendo gli occhi, ma spalancandoli a più non posso. Narrare Riesi come una sorta di ‘paradiso terrestre’ è un’operazione inutile e intellettualmente amorale. Non giova a nessuno, poiché crea aspettative e illusioni nella gente comune, specie in quella che vuole solo sentirsi dire che tutto è ok, che le problematiche del paese sono identiche a quelle del resto d’Italia e che quindi non ne vale la pena di porle in essere o, addirittura, che i ‘panni sporchi si lavano in famiglia’. Amare il proprio paese significa avere il coraggio di andare al nocciolo del problema e sviscerarlo. Ma, come accennavo prima, per paura, si prendono delle giustificate distanze. Che si abbia, però, solidarietà con chi rema controcorrente e potrebbe dare un'importante mano d’aiuto, tipo l’Associazione Antimafia Libera. Che si lasci fare la politica a chi ne ha le competenze e ci si adoperi in quei campi in cui si può essere capaci. DIAMO A CESARE QUEL CHE è DI CESARE. E’ proprio necessario stigmatizzare le iniziative di chi rischia in prima persona, facendole apparire inutili e superflue? Ma, dico, vengono letti i giornali? Si è a conoscenza di cosa accade REALMENTE a Riesi? Oppure si casca dalle nuvole, come i personaggi di quella divertente pubblicità sul caffè, dove tutto è apposto e tutti vivono felici e contenti?
Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 20/07/2007 :  18:30:38  Visualizza profilo
SOMMATINO DICE "NO" ALLA MAFIA...... E RIESI?

Dopo la brillante operazione di polizia e carabinieri, che ha portato all'arresto del mafioso sommatinese Calogero Pulci, ex pentito, Sommatino è scesa in piazza. Una viva manifestazione antimafia si è snodata per le principali vie del centro, con un solo e chiaro intento: protestare.
Sommatino è un centro molto simile a Riesi, con una storia parallela, contrassegnata da problematiche del mondo solfifero e da dure lotte contadine. Come mai gli amici sommatinesi sono riusciti a indignarsi a quello che stava succedendo? E quello che è successo a Somamtino, cioè il tentativo del mafioso Pulci di riorganizzare Cosa Nostra, non è niente in confronto con quanto successo a Riesi: SCIOGLIEMNTO DEL CONSIGLIO COMUNALE, ARRESTI IN MASSA e CANTATE UNICHE. Tutte questi eventi cosa sono in rapporto a quello sommatinese? I sommatinesi sono scesi in Piazza per molto meno, cosa dovrebbero fare i cambio i rijsani? Di certo due cose: NON CANTARE IL PARADISO TERRESTRE e DISGUSTARSI PER OGNI INIZIATIVA FESTAIOLA FUORI LUOGO. C'è quando bisogna fare sul serio e quando si può bere vino a volontà, mangiando muffuletti e tarallucci.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 22/07/2007 :  12:14:09  Visualizza profilo
GRAZIE AL GARANTISMO


Molti "cu lu cravuni vagnatu" si pigliano la briga di parlare di "garantismo", quando nemmeno sanno cosa sia. In linea di principio, potrei anche essere d'accordo con loro. Praticamente, però, no! La realtà è pervasa da tanti "figli di mignotta" che meriterebbero di essere fucilati, altro che cavili e cavilletti "garantisti". Purtroppo, questa è l'Italia e, grazie al "garantismo", riescono a far breccia le prese di posizione negazioniste e vittimiste. Ma vi immaginate come sarebbero andate le cose se il "garantismo" avesse condizionato e carattetizzato alcuni grandi fatti storici come, per esempio, la Rivoluzione Francese?
Se la mafia non è "garantista", ma violenta, incivile, disonorata e assassina ed è in perenne lotta con la società civile e le sue istuzioni, perchè quest'ultime dovrebbero preoccuparsi di "garantire" certi soggetti? Per certa gente ci vorrebebro due cose: o il plotone d'esecuzione o di essere rinchiusa nel più sperduto carcere, con la chiave della cella poi gettata in un pozzo introvabile e murato. Qualcuno potrebbe obiettare che tutto ciò accada "in nome del nobile ideale civile". Beh, isolare il marcio ed estirparlo con tutti i mezzi possibili personalmente lo considero un atto di grande civiltà. Nel corso della storia umana il male non è mai stato battuto con le belle parole, ma anche con decisioni estreme. E, poi, vorrei proprio vedere tutti i negazionisti e vittimisti cosa penserebbero del "garantismo" se fossero toccati in prima persona! Ci sarebbe davvero da ridere. Troppo bello dire cosa sia giusto da cosa non lo sia, specie se si parla degli altri, anche se i malavitosi in circolazione sono una minaccia costante per ognuno di noi. Che almeno si invochi un rafforzamento delle forze dell'ordine.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 22/07/2007 :  21:18:50  Visualizza profilo
SIAMO ALLE SOLITE


Un’affascinante scoperta sembrerebbe caratterizzare il pensiero e l’azione dei soliti politicanti, pronti a strumentalizzare le problematiche idriche di Riesi. Come mai, quello di criminalizzare l’Ato idrico, sembra essere diventato lo sport preferito di alcuni? Questo organismo ha certamente delle responsabilità, ma la morale non può e non deve provenire da quelle aree che sarebbero felicissime di spartirsi il suo controllo amministrativo. Quando qualche anno fa c’era la corsa a chi sarebbe dovuto diventare Membro del Consiglio d’Amministrazione e i partiti politici dell’area governativa si “scornavano” per piazzare i propri figliocci, nessuno diceva niente. Nessuno di loro si sognava di moralizzare. Ora, invece, le cose sembrano essere cambiate radicalmente. Misteri della politica! Quando a Riesi l’acqua mancava per intere settimane, le tubature di qualche strada stranamente si rompevano in estate e con un cadenza davvero unica, per consentire lavori di manutenzione straordinaria alla stessa ditta che provvedeva all’erogazione, nessuno di quei partiti o politicanti “pipitiavano”. Nessuno metteva in evidenza una contraddizione di fondo, cioè che manutenzione ed erogazione del sistema idrico di Riesi erano affidati ad una stessa ditta, anziché a due diverse. Strano no? Ora è facile imprecare contro il solito istituto di turno. Quando mai a Riesi è arrivata tanta acqua? Quando mai Vigili Urbani e Carabinieri hanno sequestrato camion con autobotti e cisterne abusive che trasportavano acqua? Quando mai è stata presa una multa a chi sperperava acqua, irrigando i propri giardini o lavandosi le proprie automobili per le strade, rendendo così poco igienico l’ambiente? Mah! Misteri di Riesi, che i politicanti di turno credono o vogliono far credere di risolvere, quando non hanno mai fatto nulla.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 24/07/2007 :  18:47:01  Visualizza profilo
LETTERA APERTA AL WEBMASTER


Carissimo Web, inutile negare l'ennesimo dato di fatto. Gestire un Sito non è facile, sia da un punto di vista economico che dell'impegno personale. Ricordo perfettamente quando il Sito GF cominciò a decollare. In quel periodo, anch'io stavo tendando di attivare uno spazio d'informazione. Riuscii anche a coinvolgere un buon numero di persone. E la cosa avvenne tra tante difficoltà e con un gran dispendio di forze. Il mio spazio non ebbe, poi, lo stesso successo del tuo. Gli impegni professionali non mi consentirono di dedicarmi anima e corpo e per ventiquattrore al giorno allo spazio. Inoltre non possedevo sufficienti conoscenze informatiche e quindi lasciai perdere.
Il tuo spazio negli anni è creciuto a sufficienza per diventare un punto di riferimento di vari rijsani. Inutile, però, negare che questi alle volte fanno di tutto per non far decollare le belle iniziative.
Carissimo Web, hai perfettamente ragione di rammaricarti per i mancati riconoscimenti da parte delle varie Amministrazioni Comunali. Ma, come ben saprai, quelle hanno sempre potuto contare su un proprio Sito (DI CERTO NON ALLA PORTATA DI QUESTO). Come avrebbero potuto giustificare sostegno economico a al Sito e a quello ufficiale del Comune? Bisognava fare una scelta e l'hanno fatta. Che ci vuoi fare? "Nemo profeta in patria". Prima di essere così categorico nelle tue decisioni irrevocabili, vorrei suggerirti di analizzare qualche altra possibilità. Perchè non proponi, per esempio, dei pacchetti pubblicitari alle varie attività rijsane? Non credo che non siano disposte a darti aiuto. E nel loro interesse mantenere vivo e vegeto il loro nome e la loro presenza commerciale. Esistono persone abbastanza lungimiranti da puntare sulla pubblicità, però, da buoni rijsani che minimizzano e senza volerne alle volte non valorizzano, non saranno loro a chiedertela. Sono, invece, convinto che proponendoti direttamente protesti ottenere qualche successo. E' chiaro naturalmente che il Sito dovrebbe uscire da un atteggiamento a dir poco "paesano" e piccolo. Riesi resterebbe si al centro di tutto, ma non nella dimensione chiassosa e rissosa come spesso si vede. Invece di insistere su filamti e fotografia che i rijsani hanno visto e rivisto decine e decine di volte, a mio modesto avviso, potresti proporre filmati di cronaca della durata di pochi minuti. Produrre quotidianamente sul Sito piccoli filmati di interesse generali con tanto di commento, sicuramente attirerebbe un maggior numkero di visitatori e alletterebbe ulteriormente potenziali inserzionisti. Non so se la mia può essere una trovata interessante o meno. E' un'idea che mi è venuta così. Sicuramente tu sei nelle condizioni di poter meglio valutare la situazione e renderti conto se ne vale la pena o meno di portare avanti un progetto per Riesi. Ti auguro, comunque, di valutare bene e di optare per la decisione che riterrai migliore.
Saluti di una buona estate da Massimo Rosario Paterna
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Inviato - 27/07/2007 :  09:36:34  Visualizza profilo
CORREVA L’ANNO.........

Oggi intendo riproporre all’attenzione un importante fatto di cronaca rijsano. Sarò pure ripetitivo, ma mi si consenta di fare in piccolo quell’operazione che ben altri dovrebbero fare. Correva l’anno 1914 e Riesi diventava il “palcoscenico” delle lotte anarco-contadine-solfatare, acquistando una rilevanza superiore a tutti gli altri eventi della cosiddetta “settimana rossa”.
L’anno scorso cercai di ricordare l’evento del 28 luglio 1914, di cui domani ricade l'ennesino silenzioso anniversario, con un articolo che intitolai “La rivolta dimenticata”. Quest’anno, più dell’anno precedente, mi viene di riproporre alla lettera quelle righe. Stupisce proprio che alla vigilia di quell’evento nessun politicante o pseudo associazione “culturale” abbiano deciso di ricordare un episodio perfettamente riconducibile ai gravi fatti che hanno infestato e continuano a infestare Riesi negli ultimi anni.
La rivolta anarco-contadino-solfatara del 28 luglio 1914 non era un’insurrezione popolare di chissà quali dimensioni. Si era trattato, comunque, di un episodio particolarmente significativo, il primo nel suo genere. Mai le masse proletarie, a parte in occasione dei violenti scioperi minerari, a Riesi avevano osato tanto. Tra quest’ultimi e quello del 28 luglio 1914, infatti, ne passava di differenza. Per la prima volta, le forze contadine ed operaie si erano trovate coese e compatte contro l’ingiustizia e la prepotenza. Ma di Giuseppe Butera, che capitanò gli insorti, che resta? Né una lapide e né una commemorazione, specie in questi giorni che ricorrere l’anniversario della rivolta. E allora cosa rimane? Forse la semplice dedica di qualche sezione di partito politico? O forse quell’espressione metaforica e per alcuni aspetti tragicomica e ridicola di "Repubblica di Riesi" (fra l’altro mai usata in nessun atto giudiziario o in una sola cronaca giornalistica del tempo), con la quale certi rijsani si riempiono orgogliosamente la bocca quando conversano con qualcuno non rijsano? Stupisce il fatto che l’idea di ricordare questo episodio della storia di Riesi non venga in mente ai dirigenti della sinistra rijsana, specie a quelli dei partiti politici che si richiamano idealmente al Butera. Come mai non ne approfittano per divulgare qualche volantino o per organizzare qualche dibattito pubblico per parlare dell’evento? E’ del tutto significativo e importante tentare di ricercare le cause e il significato attuale di quella rivolta. Riesi attualmente attraversa un momento problematico e complesso. Con le dovute proporzioni storiche, forse non è tanto esagerato dire che è più difficile di quello del 1914. Ma, mentre le problematiche del 1914 possono anche avere delle attenuanti, quelle attuali no. Oggi viviamo in un’Italia che si vanta di essere democratica e civile, nonché una delle sette grandi potenze industriali del mondo. Tutto questo è sufficiente per non giustificare o tollerare certe situazioni. La crisi del Polo Tessile con le forti ripercussioni disoccupazionali, lo scioglimento del Consiglio e dell’Amministrazione Comunale per infiltrazioni mafiose, gli arresti del gotha mafioso rijasano,le autorevoli operazioni antimafia e le grandi “melodie” dei pentiti dovrebbero, infatti, suggerire riflessioni analoghe a quelle del 1914. E la festività del patriarca San Giuseppe dovrebbe essere un monito. Purtroppo, le cose non stanno così. Il perbenismo piccolo-borghese di tanti arrampicatori sociali da un lato e le riflessioni da libro “Cuore” dall’altro inducono a considerare feste, tavolate e tarallucci il toccasana delle varie problematiche. Tutto ciò fa inevitabilmente sorgere alcune domande: forse la sinistra rijsana dimentica con troppa facilità gli eroi locali e, al vivo e intenso dibattito di una volta, preferisce quella supina tranquillità che rimbecillisce la gente e alla quale hanno sempre fatto riferimento le classi dirigenti di ogni epoca? Perché non commemorare a dovere un episodio della storia rijsana di grande attualità? Forse si pensa che le problematiche d’allora siano del tutto scomparse? Forse non viviamo in una società dove continuano a trionfare con troppa disinvoltura i facili entusiasmi e gli egoismi d’un tempo? Sono cambiati i modi, ma la sostanza è sempre la stessa. Perché allora non trarre insegnamento dalla caparbietà e dall’insistenza che ha spinto uomini come Butera a battersi per la giustizia? Forse ci è stata definitivamente resa quella giustizia per cui un tempo furono pronti anche a rischiare la vita tanti manifestanti?
Io non penso che sia stata solo la miseria a spingere le masse a reagire alle situazioni di malessere. Certo, la povertà ha sicuramente avuto un ruolo di primo piano, ma non ritengo che sia stato l’unico movente. Spesso l’agire umano non ha bisogno di chissà quali incentivi o sollecitazioni economiche. Basta solo un po’ di coerenza con i propri pensieri e con le proprie azioni. E allora? Consideriamo il 28 luglio una data simbolica e di riscatto, specie quest’anno che il paese ne ha davvero tanto bisogno. Le esaltanti elucubrazioni negazioniste da libro "Cuore" non servono proprio a niente e a nessuno.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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Inviato - 30/07/2007 :  16:16:08  Visualizza profilo
EVVIVA IL SOLITO COPIONE DA LIBRO CUORE!


Il vecchio copione è stato rispettato. Tutto è trascorso all’insegna del solito consumismo. Nessuno ha preso spunto da una festività dall’apparente aspetto religioso, per soffermarsi un attimo sulla difficile situazione che attanaglia il paese. Gli inni buonisti del libro “cuore”, per nulla rispecchianti la triste e desolante realtà, la ferrea regola del “chiummu a cu sapi lu jucu”, la latitanza del mondo sindacale, politico, religioso e delle “bande da quartiere” che si contendono una sterile e inutile leadership, tutta fatta d’apparenze e di vanti personali, hanno nuovamente mostrato l’immensa ed enorme cortina di fumo dei rijsani. Pensavo che, almeno questa volta, le cose prendessero una diversa direzione. Purtroppo, non è stato così. L’ennesima bagarre festaiola non ha sortito alcun effetto positivo sulla situazione attuale. Un centro che raddoppia o, forse triplica, il numero dei propri abitanti è una situazione da monitorare e da tenere strettamente sotto controllo. Personalmente non credo che, in seguito alle mille tensioni degli ultimi anni, ci fossero condizioni e premesse per ammassare i rijsani per le strade del paese. Troppo poche le forze dell’ordine che presidiano il territorio. Del tutto inadeguata, in termini di unità, la pianta organica dei Vigili Urbani. Troppo poco servizio igienico-sanitario. Il provvedimento di fare raccogliere la spazzatura dai cassonetti anche nelle giornate di sabato e domenica è sicuramente qualcosa, ma non quello che ci vuole. Le strade del paese vanno spazzate tutte e, soprattutto, ripulite dalle erbacce. Non si può certo pretendere di valorizzare la scalinata di San Giuseppe in occasione dei festeggiamenti dell’omonimo patriarca, senza poi preoccuparsi di provvedere a ripulire e a mettere in ordine la stessa. Anche la Chiesa avrebbe dovuto giocare la propria parte. Inutile trasformare questa festività di fine luglio solo in un momento ricreativo e di svago, privo dello spirito e del profondo sentimento religioso che invece dovrebbe animarla. A meno che non la si consideri un pretesto per questuare offerte ai fedeli.
Questa sera ci saranno i botti. Dai piedi di Monte Veronica la popolazione potrà ammirare il primo vero spettacolo estivo e dell’anno. Allora ci si accorgerà come è andata la questa. Il numero e la qualità dei botti saranno eloquenti. Poi, entusiasta di tanto divertimento, il popolo si recherà in Piazza, ammasserà i locali e trascorrerà l’ennesima serata. Sarà impossibile fare due passi in tranquillità, dato che la Piazza diventerà luogo riservato ed esclusivo di chi non paga per come dovrebbe l’occupazione del suolo pubblico. Le automobili saranno parcheggiate a casaccio e non ci sarà nemmeno un Carabiniere o Vigile Urbano in circolazione. Alla fine della serata, comunque, stanchi e sudati dall’afa paesana, i rijsani torneranno nelle proprie abitazioni, senza la possibilità di potersi fare una tranquilla doccia. Mancherà l’acqua! Quella esistente nei serbatoi dovrà essere consumata con parsimonia.
Nessuno, dunque, è e sarà uscito dal solito squallido schema, ormai logoro e ripetitivo. E’ la festività in onore del patriarca San Giuseppe e non si deve “pipitiare”. Non importa se il più elementare servizio della sicurezza sarà garantito o meno.
L’inerzia generale è la regola e guai a far notare a qualcuno se sbaglia o meno. In assenza del dovuto personale, la viabilità urbana è incredibilmente paralizzata. Macchinoni, probabilmente affittati in qualche grande autosalone e fatti spacciare per propri, scorazzeranno per tutte le ore del giorno, pronte a far apparire il segno del riscatto. Poi, in serata, in piazza a ripetere la solita cosa, sino a quando non ci si sarà stancati o saranno finiti i soldi e si vorrà ritornare da dove si è venuti. E i rijsani di Riesi? Mah! A volte si arrabbiano col barista o col fruttivendolo di turno che ha aumentato incontrollatamente i prezzi, altre volte invece ci ridono su e…………………..
Povere maschere pirandelliane! E, chissà, cosa scriverebbe Capuana.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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Inviato - 01/08/2007 :  10:35:34  Visualizza profilo
BASTA COL QUALUNQUISMO!


Le crociate qualunquiste e vittimiste, strumentalizzate da personaggi alla ricerca di “gloria”, non hanno mai sortito grandi effetti. I rijsani sono sempre stati ben consapevoli che le soluzioni di tante problematiche vanno ricercate nelle cause e non negli effetti. Per quanto burberi e testardi possano essere stati, infatti, hanno conservato la sufficiente lucidità per intuire certe situazioni e realtà. Non si sono identificati nè lo faranno mai con tutte le difensive buoniste del libro “cuore”, fortunatamente esaltate da uno sparuto numero di individui.
A Riesi le guerre di religione non hanno senso. Non è ancora maturata una coscienza sociale collettiva o una classe dirigente in grado di interpretare la volontà e le esigenze popolari. Erigere barriere ideologiche e battersi in loro nome, quando sino al giorno prima non si sono avute posizioni ben nette e chiare, è davvero anacronistico. Il paradosso tocca il suo culmine nel momento in cui pochi saputelli riescono a “manovrare” gruppetti di persone contro qualcosa o qualcuno. Che senso ha agire in un determinato modo solo perché qualche caporione provinciale o regionale ha deciso di creare confusione e disordine? Il malumore non dovrebbe essere un atteggiamento spontaneo dei più? Stupisce il fatto che non sia l’intera collettività a protestare, ma solo un ristretto numero di “profeti”. Forse sono gli unici eletti e illuminati del paese? Forse gli altri paesani sono così imbecilli da non comprendere? E non c’è ancora un’Amministrazione Comunale con cui prendersela!
Che la si smetta di fare i “crociati” contro un problema in particolare. Riesi è come una vasca con tante buche. Perde acqua da più parti, non ci si indigna e, poi, di fronte all’ennesima trovata del politicante provinciale di turno, ci si ribella per una cosa in particolare. Qualcuno si indigna libero da certe logiche, ma lo fa sempre qualunquisticamente.
E’ normale vivere in un paese dove non funziona quasi niente e ribellarsi solo se si vedono direttamente toccate le proprie tasche? Non credo che una persona debba gridare la propria disapprovazione solo in queste circostanze. Una persona civile dovrebbe spendersi per la comunità in cui vive e per le modalità con cui opera sempre, giorno per giorno, dando l’esempio col proprio agire e non con quei risentimenti vittimisti peculiari a coloro che fanno i finti tonti.
Come scrivevo giorni fa, Riesi non può aprire i battenti a fine giugno per chiuderli a fine agosto o dopo le festività della Madonna. I suoi gravissimi problemi devono interessare tutti e in tutti i mesi dell’anno. La spazzatura ammassata, le strade non pulite, la crisi idrica, le difficoltà occupazionali, la recrudescenza mafiosa, la viabilità cittadina sono tematiche che vanno prese in considerazione da gennaio a dicembre. Non ha senso invocare tregue estive, per poi ripiombare nelle stesse problematiche di prima in autunno, in inverno e in primavera. E’ necessaria una presa di coscienza collettiva. Sono indispensabili processi di educazione civica e civile, perché se i giovani non crescono alla e nella legalità non si va da nessuna parte. Le nuove generazioni di rijsani non devono assolutamente seguire certe orme paterne, fatte di inutile orgoglio. La fierezza va messa da parte. Quella è una brutta bestia che non fa ragionare la gente, facendo ostentare un’inesistente superiorità che alle lunghe si rivela il vero ed unico problema. Forse la vera causa di tutto sta in questo. Gli effetti contano sino ad un certo punto, specie quando sono relativi e mutano atteggiamenti nello stesso modo come cui cambia direzione la bandiera che sta in vetta al campanile della Matrice nelle giornate ventose.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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Inviato - 03/08/2007 :  17:11:49  Visualizza profilo
RIFLESSIONI D'AGOSTO

Ho cavalcato per le campagne, alla ventura. Ho attraversato l’Inaco che non ha una stilla d’acqua. Tutte le campagne sono coperte di piccoli fiori selvaggi che muoiono; e il canto delle allodole riempie tutto il cielo. Ah che meraviglia! Non avevo mai udito un canto così impetuoso. Migliaia di allodole, una moltitudine senza numero…. Balzavano ad ogni parte, si scagliavano verso il cielo con la veemenza delle fionde, parevano folli, si perdevano nella luce senza più apparire, quasi consumasse il canto o le divorasse il sole…. Una è caduta all’improvviso ai piedi del mio cavallo, pesante come una pietra, ed è rimasta là, morta, fulminata dalla sua ebrezza, per aver cantato con troppa gioia. L’ho raccolta. Eccola

Gabriele D’annunzio, La città morta, (Atto Primo, Scena Quarta)


Dr. Massimo Rosario Paterna




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Inviato - 08/08/2007 :  09:15:09  Visualizza profilo
BASTA CON LE STRUMENTALIZZAZIONI


Alcuni problemi di Riesi, fra i quali quelli idrici, sono atavici. L’insostenibile retaggio, peculiare tanto al paese quanto a molti altri centri siciliani e meridionali, ha sempre messo alle strette tanta povera gente. La gestione delle risorse è avvenuta con metodi a dir poco ortodossi, colpendo in particolar modo le campagne. Negli anni Cinquanta, per esempio, mafiosi e loro fiancheggiatori democristiani-socialisti-comunisti guidarono Consorzi Agrari e gestirono l’erogazione dell’acqua nelle campagne, condizionando negativamente la fragile economia agricola e costringendo tanta povera gente ad abbandonare definitivamente l’agricoltura per darsi all’edilizia abusiva o ad emigrare.
Quelli che aprono e chiudono le saracinesche dell’acqua a loro piacimento o secondo gli “ordini” della “longa mano nera”, dunque, non sono personaggi di nuova generazione. Oggi, in nome della privatizzazione o della migliore gestione delle risorse, si tende ad etichettare la gente disonesta o le loro consorterie con denominazioni diverse. Sempre di uno stesso e antico fenomeno, comunque, si sta parlando. Nessuno, però, osa utilizzare l’espressione “gestione mafiosa”. Per definire certi fenomeni, anzi, si raggirano vittimisticamente gli ostacoli e, a seconda delle ondate e delle relative mode politicanti del momento, si preferisce aizzare le masse verso direzioni ben precise. E questa, si sa, è una moda vecchia come il mondo, specie quando si toccano le tasche dei cittadini. Un tempo, quando i risultati delle cattive gestioni venivano rattoppati dalle tangenti pagate alle segreterie politiche o ai furfanti del consociativismo partitocratrico della “prima repubblica”, nessun cittadino protestava. Come mai? Forse allora erano degli stupidi, mentre ora hanno improvvisamente preso coscienza? Certo, si lamentava, ma, non essendo intaccato nel portafoglio, non “pipitiava” o non lo si lasciava “pipitiare”. Bel altra situazione è, invece, quella attuale. Ora che il mondo si avvia ad essere sempre più competitivo e la privatizzazione è prioritaria le tasche non possono non essere intaccate. Per molto tempo, il consociativismo ha abituato la gente meridionale a non pagare come doveva i servizi di cui usufruiva. Ci pensavano i partiti della “prima repubblica” a sanare tutto, a costo di far aumentare vertiginosamente il debito pubblico. Urge una nuova tendenza sociale. Lo Stato non è il Padre Eterno che risolve tutto. Contribuisce ad aiutare i propri cittadini, ma poi devono essere quest’ultimi a fare la propria parte. Pertanto, se vengono ravvisate “gestioni mafiose” vanno denunciate. Non è questo o quell’altro organismo che può avere la colpa. Quando i partiti politici si “scornano” duramente per dividersi la torta, stabilendo quali loro figliocci diventeranno Membri del Consiglio d’Amministrazione di certe nuove “istituzioni”, nessuno sbraita o scrive sui giornali. Come mai non si è levato allora quel coro di protesta? Da “sinistra” a “destra” oggi vorrebbero dare a intendere di indignarsi e si ergono a paladini di un non so che. “Ma cos’è la Destra cos’è la Sinistra” cantava anni fa Giorgio Gaber. Verrebbe oggi da riproporre lo stesso motivo. Cosa sono queste autentiche consorterie, non dico simili ma somiglianti a quelle criminali, che pretendono di gestire la cosa pubblica? La mafia spara piombo i politicanti, almeno quelli non collusi, no! Questa è la sola ed unica differenza che passa tra i due paralleli ambiti, spesso in sintonia o in connubio stretto. E allora, per favore, che ci si indigni per altro. Nessuno scriveva lettere ai giornali o esternava il proprio pensiero come fa oggi, quando a Riesi l’acqua era davvero gestita in certi modi. Nessuno denunciava la ripetuta e continua rottura delle condotte idriche, specie nelle strade dove ci voleva una manutenzione più attenta. Nessuno denunciava lo strano modo di erogare l’acqua. Nessuno denunciava l’abusivismo di pozzi e il “giro delle autobotti”. Si preferiva, anzi, dire “mischini su patri di famiglia ca cercanu di tirare a la jurrnata”. Allora nessuno parlava. Silenzio assoluto, per paura di ritrovarsi l’auto bruciata, danneggiamenti al portone o di ricevere proiettili di revolver in busta. Ora, invece, si fa leva sulle bollette dell’acqua, considerandole ingiuste e pretendendo di non voler pagare nulla se non una irrisoria cifra.
Egregi signori, le ragioni che sventolate sono sacrosante e giuste, ma non in sintonia col vostro operato. Abbiate l’onestà intellettuale di dire alla gente che qualcuno deve pagare, che è ormai finita la “prima repubblica”, quando i vostri partiti danneggiatori dell’Italia davano ad intendere di tappare i danni. Educate la gente al senso civico e non approfittate della loro disperazione economica per scagliarla contro qualcuno o qualcosa. Sapete benissimo come stanno le cose. E, poi, non trovate paradossale il fatto di indicare nel Consiglio d’Amministrazione i figliocci dei vostri partiti (gente inesperta e incapace di quello che esprime o pretende di fare) e contemporaneamente di protestare contro un organismo che, in un certo senso, vi rappresenta?

Dr. Massimo Rosario Paterna
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