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MRP

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Inviato - 06/07/2007 :  17:41:37  Visualizza profilo

NUOVE MELODIE RIJSANE

Riesi come Sanremo? Le statistiche sembrano dire proprio di si! Ogni giorno i maggiori quotidiani isolani riportano le nuove melodie che stanno interessando un sempre più crescente pubblico locale e non. Autori e interpreti sono ex "uomini d'onore", ormai dediti all'attività artistica. Il teatro è quello dei Tribunali, con tanto di gabbie, avvocati, giudici e forze dell'ordine, armate dalla testa ai piedi. I cantautori, forse meglio definibili "cantastorie" di Riesi, raccontano particolari davvero "interessanti". Chi l'avrebbe mai detto che Riesi un giorno avrebbe vantato il "privilegio" di balzare alla testa delle cronache mondane per le sue particolari melodie? Speriamo ora che il nuovo programma dei festeggiamenti estivi ne tenga conto. Sarà giusto allietare, tra una granita e l'altra, in Piazza e nei Bar, tanti turisti! Non vedono l'ora di giungere in paese per rallegrarsi il cuore. Speriamo che anche la Chiesa locale ne tenga conto, specie in occasione dei prossimi festeggiamenti in onore del patriarca San Giuseppe. Sarebbe sicuramnete la giusta opportunità per festeggiare con botti, tarallucci e vino la contentezza di tante storie. Chissà se è tanto chiedere alla Chiesa, almeno in questa occasione, di dare dei segnali forte, cioè NIENTE BOTTI! E' vero che un vecchio detto rijsano recita "nun c'è festa senza tammurina", ma è proprio il caso che questa volta debbano necessariamente esserci?


Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 10/07/2007 :  09:00:46  Visualizza profilo
LA “SPEDIZIONE DEI FESTAIOLI”

Chissà quante altre persone ora si aggiungeranno al coro di “protesta”! Speriamo solo che, prima di farlo e per non dare l’ennesima immagine negativa di Riesi, azionino le facoltà intellettive e ci pensino mille volte. Spulciando le pagine del quotidiano La Sicilia, mi sono accorto dell’ennesima notizia “offensiva”, anche se qualcuno la riterrà sacrosanta e normale. Non è strano che, dopo aver messo in primo piano per diverse settimane Riesi e i suoi problemi, i capi-redattori del quotidiano trovino ora interessante una notizia che non meriterebbe alcuna attenzione? Come mai hanno ritenuto utile echeggiare con tanto di fotografia la “spedizione dei festaioli”? Quale tesi di fondo si vuole fare passare? Cosa lascia trapelare un articolo tutto all’insegna di vino e tarallucci? Credo che, senza nemmeno rendersene conto, nel riportare la notizia su questo Sito, il Web abbia fatto il gioco di quei giornalisti. E, poi, diciamocela tutta: quei giovani potevano davvero risparmiarsela quella “spedizione”. Era del tutto inappropriata e inopportuna. I giovani che scendono in piazza a Riesi, questa è davvero buona! E per cosa? Quando mai si sono presi la briga di farlo in occasioni molto più serie? (La “strage di Capaci”, la “strage di via d’Amelio”, le ricorrenze per le vittime della mafia, l’indignazione per lo scioglimento del Consiglio Comunale, i maxi arresti, le “cantate” dei pentiti che sviscerano la desolante situazione del paese e cosi via). Io credo che hanno agito così ingenuamente da confermare la tesi negazionistica e vittimistica, proprio quella che il sottoscritto, da rijsano e per amore del proprio paese ha sempre denunciato nei vari interventi di questo Sito, nella speranza di suscitare in qualcuno riflessioni. Pensate che i giornalisti lo facciano per lo stesso mio motivo? I “festaioli” non si sono accorti di essersi prestati a facili strumentalizzazioni. Qualunque osservatore evidenzierebbe l’anacronistico atteggiamento di giovani che nella loro vita hanno scioperato solo a scuola per marinarla, aggrappandosi a ridicoli pretesti: dalla telefonata anonima del solito demente di turno che annuncia la presenza di una bomba a scuola per farla immediatamente evacuare o dal non funzionamento dei termosifoni. Possibile che i giovani rijsani debbano protestare solo per queste sciocchezze o perché non è stata garantita loro chissà quale festa, quando a Riesi ci sarebbe da rimboccarsi le maniche e lavorare seriamente per la risoluzione di infinite problematiche? Quindi, contrariamente a quanto si legge nell’articolo del quotidiano, auguriamoci che nessuno si accodi ad una protesta senza senso, fatta in un momento che comporterebbe riflessione e azione. In caso contrario, passerebbe la tesi dei cronisti, tutta volta a lasciar intravedere l’ennesima contraddittorietà dei rijsani, da un lato tutti pronti a reclamare feste e attenzioni e dall’altro tutti senza “pipitiare” e in religioso silenzio di fronte alle gravi notizie di cronaca. Tutti scrivono, “si dice”, “si parla”, “si racconta”, ma nessuno ha il coraggio di fare un solo nome: DICO UNO!


Dr. Massimo Rosario Paterna
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filippobutera

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Inviato - 10/07/2007 :  12:44:10  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Carissimo dottore Paternà forse ci conosciamo oppure niente cosa volevo dire sempre paesani siamo. Vorrei rispondere al tuo discorso negazionista negativista della società riesina.Forse per certe cose hai ragione ma in alcune non sono d'accordo con te scusami se ti do del tu ma sono abituato cosi,io abito all'estero quindi faccio parte di quella fascia che piace promuovore il vero made Italy cioé Riesi prima di tutto specialmente quando si tratta di culturale; poi per quando riguarda il resto ho vissuto à Riesi negli anni di piombo sai ne avevo fatto "lu caddru" come si dice in dialetto.Quindi é vero che nei giornali si parla di fatti di mafia di gente che ha degli omicidi estorsioni oppure specialisti in lupara bianca, quindi é ovvio che noi cerchiamo di fare parlare di riesi negli articoli della stampa isolana con manifestazioni come tu le chiami festaiole é scusami se noi siamo un po stupidi di non avere concetti di gente molto istruita.Quando frequentavo il geometra di Mazzarino mi ricordo che nelle occupazioni dell'istituto per proteste non erano semplici appelli di telefonate anonime oppure per motivi tecnici semplice problema di termosifoni.Chiedilo un po à chi a vissuto quelle famose battaglie é proteste per ottenere nuovi strumenti oppuure migliorare le condizioni delle aule noi ci siamo permessi di occupare per tre settimane l'istituto ed abbiamo ottenuto quello richiesto quindi penso che questi piccoli riesini hanno ottenuto cose che durante la nascita fino alla fine dell'istituto i mazzarinesi non ci sono riusciti. Per quando riguarda riesi penso che dovresti in cambio di scivere é lamentarti come un vecchio comunista scusa non é una offesa cerca un po di scrivere sulla stampa locale cosi potresti portare un discorso positivo per la collettività.Per quando riguarda che nessuno faccia nomi penso che se tu ne conosci se abiti in luogo in cambio di suggerirlo agli altri fallo tu.
Amicalmente.
ING. FILIPPO GAETANO BUTERA

tanu vutera
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Poeta

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Inviato - 10/07/2007 :  13:39:10  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Gentilissimo Dottor Paterna,l'INGEGNERE Butera ha ragione a chiedergli di scrivere sui giornali locali oltre che su questo forum,lei ne è all'altezza,la saluto cordialmente con rispetto.

Poeta alias Pietro Chiarenza.
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MRP

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Inviato - 10/07/2007 :  18:22:55  Visualizza profilo
PRECISAZIONI PER IL SIGNOR BUTERA


Egregio signor Butera, rispondo al suo messaggio senza alcun tono di risentimento o di polemica, anche se dal suo mi è parso di intravedere piccoli risentimenti. Le do del “Lei” semplicemente perché non sono abituato a dare del “Tu” a persone che non conosco personalmente. In linea di massima, da quanto ha scritto in precedenti messaggi, ho capito a quale famiglia appartiene. Conoscevo bene suo padre e suo fratello Giuseppe, con i quali ci furono ottimi rapporti di stima e rispetto reciproco. Conosco anche suo fratello Egidio e, solo per pure coincidenze, in passato non abbiamo avuto modo conoscerci con l’altro suo fratello prete. Di lei non ho alcun ricordo, forse perché è andato via da Riesi troppo giovane e quando il sottoscritto era ancora troppo piccolo. Nemmeno sapevo che lei fosse un altro dei fratelli Butera.
Fatta questa premessa, passo ora in rassegna quanto da lei scrittomi. Innanzitutto, in Italia esiste la libertà di opinione. Ognuno è libero di esprimerla. Così come si può anche essere in totale disaccordo. Se sono dell’avviso che “la piazza pulita” dai malavitosi sia la premessa per ricostruire il nostro martoriato paese è forse un reato? Sbaglio a lanciare delle provocazioni a chi non si è mai indignato per cose serie e crede che il riscatto del paese debba passare dal sottoscala, anziché dal portone principale o perlomeno dalla porta di servizio? Mi chiede che posso scrivere sul quotidiano siciliano locale. Non sono interessato a farlo. Di professione sono un docente e non un giornalista, con qualche pubblicazione e soddisfazione alle spalle. Quindi, ho avuto ed ho modo di esprimere il mio pensiero. Questo Sito forse non è letto più di quanti comprano il quotidiano? Cosa cambierebbe se le mie posizioni le esprimessi in una pagina scritta, anziché su uno spazio gentilmente offertomi dal Web? Ma questo sicuramente lei non lo sa o forse non lo ha tanto tenuto in considerazione. Vuole che sia dapprima io fare dei nomi? Beh, questo dimostra che lei non ha letto attentamente gli articoli che ho precedentemente pubblicato in questo stesso spazio, dove quei nomi che lei vuol leggere li ho anche fatti. Ne vuole altri? Beh, non sono ancora aggiornato sulle vicende e, poi, le ricordo che non sono un giornalista professionista né tanto meno un pubblicista. Quindi, da questo spazio o dalle mie pubblicazioni, posso solo esprimere posizioni e analisi che non debbono espormi alla denuncia per querela. Chiaro? E’ stato anche inopportuno quel suo riferimento a passate esperienze. Lei stesso dice di aver vissuto in un periodo in cui ci ha fatto “lu caddu”, però poi si vanta di aver ottenuto chissà quale traguardo con le sue proteste studentesche. Ma è proprio convinto di quello che scrive? Appartiene forse a quella folta schiera di giovani studenti rijsani che linciarono in pastore Tullio Vinay, quando anni fa denunciò il degrado di Riesi?
Lei forse non immagina minimamente cosa significhi, nell’era dell’Euro, vivere in trincea, senza un lavoro e con quattro spiccioli che fanno campare una o due settimane. Una situazione voluta e determinata dai malavitosi, che invece si ingrassano e si ingozzano. Ha mai letto su qualche giornale a quanto ammontano gli affari della criminalità rijsana? Ha mai letto che spessore avevano i clan rijsani nel contesto criminale filo-corleonese? Lei che sottintende il periodo “di caddu”, quando a Riesi spadroneggiava la cosca dei Di Cristina, non immagina nemmeno cosa significhi vivere nella Riesi spadroneggiata dalle cosche dei Cammarata. Ma li legge dal luogo dove vive i giornali, soprattutto quelli siciliani? Troppo bello fare i sazi o i moralisti da lontano da ogni problematica. Lei ci ha mai vissuto a Riesi tra gennaio e Pasqua, quando in paese non c’è manco una mosca, e tanto i bar quanto i commercianti tirano a campare perché la gente scappa via? Di chi crede che sia la colpa? Non crede che se l’economia non è mai decollata e Riesi s’è spopolata la responsabilità e da attribuire a questi delinquenti? Perché non attenzioniamo questo problema, invece di chiudere gli occhi e pensare che il toccasana di tutto siano gli atteggiamenti “festaioli”? Per carità, anche quelli ci vogliono, ma quando una comunità intera è colpita da gravi problemi forse è meglio mettere le feste in secondo piano e attirare l’attenzione dei mass-media e del Ministero dell’Interno sul nostro paese. Se non si fa sparire la gramigna non si può sperare in alcun rilancio, se lo ricordi.
Ah, dimenticavo anche la sua ultima affermazione è fuori luogo. Mi critica additandomi come comunista, quando buona parte delle persone che frequentano questo Sito sanno benissimo che non lo sono. E, poi, anche se lo fossi, il darmi del comunista è forse un suo modo per attaccarmi? Spero di no! Non ne ha alcuna ragione. E, poi, anche i comunisti hanno le loro ragioni e posizioni
Distinti Saluti
Massimo Rosario Paterna

P.S. Dimenticavo di scriverle che se il mio nome è preceduto dal titolo accademico ciò non è fatto perché mi senta chissà chi. I frequentatori del Sito che mi conoscono personalmente possono dirle se sono o no quel genere di persona. E’ fatto solo per tenere distanti tutte le quelle persone che dimostrano quotidianamente di non sapere dialogare civilmente, cioè nel pieno rispetto dell’opinione altrui. Pertanto, anche la sua precisazione sottolineata e ribadita dal messaggio del signor Chiarenza è fuori luogo. Se crede di essere un Ingegnere solo perché ha conseguito un Diploma per Geometri è fuori strada. Ingegnere è colui che si laurea in Ingegneria e, soprattutto, consegue l’abilitazione alla professione. Altrimenti rimane un semplice Dottore in Ingegneria. Se lei è tale mi scusi della precisazione, se no non si appropri indebitamente del titolo. L’appropriazione indebita di titolo è un reato che in Italia è perseguito dal Codice. Inoltre, il conseguimento del Diploma per Geometri, non rende Geometra. Per la legge italiana si è Geometra e ci si può fregiare di quel titolo, solo dopo aver conseguito l’abilitazione, cioè dopo il Diploma, tre anni di Praticantato in uno studio, il superamento di tanto di Esame di Abilitazione e l’iscrizione presso il rispettivo Albo. Mi scusi per la precisazione, ma è lei che se le cercata, firmandosi Ingegnere e sottolineandolo in blu.
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filippobutera

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Inviato - 11/07/2007 :  09:13:42  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Una battuta prima di parlare di cose serie per poi chiudere questa discussione che sta diventanto una partita di ping-pong tra lei é me.Egregio dottore Paterna guardi gli do del lei perché non la conosco,manco da Riesi dal 1980,dopo il mio servizio militare sono partito in Belgio per motivi privati mi sbaglio ma lei avrebbe fatto un buon giudice di mani pulite perche come vedo conosce bene le leggi ma non conosce la gente quindi pensa che solo lei sia un laureato che à diritto di avere un titolo accademico sino gli altri sono impostori passibili di carcere perché commettono reato per poi parlare della sua campagna alla don Chisciotte contro i mulini al vento la mafia. Chiusa questa parentesi con tanto di rispetto per la sua persona penso che abbia avuto tanto di educazione da parte dei miei genitori per chi conosce la mia famiglia penso che non siamo gli ultimi del paese rispettiamo la gente come loro ci ricambiano il rispetto. Io rispetto molto la sua opinione perche siamo in democrazia e pzerché il soggetto é molto delicato é quindi va un plauso alle persone come la sua di averne il coraggio di parlarne.La mafia é una cosa brutta che va combattuta con tutti i mezzi che esistano su questa terra.Il fatto che lei mi dica che non ho tenuto conto delle sue opinioni anzi le ammiro, poi il fatto di avergli chiesto di scrivere sui giornali pensavo al fatto che sono di più le persone che leggono la stampa che le poche persone che frequentiamo il Web che siamo poi sempre i soliti.Lei é una persona inteligente quindi mi fà piacere che lo dica lei stesso che il fatto di fare nomi di gente che non é ancora condannata si rischia di essere querelati.Non deve essere lei a farmi il resoconto della vita di una famiglia che vive nei limiti della possibilita d'esistenza,poi sono i politici che noi conosciamo à Riesi di impegnarsi per farsi che diano a queste persone la dignità d'esistere.Per quando lei non lo saprebbe io qui in Belgio sono molto occupato nell'associazionismo nel benevolato é nell'assistenza alle persone demunite.Poi volevo precisarle che io non faccio parte di quelli che lei definisce linciatiggiatori del pastore Tullio Vinay che ho avuto modo di conoscere durante la mia givinezza perche avevo anche amici Valdesi.Per quanto riguarda le informazioni sulla stampa le faccio notare che leggo tutti i giorni La Sicilia ed il Giornale di Sicilia come tanti altri quotidiani italiani e belgi. Poi per quando riguardail fatto di fare il moralista questa glie la lascio fare à lei perché mi sempra più preparato di me, penso che visto l'età penso che l'inverno ha Riesi lo vissuto prima di lei forse con un po più di gente che non era ancora emigrata ma specialmente con tanti giovani é gente con tanta voglia di vivere le giornate in allegria con poche cose ma con tanto di quel valore morale é educativo che oggi.Poi Dio mi guardi bene non ho mai avuto la minima idea di offenderla dandogli del comunista anzi pensavo che certe frasi venivano da concetti che utilizziamo contro la mafia se pensa che l'abbia offesa allora le chiedo scusa.pero tanto che il nostro é stato uno scambio cordiale come due rijesani che parlano del loro paese cercando di esorcizzare i malori che lo coprono cercando di trovare in se stesso delle risposte positive. Colgo l'occasione di salutarla fraternalmente sperando chiossà un giorno di incontrarla a Riesi.
Filippo Gaetano BUTERA
N.B Per sua informazione ho acquisito in Belgio come si dice in francese( un graduat universitaire en informatique de gestion et programmation) cioe traduzione un graduato universitario in informatica di gestione e programmazione.
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MRP

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Inviato - 11/07/2007 :  10:58:38  Visualizza profilo
ALL’ATTENZIONE DEL SIGNOR BUTERA


Egregio amico compaesano, replico al suo ultimo intervento con amicizia e fratellanza rijsana. Mi permetta di dirle che mi ha erroneamente percepito come quel tipo di persona che io non sono. Se ci fosse ancora vivo suo padre potrebbe dirglielo meglio di qualunque altra persona che a Riesi ha sempre contato quanto il due di denari quanto la briscola era a bastone. Suo padre conosceva la mia famiglia, da mio padre a mio nonno, capo-mastro della Centrale Elettrica della Tallarita-Trabia (dai ricordi riferitemi mi pare che forse ne era stato, addirittura, il maestro). Conosceva, quindi, l’educazione e l’onore di quelle persone e tutto quello che da loro poteva provenire. Lui, meglio di ogni altro cicisbeo del Sito, avrebbe potuto delucidarla meglio sul sottoscritto. Comunque, per quel poco che ci conosciamo, suo fratello credo possa farlo. Creda a lui. Non commetta l’errore di pensare di dire cosa sia o no una persona da quello che qualcuno arrogantemente o presuntuosamente può dirle. In questo Sito ho un solo amico. Gli altri o sono solo conoscenti o credono di conoscermi per sentito dire.
Ha perfettamente ragione che dobbiamo evitare di fare un ping pong personale. Dobbiamo limitarci a parlare di Riesi. La precisazione, però, era d’obbligo. Non intendo passare nel suo immaginario per la persona che non sono. Non mi sono mai vantato di chissà cosa. Però, quando ti attaccano sul piano personale e mettono in discussione la tua professionalità e umanità, allora non ci sto più. Edifico delle barriere. Sarebbe cosa da raccontare pubblicamente le origini di certi loschi individui. Però, non lo faccio perché, come le accennavo precedentemente, sono abbastanza signore per farlo.
Se lei è intervenuto in un mio articolo con intenti costruttivi e per dialogare c’era proprio bisogno che si firmasse Ing.? Quale molla l’ha spinta a farlo? Perché con me ha fatto quello che non ha fatto con altri? Era forse prevenuto perché qualcuno mi aveva descritto come chissà cosa? Si limiti ad analizzare i fatti e rinvii ogni giudizio a quando avremo modo di conoscerci. Oppure, si fidi solo di suo fratello, dato che suo padre purtroppo non c’è più.
Se dal mio ultimo intervento ha percepito un attacco personale, mi dispiace e me ne scuso. Non era e non è mia educazione e cultura attaccare le persone che non conosco. C’è stato un periodo che concludevo i miei articoli con la semplice firma. Sono passato ad erigere delle barriere solo successivamente. Era necessario creare delle distanze con chi preferiva l’aggressione verbale al dialogo. Non è un caso che evito di entrare nella bacheca “Discussioni in Piazza”, preferendo aprire delle tematiche dallo spazio gentilmente offertomi dal Web. Le cose, in quest’ultimo caso, sono due: o uno non interviene nel dialogo oppure lo fa educatamente e civilmente. Per esprimere la propria disapprovazione non c’è bisogno di offendere. Non a caso, tutti gli interventi fuori luogo li ho censurati, cancellandoli letteralmente dallo Spazio.
Ora la saluto, perché mi sono divulgato troppo.
Massimo Rosario Paterna
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filippobutera

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Inviato - 11/07/2007 :  12:28:45  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Spero tanto di avere discussioni più semplici é meno discordanti le chiedo scusa se lo offesa ma non é il mio pane quotidiano di offendere la gente, pero mi farà molto piacere di conoscerla a presto é mi scusi tanto per il disguido.
Fraternalmente Filippo BUTERA

tanu vutera
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MRP

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Inviato - 11/07/2007 :  19:33:30  Visualizza profilo
ALL'ATTENZIONE DEL SIGNOR BUTERA

Carissimo signor Butera, non mi ritengo offeso per niente dai suoi interventi. Non ha nulla di cui scusarsi. Scusi, anzi, lei se ci sono stati dei fraintesi e, senza volerne, ho scritto qualche cosa contro la sua persona. Gli equivoci, comunque, sono normali tra le persone. Guai se non ci fossero. Saremmo dei robot e non degli esseri umani. Poi, è bello quando si risolvono educatamente e civilmente. Gli equivoci e le incomprensioni di prima, in questi casi, si trasformano in punti di partenza per nuove amicizie. Quando, però, mancano i presupposti, perchè uno degli interlocutori conosce come mezzo di comunicazione solo quello dell'aggressione, allora le barriere diventano più alte e le differenze umane, sociali, culturali, civili e morali si evidenziano ulteriormente.
Saluti e a presto. Spero di conoscerla a Riesi quanto prima
Massimo Rosario Paterna
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Poeta

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Inviato - 12/07/2007 :  08:41:35  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
GENTILISSIMO PROFESSORE LA CHIAMO COSì PER RISPETTO,OLTRE AD ESSERLO PERCHè LAUREATO E PER PROFESSIONE,ANCHE PERCHè TRASMETTE ALLA GENTE
QUELLA RIBELLIONE CONTRO IL MALE CHE DA SEMPRE VIVE IN QUEL PAESE CHIAMATO RIESI,DOVE NESSUNO ANCORA NON è RIUSCITO AD'ESTIRPARE
LE RADICI MARCE.
SA LA RABBIA CHE IO HO PER ESSERE STATO STRAPPATO CON FORZA DA RIESI,
CON QUESTE ASSOCIAZIONI NASCENTI E GIORNO PER GIORNO LAVORA,LO Fà PER UN SOLO SCOPO RIUNIRE LA GENTE CON BALLI E MAMGIATE MA ANCHE
PER CONVINCERCI CHE ESISTE IL NOSTRO PAESE NATIO CHE STA MORENDO,
CON QUESTE NOSTRE INIZIATIVE VOGLIAMO FARLO RISORGERE,IO PERSONALMENTE MI BATTERò FINCHè IL MIO PAESE NON MUOIA.
LE MIE SPOGLIE DOVRANNO RIPOSARE A RIESI.
CONTINUI A SCRIVERE PERCHè ANCHE LEI CON LE SUE PAROLE VUOLE CHE NON MUOIA IL NOSTRO PAESE.
N.B QUANTO DA ME SCRITTO IERI GLIE LO RIBADISCO ANCHE OGGI(SCRIVA ANCHE SUI GIORNALI LOCALI).
EGREGIAMENTE E CON RISPETTO LA SALUTO,PIETRO CHIARENZA.


Nessuna scusa questa volta da presentare
pubblicamente questo invito è arrivato,
entrare in casa tua senza neanche bussare
con sincerità orgoglio ed umiltà ho accettato.
Pietro Chiarenza
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Rino

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Inviato - 12/07/2007 :  10:07:53  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Che dire sasà la tua tesi riguardo il NEGAZIONISMO è sempre più manifesta e certa. A molti non piace ma è come negare l'evidenza. Stavolta hai pienamente ragione.


Rino Tabbì
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MRP

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Inviato - 12/07/2007 :  15:21:29  Visualizza profilo
Sull'argomento in questione c'è molta carne sul fuoco. Sicuramente non mancheranno i tempi e i modi per riparlarne. Non si può liquidare un così complesso e contraddittorio fenomeno con quattro parole. Abbiamo "tutti" una sorta di dovere morale, quello di non chiudere gli occhi. Di certo non saremo noi a cambiare l'ordine delle cose con i nostri interventi, ma...... Attenzione, però, a non farlo passare solo da un'unica strada.
Saluti Massimo Rosario Paterna

P.S. La negazione dell'evidenza è un dato di fatto. Che a qualcuno dispiaccia parlare di certe cose o attaccare chi lo fa, non me ne frega niente. Personalmente non ho diretti o ganci che possano farmi "tiddicare". Come si dice a Riesi "spina ca nun mi punci iè modda cumu la sita". Forse sono i discorsi di chi ha la coscienza troppo pulita a infastidire? Questo, caro Rino, è un altro aspetto del fenomeno negazionista. Per i più, nessuno deve uscire dal coro. E'come se sostenessero "siccome siamo tutti rijsani non parliamo di certe cose e consociamoci con la formula tutti per uno e uno per tutti". Io, però, non mi amalgamo. Sbaglio?
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MRP

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Inviato - 13/07/2007 :  09:34:29  Visualizza profilo
L’ENNESIMA NEGAZIONE


Qualche giorno fa, di fronte all’ennesimo fatto di cronaca, è stata pubblicata su tutti i quotidiani nazionali un’esternazione del Ministro dell’Interno Giuliano Amato: "Picchiare donne? Costume siciliano-pakistano". Quest’infelice provocazione ha subito offerto il pretesto per fare andare in escandescenze i soliti noti: i NEGAZIONISTI e i VITTIMISTI. Come se non fosse vero che, sino agli anni Sessanta e Settanta, come ha detto lo stesso Ministro, in Sicilia si potevano intravedere usi e costumi simili a quelli di molti immigrati del terzo mondo.
Amato, in base al ruolo istituzionale che occupa, poteva sicuramente risparmiarsi di dire una verità “scomoda”, esprimibile senza alcun se o ma solo in un salotto letterario. Quelle costumanze erano e sono figlie della miseria e dell’ignoranza. Non tutti gli islamici, però, sono allo stato brado così come non lo erano tutti i siciliani di quaranta o cinquantanni fa. Negare che la maggioranza non lo fosse sarebbe intellettualmente e moralmente scorretto. Sarebbe come un non voler riconoscere la verità e l’evidenza dei fatti. Quella stessa ignoranza degli immigrati non era forse identica a quella della stragrande maggioranza di emigranti siciliani che sconoscevano ancora il progresso? Quanti siciliani e meridionali, per esempio, conoscevano il bidè o la vasca da bagno? Non a caso, riempivano quei sanitari di terra e vi coltivavano o il “pitrusino” o il “basilicò”. Non è forse vero? Qualche anno fa ebbi modo di leggere un articolo dei primi anni Sessanta, pubblicato su “La Stampa”, dove si parlava della comunità rijsana torinese di quegli anni. Mi chiedo cosa avrebbero detto o fatto i “negazionisti” e “vittimisti” se fossero vissuti allora. Io credo nulla, perché quello era giornalismo d’inchiesta e di frontiera, che spesso vedeva assassinare gli autori di quegli articoli.
Per rileggere la situazione della donna rijsana e siciliana degli anni Sessanta, quella tanto stigmatizzata dal Ministro Amato, voglio riproporre una bellissima pagina del pastore Tullio Vinay, tratta dal libro Giorni a Riesi.

“Una ragazza che uscisse di casa per vedere l’innamorato non si sposerebbe mai più. Qui non è il posto delle coppiette che rallegrano il paesaggio. Qui la ragazza non esce di casa ed il marito assai spesso le vien dato dai genitori, le piaccia o non le piaccia. Dall’età dello sviluppo le ragazze son prigioniere. I parenti temono che vengan rapite, anche se ciò avviene di rado. Comunque una ragazza che esce è ‘naschiatura’, cioè poco seria. Neanche per spese personali esce. I genitori le provvedono quel che credono. Ci sono alcune che non possono neppure stare sulla porta di casa, altre escono solo per le frandi feste o per andare dai parenti, ma naturalmente sempre accompagnate dai genitori. (…). V’è poi tutta una particolare psicologia intorno a queste povere recluse. Se una è malata si fa di tutto perché non si sappia ed il medico è chiamato in ora in cui il vicinato non può vedere. Se l’ammalata deve passare una visita di controllo chiede di esser ricevuta in ora speciale, sempre per lo stesso motivo, perché c’è il rischio che non trovi marito.(…). Il fidanzamento dura la massimo tre mesi. Vi sono casi in cui il fidanzato deve partire per ragioni di lavoro: allora il fidanzamento dura più a lungo, ma ciò in genere non è ben visto. La fidanzata non può ricevere posta personale dal fidanzato, ma deve esser letta dinanzi ai famigliari ed altrettanto le lettere che essa scrive sono lette dagli altri. Non tutti i genitori, però, pretendono di controllare la posta. Poche volte le ragazze riescono a sposare l’uomo amato, ma questi casi sono criticati e le ragazze ritenute poco serie. Naturalmente i fidanzati non possono mai stare soli e se han qualcosa da dirsi devono dirlo dinanzi agli altri. E durante tutto il periodo di fidanzamento devon ricevere la gente che li visita e saperla tenere allegra. (….). Il fidanzamento non si può rompere, neppure nel caso il giovane è un cattivo soggetto, sempre perché la ragazza ne è compromessa dinanzi all’opinione pubblica e non si potrà sposare”.
(Tullio e Giò Vinay, Giorni a Riesi, Torino, Editrice Claudiana, 1966, pp.48-49)

Tutto questo non accadeva nel Medioevo, ma solo negli anni Sessanta, cioè in un periodo assai ben oltre quello tanto indicato dal Ministro Amato. Perché, dunque, fare le vittime e negare per partito preso come fanno certi Deputati siciliani? Semmai dobbiamo avere il coraggio di fare autocritica, per cercare di capire quanti di quei rozzi costumi sopravvivono in forme più “dolci” anche oggi. Sino a che punto le donne siciliane dei piccoli paesini interni come Riesi sono realmente svincolate dalla sudditanza psicologica della famiglia?

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 14/07/2007 :  10:04:34  Visualizza profilo
CHE ALMENO UNA VOLTA SI PRENDA SPUNTO


Finalmente! Era tanto tempo che le mie orecchie non sentivano cose sacrosante e giuste. Ho avuto il piacere di assistere ad una delle manifestazioni culturali per la legalità più interessanti della mia vita. Non sto esagerando affatto. Ieri sera, nella vicina Gela, nei pressi dell’ex Convitto Pignatelli, c’è stata la presentazione del libro Io, il fu Nino Miceli. Storia di una ribellione al pizzo. Qualcuno senza né arte e ne parte, aspirante a non so che, giudicherà la cosa come irrilevante ed esalterà le proprie scopiazature chissà cosa. Purtroppo, le cose non stanno così. Non erano presenti solo semplici curiosi di chissà quali “antiche” cose spacciate per storiche. Era presente l’antimafia. Non solo quella rappresentata dalla Magistratura o dalle Forze dell’Ordine, ma quella dell’Associazione Nazionale Antiracket. Padrini della manifestazione, infatti, oltre al sindaco Crocetta, sono stati i rappresentanti dell’antiracket, con in testa il Presidente Nazionale Tano Grasso. Il libro presentato ha un alto valore simbolico. Esso prende espunto dalle vicende e vicissitudini di un ex commerciante di Gela, costretto in una nottata di tredici anni fa a lasciare in fetta e furia la sua città e la Sicilia per avere denunciato i propri estortori. Il libro articola le vicende giudiziarie e personali di un uomo, ex proprietario di una concessionaria automobilistica di Via Venezia, che ebbe il coraggio e la volontà di ribellarsi al pizzo. Allora trovò isolamento da più parti. Non c’era un’amministrazione comunale antimafia come l’attuale. Il commovente intervento dell’autore è stato seguito da una folta platea, profondamente interessata e presa. Miceli, che oggi vive con una nuova identità in una località ignota, rivolgendosi ad una folta rappresentanza di imprenditori locali, ha detto: “Non illudetevi che la lotta tra il bene e il male finisca con l’arresto di quattro delinquenti. Deve continuare all’infinito. E non pensate di essere ‘protetti’ dall’amico che vi si avvicina, dicendovi ‘ora ci metto una buona parola’. Perché, proprio nel momento in cui pensate di risolvere ogni problema, SIETE FOTTUTI”. Mi hanno anche colpito gli interventi del Presidente dell’Associazione Nazionale Antiracket, Tano Grasso e del Sindaco di Gela, Rosario Crocetta. Due interventi davvero significativi, che mostrano come negazionismo e vittimismo siano due pericoli costanti da dovere combattere. Mi ha davvero fatto senso tutta la grinta di Grasso, con la quale ha voluto lanciare dei moniti agli imprenditori e commercianti locali, raccontando delle sue diverse e segrete venute a Gela per promuovere la nascita di un’associazione antiracket locale. Così come è stato davvero toccante anche l’intervento del sindaco, che raccontava di essere stato non molto tempo fa a Cinisi, per commemorare Peppino Impastato. Raccontava che erano presenti alla manifestazione solo poche persone, mentre latitava l’intera popolazione locale. Ha, poi, colpito, quando ha raccontato di essere entrato in uno dei bar del paese per prendere un semplice caffè e, chiedendo al barista qualcosa sulla manifestazione di commemorazione, si è sentito replicare “Manifestazione? Di quale manifestazione parla?” Il negazionismo, quindi, è un’erbaccia cattiva che c’è dappertutto. Però, mentre da qualche parte trova almeno qualcuno pronto ad associarsi e a ribellarsi, a Riesi trova solo gente “muta”, che preferisce non “pipitiare”. Anzi, se qualcuno esce l’argomento “libera me Domine”. Quante glie ne dicono. Nessuno deve parlare di mafia, nemmeno quelle pseudo aggregazioni di persone che non sanno come trascorrere il tempo e pensano di venirlo a fare, con poche settimane di permanenza a Riesi e in Sicilia, nel Paradiso Terrestre rijsano, che vorrebbero a loro immagine e somiglianza. Riesi non ha un’economia locale forte come quella gelese. Probabilmente non ci sono nemmeno commercianti che pagano il pizzo. Non credo, però, che siano esenti alcuni piccoli e medi imprenditori. Tra l’altro, il pizzo non si paga solo in termini di denaro, ma anche assumendo delinquenti e loro fiancheggiatori nelle proprie attività. Diversi “galantuomini” fotografati nei quotidiani siciliani degli ultimi due anni erano, infatti, dipendenti di Zonin, di Capizzi e di altri operatori agricoli. Avevano, dunque, una copertura lavorativa e costringevano gli operatori ad assumere loro, i loro familiari più stretti e gli “amici”.
Quale associazione “culturale” ha mai denunciato questo? Sicuramente forse perché non si sa cosa significhi la parola culturale. Sono indubbiamente ammirabili certi sforzi e tentativi. Però, alle lunghe, tutti i limiti vengono fuori. Ognuno può essere libero di ragliare, ma se la sostanza non c’è alla fine viene fuori. Non solo dall’”italiondo”, come cui si esprimono nei loro interventi, ma anche dalla mancanza di contenuti. A Riesi un proverbio recita “li chiacchiari su chiacchiari, ma li maccarruna jnchinu la panza”. E questo, cari lettori, non è forse vero? Uno un bel giorno può alzarsi e decidere di scrivere la “Divina Commedia”, ma se le sue sono chiacchiere da avventuriero resteranno sempre tali. Altrimenti lo Stato riconoscerebbe a questi nuovi illustri vati la possibilità di insegnare letteratura nelle scuole. Si può ragliare quando si vuole, ma se in una persona mancano i presupposti culturali di base, la gente li commisera per quel che può e poi fa spallucce.
Quando ci saranno a Riesi le condizioni per assistere ad una serata costruttiva e non di semplice passatempo o di nostalgico ricordo per qualche immagine inquadrata come quella a cui ho assistito ieri sera a Gela? Dovevo proprio trovarmi in un'altra cittadina per sentire cose sensate e giuste? Che almeno una volta si abbia il coraggio di prendere spunto.


Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 17/07/2007 :  10:50:52  Visualizza profilo
ARRAMPICATORI SOCIALI, MORALITA’ E ONESTA’



La peggiore specie di negazionisti e vittimisti è quella degli arrampicatori sociali, audaci lestofanti che cercano di realizzare propositi e obiettivi con una destrezza davvero incredibile. Riescono a passare da una sponda all’altra con una facilità davvero unica, assumendo comportamenti e atteggiamenti immorali e disonesti. Tendono sempre a negare e a fare le vittime. Soffrono di strani complessi di inferiorità e attaccano quanti nella loro vita si sono contraddistinti per dignità, moralità, onestà e coerenza. Questa specie di negazionisti e vittimisti sono da tenere maggiormente sotto controllo. Lancio, pertanto, un appello agli amici dell’Associazione Libera o della Casa della Legalità, affinché continuino a monitorare le sparate e i giudizi che spesso si leggono in questo Sito e organizzino una sentita manifestazione antimafia a Riesi. A Riesi, ahimè, non ci sono, tranne tarallucci e vino, condizioni e premesse per poterla organizzare. Tra l’altro, l’atteggiamento negazionista e vittimista farebbe partecipare pochissime persone, tranne il sottoscritto. Non ho amici, cugini, fratelli o cognati che mi creano imbarazzo. Quindi, posso a testa alta parlare e gridare tutto il mio dolore e sofferenza per tutte quelle cose che in paese non vanno. E che si smetta di porre saltimbanchi e semplici attacchini alla stregua di chissà quale grande Profeta. Politica signica soprattutto competenza, capcità e abilità. Tre acaratteristiche che, per gestire la cosa pubblica, non si acquisiscono strillando e arrampicandosi sugli specchi, ma studiando e imparando per una vita (se ci basta!). Riesi, infatti, necessita di un’autentica rivoluzione culturale “forzata”, da associazioni come Libera e dalle operazioni antimafia, dato che i soli rijsani per amicizie o parentele dirette non hanno le possibilità di farlo. Eppure la lezione di Peppino Impastato da Cinisi, appartenente ad una famiglia di vecchie tradizioni mafiosie, che si ribellò al padre e denunciò apertamente e in piena solitudine il “grande capo Tano seduto” (ossia il boss Tano Badalamenti) dovrebbe insegnare tanto.
Bisognerebbe insegnare agli arrampicatori sociali che moralità, onestà e coerenza sono le migliori armi su cui costruire le proprie esistenze. Rimboccarsi le maniche e ricostruirsi moralmente non significa ragliare e “caciare”. Per affermare le proprie ragioni, ci vuole ben altro: INTELLETTO e RAGIONAMENTO. Questi strumenti, però, sono sconosciuti agli asini, le cui peculiarità rimangono per quelle di ragliare e scalciare. Altrimenti che asini sarebbero!
Ieri leggevo sul quotidiano La Sicilia il caso dell’ex pentito di Sommatino Calogero Pulci. Questo malvivente, rimesso in libertà per motivi di salute, era ritornato nel proprio paese, aveva rinunciato al programma di protezione e, con un ricostituito piccolo esercito di delinquenti, stava rimettendo su Cosa Nostra a Sommatino. Quanti Pulci ci sono stati e ci sono a Riesi! E, quanti “cani sciolti”, tutti pronti a un non so che. Poi, però, per normale legge di natura o si scannano fra di loro, facendo le tremende fine che meritano oppure cadono nella rete delle forze dell’ordine. Corrono quanto vogliono, ma, prima o poi, due sono le cose: CAMPOSANTO o PATRIA GALERA. Che non si continui vergognosamente a negare e a fare le vittime. O, perlomeno, ci si istruisca e ci si esprima in corretto italiano (non in italiondo) prima di sputare sentenze sulle persone.


Dr. Massimo Rosario Paterna

P.S. Non riesco ancora a capire perché il mio titolo accademico, conquistato sul campo e non facendo l’arrampicatore, desti invidia. Ahahahahahah. Ma che si rodano pure! Tanto questi complessati a Riesi sono abituati a chiamare professori, ingegneri o avvocati quanti non lo sono, sminuendo quanti lo sono e quasi inviando quello che non sono e vorrebbero essere. Ahahahahahaha
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