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MRP

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Inviata - 24/06/2007 :  17:00:23  Visualizza il profilo
Con “Sull’essenza del dotto” (1806) e “Sulla missione del dotto” (1811), Fichte, uno dei più grandi intellettuali tedeschi di fine Settecento e di primo Ottocento, enfatizzava la nobile “missione del dotto”. Secondo lui, all’intellettuale spettava il compito di educare il proprio popolo e di indurlo alla riflessione e all’emancipazione, grazie al grado di cultura proprio della società cui faceva parte e alla visione generale e globale del grado di processo umano, nonché perché sapeva quali erano i mezzi per realizzarlo. Anche Croce si soffermò su un concetto simile, in particolare quando operò una netta distinzione tra una “storia come pensiero” ed una “storia come azione”. La “storia come azione” era opposizione alla realtà storica, in nome di una coscienza morale della libertà. Era l’impegno morale che l’individuo assumeva di fronte all’umanità per il trionfo di sommi valori, specie quando questi venivano soppressi o soffocati.
Gli esempi di questi due grandi pensatori dovrebbero essere sufficienti, sia moralmente che praticamente, per aborrire il NEGAZIONISMO e un certo REVISIONISMO MERIDIONALISTA, sconfinante nel “VITTIMISMO”. Riesi e i rijsani spesso si piangono addosso, criminalizzando chi si azzarda a s-p-u-t-t-a-n-a-r-e l’incredibile e l’inverosimile. Speravo che questo fosse un atteggiamento ormai superato. Invece no! Per qualcuno, ma sono arcisicuro la minoranza della minoranza, non è male mettere in luce tutti quei guai che possono ritenersi la vera cancrena di Riesi. Qualcuno vorrebbe che mutismo assoluto ed esaltazione di quelle che sono solo autentiche elucubrazioni mentali prendessero il sopravvento. Mi piacerebbe proprio sapere il perché! Sarei davvero curioso di capire cosa indigna certi individui, MA SOLO CERTI, se si parla di cose che vanno esorcizzate con consapevole coraggio d’azione. Nemmeno di fronte all’ennesimo grave fatto giudiziario, che comprova le dicerie di tutti, si ha il coraggio e l’onestà intellettuale di prendere una posizione ben chiara e netta. Si accusano, quanti vogliono riflettere su tutto ciò, di commettere errori di facili sociologismi e psicologismi, quando non solo non si sa cosa siano Sociologia e Psicologia, ma si cade nel grossolano errore di fare proprio del sociologismi e psicologismo, sparando a zero e con grande faciloneria su quello che si dovrebbe e potrebbe (MA PERCHE PRIMA DOV’ERANO? NON DOVEVANO E POTEVANO AGIRE SECONDO SCIENZA E COSCIENZA? MAH!) . E’ bello vivere nelle retrovie, senza nemmeno immaginare come stanno quanti sono in trincea. Ma forse la trincea nemmeno la si conosce, se non dalle cronache, che poi si vogliono NEGARE. Personalmente non mi sono mai risentito di fronte ai giudizi duri. Li ho ritenuti costruttivi, specie quando hanno avuto una corrispondenza con la realtà. Si nega che a Riesi mancano le strutture di civiltà. Beh, forse non è vero? Quando si imbratta una pubblica piazza (vedi il caso di piazza Giacomuzzi), si distruggono i cassonetti della spazzatura, si distruggono i portacarte (qualche anno fa l’Amministrazione Comunale ne posizionò diversi per le strade del paese, ma ogni mattina se ne trovavano uno o due incendiati), si circola senza cintura di sicurezza, i ragazzini scorazzano senza casco e la regola del più forte prende il sopravvento in ogni circostanza, dove sono finite le strutture di civiltà? Forse è civile che i bar in estate si approprino della piazza con modalità sbagliate e sotto gli occhi di tutti? (Cosa che invece non accadeva venti o trentanni fa!) Le regole di civiltà di certo non vanno cercate nel clima o nei divertimenti, espressione di un’anima ribelle che vorrebbe solo estraniarsi da tutto ciò. I rijsani sicuro non si offendono se qualcuno li critica. Si sono sempre risentiti i rijsani piccolo-borghesi, i benpensanti e gli “arrinisciuti”. La gente semplice, onesta e lavoratrice sa cosa sia giusto da quello che non lo è. Paga tante storture sulla propria pelle. Non è giusto far finta di niente e tapparsi gli occhi, esaltando la bella granita di questo o quell’altro, i bei cannoli, i muffuletti prodotti fuori stagione per gli emigrati che tornano in ferie, il bel sole, la bella strada che ora consente di raggiungere il Desusino e quindi il mare in dieci minuti, le manifestazioni dell’”Estate Riesina” o la Festività di San Giuseppe prima e della Madonna dopo. Mi rifiuto tassativamente, da semplice cittadino della strada, di nascondermi dietro questi paraventi. Io sono una persona del popolo e vado verso i risentimenti e pensieri della moltitudine, che assicuro a qualcuno non sono di risentimento come si vorrebbe a dare ad intendere. Li capisco perché so ascoltare. Non mi masturbo mentalmente con chissà quali programmi e cerco di vivere serenamente. Mi risento quando non avvengono operazioni antimafia come quelle che sono avvenute, quando non vengono messe al bando certe situazioni, quando non se ne parla pubblicamente e si da modo ad una tendenza NEGAZIONISTA e VITTIMISTA di avere la meglio. Ma, a questo punto, sorge spontanea una domanda: COME MAI CERTI RISENTIMENTI APPARTENGONO AD UNA RISTRETTA CERCHIA DI PERSONE? Di certo i rijsani non sono così stupidi da starsene in silenzio. Se a volte non “pipitiano” ci sarà pure un motivo, no?

Dr. Massimo Rosario Paterna

MRP

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Inviato - 25/06/2007 :  17:41:59  Visualizza profilo
Poverini! Sono tutti innocenti e vittime della giustizia. Pentiti e collaboratori vari, a loro volta, sono tutti pazzi. Lo stesso ritornello che i malavitosi utilizzavano trentanni fa. Vi ricordate, per esempio, la fine del primo grande pentito di mafia Leonardo Vitale? Prima dichiarato pazzo e rinchiuso in manicomio, proprio per le sue "cantate" considerate troppo ardite e incredibili per essere vere e, successivamente, ammazzato per la sua "sbirraggine". Fosse per me non li terrei nemmeno un minuto nelle patrie galere, mantenuti dalla "società civile" che lavora duramente e paga le tasse. Aprirei le antiche solfatare e cave di gesso e li farei sgobbare duramente, a vita s'intende.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 26/06/2007 :  07:32:33  Visualizza profilo
Alle volte mi sembra di assistere ad uno di quei film dove s'immagina un giapponese trovato dopo cinquantanni su un'isola deserta e sperduta del Pacifico, a guardia di un arsenale armi, che non sa nemmeno della fine della II° guerra mondiale. Sveglia! I paroloni e i toni schiaccianti contro questo o quell'altro ormai sono fuori dalla storia. Il linguaggio arcaico del becero sindacalismo sessantottino, che fu una delle peggiori cause del terrorismo rosso, non appartengono alla logica democratica dei nostri giorni, se no ad un ristretto numero di individui che si definiscoo "NO-GLOBAL" o peggio ancora alle loro frange estreme: i "black block" (non so se ho scritto correttamente). E che si abbia almeno per una volta l'obiettività di riconoscere come la conservazione del tradizionale "status quo", alla base di tanti mali sociali (sia rijsani che meridionali in genere), risiedano proprio in quelle cattive pratiche religiose e folkloristiche volute ed alimentate dai preti dalla Controriforma Cattolica ad oggi. Bisogna quindi incoraggiare altro. Anni fa, per esempio, alcuni tenatrono di dar vita ad una "Sagra dell'uva". Che fine ha fatto quella gente e quei loro tentativi? Perchè non vengono sensibilizzati i tanti produttori di pesche, dato che Riesi si autoritiene 2paese delle pesche" a dar vita ad una vera e propria "Sagra"? Di questo Riesi ha bisogno. E' neccessario rivalutare ed esaltare quello che è peculiare, non tanto quello che è in comune con qualsiasi altro sperduto angolo della Sicilia. Se si intende valorizzare un timido turismo, lo si deve rendere particolare agli occhi del viaggiatore. A meno che, per turista, non si intenda solo il rijsano che torna in ferie a trovare gli anziani genitori, per poi non tornarci più alla loro morte. Bisogna anche valorizzare la presenza valdese e il loro operato, poichè quelle forse sono le uniche opere costruttive degli ultimi due secoli. E bisogna soprattutto ripulire il Paese, da ogni punto di vista. NON NEGHIAMO E NON GIUSTIFICHIAMO le assurde logiche arriviste di tanti "arrinisciuti", che non sono mai stati in grado di rappresentare nemmeno loro stessi a Riesi, figuriamoci fuori. Persone, per così si dire, estranee e sconosciute alla totalità e con un arrivismo unico e raro cercano e tentano di rappresentarsi come nuova classe dirigente o borghese di Riesi. Ahahahahah! La borghesia è qualcosa di complesso e di ampio e non va confusa con i giudizi vetero stalinisti di qualcuno. Quando una piccola borghesia a Riesi c'era, perlomeno alcune situaizoni non erano così desolanti come sono oggi. Persino quando c'era una certa mafia (CHE SI BADI BENE NON GIUSTIFICO MINIMAMENTE) le cose non erano così tragice come le hanno rese certi "grilletti facili", dei "nuddu ammiscati ccu nenti" che hanno addirittura la pretesa di definirsi "uomini d'onore". Una volta, quando il mafioso faceva il rito di iniziazione, facendo bruciare sulle proprie mani un santino imbrattato di sangue, c'era un significato (ANCHE SE ERA PUR SEMPRE NEGATIVO). Stava come a voler dire "la mia carne di comune mortale si incenerisce come quella di questo semplice pezzo di carta ed io rinasco sotto le spoglie di un nuovo e diverso uomo d'onore". Ma, oggi le cose stanno così? Sono forse d'onore "tanti vavà" col grilletto facile e desiderosi solo di denaro per apparire in una società malata sempre più marcia e figlia del consumismo? Quindi stiamo attenti ad alimentare un facile folklore che potrebbe solo "giustificare" atti condannabili. Ora che ci penso, diverse di quelle facce (se non la maggioranza) che ho visto fotografate sulla pagina giudiziaria de La Sicilia, per anni hanno portato a spalla, nella tarda serata del Venerdì Santo, l'Urna. Spero che, almeno inq uesto caso, non si neghi l'evidenza

Dr. Massimo Rosario Paterna
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Rino

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Inviato - 26/06/2007 :  16:46:10  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Ciao MPR sempre incazzato?
Perchè parli di "linguaggio arcaico del becero sindacalismo sessantottino"? Forse quest'ultimo non ti ha, seppure in minima parte, aiutato a poter esprimere le tue opinioni in piena libertà? E' solo una domanda non fare l'in*******so sennò quando ti vedo ti prendo a schiaffi.



Rino Tabbì
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MRP

75 Messaggi

Inviato - 27/06/2007 :  07:21:10  Visualizza profilo
Egregio Rino, si tratta di essere o non essere quello che dici tu. Fa solo un pò senso leggere opinioni astoriche e antistoriche. Non ti farebbe senso se, per esempio, recandoti in certo posto incontrassi gente vestita con abiti di un secolo fa? Ebbene, in questo caso, gli abiti sono mentali. Quando si negano certe evidenze e si ritiene di potersi salvare in calcio d'angolo, additando SOLO la Chiesa, Cuffaro, Casini, Berlusconi e chi più ne ha più ne metta, non credi che sia davvero eccessivo? Tu sai benissimo come la penso e come mi siano lontani anni luce questi personaggi e le ideologie che rappresentano, ma in questo caso li difendo a spada tratta. Di fronte a tutte quelle radicali accuse, ideologiche, aprioristiche e frustranti da no-global, quel poco di verità che viene fuori finisce solo col l'essere affossata. Inoltre, più aumentano le invettive contro qualcuno, più ne aumenta il consenso. La tecnica demagogica di condannare l'avversario, mettendolo alla gogna, era tipico del vetero-stalinismo, di cui erano idealmente figli molti sessantottini, altro che libertà di parola. Quella, caro amico, se in Italia c'è dobbiamo ringraziare gli anglo-americani e i loro molteplici aiuti. Caro Rino, come ogni movimento, anche il '68, ha avuto qualche suo lato negativo, ma dall'altro lato della bilancia si trova un peso maggiore. Svilire una società di tutti i suoi valori e passare da un eccesso ad un altro non è stato certo costruttivo. Non a caso, oggi la società italiana è pervasa da tanti "grattapancia" e incapci individui. Quanti laureati col 18 politico di quegli anni dirigono cliniche oppure occupano posti di prestigio o di potere? Erano tutti figli del '68, caro Rino, con la tessera del PCI o dei sindacati della triade. Sono loro che si sono letteralmente impossessati dell'Italia. Vai, per esempio, in un facoltà universitaria ad indirizzo umanistico. COme mai sono tutti di una certa idea politica? Come mai si studiano testi ideologici col paraocchi? Basta con quest'atteggiamento criminalizzante verso chi non la pensa come noi. Questo non è democratico e civile. Ci sono tutti gli strumenti utili e possibili per "combattere" qualcuno: IL VOTO, per esempio. Ma che non si venga a dire che certi personaggi abbiano messo in atto chisssà quale grande conplotto internazionale sionistico, americano, capitalistico e bla bla bla. Io contesto categoricamente tutti gli atteggiamenti ANTI. Chi si ritiene ANTI qualcosa rivela poi un fondo di intolleranza e di antidemocraticità. Questo, caro Rino, mi fa arrabbiare. Così come mi fanno arrabbiare tutti quei comportamente vittimistici e negazionistici che storicamente hanno fatto "incadduzzari" gente da sedia elettrica o da lavori forzati. Mi fa arrabbiare il mettere alla gogna qualcuno e il non avere il coraggio e l'onestà morale di non individuare i responsabili di tanti mali, per poi pretendere di avere la verginità ideologica per attribuire i mali di Riesi ad un partito politico o ad un altro. Mi fa arrabbiare la mancanza di coerenza delle persone inquadrate ideologicamente, pronte a sparare a zero su certe situazioni e altrettanto pronte a chiudere gli occhi sui veri mali. Quante volte ho letto si deve o dobbiamo fare così etc. etc. Nessuno, però s'azzarda a dire che prima di seminare un terreno bisogna ararlo. Bisogna rompere il suo strato duro, per renderlo permeabile alle pioggie e ai concimi. Riesi è come quel terreno, arido e duro. C'è la sementa, ma manca la volontà del contadino che la impianti nel terreno. Ogni movimento che pretende di essere culturale (un termine di cui forse si sconosce il profondo significato e lo si adopera con troppa facilità) dovrebbe porsi il problema di come muovere le cose, no? E questo credi che possa avvenire con tarallucci e vino, negando i mali e i possibili rimedi da adottare? Tu, che leggo da qualche parte fai parte di qualche associazione, cosa fai realmente per Riesi? Parli apertamente, ti arrabbi o ti indigni di fronte alla verità oppure, come tanti, hai due belle fette di prosciutto davanti agli occhi? Non mi pare che, di fronte al problema della legalità qualcuno abbia mai pensato come muoversi per manifestare, ma non con una semplice sfilata o conferenza. Io sono arrabiato semmai perchè a Riesi non arrivano i grandi capi dell'antimafia, che confischino i beni di dubbia provenienza e incentivino le forze dell'ordine nel controllo del territorio. A tutti coloro che amano gli sproloqui da lontano mi verrebbe da dire "ma perchè non vi fate un prestito e investite a Riesi?" Vedremo se, dopo uno o due mesi, contineuranno a negare o ad essere arrabbiati come me.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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Zi venè

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Inviato - 27/06/2007 :  09:06:46  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Se solo il frutto del "becero sindacalismo sessantottino "avesse lasciato anche un pò si sale in zucca a qualche dottore riesino e meridionalista ancora disoccupato ,chissa forse non saremo costretti a leggere certe castronerie.

Ezio Maurici
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Ros

1493 Messaggi

Inviato - 27/06/2007 :  09:49:29  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore


Sasà carissimo,

sei un classista e neanche tanto raffinato visto che i luoghi comuni in te sono il pane quotidiano che vuoi spacciare per cultura.

D'altronde, carissimo Sasà, la cultura gentiliniana (fascista-classista) che dici di avere non può che portare a simili considerazioni che traduci in una aberrante idea lombrosiana del modo di intendere la giustizia.

Un giorno, quando ho tempo da perdere, di darò spiegazione della mia considerazione.


PS: Personalmente la spada a Cuffaro glie la metterei nel cu-lo.
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Rino

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Inviato - 27/06/2007 :  11:04:12  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
"Tu, che leggo da qualche parte fai parte di qualche associazione, cosa fai realmente per Riesi? Parli apertamente, ti arrabbi o ti indigni di fronte alla verità oppure, come tanti, hai due belle fette di prosciutto davanti agli occhi?"

Caro MPR io sono convinto di una semplice cosa. Ognuno di noi, credo, deve necessariamente farsi delle domande e darsi degli obiettivi. L'idea in genere se non seguita da una azione specifica perde del proprio significato. Io credo di fare quello che mi è possibile fare, ho raggiunto i miei limiti. Già perchè occorrre porsi dei limiti, non tutti possiamo fare tutto. A volte la condizione di incazzato può indurci a straparlare e sputare sterili sentenze ma indubbiamente ci porta a nulla di costruttivo.

Rino Tabbì
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MRP

75 Messaggi

Inviato - 27/06/2007 :  18:58:06  Visualizza profilo
Caro Rino, checchè tu dica, hai la palese dimostrazione del solito NEGAZIONISMO e del non so come definirlo atteggiamento poco ortodosso. Preferisco non replicare perchè sono un SIGNORE. E chi è rijsano e vive a Riesi (di fatto e non di soli ricordi) sa se questo è vero o no. Tu mi conosci abbastanza per sapere se, quando apro la bocca o scrivo qualcosa, lo faccio perchè amo il mio paese e lo vorrei diverso o no. Ancora una volta, al dibattito, si preferisce il solito incivile atteggiamento di critica personale. Credo di non avere offeso nessuno. Ho solo criticato un passivo atteggiamento nei confronti della mafia e della mentalità mafiosa, vere cancrene di Riesi e mi sono piovuti addosso attacchi da far rimanere a bocca aperta chiunque. Incredibile, ma vero. Ma, come ho già scritto, solo alcuni non raccolgono il messaggio o lo interpretano a loro modo. Ci sarà un motivo, no? Ora le cose sono due: o si fa finta di non capire, oppure............. Un vecchio proverbio rijsano recita "spina ca nun mi pinci jè modda cumu la sita". A qualcuno, però invece punge. Eccome, al punto tale da arrivare ad insultarmi. Mah! Senza, poi, parlare si quattro informazioni che qualcuno spaccia su questo sito come chissà quale sua conoscenza. Io, a differenza di chi è nato con una catena mentale, sono un uomo libero. Non mi ritengo inchiodato a logiche da sindalismo spicciolo o da sapientone di chissà cosa. Se qualcuno non conosce la biografia delle altre persone è giusto, prima di dirgliene di tutti i colori, conoscere meglio. Avere la pretesa di parlare di una persona che si conosce solo di vista non è un pò azzardato?
Caro Rino, mi dispiace dirtelo, ma mi hai veramente stupito. Non hai per niente afferrato il senso della mia provocazione e sei caduto nella stessa trappola di chi "o javi cravuni vagnatu" o "capisci li cosi a cuntu sua".


P.S. In passato qualche furbacchione, per rafforzare le sue tesi, mi citava sempre Salvatore Granata. Non sapeva che quello era un mio fraterno amico e si faceva erroneamente scudo del suo nome per farmi scrivere cose contro un amico/fratello. Cocco, se non te ne sei accorto, ora è avvenuta la stessa cosa col tuo nome. Permettimi, pertanto, di citarti un mio articolo già comparso in questa stessa sezione del sito.
"La scolarizzazione e lo sviluppo tecnologico degli strumenti di comunicazione di massa hanno allargato il numero delle persone che continuamente imparano. A questo, tuttavia, non corrisponde un grande passo in avanti. Secondo le statistiche, buona parte della popolazione italiana ha un basso livello di istruzione e non assimila criticamente ciò che legge, vede o ascolta. Per dirla in altri termini, è vittima dei furbacchioni e avventurieri di turno, che parlano e sparlano a vanvera e raccontano cose di cui non sono nemmeno competenti. Le masse rimangono chiuse in uno stato di ignoranza perenne, grazie alle false o distorte informazioni date propagandisticamente da chi usa un linguaggio poco logico e incomprensibile, l’“italiondo”. E’ troppo facile e comodo ricorrere a parole, immagini o simboli del luogo comune per conquistarsi consensi e approvazioni, cioè per orientare quella buona parte di opinione pubblica priva di senso critico verso la direzione che si desidera.
In tutti i tipi di società un’importante fonte di processi di opinione è sempre stata costituita dalle associazioni e dai gruppi di pressione o di interesse (politici, economici, religiosi, sindacali, razziali, etnici, etc.). Ma, mentre nelle società primitive ogni forma di associazione era largamente multifunzionale e la coagulazione associativa dipendeva dai rapporti interpersonali, nelle società moderne v’è una notevole varietà di gruppi di pressioni, che si formano spesso grazie ai contatti indiretti consentiti dagli strumenti di comunicazione di massa. La loro influenza sull’opinione pubblica dipende dal rispettivo peso dei gruppi antagonistici, dalle qualità dei loro cosiddetti “leaders”, dalla qualità e quantità dei membri e dai mezzi materiali e psicologici impiegati. Questi gruppi solitamente si avvalgono di diverse modalità e tecniche persuasive: puntano a diffondere messaggi semplici e da luogo comune; perseguono una grado di persuasione che tende a modificare atteggiamenti e azioni; e, integrano atteggiamenti e azioni di una istituzione col suo pubblico e quelli del pubblico con l’istituzione, Ovviamente l’interesse delle masse verso idee, persone, organizzazioni o cose sono ottenute con tecniche corrispondenti alle suddette tre modalità. L’efficacia dell’azione propagandistica e pubblicitaria dei gruppi di pressione, comunque, dipende anche dall’utilizzo delle dicerie, dei pettegolezzi, da come vengono fatte passare le scarse e limitate conoscenze degli argomenti e dall’opera di dura censura dei soggetti che la pensano diversamente. In tal modo, i gruppi di pressione utilizzano gli stessi mezzi e strumenti di cui si sono serviti tutti i criminali burocrati delle società fasciste, naziste e comuniste".



Dr. Massimo Rosario Paterna
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Rino

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Inviato - 27/06/2007 :  20:10:41  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Caro Sasà niente polemiche. Credo di aver lanciato un messaggio chiaro. Chi ha orecchie per intendere bene, viceversa...........

Rino Tabbì
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MRP

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Inviato - 28/06/2007 :  07:25:40  Visualizza profilo
Carissimo Rino, io ho colto appieno! Spero anche tu!
Saluti


P.S. Voglio ricordare a qualcuno, tranne a "campani ca nun sintinu a primu curpu pirchì li discursa vordiri ca nun ci piacinu", che il ripristino della LEGALITA' passa dalle piccole cose. Per favore, quando scrivete sul Sito, abbiate l'accortezza e il buon senso di farlo dal PC di casa vostra. Non è morale (a parte che è reato) utilizzare per fini esclusivamente personali il PC del proprio datore di lavoro, pubblico o privato che sia. Specie se siete sazi o vi ritenete tali rispetto a persone che nemmeno conoscete, pagate la bolletta telefonica come fa il sottoscritto senza fare il furbo contro nessuno. Non fatela pagare a chi vi da la possibilità di guadagnare un tozzo di pane, per lamentarvi se poi vi scopre e decide di prendere provvedimenti disciplinari. Poi che dite "aiaiù sporco padrone"? Ahahahahaha

Dr. Massimo Rosario Paterna
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Zi venè

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Inviato - 28/06/2007 :  14:46:00  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
voglio ricordare ai dottori,ragionieri e geometri vari che i PADRONI c'è l'hanno i CANI.
Usate se potete una terminologia più consona ai vostri studi .Grazie.
Lu zi venè di Genua

Ezio Maurici
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MRP

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Inviato - 29/06/2007 :  08:25:33  Visualizza profilo
Se le manifestazioni e rivelazioni della verità sono impossibili e richiedono dei doverosi e intelligenti silenzi, bisogna stare attenti a come ci si o non ci si esprime (anche i silenzi sono delle forme espressive). Quando le stesse circostanze suggeriscono di tacere, perché parlare a vanvera? Non si è logicamente coerenti col proprio pensiero col silenzio? Anche perchè le presunte verità si manifestano solo linguisticamente. In quest’ultimo caso, si è nelle condizioni di azzardare degli autentici teoremi (tra l’altro spesso indimostrabili) e assume particolare importanza, come criterio d’indagine, l’“ermeneutica” (il sistema di definizione e comprensione del linguaggio).
Parlando, come si suole spesso dire, a vanvera, siamo nel campo della pura “logica della parvenza”. Questo non significa che il mezzo espressivo si riduce a pura e semplice banalità. Il linguaggio è un vero e proprio “medium”, grazie al quale gli interlocutori si comprendono convenzionalmente sulle cose. Senza tale convenzione non c’è alcuna comprensione. La comprensione presuppone una padronanza del linguaggio da parte dei vari interlocutori. Essa si basa anche sulla capacità logica di cogliere l’altro non in base alla sua individualità, ma come soggetto che parla lo stesso linguaggio. Non va, dunque, relazionata l’individualità di una persona con le sue singole opinioni. Le sue opinioni saranno incomprensibili linguisticamente, ma potrebbero essere profondamente valide. Se il nostro “medium” (il linguaggio) sarà uguale a quello del nostro interlocutore ci sarà comprensione, altrimenti il buio totale.

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 01/07/2007 :  18:02:47  Visualizza profilo
RIESI MANDAMENTO STORICO


Riesi balza nuovamente sulle cronache nazionali e internazionali. Nelle ultime ventiquattrore, quotidiani e televisioni di mezza Italia, hanno tracciato un quadro squallido e desolante della situazione: un terribile squarcio sulla storia criminale rijsana degli ultimi dieci anni. Grazie a decine di intercettazioni ambientali, depositate agli atti, si possono ora finalmente inchiodare i responsabili di tanti misfatti. Alcuni sindacalisti di polizia, qualche mese fa, avevano pubblicamente espresso la propria preoccupazione. Dalle colonne dei quotidiani, riferendosi a Riesi, apparivano affermazioni del tipo: “Un paese caratterizzato da una pervasiva criminalità”, subito "criminalizzata" e posta negativamente in primo piano (COME SE NON FOSSE VERO) su questo Sito. Le cronache, però, dimostrano il contrario. Il quotidiano "La Sicilia", alla pagina 38, oggi giustamente scrive: "Il mandamento di Riesi, nel contesto criminale di Cosa Nostra siciliana e del Nisseno, è uno dei più antichi e dei più carichi di storia".
La "società civile" rijsana è scossa, indignata e paurosa. Ma, come al solito, taciturna e curiosa, pronta a seguire con morboso attaccamento gli sviluppi delle operazioni dalle cronache dei giornali e dalle emittenti televisive nissene ed agrigentine. I molti sperano in energici interventi repressivi. Solo pochi esaltano la solita demagogica tesi del “vittimismo” meridionale del tipo “i cronisti ce l’hanno sempre con Riesi”, senza proporre programmi di sensibilizzazione sociale. Si pensa alle feste e a come si trascorreranno le serate estive e non ci si preoccupa del pericolo costante. Morire, per esempio, ammazzato solo per avere avuto la galanteria di offrire “protezione” ad una donna sembra una regola tribale di antichi Barbari, alla quale bisogna energicamente opporsi. Sembra davvero anacronistico, ma le provocazioni del pastore valdese Tullio Vinay contro la “donna-schiava” del marito o “segregata”, sembrano più attuali che mai. Ma, come qualche decennio fa, politica, sindacalismo e associazionismo latitano, preferendo la regola del silenzio e del “farsi i fatti propri”. Invece, di pensare a come sollecitare un dibattito o a stimolare nel loro orgoglio i rijsani, pensano ad altro. Tra qualche mese c’è la Festa di San Giuseppe e l’organizzazione dei divertimenti diventa di prioritaria importanza. Così, come del resto, “l’Estate Riesina”. Credo che gli avvenimenti degli ultimi anni debbano imporre una riflessione tale da spostare le attenzioni verso altre direzioni. Urge, per esempio, un impegno attivo della Chiesa. I preti, anziché, prodigarsi nelle festività diano un monito, impedendo per esempio, in segno di riflessione, di svolgere pubblicamente questa festività. Un paese che quasi ogni mese balza sulla cronaca giudiziaria per gravissimi episodi e senza un’Amministrazione Comunale ha assai ben poco da pensare al divertimento. Deve rimboccarsi le maniche. E speriamo che il monito lanciato dal Procuratore Antimafia, Piero Grasso, affinché la pena del carcere a vita non venga soppressa, non rimanga inascoltato. Come ha detto e ripetuto più volte in Tv, tale abolizione “scatenerebbe una guerra tra i clan mafiosi”. Vogliamo far ripiombare Riesi nel totale abisso?

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 01/07/2007 :  18:17:53  Visualizza profilo
IL PENTITISMO RIJSANO


Il pentitismo rijsano è sicuramente costellato da tanti retroscena e colpi di testa che lasciano perplessi e dubbiosi quanti seguono con scrupolosa attenzione lo sviluppo giudiziario degli eventi. Checché se ne dica, comunque, c’è un dato di fatto: grazie alle rivelazioni di alcuni malviventi, alcune volte fatte per puro comodo e interesse e altre per mero timore di essere assassinati, è stato possibile delineare il terribile quadro criminale che ha infestato Riesi negli ultimi decenni. Sicuramente non possiamo paragonare lo spessore e la portata dei nostri nuovi talentuosi cantanti con quelle dei grandi classici. Tardanico e Barberi, per quanti utili siano, non sono certo dello stesso spessore di Di Cristina, Giambarresi e Riggio. E’ come se paragonassimo una Fiat Cinquecento ad una Ferrari. Si tratterebbe di un paragone davvero improponibile e assurdo. Tutti questi personaggi, comunque, hanno un comune denominatore, a parte quello di aver condotto una vita al di fuori delle regole della legalità: hanno consentito una certa disinfestazione. Per questa ragione, in un certo senso, dobbiamo ringraziarli. Ma dobbiamo anche stare attenti a quello che dicono e a come lo dicono. Il titolo di un saggio del grande mafiologo Michele Pantaleone, Mafia: pentiti?, pubblicato qualche decennio fa, lascia intravedere tutto lo scetticismo che circonda tanta gente quando deve prendere in considerazione alcune “cantate”. In effetti, come sostiene Pantaleone, non è possibile pensare al binomio pentitismo/mafia nello stesso identico modo come cui si pensa al binomio pentitismo/terrorismo. Nel primo caso, infatti, non scattano le stesse molle e moventi che si hanno nel secondo. Il pentimento terrorista è stato un fenomeno interiore e profondo, celato da una strana spiritualità intrisa di crisi morale. Quello mafioso, invece, è stato tutt’altro. Se analizziamo i nostri “cantanti” ce ne rendiamo subito conto: Di Cristina, per esempio, che non si pentì mai realmente, nelle sue dichiarazioni parlò duramente solo della cosca avversaria dei corleonesi, perché sapeva che quella aveva deciso di farlo fuori; Giambarresi e Riggio, stiddari sconfitti e reclusi senza possibilità di uscire, hanno cantato e cantano solo per attaccare i Cammarata; Tardanico e Barberi, invece, perché s’illudono di poter sfuggire alla giustizia e magari usufruire di qualche privilegio economico. Questa forse è la prima grande novità del pentitismo rijsano. Il cittadino rijsano lo percepisce perfettamente e ne rimane disgustato e indignato. Nello stesso tempo, però, comprende che questo scotto da pagare ha permesso di ripulire il paese di tanti pericolosi criminali. Chi è con non si rallegra di fronte alle tambureggianti operazioni, anche se queste hanno purtroppo riportato Riesi alla ribalta nazionale e internazionale?
Il pentitismo, dunque, rischia di essere un’arma a doppio taglio. Questo, però, non deve assolutamente renderci pessimisti. Se su tante supposizioni si sono potuti ricavare una serie di elementi, tali da riuscire a diventare indizi e prove o se si è potuti finalmente aprire squarci su moventi di tanti delitti commessi negli ultimi anni, lo dobbiamo alla collaborazione di questi individui. Discutibili per certi versi, ma utilissimi per altri. Grazie ad essi, si è potuto tracciare un quadro su quasi tutti i gravi fatti di cronaca degli ultimi decenni, tranne qualcuno. Che questi talentuosi ci vengano ora a raccontare i retroscena dell’omicidio del sindaco Napolitano e, per rimanere a fatti più recenti, che dicano cosa è successo all'agrocoltore Maurici. Speriamo che i PM insistano ulteriormente su questi due versanti. E' del tutto morale che altri due momenti neri della storia del paese vengano svelati all’opinione pubblica e a due famiglie di Riesi.


P.S. Per conoscenza dei pochi "saggi" che ignorano, queste ed altre tematiche sulla mafia le ho adeguatamente trattate in due pubblicazioni, antecedenti alle odierne operazioni antimafia:
1) Massimo Rosario Paterna, 200 anni di mafia. Spazi e persorsi del crimini organizzato siciliano dalle origini alla strage di via d'Amelio, Palermo, Sicania, Antares Editrice, 2000;
2) Massimo Rosario Paterna, La Mafiosità. La singolare descrizione dello "spirito di autogiustizia" dei siciliani, Caltanissetta, La Riesina Editrice, 2003

Dr. Massimo Rosario Paterna
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MRP

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Inviato - 03/07/2007 :  16:34:33  Visualizza profilo
L’ORGOGLIO DI ESSERE RIJSANI


Oggi, 3 luglio 2007, i quotidiani siciliani danno l’ennesima notizia di cronaca giudiziaria. Il “Giornale di Sicilia”, che purtroppo non è più fruibile on-line, dedica per esempio una pagina intera alle beghe interne della mafia nostrana. Si leggono notizie di “pentiti” che cercano di screditare altri “pentiti” e, peggio ancora, scenari inquietanti su delitti e casi di lupara bianca: il dottor/mafioso Carlo Marchese attacca il pentito Tardanico e fornisce una dettagliata ricostruzione dell’omicidio dei fratelli Gangitano e della scomparsa di Tambè, Lauricella e di un certo Angelo di cui non ricordo il cognome.
Non è, comunque, su questo che vorrei puntare l’attenzione, quanto sul fatto che nessuno, DICO NESSUNO, prenda una posizione ben netta e chiara sul da farsi. Si tenta ancora una volta di intraprendere la via del silenzio, oppure quella dei luoghi comuni: “le cose vanno così nel Sud”, “in Sicilia e quindi a Riesi……bla bla bla”, “per colpa dei “politicanti….bla bla bla”. Sottolineo appositamente il termine “politicanti” perché, a parte Filippo Butera, indipendentemente se si può essere stato simpatizzante o meno delle sue idee, Riesi non ha mai avuto politici degni di tale nome. Non è forse meglio giunto il momento di finirla con questo vittimismo? Il silenzio non è solo omertà, ma equivale ad un vero e proprio atteggiamento negazionista. I rijsani di Riesi, perché solo quelli possono imprimere un cambiamento alla propria terra e non i “paladini di El Dorado (luogo immaginario e inesistente se non nelle fantasticherie di tanti attempati), devono riscoprire tutto il loro orgoglio. Devono capire che Riesi non è un luogo immaginario e su cui si deve fantasticare. Se cerchiamo Riesi sulla carta geografica, ci accorgiamo che è solo un piccolissimo punto matematico-geometrico, quasi invisibile, del tutto simile ad un granello di sabbia nel deserto. Scoprire il proprio orgoglio significa anche avere il coraggio e l’onestà intellettuale e morale di mettersi in discussione e di lasciar perdere una volta per tutte quel falso orgoglio che fa stupidamente sentire unici e rari, solo perché una festività può svolgersi con piccole sfumature e modalità diverse da quelle dei paesi limitrofi. Che senso ha vantarsi in questo o quell’altro posto d’Italia e d’Europa con espressioni del tipo “J rijsanu sugnu” come quasi a voler dire “io sono il migliore”. State pur tranquilli che gli altri ci ridono alle spalle, perché non riusciamo a tirar fuori quella sana e costruttiva caratteristica che potrebbe invece renderci davvero unici. Purtroppo, l’identità rijsana è particolarmente provata da tanti decenni o forse secoli di errori. Le persone con un pò di “gnegno” lo sanno bene. Hanno, pertanto, il dovere di spendersi per il posto in cui vivono. Riesi ha tanta gente onesta e laboriosa. Forse è solo impaurita ed ha bisogno di essere incoraggiata. Per questo necessita di una classe dirigente coraggiosa e con le “palle”. Non bastano i proclami copiati a questo o quel tizio. Non hanno senso nemmeno i colori politici, quando poi non si ha il coraggio di tirare fuori la grinta. I problemi di Riesi non vanno, infatti, risolti con chissà quale ricetta magica. Basterebbe che tutti assieme protestassimo, occupando Strade Statali e facendo scioperi della fame e della sete davanti le sedi istituzionali, per attirare le attenzioni del Ministero dell’Interno. Lo Stato deve dare delel risposte. L’organico dei Carabinieri dev’essere potenziato, così come quello dei Vigili Urbani. E, soprattutto, dev’essere una stazione di Polizia.
Il titolo di questo articolo, L’ORGOGLIO DI ESSERE RIJSANI, punta a questo. Mi è stato suggerito dalla situazione gelese. E’ lo slogan utilizzato dall’attuale sindaco durante le elezioni amministrative che lo hanno visto stravincere. Come fa a non essere orgogliosa di sé una popolazione che alle operazioni giudiziarie vede seguire fatti. Ai pentiti si sono aggiunte le denuncie dell’associazione antiracket, una delle più prolifiche della Sicilia (E QUESTO E’ UN DATO DI FATTO OLTRE CHE MOTIVO DI ORGOGLIO!), nonché quelle di tanti onesti cittadini. A quale orgoglio possono invece appellarsi i rijsani? Non credo che negare e fare le vittime o limitarsi ad esaltare festività pagane, intrise di cristianità, siano motivi di vanto e orgoglio. Occorrono fatti e LEGALITA’, quella che purtroppo continua a latitare.
Il quotidiano La Sicilia di oggi riporta un articolo molto simile ai miei interventi su questo SIto:

L'associazione Libera: «Contro la mafia serve una strategia che coinvolga la cittadinanza»


Riesi. Sulle risultanze delle ultime indagini relative a fatti avvenuti a Riesi, interviene l'associazione Libera con una nota a firma di Rosa Alba Abbate, del Coordinamento provinciale.
«Il dibattito sugli ultimi fatti avvenuti a Riesi - è scritto nella nota - è stato al centro dell'interesse di chi opera nel mondo politico e sindacale; la gravità del problema impone anche alla nostra Associazione di fare alcune considerazioni in merito. Le importanti operazioni portate avanti dalle forze dell'ordine, cui va il nostro totale riconoscimento, hanno svelato intrecci rilevanti sulla mafia riesina e, ancora una volta come il problema mafia sia una grande emergenza territoriale. Tuttavia a preoccupare maggiormente è il quadro generale della città, contrassegnato da una grave crisi politica, economica e sociale, e sempre più aggravato dai continui arresti per mafia. La necessità - continua la nota - di potenziare l'unico presidio di legalità (caserma carabinieri) esistente nel territorio non può, tuttavia, costituire l'unico strumento per restituire fiducia ai tanti cittadini onesti di Riesi. Occorre, semmai, realizzare un progetto articolato che preveda anche altre strategie, nonché interventi mirati a risolvere complesse problematiche di ordine culturale, sociale e politico. Questo percorso progettuale potrebbe avere come punto di partenza la scuola; parecchie sono state le realtà scolastiche che negli ultimi anni sono state impegnate in attività di ed. alla legalità mirate a sradicare la cultura mafiosa. L'obiettivo di creare le basi di una comunità locale fondata sui principi di libertà, rispetto altrui, solidarietà, partecipazione democratica è in sé di rilevanza fondamentale, ma per ottenere dei riscontri concreti è necessario soprattutto che si realizzino delle condizioni essenziali in campo sociale e politico: priorità ineludibili sono, infatti, lavoro e servizi, nonché il rinnovamento dell'apparato amministrativo e dell'intera classe politica locale che, tranne qualche isolata eccezione, continua ad apparire muta di fronte al dilagare del fenomeno mafioso e della corruttela».
«Per affrontare l'emergenza dell'oggi - è scritto nella nota - occorrerebbe monitorare costantemente l'apparato politico - amministrativo dell'ente locale, onde evitare il perpetuarsi di condotte di tipo clientelari o privatistiche. Noi di Libera, condividiamo, pertanto, l'accorato appello lanciato dal segretario provinciale dei Ds, Federico Messana, di organizzare a Riesi una grande manifestazione unitaria contro la mafia, che veda impegnate tutte le forze politiche e sociali dell'intera provincia. Nello stesso tempo dovrebbe iniziare ad attuare un lavoro sinergico che coinvolga scuola, istituzioni, realtà sindacali e associative, e la Chiesa locale».

SVEGLIA!




Dr. Massimo Rosario Paterna
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