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 Salvatore Granata -Santa Cruci Riesina
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Ros

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Inviata - 05/05/2007 :  12:47:05  Visualizza il profilo  Scrivi una mail all'autore

Articolo pubblicato sulla rivista
"Sicilia in Viaggio"
anno III - Numero 21 - Marzo 2009
di Rosa Maria Li Vecchi

Lettura in fondo

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FESTA DI PASQUA

Santa Cruci Riesina


ISCRIZIONE REGISTRO EREDITA' IMMATERIALI

Regione Siciliana - Provincia Caltanissetta

Commissione Eredità Immateriali

seduta del 26.01.2007

Iscrizione del canto popolare della Settimana Santa a Riesi "La Santa Cruci" nel Libro delle Celebrazioni.


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La Sicilia giovedì 29 marzo 2007


I canti popolari di Riesi iscritti nel Registro eredità immateriali

Riesi. Iscrizione al Registro delle "Eredità Immateriali" del canto popolare della Settimana Santa riesina la "Santa Cruci". La comunicazione giunge dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta, dopo la richiesta fatta nel luglio scorso dal riesino Salvatore Granata, appassionato di cultura popolare. L'iscrizione al libro delle celebrazioni è avvenuta nella seduta del 26 gennaio nella quale la commissione REI ha riconosciuto il canto popolare, un bene immateriale meritevole di tutela, valorizzazione e promozione.
Si tratta del primo canto, legato alla tradizione dei Misteri, di tutta la Sicilia e del quarto bene della provincia nissena. «Questo canto riveste un'importanza storico-culturale e sociale, esso è simile ad altri repertori siciliani e si basa sugli accordi tonali dei canti liturgici o gregoriani. Negli anni recenti soltanto in poche occasioni abbiamo assistito all'esibizione degli ultimi laudanti rimasti, in una delle componenti sonore più importanti della tradizione orale riesina. La poca attenzione mostrata dagli storici locali, un'inadeguata politica mirante alla tutela e alla valorizzazione, nonché un "normale" ricambio generazionale, hanno impedito una certa continuità». Queste le motivazioni che hanno spinto Granata ad effettuare degli studi sul canto e a richiedere l'iscrizione.
Tre le versioni esistenti del canto, che anche se conservano la stessa struttura, sono diversi l'uno dall'altro: "parrinisca", (alla maniera dei preti), a "lu latinu", (alla maniera di contadini ), e la "surfarara" (alla maniera degli zolfatai). Un riconoscimento che deve essere visto come un punto di partenza per la ri-appropriazione della memoria storica del nostro paese e della nostra identità culturale, «possibile - conclude - attraverso l'impegno degli ultimi laudanti, ad iniziative mirate alla ricomposizione delle squadre di lamentatori e alla fondazione di una scuola per aspiranti cantori». Vincenza D'Antona


Ros

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Inviato - 05/05/2007 :  13:20:57  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore


VOLANTINO INFORMATITCO

LA REPUBBLICA DI RIESI

SPECIALE FESTA DI PASQUA RIESINA 2007


PER LA LETTURA DEL VOLANTINO CLICCARE SOTTO

http://www.riesi.com/public/riesi/archivio/upload/depositofile/pasqua07.doc


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Nota storica del febbraio 2006 a cura di Salvatore Granata

http://riesi.altervista.org/siti/tradizionipopolari/tradizionipopolari.htm

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Ros

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Inviato - 05/05/2007 :  17:27:37  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

LAMENTATORI RIESINI


Foto La Sicilia 2007

Salvatore Carrubba
Vincenzo Carrubba
Giovanni Carrubba
Alberto Ficicchia
Luigi Ficicchia
Benito Forcella
Gaetano Forcella
Salvatore Toninelli
Vincenzo Sciacchitano


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Ros

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Inviato - 05/05/2007 :  17:27:59  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Esibizione cantori - Pasqua 1991


Nelle foto si riconoscono da sinistra:
Luigi Pistone, Giuseppe Anzaldi, Gaetano Celestri e Rocco Russo

Il 1991 fu l'ultima volta che una squadra di cantori “esperti” si riunì per esibire le parti della Santa Cruci.
In quell’occasione si esibirono: Giuseppe Anzaldi, solfaraio (deceduto); Gaetano Carrubba, contadino; Gaetano Celestri, muratore; Luigi Pistone, contadino (deceduto) e Rocco Russo.
A cura di Salvatore Granata.


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Ros

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Inviato - 14/02/2008 :  20:07:39  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Esibizione cantori
Pasqua 2007




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Quando la memoria diviene “fatto culturale” e recupero dei valori tradizionali


In Passato il disinteresse dei giovani per le nostre tradizioni non ha permesso il normale cambio generazionale che avrebbe garantito una certa continuità. Atri fattori hanno determinato la ‘momentanea’ scomparsa delle squadre, come il fenomeno dell’emigrazione di massa che ha causato un notevole calo della popolazione e i modelli trasmessi della società dei consumi di oggi che minacciano seriamente di soffocare la cultura locale originaria. Aggiungerei anche la mancanza di una seria politica mirata alla salvaguardia e alla valorizzazione della cosiddetta cultura subalterna a cui non è mai stata posta, fino ad oggi, la meritata attenzione.
Negli ultimi anni, il lavoro svolto ha generato nuovi stimoli nei riesini verso la riscoperta delle proprie tradizioni. Non a caso, in occasione della pasqua del 2006 - dopo tanto tempo ( l’ultima esibizione risale al 1991) - un gruppo di lamentatori, guidato da Salvatore Carrubba, ha esibito il repertorio durante la processione con l’Urna che si reca verso il calvario per accogliere le spoglie del Cristo morto: momento di massima intensità espressiva. La gente presente, emotivamente coinvolta, ha manifestato grande stupore; i giovani, ma anche i meno giovani, si sono avvicinati, hanno dimostrato interesse e dato la loro disponibilità ad imparare le parti della Santa Cruci.
Lo scorso anno, invece, i cantori si sono organizzati meglio ed hanno esibito il repertorio durante la varie processioni, ridando vitalità ad una tradizione che ormai sembrava essere rimasta nel pozzo profondo del dimenticatoio.
Il coinvolgimento di nuovi elementi ha dato entusiasmo alle “vecchie glorie” che si sono impegnate (almeno a parole) alla ricomposizione della squadra e alla trasmissione del repertorio alle nuove generazioni. Tutto questo è stato possibile grazie all’impegno di Salvatore Carrubba che oggi potremmo considerare un “Patrimonio Umano Vivente”.
Il mio augurio è che il ritrovato interesse del popolo riesino verso le proprie tradizioni non rimanga momentaneo, ma possa diventare un costante stimolo di partecipazione popolare attiva atto a garantire la salvaguardia e la continuità di un patrimonio culturale importante per la nostra collettività. Salvatore Granata
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Ros

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Inviato - 15/02/2008 :  15:37:33  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Filmato canto Santa cruci riesina

Versione: "alla parrinisca"

Per la visione cliccare sotto:

http://www.riesi.com/riesi/home/filmati/santacruci.htm


Il brano è stato registrato il Giovedì Santo sera del 2007, subito dopo il Dramma Sacro della condanna di Cristo. Esibizione a cura di:
Salvatore Carrubba (prima voce);
Vincenzo Carrubba, Alberto Ficicchia, Luigi Ficicchia, Benito Forcella, Gaetano Forcella, Salvatore Toninelli, Vincenzo Sciacchitano (coro).
La parte interpretata "alla parrinisca" di "Maria passa di la strata nova la porta di un firraru aperta iera", assume particolare rilievo all’interno del repertorio canoro poiché tale gesto costituisce uno dei tratti più espressivi della rappresentazione del rito. Salvatore Granata
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Salvatore

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Inviato - 27/02/2008 :  13:47:19  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Nuovo filmato canto Santa cruci riesina


Versione: "a lu latinu"


Per la visione cliccare sotto:

http://www.riesi.com/riesi/home/filmati/santacruci2.htm


Brano registrato il Venerdì Santo durante la processione con l'Urna mentre si reca al Calvario.
Ad eseguirlo sono: Salvatore Carrubba (prima e seconda voce), Gino Viola (terza voce);
Vincenzo Carrubba, Alberto Ficicchia, Luigi Ficicchia, Benito Forcella, Gaetano Forcella, Vincenzo Sciacchitano (coro).
La parte interpretata "a lu latinu" di "Maria va chiancinnu a lu so figliu", assume, anch'essa, particolare rilievo all’interno del repertorio canoro poiché tale gesto costituisce uno dei tratti più espressivi della rappresentazione del rito.
Salvatore Granata

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Salvatore

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Inviato - 12/03/2008 :  21:58:45  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

I TRE MODI DI ESEGUIRE IL REPERTORIO


Il repertorio presenta tre modi di canto: alla "parrinisca" (alla maniera dei preti), a lu "latinu" (è probabile che indicasse un modo più semplice, vedi oltre) e alla "surfarara" o "caltanittisa" (alla maniera dei "solfarai").
Il canto presenta una struttura ricorrente che si basa sui principi armonici tonali provenienti dal canto liturgico o gregoriano e/o dalla “[…] tecnica del falsobordone documentata nella musica scritta a partire al XV secolo” (Macchiarella, 1993). Per quanto riguarda il repertorio riesino, possiamo ipotizzare che la "parrinisca" sia di provenienza clericale; il termine "parrinu", indica infatti la figura del prete. “L’origine liturgica delle lamentanze e la irrilevanza dei contenuti, al momento della esecuzione e fruizione rispetto al piano melodico, è provata dagli stessi testi” (A. Buttitta 1978). L’altro modo di canto, "lu latinu", è molto simile alla "surfarara" con la differenza che viene eseguito con un modalità molto vicina “[...] ai canti profani dei contadini che cantavano con voce ‘sforzata'” (Macchiarella, 1995). Non avendo ancora riscontrato ulteriori ragguagli che meglio potrebbero documentare questa modalità di canto, mi limito a citare ciò che gli stessi cantori mi hanno riferito. Siciliano racconta: "ie cantava a lu latinu pirchì iaiu la vuci pisanti e quanno cantava abballavano li maduna”. Anche Russo ribadisce che “lu latinu si canta a vuci ata e ppi arrivari a cumpimintu ci voli lu cambiu” (per arrivare alla fine della processione è necessario che ci sia un’alternanza tra gli esecutori delle parti soliste). Carrubba afferma che “si chiama latinu pirchì li paroli nun si capiscinu”. La lingua latina, infatti, rappresenta una espressione assolutamente lontana per la quasi totalità dei cantori, i quali ne conoscevano l’esistenza solo attraverso la partecipazione alla celebrazione liturgica (Macchiarella 1993). Napolitano racconta che "lu latinu" era il modo di cantare più diffuso tra i contadini e che era più semplice apprenderlo rispetto a quello della "parrinisca".
È ipotizzabile invece, che la "surfarara" abbia assunto alcune caratteristiche esecutive grazie alla fruizione in ambiente lavorativo da parte dei "solfarai", e che questi l’abbiano interiorizzata rendendola propria anche nel modo di eseguirla, dandole una particolare inflessione gutturale derivata dalle condizioni di lavoro svolto in un ambiente tenebroso, dove l’emozione di natura drammatica trasforma ogni cosa, così come il canto che diventa una melodia lamentosa.
I tre modi di eseguire il canto confermano che “[…] il valore simbolico dell’espressività musicale emerge poi significativamente nelle denominazioni che localmente assumono i ‘modi’ melodici su cui vengono intonati i canti tradizionali. Tali denominazioni segnalano il più delle volte un’appartenenza territoriale (palermitana, trapanisa, girgentina, siracusana) oppure una condizione professionale (carrittera, viddanisca, surfatara, furnarisca)” ( Bonanzinga, 1992).

Bibliografia:

- Sergio Bonanzinga, Forme sonore e Spazio Simbolico, Archivio delle Tradizioni Popolari Siciliane, Folkstudio 31-32, Palermo, 1992;
- Antonino Buttitta, Pasqua in Sicilia, Grafindustria, Palermo 1978;
- Alberto Favara, Corpus di Musiche Popolari Siciliani, Accademia di Scienze Lettere e Arti di Palermo a cura di Ottavio Tiby, Palermo 1957;
- Ignazio Macchiarella, I canti della settimana santa in Sicilia, Archivio delle Tradizioni Popolari Siciliane Folkstudio 33-34, Palermo 1993, con relativa bibliografia e discografia;
- Ignazio Macchiarella, il falsobordone fra tradizione orale e tradizione scritta, Libreria Musicale Italiana, Lucca 1995.

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Ros

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Inviato - 03/04/2009 :  14:55:53  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Articolo pubblicato sulla rivista "Sicilia in Viaggio"
anno III - Numero 21 - Marzo 2009

di Rosa Maria Li Vecchi




















Salvatore Granata
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Segue nota.

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Ros

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Inviato - 04/04/2009 :  11:16:06  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Nota

L’Articolo, -Le Ladate, i suoni della Settimana Santa- (rivista "Sicilia in Viaggio" del 21 marzo 2009, di Rosa Maria Li Vecchi) segnala, tra le Ladate, la Santa Cruci Riesina. L'articolo prende spunto dai lavori pubblicati gli anni precedenti, anche attraverso il forum (RiesiArt) e dall'aggiornamento fatto quest'anno. Questo lavoro di ricerca dura da anni: 2002, l'inizio del progetto; 2007, la Santa Cruci Riesina è iscritta nel Registro Eredità Immateriali della Regione Sicilia; 2009, inizia la divulgazione attraverso una Rivista di settore. Non sono mancati negli anni articoli di giornale sulla cronaca locale di Caltanissetta, su vari siti, compreso www.riesi.com attraverso il forum dedicati.
La divulgazione attraverso i canali dell’informazione di settore inizia perché il lavoro di ricerca è consolidato e riconosciuto. Un altro piccolo passo avanti nell'opera di ricerca e divulgazione della Santa Cruci Riesina, e con essa di tutta la Festa di Pasqua, oltre le mura di cinta dei confini mentali di chi si ostina a non collaborare, con nocumento al lavoro culturale e promozionale dei nostri Beni immateriali. Il lavoro di divulgazione intrapreso, attraverso gli appositi canali culturali e promozionali, continua e continuerà con la necessaria progressione di contenuti e mezzi. La passione, la preparazione e la dedizione, premia l’intuizione e l’originalità delle idee e va oltre gli pseudoplagi, i manierismi d’opportunità e il culturismo. –Rosario Riggio
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Ros

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Inviato - 17/04/2009 :  23:20:29  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore


Blumedia

Cultura e spettacolo - Tradizioni

Le ladate, i suoni della Settimana Santa di Rosa Maria Li Vecchi

SITO

http://www.blumedia.info/index.php?id=367
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