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 Rosario Riggio
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Ros

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Inviata - 05/03/2007 :  21:51:01  Visualizza il profilo  Scrivi una mail all'autore

Galleria Virtuale RiesiArt

Artisti riesini e non solo




Ros

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Inviato - 12/06/2007 :  08:28:34  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
La leggenda di la Spatazza


E' stata creata una nuova finestra nella sezione "Storia, Arte, Cultura" dal titolo: LA LEGGENDA DI LA SPATAZZA.
Chi volesse visionare la sopra citata area, cliccare sul link sottostante:
http://www.riesi.com/riesi/cartella/legspatazza.asp
====================================================
AVVERTENZA



Chi volesse stampare l'intera o parziale pubblicazione è consigliabile scaricare il formato DOC cliccando sul link sottostante:
http://www.riesi.com/public/riesi/archivio/Upload/depositofile/spatazza.doc



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FOCUS...NOTIZIARIO RIESINO

"LA LEGGENDA DI LA SPATAZZA"

Fonte: Giornale di Sicilia - 12/06/07

RIESI.(*debu*)Su mitologia, leggenda e realtà è incentrato il nuovo racconto di Rosario Riggio “La leggenda di la Spatazza”. Nell’opera promossa dall’Are Piemonte (associazione riesini emigrati) Riggio narra la leggenda del primo quartiere popolare e del monte Santa Veronica. La leggenda racconta che la Spatazza è stata celata sotto terra,rivolta verso la montagna per difendere la Veronica, il tesoro nascosto dentro le sue viscere e che al suo interno ci sono monete d’oro, dette in dialetto “maregni d’oru”. Infatti il monte si apre, secondo il mito, l’ultimo giorno di carnevale, dopo i riti, per portare ricchezza e felicità al popolo locale. Il racconto esalta anche la figura femminile,la Veronica, la Maddalena e la bellezza delle donne riesine, nonché lo spirito anticonformista del riesino.La pubblicazione sarà on line tramite il portale città di Riesi, www.riesi.com sul Forum RiesiArt. Il webmaster del sito di Giuseppe Ferro provvederà a spedire on line il link del racconto alla Newsletter di 1500 contatti e ad inserirlo nel forum di altri comuni regionali.“Il racconto parte da leggende per evidenziare con fantasia come Riesi era un paese vivace a livello sociale e culturale –dice Riggio- per criticare oggi il riesino che non ha coscienza di questo patrimonio. Rinnovo l’appello fatto alla commissione straordinaria e alla provincia affinché si adoperino per dare il giusto e meritato riconoscimento al portale di Giuseppe Ferro”.
Delfina Butera


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Ros

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Inviato - 23/06/2007 :  11:59:32  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Liberamente ispirata da "La leggenda di la Spatazza"

Li donni di la Veronica


Tela 30 x 50
Autrice
Concetta Calcagno
Agosto 2007

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Ros

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Inviato - 04/01/2008 :  15:28:52  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Patrioti riesini


Riesi, nel corso della storia ha dato un contributo patriottico alla costruzione dello Stato italiano: dal Risorgimento alla nascita della Repubblica italiana con la partecipazione alla guerra di Liberazione.

Non mancano momenti di vera e propria storia rivoluzionaria, anche con inediti.

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Riesi e la rivoluzione siciliana del 1820

1820, agosto. Moti indipendentisti e stragi a San Cataldo, a Caltanissetta e dintorni.

I fatti. Tra i baroni indipendentisti, c’era il principe di San Cataldo. Egli fece sollevare i sancataldesi e ordinò loro di diffondere il “verbo rivoluzionario” nei comuni vicini. Una folla di armati si diresse alla volta di Caltanissetta, un grosso comune tradizionalmente inviso ai sancataldesi e che per l’occasione intendeva rimanere fedele a re. Ne scaturì una vera e propria guerra civile che portò a diversi massacri e stragi. Quella guerra civile si estese ai Comuni limitrofi: Riesi, Sommatino, Mazzarino, Canicattì, ecc. Fu questa un’occasione ghiotta per le varie fazioni paesane per regolare vecchi e nuovi conti ancora in sospeso. A Ragusa, ad esempio, esistevano dei “partiti animosi” pronti a scontrarsi e a massacrarsi.

Fonte: D. Scinà, Raccolta di notizie e documenti sulla rivoluzione siciliana del 1820, cit.

Bibliografia: La Sicilia delle stragi a cura di Giuseppe Carlo Marino (Newton Compton editori).

Nota: Un libro da leggere per capire come e perché i siciliani sono diventati (li hanno fatti diventare a colpi di piccole stragi) all'apparenza indifferenti ad ogni cambiamento.

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Riesi nel Risorgimento

Tratto dal libro di Salvatore Ferro 1934: La Storia di Riesi capitolo XIX


Riesi non progrediva solamente numericamente e finanziariamente, ma progrediva anche intellettualmente e liberalmente. Formatosi il ceto pensante, con una schiera di buoni professionisti, alcuni di essi volsero il pensiero all’idea della libertà politica immischiandosi nel Risorgimento italiano ed aprendo gli occhi ad una fazione del popolo tra operai, zolfatari e contadini. I nostri professionisti liberali, cercando il miglioramento della vita sociale, si affermarono lottatori intrepidi, coraggiosi e benefattori. Essi ebbero di fronte il Governo, la chiesa e la baronia, eppure non retrocessero! Che importava se i loro padri la pensassero diversamente? Che importava se ebbero umili natali? Bisognava lottare.
Era ben naturale che i figli dei ricchi, degli agiati e persino degli operai benestanti andassero fuori a studiare. I padri facevano enormi sacrifici pur di far riuscire i figli, ma le difficoltà erano immense! Senza mezzi di comunicazione, con le sole trazzere regie, coi dirupi e scoscesi accorciatori, con le piene del Salso, a quei tempi era un problema molto difficile il viaggiare in cavalcature. Aggiungere a tutto questo il pericolo degli “amici”, cioè dei briganti che trovandosi alla passata vi domandavano “o la borsa o la vita!” e spesse volte vi levavano la borsa e la vita. È vero che c’erano i Compagni d’armi che sorvegliavano le campagne, ma costoro erano ladri di notte e sbirri di giorno, cioè complici dei ladri.
Il Governo borbonico aveva la massima di reclutare i vagabondi dei paesi per non farli rubare, vestendoli da militi a cavallo, ma quelli erano l’uno e l’altro e salvo a pagare una grossa taglia per aver salva la vita, i Compagni d’armi facevano quel mestieraccio.
Vestivano in divisa con una lunga sciabola, armati di moschetto e pistola, andavano a cavallo e nei paesi del Governo dei borboni rappresentavano la forza pubblica. Detti sbirri, “amici degli amici”, odiavano i liberali. A Riesi ce n’erano una mezza dozzina. Tutto questo lo abbiamo detto incidentalmente, per provare come il viaggio degli studenti e dei loro padri, ai tempi dei quali scriviamo, era un serio rischio. Bello l’esempio di Don Giuseppe Correnti , il quale andò a chiudere i suoi due figli, Antonio e Giuseppe, a Bronte (prov. di Catania) e mai volle farli venire a Riesi, malgrado l’ardente desiderio della madre, fino a che terminassero il ginnasio. A Bronte vi era un rinomato Collegio dei gesuiti e molti vi andavano per studiare, ma si andava anche a Caltagirone, Piazza Armerina, Caltanissetta, Catania e Palermo.
I laureati a-dunque, ritornati in paese, esercitavano con onore la loro professione.
È bene sapere che i loro guadagni non erano tanto famosi e per lo più vivevano del proprio. Ci si informa che un medico delle famiglie ricche, pagato ad anno, aveva dieci lire e spesse volte domandavano l’anticipo di sei mesi; una visita agli ammalati era tre tari, pari ad una lira e venticinque centesimi; nelle famiglie povere si pagava con un galletto, che costava una lira, o qualche altro regaluccio. Alcuni di essi, laureati nel 1840, fondarono la Società segreta “La Giovane Italia” a cui faceva capo il grande pensatore genovese Giuseppe Mazzini, l’Apostolo della libertà italiana. I primi furono: Il Dott. Giovanni Matera, il Dott. Don Gaetano Giuliana, l’Avv. Don Calogero Accardi, il farmacista Don Salvatore Bartoli, il negoziante Don Salvatore Di Lorenzo, mastro Rosario Puzzanghera, il falegname Michelangelo Mazzapica, e i contadini Calogero Chiolo, Rocco Scimena e Santo Balbo.
Anima della società segreta era il giovane studente Giuseppe Quattrocchi, nato nel 1830, del fu dott. Luigi e Maria Anna
Pasqualino il più piccolo dei figli di Don Francesco e Caterina Inglesi; nipote del Giudice Don Onofrio Pasqualino, il giovane Quattrocchi da ragazzo fu inviso dallo zio per l’ingegno, la politica e la vivacità.
Il Dott. Matera, nato nel 1809, era figlio di Mastro Vito e Saveria Sampietro. Contrariamente alla volontà del padre che l’aveva mandato a Caltagirone a perfezionarsi nel mestiere di chiavettiere, il figlio fuggì a Catania dove, studiando, si laureò in medicina.
Il Dott. Giuliana, Figlio del Massaro Salvatore e di Filippa Giuliana, nacque nel 1810. Avendo da bambino dimostrato di avere buon ingegno ed appassionatosi alla medicina, la famiglia lo assecondò nelle a di lui aspirazioni, per cui divenne un bravo medico.
L’Avv. Accardi era figlio di Massarotto Giuseppe e di Provvidenza Verso. Nacque nel 1807 e studiò legge a Catania. Irruente nelle difese era un uomo coraggioso.
Il Farmacista Bartoli, figlio di Mastro Giacomo, cretaio, e di certa Di Benedetto, nacque nel 1818. Contrattò matrimonio con Crocifissa Di Lorenzo e aprì la sua Farmacia in via Grande.
Di Lorenzo fu un negoziante di tessuti, venuto da Lipari sposò qui Maria Catena Butera e fece fortuna, fabbricandosi la casa in via Grande.
I membri della società segreta si riunivano in un cameretta di certa Maria Lupo nel cortile del piano del crocifisso che dava nel corso, ivi la notte si congiurava leggendovi le lettere di Mazzini e di Garibaldi. Si dice che le lettere erano scritte con il sugo di limone che bruciandovi la carta il contenuto si leggeva perfettamente bene, indi si distruggevano.
Ben presto la polizia borbonica venne a sapere i nomi degli affiliati della “Giovane Italia”, che ne erano spiati continuamente. Il giovane Quattrocchi, trovato sospetto, fu arrestato a Catania e mandato al domicilio coatto a Favignana per sei mesi. Lo zio Avv. Don Luigi Pasqualino vi andò a tenergli compagnia cercando di dissuaderlo, ma Peppino, negando, si mantenne serio. Siccome lo zio era un pezzo grosso della Polizia, così lo liberò. Venuto a Riesi abbracciò la madre, cercò i compagni e ripartì per Catania, onde continuare a frequentare l’Università, ramo legge. A Catania, una volta in una villa, si incontrò con Mazzini che lo baciò alla presenza degli affiliati catanesi.
La Società segreta qui era terribilmente avversata: dal potere giudiziario di cui era Giudice, dopo la morte del fratello, l’Avv. Don Onofrio Pasqualino; dal potere amministrativo, i cui decurioni si aggiravano tra i Martorana, i La Marca, i Debilio e i Pasqualino; dal Clero, con l’Arciprete D’Antona che era una potenza e della Baronia i cui amministratori erano qualcosa. Gli altri civili, se ne facevano di politica, erano ligi ai su detti signori; il popolino seguiva i “grandi”, e perciò i liberali erano odiati e chiamati dei pazzi. La lotta era impari; la politica fra travedere e intravedere giunge alla personalità; la sbirraglia borbonica era a disposizione dei Comandanti, quindi i liberali erano continuamente bersagliati; ma quei sognatori che seguivano la politica generale dell’unità italiana, stavano fermi, se la ridevano sotto i baffi e lasciavano fare. L’odiato straniero in casa nostra col “bastone tedesco” imparentato con i borboni adoperava tutti i mezzi per reprimere il movimento avversario, la Società segreta in tutta Italia lavorava con accanimento; il foglio di Mazzini sulla “Giovane Italia” arrivava ovunque. In questo estremo lembo vi penetrava e si leggeva, sebbene nascostamente.
Le lotte politiche si acuivano, gli sbirri facevano il loro mestiere di spiare e rapportare. Il vecchio Dott. Rosario Vassallo coi signori Faraci, per quanto se ne stessero in disparte disapprovavano la condotta dei clerico-giudiziario-baronali.

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La strage di Riesi

1919, 8 ottobre. Strage di Riesi (Cl), quindici morti e numerosi feriti, a seguito di un’azione contadina sui latifondi e di una più vasta mobilitazione degli operai delle miniere di zolfo. (cfr., infra, il saggio di Giuseppe Carlo Marino).

Seguirà approfondimento.

Bibliografia: La Sicilia delle stragi a cura di Giuseppe Carlo Marino (Newton Compton editori).

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Intervento di Girolamo Li Causi

Assemblea Costituente - Seduta del 15 luglio 1947

Un pezzo del discorso dove si cita la strage di Riesi

Li Causi - Ma è possibile che il Ministro Scelba si possa fidare di un uomo di cui si presume che conosca anche il passato? Lasciamo stare che Messana è nell'elenco dei criminali di guerra di una nazione vicina; questo può far piacere ad una parte della Camera, la quale pensa: "Va bene, è un massacratore; però, di stranieri!", ma Scelba come può ignorare che Messana ha iniziato la sua carriera facendo massacrare dei contadini siciliani? Il 9 ottobre del 1919, infatti, cadevano a Riesi più di sessanta contadini, di cui tredici morti: trucidati a freddo, sulla piazza, dove si svolgeva un comizio. I vecchi di quest'Aula ricorderanno come in quell'occasione il Ministero Nitti ordinò un'inchiesta mandando sul posto il generale dei carabinieri Densa, mentre la Magistratura iniziò un'inchiesta giudiziaria soprattutto per accertare le cause della morte misteriosa di un tenente di fanteria, che si rifiutò di eseguire l'ordine di far fuoco del Messana, che ne disapprovò apertamente la condotta, e che il giorno dopo fu assassinato.
Discorso intero: http://www.leinchieste.com

Un discorso significativo che gli storici puntualizzano affermando che Riesi ha dato il suo tributo di sangue e galera per l'Italia.

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L’antifascismo nel Nisseno

Si sono svolti recentemente a Sommatino e a Niscemi, rispettivamente organizzati dal Museo Etnografico provinciale e dalla CGIL, due convegni per ricordare l’impegno antifascista in provincia di Caltanissetta. Noi tutti sappiamo che la Sicilia non visse la stagione della Resistenza militare contro i nazifascisti, come si verificò invece nel Settentrione, ma il Nisseno fu sicuramente uno dei maggiori epicentri dell’antifascismo siciliano sin dai primi anni del regime mussoliniano. Questa tradizione di lotta gli veniva già dai primi anni del ’900, dai primi nuclei socialisti che a loro volta ereditavano la tradizione dei Fasci Siciliani ed il cui episodio più eclatante, nella nostra provincia, sarà l’eccidio di Santa Caterina, dove perderanno la vita 13 manifestanti. I primi fermenti antifascisti a Caltanissetta li avremo già nei primi Anni ’20 intorno al movimento socialista del Circolo dei Ferrovieri, con Paolo Caminiti e ancora con l’avv. Carmelo Calì, organizzatore sindacale tra le masse contadine, collegato soprattutto con i braccianti di Mazzarino e Riesi, rispettivamente diretti da Bartolomeo Mangione e Giuseppe Butera. Proprio in quest’ultimo comune nell’ottobre 1919 si verificherà una violenta agitazione contro il ceto agrario, con l’assalto al latifondo di Contrada “Palladio”, dove la reazione dei militari provocherà 11 morti e una cinquantina di feriti. Altri fermenti del genere, seppur di entità minore, si verificheranno a Terranova (Gela). La fase più eclatante della reazione fascista in questo periodo avverrà con l’uccisione dell’antifascista Salvatore Noto a Niscemi, e l’arresto a Caltanissetta di Michele Ferrara, accusato ingiustamente dell’assassinio del giovane fascista Gigino Gattuso. Non va inoltre dimenticata la dura reazione contro il movimento antifascista di Serradifalco, con l’uccisione di militanti social- comunisti quali Gioacchino Ricotta, Gaetano Tabone, Salvatore Alaimo, Salvatore Di Gioia, Diego Geraci e l’espatrio di Leonardo Speziale. A Caltanissetta negli Anni ’30 il movimento antifascista farà riferimento ad esponenti come Calogero Boccadutri e Nicola Piave, mentre tra i giovani un ruolo importante avranno Emanuele Macaluso e Ugo Cordova. Negli altri comuni del Nisseno le “cellule” più organizzate saranno a Sommatino con la famiglia Auria e a Riesi con Antonio Di Legami, Filippo De Bilio ed altri. Proprio nella Miniera Trabia-Tallarita, sita tra i due comuni, nel ’24, in occasione della visita di Mussolini, il bronzo in zolfo a lui dedicato sarà bruciato la stessa notte, così come i vagoni carichi di zolfo spesso emergeranno dal sottosuolo con scritte contro il regime. Mentre Vitaliano Brancati, allora insegnante a Caltanissetta, nel ’37 scriveva di una “noia mortale” che avvolgeva nella solitudine il Nisseno, nelle zolfare e in altri luoghi si tramava la difficile e pericolosa via dell’impegno antifascista. Un discorso a parte va fatto per quanto riguarda il movimento cattolico, che a parte alcuni collegamenti con elementi come Giuseppe Alessi, non si può dire che abbia dato vita a forme organizzate di avversità al regime fascista. Del vecchio e nobile popolarismo sturziano rimane ben poco, anche alla luce delle scelte fatte dal Vaticano su Mussolini. Nella provincia di Caltanissetta molti leader popolari, aderiranno al fascismo; il caso più clamoroso sarà quello di Ernesto Vassallo, che ritroviamo già nel ’27 podestà di Caltanissetta, mentre altri faranno scelte di “attendismo”, come il gelese Salvatore Aldisio, decaduto da parlamentare nel ’26, che si ritirerà a Terranova per dedicarsi alla professione forense e ad amministrare le terre di famiglia, fino allo sbarco alleato, quando sarà chiamato al ruolo di Alto Commissario in Sicilia. Va comunque detto che nel Nisseno molti preti, come dimostrano le carte di prefettura, saranno sotto il controllo della polizia fascista per avversità al regime. In sostanza, quindi, il movimento cattolico nisseno non avrà quella rete organizzata come in altre aree del Paese, che invece avranno i comunisti, i socialisti, gli anarchici e che porterà, nella sola provincia di Caltanissetta, a ben 43 confinati politici tra il 1929 e il 1942, senza contare gli arresti e gli espatri clandestini, un morto alle Fosse Ardeatine, Raffaele Zicconi di Sommatino e 26 morti nei campi di concentramento tedeschi. Molti nisseni inoltre contribuiranno alla lotta di Liberazione, con una Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria del riesino Gaetano Butera e 7 Medaglie d’Argento. Non vanno dimenticati i nisseni che ebbero ruoli di comando tra i partigiani in lotta in Nord Italia e negli altri Paesi europei, tra i quali Pompeo Colajanni e Luigi Cortese comandanti delle Brigate “Garibaldi” che libereranno rispettivamente Torino e Parma; i sommatinesi Salvatore Auria, Commissario di una brigata partigiana nella zona di Forlì, ucciso dai tedeschi nel ’44; Giuseppe Sanguedolce, colonnello partigiano in Francia e futuro Sindaco di Saint-Etienne e il mazzarinese Salvatore La Marca, ufficiale partigiano in Jugoslavia. Ciò testimonia il contributo alla Resistenza dato da quei patrioti da cui poi uscirà quella nuova classe dirigente che avrà un ruolo fondamentale per il ritorno alla democrazia, per la ricostruzione del Paese e per la formazione dei valori della Repubblica e sulle cui figure dovremmo fare, tutti noi, maggior riferimento. (Filippo Falcone)
(Sito: http://www.anpi.it)

Vittima dei nazisti

Gaetano Butera

Gaetano Butera, di Giuseppe e D’Amico Maria, nato a Riesi (Caltanissetta) l’11 settembre 1924, ucciso a Roma il 24 marzo 1944. Artigiano decoratore, pittore, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
Butera non aveva ancora vent’anni quando i nazisti lo uccisero alle Fosse Ardeatine. Da ragazzo aveva cominciato a fare l’artigiano decoratore, ma aveva dovuto lasciare la Sicilia quando era stato chiamato alle armi, allo scoppio della seconda guerra mondiale. All’armistizio il giovane si trovava a Roma, in servizio nel 4° Reggimento carristi, che partecipò alla difesa della Capitale combattendo contro le truppe tedesche. Quando Roma fu occupata, Butera entrò subito nell’organizzazione partigiana "Bande armate del Lazio" e si batté contro i nazifascisti sino a che non cadde in un’imboscata. Rinchiuso in via Tasso, vi fu a lungo torturato e, infine, portato alle Fosse Ardeatine e massacrato.
Nella motivazione della ricompensa al valore si legge: "Audace patriota appartenente ad un gruppo di bande armate operante sul Fronte della Resistenza, si distingueva per attività, coraggio ed alto rendimento. Incurante dei gravi rischi cui continuamente si esponeva, portava a compimento brillantemente tutte le missioni operative affidategli, facendo rifulgere le sue doti di ardito combattente della libertà. Arrestato dalla sbirraglia nemica durante un’azione di sabotaggio, sopportava con fierezza le barbare torture inflittegli senza nulla rivelare sull’organizzazione di cui faceva parte. Condannato a morte, affrontava serenamente l’estremo sacrificio". (Siti: ANPI; http://www.romacivica.net)

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Regione Piemonte - Inserto Speciale Sicilia

In convenzione con la Giunta Regionale del Piemonte Luglio Agosto 2007

Dalla Sicilia per la Libertà

I combattenti siciliani nelle fila delle formazioni partigiane del Novarese e del VCO

a cura di Mauro Begozzi

Giovanni La Ciacera era uno dei 43 partigiani fucilati a Fondotoce il 20 giugno 1944. Era siciliano, di Modica in Provincia di Ragusa, aveva 26 anni. In suo onore e in suo ricordo ci siamo chiesti quanti furono i siciliani che parteciparono alla Lotta di Liberazione nelle fila delle nostre formazioni partigiane. Così abbiamo deciso di ricordarli in questo “speciale”. (...)

Partigiani riesini

RUSSO Giovanni, di Luciano, nato a
Riesi (Cl) il 10/2/1924, ultima residenza:
Riesi, partigiano combattente,
1° div. Ossola “Flaim”-brigata “ C.
Battisti”

LAURINO Luigi, detto “Gino”, di
Pietro, nato a Riesi (Cl) il
15/8/1924, ultima residenza: Sampierdarena
(Ge), partigiano combattente,
2° div. Garibaldi “Redi”-83°
brigata “Comoli”

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Associazione Nazionale Partigiani d’Italia - Sezione Giaveno -Valsangone

Schede Partigiani originari della provincia di Caltanisetta che risultano attivi in Val Sangone

Per chi ha informazioni in merito è invitato a contattare l’Archivio privato di Mauro Sonzini per completare e approfondire le ricerche: Cell. 335.66.99.043 - e-mail mauson@libero.it
OPPURE alla seguente e-mail are_are@libero.it


La scheda è corredata di altri tredici Partigiani, della Provincia di Caltanissetta, che hanno fatto la Resistenza in Valsangone.
La pubblicazione dei nomi verrà fatta in un secondo momento.

PARTIGIANI RIESINI

Brigata Lillo Moncada

Giuseppe Di Bella, di Salvatore e Crocifissa Tassa
Nato a Riesi il 16/12/1923
Aviere nel 28° Reggimento Artiglieria Contraerea
Entra nella resistenza il 07/04/1944 (fino al 01/01/1945 con la brigata Campana).

Angelo Perno, di Gaetano e Francesca Ghianda
Nato a Riesi il 23/12/1923
Residente in Riesi
Entra nella resistenza il 01/01/1945.

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Vittima della lotta politica

Giuseppe Lo Grasso

17 marzo 1946 - A Riesi in provincia di Caltanissetta, ultimo della serie dei Caduti della Democrazia cristiana nella lotta politica, è stato l'attivissimo organizzatore operaio Giuseppe Lo Grasso, ucciso a tradimento dal militante comunista Pietro Di Bilio, durante la giornata elettorale amministrativa del 17 marzo '46 con un colpo di rivoltella sparatogli alla schiena mentre assisteva ad un comizio illegalmente indetto dagli stessi comunisti locali, per esercitare intimidazione onde impadronirsi con la forza del Comune.
L'omicida tratto in arresto, ha pienamente confessato il suo delitto, confessando pure che insieme ad alcuni altri suoi compagni, anch'essi assicurati alla giustizia, avevano complottato in un'apposita riunione di compiere delle violenze intimidatorie contro i partiti avversari.
Non voglio davvero imputar questi fatti - dovuti ad iniziativa della periferia - alla responsabilità ufficiale dei partiti, ma è fuor di dubbio che essi costituiscono un insegnamento e pongono gravi problemi.
Amici miei, c'è qualcuno che dice: «E meglio queste cose non pubblicarle... è meglio queste cose non pubblicarle, perché da una parte si intimidiscono i nostri e dall'altra si urtano». Sono d'accordo su questa vostra energica reazione, comunque io lo faccio, lo faccio non per rimproverare i nostri avversari, perché questo è contro il nostro proposito. Nessuna rappresaglia, nessun risentimento, però un monito: che, se noi abbiamo potuto tollerare queste vittime, non intendiamo piegarci ad intimidazioni. Io spero che non vi sia bisogno di nessuna reazione da parte nostra, perché il Governo avrà i mezzi necessari per impedire qualsiasi atto di violenza.
Ma monito in ogni modo, ché noi non abbiamo nessuna intenzione di tollerare intimidazioni né da sinistra né da destra. Se c'è ancora qualche cosa che turba la nostra speranza di una decisione serena e libera sono proprio queste voci intollerabili di armi e di armati

Sitografia
www.degasperi.net

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Filippo Scroppo

Antifascista da sempre, in contatto con la Resistenza in Piemonte e in Lombardia. Membro del CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia). ES


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Ros

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Inviato - 28/05/2008 :  15:21:15  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

NOTE

Scelta del titolo -Timpu: “Se non accadesse nulla, se nulla cambiasse, il tempo si fermerebbe, perché il tempo non è altro che cambiamento, ed è appunto il cambiamento ciò che percepiamo, non il tempo. Di fatto il tempo non esiste. Julian Barbour -La fine del tempo (La rivoluzione fisica prossima ventura). Einaudi.

In questa poesia è la Terra che parla e s’interroga (Terra di Sicilia). La Terra che ama e unisce (matrimonio). La Terra che si riproduce (figli). Chi parte –vintura; chi sopravvive –arrissura; chi muore (...) –muddrura. Se a partire sono in troppi la Terra soffre (regola della natura). La Terra amareggiata e ancora viva –sangu ca voli firriari; la Terra che si lamenta delle opportunità che offre, che vengono sprecate –farivi capiri; la Terra che invita al lavoro –vi mintissivu ad ascutari; la Terra che avverte dei predatori –Sireni. Dove i predatori prevalgono la natura soffre. La Terra che produce –figli di mamma, e che preda –figli di bu-tta-na. Quando la predazione supera la produzione la natura soffre. La Terra che soffre la condizione in cui si trova e si lamenta del proprio destino, imprecando di lasciargli l’anima. Se c’è anima, c’è speranza. Il tempo come cambiamento e per cambiare l’anima deve restare viva e vegeta.

Poesia

Timpu

Quantu timpu ha passatu ‘n capu la ma via.

Cristijani assa’ si nna na maritatu.
Figli: quanti figli ma na scrapisatu.

Cu ha partutu ppi la vintura,
cu s’ha arrangiatu ppi l’arrissura,
e quantu nna jè pirsu amminzu la muddrura.

Sugnu scuncirtatu e mi vulissi firmari,
ma callu jè lu ma sangu e ancora a vo’ firrijari.
Tanti cosi vulissi farivi capiri.
Tanti cosi haiu da diri ppi lu criatu.
Vastassi sulu ca vi mintissivu ad ascutari:
sutta a u’ nuci, ca li Sireni fa astutari.

Figli di mamma, e figli di bu-tta-na.
C’è cu ha travagliatu ppi na mangiata
e cu sa mangiatu lu ma distinu.

Li carni mia vi rusicastivu,
l’anima lassatimilla stari.

Lu ma tumpu nun su misura ccu li jorna.

Novembre 2007 - Rosario Riggio


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Aspes -Associazione Poeti e Scrittori Siciliani

Premio Speciale al Concorso di Poesia:
16° Premio Letterario Internazionale "L'Artigiano Poeta".
Pubblicazione: Sedicesima antologia - "L'Artigiano Poeta".


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Ros

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Inviato - 30/05/2008 :  20:56:57  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Piccola scoperta storica

CANZONE POPOLARE “AMURUSA”

Questo lavoro nasce da più di un anno di ricerca, dopo il primo ritrovamento della poesia nella zona del ragusano.
Ricerca che ha portato i suoi piccoli frutti a vantaggio di un lavoro più ampio di ricostruzione storica di questo paese.


Considerazioni

Secondo Salvatore Ferro, La storia di Riesi (1934), la Canzone popolare più antica su Riesi e le riesine compare già al primo tentativo costruzione del Casale riesino nel 1500: “Una canzone contadinesca che si accompagna con lo SCACCIA PENSIERI, lo strumento tradizionale dei nostri contadini, rispecchiando quei tempi e quei luoghi, nella nenia si esprime proprio così -Salvatore Ferro”); e ricompare dopo 135 anni alla costruzione del definitivo Casale di Riesi: “La vecchia canzone si ripete, anche qui i contadini che venivano lavoravano la terra, che è la gran madre di tutti, affezionandosi al suolo sotto la guida dei campirei vi si stabilirono”.

Versi riportati da Salvatore Ferro su “La Storia di Riesi” del 1938

CI VO’ VENIRI DD-BANNA RIESI
UNNA CCI SU PAGLIARA CUMU LI CASI
E D’INTRA CI SU CARUSI CUMU LI ROSI.


Salvatore Ferro spiega questi versi in questo modo: “Significa che il lavoro e l’amore attiravano gli altri a venire da quella parte della collina. CCI SU PAGLIARA CUMU LI CASI, vuol dire che il casale era formato per li più di pagliaia, che gli abitanti, i primi abitatori di quell’epoca si accontentavano di vivre in quella maniera zappando la terra dei De Calcina”.

Versione integrale della canzone che conosciamo a Riesi


Mi nna je ghiri ddra-babba Riesi / unna ci su’ pagliara cumu li casi.
Ci su’ tri piccutteddri cumu li rosi / una di chissi trì mi dissi trasi.
Mi dittiru a mangiari tanti cosi / nuci, nuciddri, castagni e cirasi.
Ora, nu nni vugliu chiù di chisti cosi / Vugliu la zita, la roba e li casi.
Fonte: Maria Cateria Riggio (dettatura)



Canto pubblicato il 12 GIUGNO 2007 - www.riesi.com Forum RiesiArt -La leggenda di la Spatazza

Riesi e le riesine zona ragusano

Cummari, ca ata piersu lu picciuni / ciamati vitti vitti ca vi veni.
Iu l’aiu vistu dda-banna Riesi / unni ci su pagghiara comu chiesi.
Ci su tri picciuttieddi comu rosi / una di chissi tri ci rissi, trasi.
Ci riesiru a mangiari tanti cosi / nuci, nuciddi , castagni e cirasi.


CANZONE POPOLARE RITROVATA SUL SITO DEI COMISANI

Fonte sito: http://comiso.altervista.org/canzoni.htm


CANZONE POPOLARE


"AMURUSA"
I
Cummari c'ata persu lu picciuni,
ciamati "vitti, vitti" ca vi veni.
Ju l'aiu vistu da banna Riesi,
unni ci su pagghiara comu chiesi.
II
Ci su tri picciutteddi comu rosi:
una di chissi tri mi dissi: "trasi";
mi rièsiru a manciari tanti cosi:
nuci, nuciddi, castagni e cirasi


Partitura musicale pubblicata dal Maestro Alfio Pulvirenti nel 1938

MUSICHE POPOLARI DI COMISO

Raccolte per i Cori Siciliani del Dopolavoro del Maestro Alfio Pulvirenti del 1938 -Dopolavoro Comunale di Comiso


PARTITURA -prossima pubblicazione


Il primo interrogativo che viene fuori è il luogo nascita della canzone popolare: I versi “Mi nna je ghiri ddra-babba Riesi” (versione riesina) e “Ju l'aiu vistu da banna Riesi” (versione comisana) lasciano ipotizzare che sia nata fuori da Riesi ad opera di migranti dell’epoca. A riprova di ciò occorre ricordare la presenza della vecchia strada che collegava Siracusa e Selinunte, passando per Ragusa, Comiso, Niscemi, Butera, Riesi, Ravanusa, Campobello, Naro, Favara.

La leggenda di la Spatazza pubblicata il 12 GIUGNO 2007 -Portale Città di Riesi www.riesi.com Forum RiesiArt: “Riesi, terra di passaggio di Greci e Romani: Caravanserraglio dove si cambiavano i cavalli, si mangiava e si dormiva per rifocillarsi lungo la Strada Siracusa – Selinunte. Un tragitto lungo e tortuoso, che s'insinuava lungo le vallate dei monti siciliani, dal mar Ionio al mediterraneo: Siracusa, Giarratana, Ragusa, Comiso, Niscemi, Butera, Riesi, Ravanusa, Campobello, Naro, Favara, fino ad arrivare a Selinunte; per tagliare fuori Gela ed Agrigento, e creare un’asse da Enna al Porto di Licata, la Strada del frumento per trasportare, oltre al grano, legname, olio, vino. La strada del frumento, detta anche montagna-marina, era un tragitto breve e veloce che attraversava, partendo da Enna, le vallate dei Monti Erei passando per Barrafranca, Riesi, Ravanusa, Campobello di Licata, fino al porto di Licata”. Fonte: Ugo Antonio Bella, Per una Cronistoria di Campobello di Licata - Pubblicazione Studio GF

La Siracusa – Selinunte è la riprova che il flusso dei migranti, che passava dal territorio riesino e dal nascente Casale, era presente e che questo abbia potuto spingere a creare la Canzone popolare arrivata ai nostri giorni nelle versioni conosciute: la “comisana” e la “riesina”; senza escludere la possibilità di altre versioni in giro per la Sicilia, oltre alle altre versioni che sono presenti nella provincia di Ragusa, come pare di capire dal libro su Alfio Pulvirenti di Mariolina Marino 1998.

Alfio Pulvirenti di Mariolina Marino, pagina 16: “Nel 1938 viene data alle stampe una sua raccolta di Musiche popolari di Comiso destinata ai Cori siciliani del Dopolavoro Comunale (nota 57). Questa opera demofolklorica si colloca con evidenza nel quadro di un rinnovato interesse, peraltro diffusi negli stessi anni in Italia, per la raccolta e la trascrizione del repertorio etnofonico regionale. Da un lato i canti popolari concorrono, pur con i loro inconfondibili tratti stilistici regionali, all’affermazione e al radicamento dell’”Idea di Patria”, dall’altro costituiscono, per quanto attiene la loro riproposizione a livello locale, un importante veicolo di socializzazione tra i membri di un gruppo.
Nota 57 - Questi i titoli dei canti popolari raccolti da Alfio Pulvirenti: Missagghera, a la “littichera”, a la “vignignatura, a la “viddanisca”; Amurura, a la “pirriatura”. Questi ultimi due titoli si riferiscono ai canti riportati in due versioni, diverse per testo e melodia. Di Amurusa esiste anche una versione per canto e pianoforte.

Altra coincidenza a riprova del collegamento tra il nascente Casale riesino e la provincia del ragusano sono alcuni cognomi che si ritrovano nelle due province (per esempio il cognome Inglesi, uno dei più antichi a Riesi) e la comunità della provincia di Ragusa i cosiddetti “mudicani” da tempo presente a Riesi.

Le due canzoni popolari hanno significati diversi pur seguendo la stessa metrica e avendo lo stesso soggetto (Riesi e le riesine).
La prima, la “Comisana”, nasce dal punto di vista del migrante ed è cantata in terza persona, in forma molto allusiva -“Cummari, ca ata piersu lu picciuni… / Iu l’aiu vistu dda-banna Riesi ”-; la seconda, la “Riesina”, appare come una reinterpretazione della versione “Comisana” ed è cantata in prima persona –“Mi nna je ghiri ddra-babba Riesi”- con l’aggiunta della parte finale più dolce che porta a lu zitaggiu con un buon partito -“Vugliu la zita, la roba e li casi”.

Si può supporre, oltre la retorica del caso, che Riesi nasce su questi presupposti: “il lavoro e l’amore che attiravano gli altri a venire da quella parte della collina” (“dda-bbanna Riesi”), come riporta Salvatore Ferro nel libro “La Storia di Riesi” del 1934

Questo aspetto della storia riesina -il primo sul piano della cultura popolare- può esserci utile, per interpretare e re-interpretare la Nostra storia alla luce degli occhi della curiosità verso un passato per troppo tempo bistrattato e per capire meglio la vena artistica dei riesini. Tutto ciò oltre la curiosità verso la storia, sempre utile per tenere vivo un paese.

Sono a lavoro, per un approfondimento, gli esperti di musica (etnomusicologi e maestri di musica) per elaborare il motivo dello spartito, la musica e la canzone del testo trovato.
A questo lavoro seguirà un libretto, a cura del sottoscritto, per approfondire il significato di “Amurusa”, la canzone popolare più antica –risalente al 1500?- su Riesi e le riesine.

Ricerca e considerazioni e cura del Prof. Rosario Riggio, senza dimenticare i consigli dell'amico Salvatore Granata.

Ringraziamenti

Al Responsabile del sito dei comisani: http://comiso.altervista.org/canzoni.htm

Al Direttore Giovanni D’Avola, Biblioteca Comunale “F. Stanganelli” via degli Studi, 9 Comiso (RG).

Prof. Rosario Riggio

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Ros

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Inviato - 26/06/2008 :  15:45:04  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Giornale di Sicilia 2-6-2008

RIESI.(*debu*) Una nuova versione del Canto popolare “Amurusa”. È il proposito di Rosario Riggio componente del direttivo Are( associazione riesini emigrati) per far apprezzare ancora di più il famoso canto, meglio conosciuto come componimento poetico, dove si rievoca la bellezza delle donne riesine. “Bisogna capire intanto – dice Riggio - a quale epoca risale il motivo musicale che sicuramente rappresenta per noi un patrimonio storico e da riscoprire”. La partitura musicale è stata consegnata al maestro della banda musicale “Don Bosco” Giuseppe Terranova ed al musicista Salvatore Riggio di Torino.

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Giornale di Sicilia 3-6-2008

RIESI.(*debu*) Un libro sui siciliani che parteciparono alla lotta per la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista. Mauro Sonzini, scrittore e studioso del periodo della resistenza in Piemonte sta effettuando una ricerca sui combattenti siciliani. Quattordici i partigiani nisseni che hanno fatto la resistenza in Val Sangone, la valle alpina della parte occidentale del Piemonte. Tra questi i riesini Giovanni Russo, Giuseppe Di Bella, Angelo Perno e Luigi Laurino. Lo scrittore torinese sta stilando l’elenco dei nominativi dei militanti, per capire l’entità numerica dei partigiani siciliani, molti dei quali si trovavano in Piemonte, a seguito dell’ondata migratoria del 1920. I nomi con le rispettive storie saranno inserite in un libro nel quale verranno approfonditi anche i movimenti di attivismo, nati in Sicilia prima dello sbarco degli Americani. Chi vuole contribuire alla ricerca può inviare dati, foto e storie al sito mauroson@libero.it.


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Ros

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Inviato - 26/07/2008 :  13:40:59  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Raccolta Poesie di Calogero Puzzanghera

TITOLO

La canzuna di lu nannu

A crura di Rosario Riggio


http://www.riesi.com/riesi/cartella/poesiepuzzanghera.asp


E' possibile scaricare l'intero volume in formato D.O.C.


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Ros

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Inviato - 03/02/2009 :  16:58:22  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

Poesia


Genti buni

Li genti buni su' categuria di prisenza:
c'è cu frisca,
c'è cu sona
e cu canta.

Li genti buni su' categuria di 'mpurtanza:
si scordanu lu passatu
e si vinninu lu vicinatu;
'nzimia, mancu fanu u' crijatu.

Li genti buni su categuria di paranza:
scantati ammiccianu la sustanza,
vistuti a festa priparata
aspettanu, aspettanu e aspettanu la vulata.

A crisciri forsi nu' ci cummeni,
pirchì poi sa na misurari,
e lu metru di la vita li fa scantari.

Sempri migliu farisi purtari,
essiri certi ca ci punu cuntari,
a lu prizzu di nu' vidiri e ragiunari.

Quanti? Senza arti né parti,
pritinninu rispittu.
Chiddru ca dunanu, pritinnissiru.

Servi ca cercanu servi.
Serviziu, veni chiamatu:
peccatu ca si scordanu ca jè pagatu.

Prisenza, 'mpurtanza, paranza:
quantu vasta ppi fari campari l'arruganza.

Agosto 2008 -Rosario Riggio

***************
Aspes -Associazione Poeti e Scrittori Siciliani
Premio Speciale al Concorso di Poesia
17° Premio Letterario Internazionale
"L'Artigiano Poeta" -2008

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Ros

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Inviato - 29/03/2009 :  16:00:39  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Dedicata agli accattoni borghesi, quelli della Nuova rivoluzione culturale.

NOTA: L'Accattone di Pasolini era (è) il diseredato senza speranza: il sottoproletario che non ha coscienza di se stesso, per dirla alla Marx. Gli accattoni descritti in questi versi sono borghesi o ritenuti tali dalla società: pseudo-consulenti, pseudo-politici, venditori di fumo (..."stanno diventando un esercito"...) e mafiosi a vario titolo.

Poesia


Accattuna

Di ‘stu munnu vacanti e poviru di fantasia,
aspettanu, ca nasci, ogni sorta di criatura.

Lu jurnu, chini di spiranza e allegria,
cercanu, ccu la riti, la simpatia,
ccu ogni sorti di farfantaria.

La notti, ca lu spregiu li cumanna,
ccu ogni sorti di fitinzia,
ogni cosa vulissiru fari sua.

Sempri pronti -a lu passu- ad’accattari,
accattivannusi cu riccu si cridi,
ppi la forti tintazioni di putirisi annacari.

Di stu munnu vacanti e poviru di fantasia,
lassati crisciri, a fruttu, quarchi criatura.

Novembre 2008 -Rosario Riggio

Aspes -Associazione Poeti e Scrittori Siciliani
Menzione d’onore -10° Premio Letterario
Internazionale Poeti e Scrittori Siciliani 2009

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