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 Il caso Contrada
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Greg

1114 Messaggi

Inviata - 26/12/2007 :  23:52:22  Visualizza il profilo
"Quasi al termine della mia esistenza, l’ingiustizia degli uomini mi ha inferto questo ultimo colpo.
Faro' appello alle mie residue forze fisiche e morali per resistere ancora, così come ho fatto per quindici anni.
Sono sicuro che verrà il momento (che forse io non vedro') in cui la verita' della mia vicenda giudiziaria sara' ristabilita.
Spero che qualcuno si pentira' del male fatto a me ed alle Istituzioni.”
Bruno Contrada


Mi riservo di commentare più avanti. Intanto invito tutti a visitare il sito http://www.brunocontrada.info/ ed in particolare le pagine http://www.brunocontrada.info/bio.php
e
http://www.brunocontrada.info/guest/index.php

Da quest'ultima, dove in questo momento giungono messaggi minuto per minuto da tutta Italia, traggo la missiva del figlio di Bruno Contrada:

Avv. Guido Contrada
scritto il: 11.05.06
alle ore: 19:53 Oltre ad essere il figlio, sono un avvocato, anche se civilista.
Innanzitutto grazie a tutti coloro che hanno manifestato espressioni di solidarietà a mio padre, e che lo faranno in futuro.
Soffro da quattordici anni e quello che la mia famiglia sta passando è peggio di una malattia mortale.
E' tremendo sapere di essere nel giusto e scontrarsi quotidianamente con questa realtà. E' un pensiero fisso da quando ti svegli la mattina a quando vai a dormire la sera. Avevo molta fiducia in questi Giudici e la mia delusione è stata profonda. Parlo con cognizione di causa perchè ho seguito TUTTE LE UDIENZE del processo di primo grado senza che sia emerso uno, dico uno, elemento di colpevolezza. A volte, anche se mi rendo conto che possa sembrare assurdo, ho inconsciamente sperato che emergesse una qualsivoglia responsabilità solo per dare una giustificazione al suo lungo calvario correlato non solo all’ ingiusta detenzione durata ben trentuno mesi ma al dover convivere quotidianamente con questa assurda ed ingiusta accusa che proprio non lo riguarda.
Ebbene, da avvocato posso affermare senza tema di smentita che tutto il processo è impernato solo su assurde, false e contraddittorie accuse di delinquenti della peggiore specie,chiamati pentiti, che se non avessero causato una tragedia di questo tipo sarebbero per chiunque solo ridicole. Purtroppo c'è ben poco da ridere perchè hanno causato la distruzione di un uomo e della sua famiglia. Continuo a frequentare a testa alta le aule di giustizia del Tribunale di Palermo perchè sono carico di forza interiore e serenità dettata dalla consapevolezza dell'innocenza di mio padre. Credetemi, è difficilissimo convivere con questa ingiustizia profonda che oramai interessa a pochi, o quanto meno interessa ad un numero troppo ristretto di persone rispetto a quelli che dovrebbero urlare l'ingiustizia che si sta perpetrando. Ma ho capito che non posso fare altro che continuare ad urlare che Bruno Contrada è innocente ed a mio figlio, che porta lo stesso nome di mio padre, ripeterò fino alla fine dei miei giorni che potrà e dovrà sempre sbandierare con orgoglio questo nome e questo cognome. Palermo, e tutta la Nazione, non dovranno mai dimenticare. Che delusione questa magistratura! Io continuo a ripetere ai miei clienti che i loro problemi legali verranno risolti dall'Autorità Giudiziaria perchè ho sempre vissuto in questa convinzione. L'ho imparato da mio padre, l'ho studiato e ci ho sempre creduto. Ma non posso fingere troppo a me stesso e spesso mento perchè, in fondo al mio cuore, ho capito che tutto ciò non è vero e non è neanche giusto prendere in giro clienti che credono in te ed in quello che gli dici. A questi Giudici che continuano ad accanirsi giudiziariamente contro mio padre dando credito ad efferati assassini anzichè a onesti uomini che hanno servito le istituzioni, dico solo che mi auguro che almeno per un secondo al giorno, guardandosi allo specchio, dicano a sè stessi: FORSE HO CONDANNATO UN UOMO INNOCENTE! Se così dovesse essere vivranno con questo rimorso a vita.
Questa sentenza non è stata emessa In nome del Popolo Italiano. Il Popolo Italiano sa bene l'assurdità giudiziaria che prosegue da 14 anni e che Bruno Contrada ha sempre fatto il suo dovere raggiungendo encomi e promozioni conquistati in trincea e non dietro la scrivania.
Chi ha voluto rovinare mio padre ha vinto. L'uomo è stato professionalmente ed umanamente massacrato, ma che nessuno pensi mai che un giorno, vicino o lontano, la verità non verrà a galla.
Mio padre resterà sempre il mio esempio di vita, l'uomo che mi rimproverava se lasciavo la macchina in divieto di sosta, l'uomo che mi ha insegnato tutti i veri valori della vita e che mi fa essere orgoglioso di portare questo cognome. Sono sicuro che questa Giustizia terrena riconoscerà il valore e l'onestà di Bruno Contrada restituendogli l'onore. In mancanza provvederà quella divina.
A te papà dico: forza e coraggio, continuiamo. Ti hanno incastrato proprio bene, ma ogni alba che sorge porta la speranza che qualcosa di nuovo accada e che potremo svegliarci da questo incubo che sembra essere senza fine.
Continua a crederci, non ti abbattere. Sono certo che è questione di tempo, ma anche questa vergogna del nostro Paese, come tante altre, verrà attentamente analizzata da uomini del nostro Stato che vorranno andare a fondo e capire chi e perché ha voluto il tuo annientamento.

pites

486 Messaggi

Inviato - 27/12/2007 :  09:43:50  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

TRATTO DA WWW.RITABORSELLINO.IT


Proposta di grazia per Bruno Contrada.
Borsellino: "Chiederò incontro a Napolitano"


Palermo, 25 dicembre 2007. Rita Borsellino chiederà un incontro al capo dello Stato Giorgio Napolitano in merito al dibattito in corso sulla concessione di grazia all’ex capo del Sisde, Bruno Contrada. “Ritengo questa ipotesi estremamente grave – dice Borsellino - Contrada è stato condannato per reati commessi tradendo la sua funzione di servitore dello Stato, quello stesso Stato per cui Giovanni, Paolo e tanti altri rappresentati delle istituzioni hanno consapevolmente dato la vita. Comprendo i sentimenti di pietà che si possono avere nei confronti di un uomo nelle condizioni di Contrada ma la sua vicenda giudiziaria ha sempre lasciato l’alea del dubbio sul fatto che il dirigente del Sisde abbia detto fino in fondo ciò che sapeva sulle complicità di parte delle istituzioni con l’organizzazione mafiosa. Coloro che si accingono a decidere devono sapere che questo dubbio si riaccenderà anche sul loro operato. Uno Stato deve sapere distinguere e ricordare, altrimenti il rischio, dirompente per uno Paese democratico fondato sulla giustizia, è che domani possa apparire legittima e dovuta anche la grazia ai boss mafiosi”. “La mia richiesta al Capo dello Stato – precisa Borsellino– è da sorella di Paolo ma anche da parlamentare e da cittadina italiana”.

Ho già detto che la penso esattamente come lei.

La pietà umana e la grazia devono andare verso chi riconosce i propri errori e le proprie responsabilità.

Contrada ed i suoi familiari insistono nel sostenere l'innocenza, malgrado la sentenza della Cassazione.

Ebbene se hanno elementi nuovi chiedano la riapertura del processo.
Sappiamo benissimo che in Italia la verità processuale spesso non coincide con la "verità vera", ma è solo una deformazione della stessa.

Io credo nella giustizia, nel pentimento e nella grazia, ma non credo che il caso Contrada risponda a questi presupposti.

pites
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Poeta

698 Messaggi

Inviato - 27/12/2007 :  11:29:31  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
SONO PIENAMENTE DACCORDO QUANTO DICE LA SIGNORA BORSELLINO IN MERITO ALLA GRAZIA DI BRUNO CONTRADA MA NON LA GRAZIA TERRENA AI PENTITI DI MAFIA O DI ALTRI GENERI DI REATI,CHI è COLPEVOLE DEVE ESPIARE LA PENA PENTITO O NO,PER I PENTITI SOLO DIO PUò DARE LA GRAZIA EXTRA TERRENA L'UOMO NO!
SE SONO MALATI O MORENTI CONTINUINO AD'ESPIARE LA LORO CONDANNA,LUOMO (QUALSIASI CARICA ESSO ABBIA) PUò SOLO PERDONARE MA NON GRAZIARE.

CON ORGOGLIO RIESINO AUGURO UN SERENO ANNO NUOVO,A VOI E A TUTTE LE VOSTRE FAMIGLIE .
RIESI è LA PRIMA PAROLA CHE HO IMPARATO A DIRE DA PICCOLO,RIESI è L'UNICA PAROLA CHE RIPETO SEMPRE,RIESI è LA MIA VITA,Pietro Chiarenza.
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C.S.I.

954 Messaggi

Inviato - 27/12/2007 :  12:05:10  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Finito di leggere questo messaggio, nessuno penso sarà favorevole alla Grazia a Contrada.

Sulle «ragioni umanitarie di eccezionale urgenza» che hanno indotto il ministro Mastella a istruire immediatamente la pratica per la grazia a Bruno Contrada, condannato definitivamente sette mesi fa a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, bastano le considerazioni di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo: «Il giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere si è pronunciato il 12 dicembre contro il differimento della pena del Contrada poiché le patologie dello stesso potrebbero essere curate in carcere o in apposite strutture esterne. Se peraltro tutti gli affetti di patologie come il diabete dovessero avanzare domanda di grazia e ottenerla in tempi così rapidi, il sovraffollamento delle carceri sarebbe rapidamente risolto».

Se poi Contrada non avesse avviato lo sciopero della fame, ma avesse continuato a nutrirsi, le sue condizioni di salute sarebbero senz’altro migliori. Il detenuto malato dev’essere curato, nell’infermeria del carcere o in ospedale, secondo le leggi vigenti, non essendo la grazia una terapia anti-diabete. Quanto alle ragioni giuridiche di un’eventuale clemenza, sono ancor più deboli di quelle umanitarie. Mai è stato graziato un personaggio di quel calibro condannato per mafia. E mai è stato graziato un condannato a distanza così ravvicinata dalla sua condanna (Contrada ha scontato 7 mesi dei 10 anni previsti). Si è molto discusso, a proposito di Adriano Sofri, se il candidato alla grazia debba almeno chiederla o possa riceverla d’ufficio, se debba accettare la sentenza o la possa rifiutare: ma, se anche prevalesse la seconda tesi, sarebbe ben strano graziare un signore, stipendiato per una vita dallo Stato, che ha dipinto i suoi giudici come strumenti in mano alla mafia per condannare un nemico della mafia, giudici al servizio di «un manipolo di manigoldi, di criminali, di pendagli da forca che hanno inventato le cose più assurde mettendosi d’accordo». E tuttora chiede la revisione del processo. Graziarlo addirittura prima dell’eventuale revisione, significherebbe usare impropriamente la clemenza per ribaltare il verdetto della Cassazione: un’invasione di campo del potere politico in quello giudiziario. Ultimo punto: sollecitata per un parere dal giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, la Procura di Palermo ha risposto che Contrada non risulta aver mai interrotto i suoi rapporti con Cosa Nostra, ragion per cui si ritiene che potrebbe - una volta libero - riallacciarli.
Restano da esaminare le possibili ragioni «politiche» di tanta fretta. Ragioni che risalgono alle sua lunga e controversa carriera di poliziotto e agente segreto alle dipendenze dello Stato, ma al servizio dell’Antistato. Già capo della Mobile e della Criminalpol di Palermo, già numero tre del Sisde (alla guida del dipartimento Criminalità organizzata) fino al Natale del 1992, quando fu arrestato, Contrada è indicato come trait d’union fra Stato e mafia non solo da una ventina di mafiosi pentiti, ma pure da una gran quantità di autorevolissimi testimoni. A cominciare dai colleghi di Giovanni Falcone, che raccontano al diffidenza che il giudice nutriva nei confronti di «’u Dutturi»: i giudici Del Ponte, Caponnetto, Almerighi, Vito D’Ambrosio, Ayala. E poi Laura Cassarà, vedova di Ninni (uno dei colleghi di Contrada alla Questura di Palermo assassinati dalla mafia mentre lui colludeva con la mafia). Tutti a ripetere davanti ai giudici di Palermo che Contrada passava informazioni a Cosa Nostra, incontrando anche personalmente alcuni boss, come Rosario Riccobono e Calogero Musso. Nelle sentenze succedutesi in 15 anni, si legge che Contrada concesse la patente ai boss Stefano Bontate e Giuseppe Greco; che agevolò la latitanza di Riina e la fuga di Salvatore Inzerillo e John Gambino; che intratteneva rapporti privilegiati con Michele e Salvatore Greco; che spifferava segreti d’indagine ai mafiosi in cambio di favori e regali (come i 10 milioni di lire accantonati dal bilancio di Cosa Nostra, nel Natale del 1981, per acquistare un’auto a un’amante del superpoliziotto); che ha portato al processo falsi testimoni a sua difesa. Decisivo il caso di Oliviero Tognoli, l’imprenditore bresciano arrestato in Svizzera nel 1988 come riciclatore della mafia. Secondo Carla Del Ponte, che lo interrogò a Lugano insieme a Falcone,Tognoli ammise che a farlo fuggire dall’Italia era stato Contrada, anche se, terrorizzato da quel nome, rifiutò di metterlo a verbale. Poi, in un successivo interrogatorio, ritrattò. Quattro mesi dopo, Cosa Nostra tentò di assassinare Falcone e la Del Ponte con la bomba all’Addaura. Nemmeno Borslelino si fidava di Contrada. E nemmeno Boris Giuliano: finì anche lui morto ammazzato. Il che spiega, forse, lo sconcerto dei familiari delle vittime della mafia all’idea che lo Stato, dopo aver speso 15 anni per condannare Contrada, impieghi 7 mesi per liberarlo. Ma c’è un ultimo capitolo, che sfugge alle sentenze:uno dei tanti tasselli che compongono il mosaico del «non detto», o dell’«indicibile» sulla strage di via d’Amelio, dove morì Borsellino con gli uomini della sua scorta (ancora oggetto di indagini della Procura di Caltanissetta, che pure ha archiviato la posizione di Contrada).






Quel pomeriggio del 19 luglio ’92 Contrada è in gita in barca al largo di Palermo con gli amici Gianni Valentino (un commerciante in contatto col boss Raffaele Ganci) e Lorenzo Narracci (funzionario del Sisde). Racconterà Contrada che, dopo pranzo, Valentino riceve una telefonata della figlia «che lo avvertiva del fatto che a Palermo era scoppiata una bomba e comunque c’era stato un attentato. Subito dopo il Narracci, credo con il suo cellulare, ma non escludo che possa anche aver usato il mio, ha chiamato il centro Sisde di Palermo per informazioni più precise». Appreso che la bomba è esplosa in via d’Amelio, dove abita la madre di Borsellino, Contrada si fa accompagnare a riva, passa da casa e, in serata, giunge in via d’Amelio. Ma gli orari - ricostruiti dal consulente tecnico dei magistrati, Gioacchino Genchi - non tornano. L’ora esatta della strage è stata fissata dall’Osservatorio geosismico alle 16, 58 minuti e 20 secondi. Alle 17 in punto, cioè 80 secondi dopo l’esplosione, Contrada chiama dal suo cellulare il centro Sisde di via Roma. Ma, fra lo scoppio e la chiamata, c’è almeno un’altra telefonata: quella che ha avvertito Valentino dell’esplosione. Dunque, in 80 secondi, accadono le seguenti cose: la bomba sventra via d’Amelio; un misterioso informatore (Contrada dice la figlia dell’amico) afferra la cornetta di un telefono fisso (dunque non identificabile dai tabulati), forma il numero di Valentino e l’avverte dell’accaduto; Valentino informa Contrada e gli altri sulla barca; Contrada afferra a sua volta il cellulare, compone il numero del Sisde e ottiene la risposta dagli efficientissimi agenti presenti negli uffici solitamente chiusi di domenica, ma tutti presenti proprio quella domenica. Tutto in un minuto e 20 secondi. Misteri su misteri. Come poteva la figlia di Valentino sapere, a pochi secondi dal botto, che - parola di Contrada - «c’era stato un attentato»? Le prime volanti della polizia giunsero sul posto 10-15 minuti dopo lo scoppio. E come potevano, al centro operativo Sisde, sapere che era esplosa una bomba in via D’Amelio già un istante dopo lo scoppio? Le prime notizie confuse sull’attentato sono delle 17.30. Escludendo che la figlia di Valentino e gli uomini del Sisde siano dei veggenti, e ricordando i rapporti del commerciante con i Ganci, viene il dubbio che l’informazione sia giunta da chi per motivi - diciamo così - professionali, ne sapeva molto di più. Qualcuno che magari si trovava appostato in via D’Amelio, o nelle vicinanze, in un ottimo punto di osservazione più distante (il Monte Pellegrino, dove sorge il castello Utveggiom sede di alcuni uffici del Sisde in contatto con un mafioso coinvolto nella strage). E attendeva il buon esito dell’attentato per poi comunicarlo in tempo reale a chi di dovere. Prima di concedere la grazia a Contrada, si dovrebbe almeno pretendere che dica la verità su quel giorno. Altrimenti qualcuno potrebbe sospettare - con i parenti delle vittime - che lo si voglia liberare prima che dica la verità.

Travaglio
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C.S.I.

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Inviato - 27/12/2007 :  12:18:46  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Paolo Borsellino

Video: http://it.youtube.com/watch?v=emY4SyyM6K8
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Poeta

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Inviato - 27/12/2007 :  12:21:54  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
CHI è COLPEVOLE DEVE ESPIARE LA PENA,PENTITO O NO,PER I PENTITI SOLO DIO PUò DARE LA GRAZIA EXTRA TERRENA L'UOMO NO!
SE SONO MALATI O MORENTI CONTINUINO AD'ESPIARE LA LORO CONDANNA DOVE MERITANO STARE OSPEDALE O INFERMERIA DEL CARCERE ,DIO GRAZIA DOPO LA MORTE LUOMO (QUALSIASI CARICA ESSO ABBIA) PUò SOLO PERDONARE MA NON GRAZIARE.



CON ORGOGLIO RIESINO AUGURO UN SERENO ANNO NUOVO,A VOI E A TUTTE LE VOSTRE FAMIGLIE .
RIESI è LA PRIMA PAROLA CHE HO IMPARATO A DIRE DA PICCOLO,RIESI è L'UNICA PAROLA CHE RIPETO SEMPRE,RIESI è LA MIA VITA,Pietro Chiarenza.
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Poeta

698 Messaggi

Inviato - 27/12/2007 :  12:38:18  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore

C.S.I. è INTERESSANTE,INVITO ALTRI A GUARDARE QUESTO SITO http://it.youtube.com/watch?v=emY4SyyM6K8 .


CON ORGOGLIO RIESINO AUGURO UN SERENO ANNO NUOVO,A VOI E A TUTTE LE VOSTRE FAMIGLIE .
RIESI è LA PRIMA PAROLA CHE HO IMPARATO A DIRE DA PICCOLO,RIESI è L'UNICA PAROLA CHE RIPETO SEMPRE,RIESI è LA MIA VITA,Pietro Chiarenza.
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Poeta

698 Messaggi

Inviato - 27/12/2007 :  12:42:14  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Genera confusione l'ipotesi di un atto di clemenza nei confronti dell'ex dirigente del sisde

Grazia a Contrada, spaccature bipartisan
Vizzini (Fi) controcorrente: «Grave precedente». Caldarola (Pd): «Rattristano i no di molti miei amici»

ROMA - Continua ad animare il dibattito tra maggioranza e opposizione l'ipotesi di concedere la grazia a Bruno Contrada, l'ex dirigente del Sisde, attualmente detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, dove sta scontando una condanna a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. All'indomani però della nota del Quirinale, attraverso la quale il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha fatto sapere di «conoscere le procedure», l'ipotesi di un possibile atto di clemenza nei confronti di Contrada genera confusione e spaccature anche all'interno dei singoli partiti. A differenza di molti altri esponenti di Forza Italia, per esempio, il senatore Carlo Vizzini, membro della commissione Antimafia e rappresentante speciale per il contrasto delle mafie transnazionali presso l'Osce, dichiara che la grazia «sarebbe un precedente grave». «I casi sono due - spiega Vizzini - o Contrada è innocente, e allora va liberato e risarcito per ciò che ha subito; oppure è colpevole. Ma, se un servitore dello Stato, che tradisce lo Stato e viene condannato per mafia con sentenza passata in giudicato, ottiene la grazia, credo che sconvolgiamo i principi giuridici del nostro ordinamento e la scala dei valori morali su cui deve vivere una Repubblica. Sarebbe un messaggio di speranza alla mafia».

PD - Posizioni contrastanti sull'argomento non mancano anche all'interno del Pd. Controcorrente rispetto a quella di molti compagni di partito è ad esempio la posizione del deputato Peppino Caldarola, secondo il quale «Rattristano molto i no alla richiesta di grazia di Bruno Contrada. Rattrista molto - spiega Caldarola - soprattutto che questi no vengano in gran parte dall'area della sinistra». «È comprensibile - aggiunge - la reazione dei famigliari delle vittime ma io non la condivido nè credo che spetti ai famigliari delle vittime avere l'ultima parola in materia di clemenza ma, insisto, la presa di posizione di alcuni amici del Pd contro la grazia a Bruno Contrada esprimono una cultura vendicativa e priva di umanità che non dovrebbe far parte di una sinistra moderna».

«SI AGGRAVA» - Il legale di Contrada intanto, l'avvocato Giuseppe Lipera, fa sapere che «lo stato di salute» del suo assitito «si aggrava» ma che «ancora il magistrato di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere non ha deciso sulla richiesta di scarcerazione per motivi di salute: ogni ora di ritardo può essere letale». «Contrada - sottolinea il penalista - non riesce a dormire, nonostante assuma dei sonniferi, per lo stato di ansia e agitazione, che non riescono a calmare neppure le gocce di sedativo. È in forte stato di astenia perchè si alimenta pochissimo ed ha tachicardia e difficoltà a respirare».
CHI è COLPEVOLE DEVE ESPIARE LA PENA,PENTITO O NO,PER I PENTITI SOLO DIO PUò DARE LA GRAZIA EXTRA TERRENA L'UOMO NO!
SE SONO MALATI O MORENTI CONTINUINO AD'ESPIARE LA LORO CONDANNA DOVE MERITANO STARE OSPEDALE O INFERMERIA DEL CARCERE ,DIO GRAZIA DOPO LA MORTE LUOMO (QUALSIASI CARICA ESSO ABBIA) PUò SOLO PERDONARE MA NON GRAZIARE.
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tanuzzu

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Inviato - 27/12/2007 :  12:46:17  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
AUGURI a tutta la comunità Riesina
a chi compatte contro tutte le forme di illegalità
a chi chiede trasparenza e giustizia
a chi crede nei propri diritti
a chi non arriva a fine mese
(siamo in tanti)
a chi denuncia il ladrocino delle
caste.
AUGURI
a chi ha deciso di riprendersi la
propria dignità
a tutte le persone oneste nelle
scelte di contrasto ad ogni forma di
violenza e di mafia.

dedicato a Paolo borsellino, e Giovanni Falcone..

TANUZZU

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Poeta

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Inviato - 27/12/2007 :  14:48:39  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
CIAO TANUZZU,CONOSCI LA NOSTRA ASSOCIAZIONE?
TIENITI PRONTA PER LA PROSSIMA MANIFESTAZIONE FIN DA ORA SEI INVITATA
A BREVE ORGANIZEREMO UNA SERATA COME QUELLA DELLA SAZIZZA,PER QUESTIONE DI SICUREZZA CHE ALTRI CI PRECEDONO NON ANTICIPO LA DATA ED IL LUOGO,MA A GENNAIO 08 IL TUTTO SARà DISCUSSO NEL DIRETTIVO E PRESENTATO AGLI ENTI CHE PATROCINERANNO LA MANIFESTAZIONE.

CHI è COLPEVOLE DEVE ESPIARE LA PENA,PENTITO O NO,PER I PENTITI SOLO DIO PUò DARE LA GRAZIA EXTRA TERRENA L'UOMO NO!
SE SONO MALATI O MORENTI CONTINUINO AD'ESPIARE LA LORO CONDANNA DOVE MERITANO STARE OSPEDALE O INFERMERIA DEL CARCERE ,DIO GRAZIA DOPO LA MORTE LUOMO (QUALSIASI CARICA ESSO ABBIA) PUò SOLO PERDONARE MA NON GRAZIARE.
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tanuzzu

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Inviato - 27/12/2007 :  16:40:13  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
Ciao Pietro volevo precisarti

A)che conosco l'associazione!!!

B)che sono mas*******!!!

Ciao buon fine, e buon inizio 2008

Gaetano Lo Verme, ex operaio di (TREBBIA) detto, tanuzzu!!!!
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Poeta

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Inviato - 27/12/2007 :  17:28:36  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
quote:
Originalmente inviata da tanuzzu

Ciao Pietro volevo precisarti

A)che conosco l'associazione!!!

B)che sono mas*******!!!

Ciao buon fine, e buon inizio 2008

Gaetano Lo Verme, ex operaio di (TRABBIA) detto, tanuzzu!!!!


SCUSAMI HO LETTO LA A INVECE CHE U,HO RETTIFICATO IL MIO COMMENTO, TI INVITO A SRTARE IN CONTATTO CON NOI,SALUTI

CON ORGOGLIO RIESINO AUGURO UN SERENO ANNO NUOVO,A VOI E A TUTTE LE VOSTRE FAMIGLIE .
RIESI è LA PRIMA PAROLA CHE HO IMPARATO A DIRE DA PICCOLO,RIESI è L'UNICA PAROLA CHE RIPETO SEMPRE,RIESI è LA MIA VITA,Pietro Chiarenza.
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pites

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Inviato - 28/12/2007 :  15:56:41  Visualizza profilo  Scrivi una mail all'autore
FINE DEL DISCORSO

Il giudice di sorveglianza ha dichiarato che la malattia di Contrada non è così grave al punto da far diventare incompatibile la sua permanenza in carcere.

Con questa dichiarazione dovrebbe concludersi la vicenda a meno che la fretta di far uscire Contrada dalla scomoda cella in cui si trova non risponda ad altre logiche.

Ad esempio conoscere la verità sulle tante vicende conosciute da Contrada, in fondo i dossier sui personaggi pubblici, con molti scheletri negli armadi, sono sempre aggiornati qualunque sia il governo in carica, quindi le verità nascoste................


pites
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