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sb

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Inviata - 20/10/2009 :  18:57:51  Visualizza il profilo  Scrivi una mail all'autore
Lodo Alfano: consulta deposita motivazioni bocciatura

(ASCA) - Roma, 20 ott - La Corte costituzionale ha depositato le motivazioni della sentenza sul lodo Alfano. In cinquantotto pagine i giudici della Consulta argomentano perche' la legge che stabiliva la non processabilita' delle quattro piu' alte cariche dello Stato nel corso del loro mandato (presidente della Repubblica, premier, presidenti di Senato e Camera) e' incostituzionale.
La Corte, nella sentenza n. 262, relatore il giudice Franco Gallo - si legge nell'incartamento - dichiara l'illegittimita' costituzionale dell'articolo 1 della legge n. 124 del 2008 perche' viola gli articoli 3 (uguaglianza dei cittadini davanti alla legge) e 138 (disciplina della procedura di revisione costituzionale) della Costituzione. Nella sentenza, a proposito del ruolo del premier, si legge: ''Non e' configurabile una preminenza del presidente del Consiglio rispetto ai ministri perche' egli non e' il solo titolare della funzione di indirizzo del governo ma si limita a mantenerne l'unita', promuovendo e coordinando l'attivita' dei ministri, e ricopre percio' una posizione tradizionalmente definita' di primus inter pares''.
Questo passaggio delle motivazioni della bocciatura replica in particolare agli interventi degli avvocati di Silvio Berlusconi, Niccolo' Ghedini e Gaetano Pecorella, che nell'udienza della Consulta dello scorso 6 ottobre avevano definito la posizione del premier ''primus super pares'' in quanto il nome del candidato alla presidenza del Consiglio, nel caso del Pdl, compare sulla scheda elettorale. La Corte spiega di ritenere che ''anche la disciplina costituzionale dei reati ministeriali conferma che il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri sono sullo stesso piano''. Stessa opinione sul ruolo dei presidenti di Senato e Camera: ''Non e' configurabile una significativa preminenza dei presidenti delle Camere sugli altri componenti, perche' tutti i parlamentari partecipano all'esercizio della funzione legislativa come rappresentanti della nazione e, in quanto tali, sono soggetti alla disciplina uniforme dell'art. 68 della Costituzione'' (quello che stabilisce che i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni e precisa inoltre che senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene nessun membro del Parlamento puo' essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, ne' puo' essere arrestato o altrimenti privato della liberta' personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna).
In base a questi riferimenti, la sospensione dei processi prevista dal lodo Alfano per le quattro piu' alte cariche dello Stato determina a giudizio dei giudici della Consulta ''una evidente disparita' di trattamento di fronte alla giurisdizione''. Sulla violazione dell'articolo 138 della Costituzione il giudizio e' altrettanto netto perche' una legge ordinaria non e' sufficiente a modificare un articolo o un principio della Carta: ''In particolare, la normativa censurata attribuisce ai titolari di quattro alte cariche istituzionali un eccezionale ed innovativo status protettivo, che non e' desumibile dalle norme costituzionali sulle prerogative e che, pertanto, e' privo di copertura costituzionale.
Essa, dunque, non costituisce fonte di rango idoneo a disporre in materia''. La bocciatura della legge 124/2008 (Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato), definita correntemente ''lodo Alfano'', e' stata resa nota lo scorso 7 ottobre. La decisione e' stata presa a maggioranza: nove giudici a favore, sei contro. L'effetto della sentenza della Consulta e' la riapertura di due processi che vedono Berlusconi tra gli imputati: quello per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e quello relativo a presunti reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.
Il lodo Alfano, con la sentenza della Consulta, ha subito lo stesso destino del lodo Schifani che stabiliva anch'esso la non processabilita' delle massime cariche dello Stato. Il lodo Schifani era entrato in vigore con legge ordinaria il 22 giugno 2003 ed era stato bocciato con sentenza della Corte costituzionale nel gennaio 2004.


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