Sezione: STORIA/ARTE/CULTURA/TRADIZIONI
 

 

Salvatore Michele Mirisola

 

LA  CANTINA DI RIESI

 Un esempio di sviluppo nel Profondo Sud attraverso la cooperazione

 

 

Memorie e Interviste

 

Stampa intera opera

 

 

Indice Generale

 
 

 

Introduzione

Viticoltori, artigiani, commercianti, imprenditori, impiegati,professionisti, operai, pensionati, religiosi, Istituzioni Locali, Regionali e Nazionali, tutti convergenti, hanno contribuito a far sorgere e mantenere tuttora in vita un’importante struttura sociale produttiva. Questa sinergia tra privato e pubblico ha fatto sorgere una Cantina Sociale e riscoprire e valorizzare l’alta vocazione vitivinicola del territorio dei Comuni di Mazzarino, Butera, Riesi e Sommatino,   nell’entroterra della Sicilia.

Però questo sviluppo è stato costruito giorno dopo giorno con tenace costanza, con fatica e umiltà e per opera di uomini di orientamenti e culture diversi che hanno ritenuto di dover mettere una parte delle loro capacità al servizio degli altri e, da amministratori della Cooperativa, hanno dato sicurezza a tutti i Soci conferenti perché hanno sempre rispettato la democrazia e non si sono mai sentiti padroni della Cantina.

Sembra incredibile ma tutto ciò è accaduto in una zona in ogni senso depressa del Profondo Sud!

Ho cercato di narrare come questo si è potuto realizzare perché se ne serbi la memoria, serva alle future generazioni e rompa il tabù che vuole il Sud sempre depresso e rassegnato.

Riesi Dicembre  2006                                         

                                                                                                 S.M. Mirisola

 


CAPITOLO  I

La Fondazione: -Cenni storici -I Preliminari -L’Atto Costitutivo

 

Cenni storici

Non sappiamo nulla delle colture agricole praticate nei territori di Mazzarino, Butera, Riesi, e Sommatino in Età Preistorica, Greca, Romana e Bizantina.

In Età Araba possiamo escludere la coltivazione della vite, per il proibizionismo musulmano, sia nel territorio di Riesi che in quello di Sommatino. Raculmet (nome arabo di Riesi) e Karkudi (centro arabo a sud si Sommatino) erano infatti abitati solo da Berberi. Non così nei territori di Mazzarino e Butera, centri abitati da cristiani e arabi. In questi due centri la vite è stata certamente coltivata, come ci prova la donazione di una “viniale comitisse” una “vigna della contessa” (/Flandina sua madre o Tomasia sua moglie?) fatta da Simone Aleramico, signore di Paternò e Butera, il 30/02/1148 al Gran Priorato di Sant’Andrea di Piazza. Questo vigneto era in contrada Contessa, allora in territorio di Mastra, al confine con i territori di Mazzarino, Riesi e Butera. Ma durante tutto il Medioevo non abbiamo altre fonti che ci diano notizie della coltivazione della vite in questa zona, ma solo di altre colture, come grano, olivo, mandorlo, pastorizia e allevamento del bestiame.

In Età Moderna il primo documento che parla di vigneti nei territori di questi paesi è una “gabella” della Baronia di Riesi e Cipolla del 12/09/1636 nella quale il feudatario si riserva la facoltà di “per esso  (in proprio) piantare una o più vigni giardino canneto……”

Ma è del 1680 il documento basilare che ci dice che fin dai primi decenni della fondazione di Riesi (1647) i suoi nuovi abitanti avessero subito individuato la particolare vocazione di quei terreni alla coltivazione della vite. E’ la descrizione della Baronia di Riesi e Cipolla fatta dal suo Procuratore Generale Don Pietro Gregorio Padilla. In essa tra l’altro, si afferma che “nelli sopradetti feghi e la maggior parte dentro il fegho di Carmusciano, saranno 150 migliara di vigni in circa le quali sono diversi Vassalli benché il signor Proprietario è il Barona de Riesi a cui pagano ogni anno a ragione di onze 1.18 per ogni salma di terra”. Il feudo Caramuscino o Calamuscini è quello dove è stato costruito il paese e quindi i vigneti erano tutti vicini al centro abitato e dati in enfiteusi al prezzo di onze 1.18 la salma a 215 vassalli. Tanti infatti sono risultati i “fuochi” (famiglie) nel censimento dei 1681 con 660 abitanti. Quindi statisticamente poco meno di 700 viti per famiglia, che attestano la grande importanza che i primi abitanti attribuirono a questa coltura per la ideale vocazione pedoclimatica della zona. Coltura che naturalmente è continuata nei secoli successivi nei quali è stato estesa anche alla contrada Iudeca del limitrofo territorio di Butera, coltivato in massima parte di riesini. In essa si produceva e si produce il “Vino di Iudeca” conosciuto e apprezzato nella Sicilia Centromeridionale.

Era tale e tanta la cura dei vigneti in questa zona che il Prof. I. Macagno Direttore della Stazione Agraria di Palermo ( corrispondente all’attuale Assessorato Regionale all’Agricoltura ), quindi la massima autorità tecnico / agricola della Sicilia di allora, inviato nel Maggio 1879 dal Ministero per ispezionare i vigneti di Riesi per un temuto attacco di fillossera, così si esprime “ Dirò addirittura che in pochi luoghi è dato osservare una coltivazione della vite così accuratamente condotta. Non mi ricordo d’aver tutt’ora visto nelle altre regioni d’Italia dè vigneti così saggiamente allevati….. Dopo aver cavalcato per alcune ore tra  sentieri poco comodi e difficili, dopo aver passato un fiume salso al guado non sempre senza pericolo, tutto ad un tratto s’apre allo sguardo un vasto bacino formato da ridenti colli, nel centro del quale troneggia Riesi. Dopo cioè aver fatto una strada, che pare debba condurre alla più remota ed incolta località, dopo aver visto nient’altro che cereali, fave, prati, boschi etc. etc. ad un tratto l’elegante ed allegra vigna estesissima si presenta agli occhi. E l’allegra vivacità di questa preziosa pianta si trasfonde per così dire negli stessi abitanti, che collo sguardo intelligente e coi modi più gentili sanno accogliere il forestiero ed informarlo coi più minuti dettagli su tutto quanto riflette le loro colture…….. Sono circa 30 le varietà di vitigni coltivati in Riesi, parte per tavola, parte per far vino, la cui produzione totale in tutto il territorio varia da 25 a 30 mila ettolitri…….. Non una pianta estranea si vede in que vigneti, non un filo d’erba o di ortaggi: tutto è nitido e pulito, la sola vite è padrona e signora. Con queste cure e con una potagione giustamente appropriata ai vari vitigni si ricava da quei terreni un prodotto eccezionale sia per quantità che per qualità….. Mentre per la vite non si possono fare che elogi a quei zelanti proprietari, per i vini invece c’è molto ad osservare. La loro confezione è trascurata, si sente che la materia prima è eccellente ma il vino non si conserva per molte incurie e trascuratezza dè produttori stessi e poi per mancanza di cantine fresche….. Quella popolazione per intelligenza, attività e saggio criterio è il vero tipo delle popolazioni viticole….. Allora un ben meritato avvenire economico potrà essere facilmente raggiunto, quando quei proprietari, cui non manca certo capacità, vorranno saper divenire esperti enologi allo stesso modo che sono zelanti e intelligenti viticoltori”.

Ma la fillossera temuta nel 1879 scoppiò nel 1880 e si propagò in tutta la Sicilia e ci vollero tre anni per debellarla, tutti i vigneti furono distrutti e i terreni vennero confiscati per altri tre anni. Al posto della vite venne impiantato il mandorlo e in minima parte altre specie arboree. Dopo circa 25 anni, nel primo decennio del nuovo secolo, lo Stato Italiano fece delle concessioni, facilitazioni ed esenzioni fiscali per l’impianto dei vigneti con viti americane resistenti alla fillossera.

Ma per i primi 70 anni del nuovo secolo la produzione vinicola a Riesi fu principalmente di autoconsumo e la zona di produzione maggiore è stata la contrada Iudeca. Mentre veniva commercializzato il vino di Vittoria e consumato principalmente nelle bettole frequentate per lo più da zolfatai. I grandi proprietari terrieri non coltivavano la vite, tranne l’ing. Vincenzo Turco con vigneto a Iudeca e cantina con vendita al dettaglio nella centralissima via Roma, dove ora ha sede il Circolo Unione. I medi e piccoli coltivatori di norma non disponevano di locali idonei alla corretta gestione del vino, dovendo i più convivere in un ambiente angusto con animali domestici e spesso anche con animali da lavoro. Per Riesi dunque rimase il problema già individuato dal Prof. Macagno: i riesini intelligenti viticoltori ma inesperti enologi.

I Preliminari

Arriviamo così a metà degli anni cinquanta, periodo in cui è appena iniziata la ricostruzione dopo la guerra, ma le condizioni economiche, specie nel Sud, sono disastrose e resteranno tali per lungo tempo. In questo torno di tempo la Sicilia è stata fatta oggetto di diverse iniziative di solidarietà umana contro la miseria, l’arretratezza, l’ignoranza, lo sfruttamento e il sottosviluppo. Basti pensare all’attività di Danilo Dolci nel palermitano, dell’olandese sacerdote cattolico Salvinus Dunstej a Palma Montechiaro e del Pastore valdese Tullio Vinay a Riesi.

Vinay è venuto a Riesi nell’autunno del 1961 con un piccolo gruppo di amici e amiche italiani e stranieri per continuare quella comunità chiamata “Agape” che gli era riuscito di fondare con successo in Piemonte. A Riesi fonda il “Servizio Cristiano” cioè “Una piccola comunità, non cooperativa e neppure comunità monastica….., che trova la sua motivazione più genuina nel desiderio di realizzare un ardito e rischioso progetto di rinnovamento sociale e morale dell’ambiente cittadino”. Ce n’era parecchio per irritare i “benpensanti” del paese! Vinay intanto nella periferia Sud dell’abitato, in contrada Firriato, ribattezzata “Monte degli Ulivi”, crea delle strutture: un asilo, una scuola per apprendisti meccanici, un’azienda agricola, una biblioteca, una scuola elementare, un atelier di ricamo…..costruzioni che sono vere e proprie opere d’arte dell’architettura italiana contemporanea, progettate dall’architetto Leonardo Ricci, allora Preside della Facoltà di Architettura dell’ Università di Firenze.

Con queste iniziative e con riunioni, conferenze, con la lotta contro l’istituto dell’enfiteusi, Vinay cerca di suscitare le volontà di tutti per migliorare le condizioni economiche morali della comunità riesina. Vinay nel 1965 invitò a Riesi Salvinus Dunstey da Palma Montechiaro che venne a parlare del Comitato Cittadino, un organismo di base, estraneo alla logica dei partiti, che doveva integrare le attività delle Istituzioni Locali democraticamente elette, quali il Consiglio Comunale, la Giunta e il Sindaco. Ma ascoltiamo i ricordi di Giuseppe Cavaleri allora giovane e brillante perito agrario che generosamente si spendeva per migliorare l’Agricoltura e le condizioni degli agricoltori di Riesi e che ora da pensionato si occupa di genetica vegetale con suo figlio dott. Nilo. Cavaleri mi ricorda che Vinay fece propria la teoria di Dunstey del Comitato Cittadino come organo proponente e anche operativo a fianco e non contro il Consiglio Comunale. Bisognava solo convincere di ciò il Sindaco dell’epoca, Ins. Giuseppe Paterna e Vinay ci riusci. Dobbiamo all’apertura mentale e alla sensibilità del Sindaco Paterna, insegnante elementare, comunista e poeta dialettale, la convocazione del primo comitato cittadino nel 1966. Al Comitato furono invitati quelli che Vinay definiva “leaders” in ogni attività economica e che dovevano divenire “il sale della terra”. Questo Comitato avrebbe dovuto occuparsi di tutti i settori cittadini e affiancare il Consiglio Comunale per aiutarlo  a sconfiggere il sottosviluppo. Risultò solo la formulazione di buone intenzioni, ma ci diede modo di conoscerci, socializzare e “dialogare”.

Oltre l’arrivo di Don Salvinus a Palma era stato istituito dalla Cassa per il Mezzogiorno un centro di assistenza tecnica in agricoltura e vi lavoravano il dott. Giuseppe Sciortino e il p.a.. Carlo Riccobene. Vinay invitò Don Salvinus diverse altre volte a Riesi e queste furono le occasioni per gli incontri con il direttore dei salesiani Don Vincenzo Scuderi che fecero dimenticare definitivamente l’atavico antagonismo tra cattolici e valdesi.

Don Salvinus non riuscì ad entrare in sintonia con gli abitanti di Palma e il suo progetto fallì.

L’opera di Vinay, invece, e le sue numerose iniziative sarebbero rimaste emarginate se a Riesi non avessero trovato il terreno fertile perché gia’ preparato dai Salesiani in 25 anni di assiduo apostolato nella società e attraverso la allora unica loro scuola Media e l’Oratorio dei ragazzi, ora diretti da Don Scuderi, un ex missionario con grande carisma.

Attorno a loro in un momento di felici intuizioni si trovarono anche uomini provenienti da diverse esperienze che, dice Cavaleri “ Erano settantenni che avevano in comune l’impegno a servire Riesi, ciascuno dal proprio posto, ed ispirati da principi di giustizia, di libertà, di fratellanza. Destinatari  degli umori della gente non potevano non spendersi per l’esigenza dei viticoltori che avvertivano la necessità di uscire dall’individualismo per tutelare insieme la loro uva, cioè il frutto del lavoro: Gaetano Lo Maglio ex Sindaco di Riesi, saggezza forgiata dal duro lavoro in miniera; Giuseppe Pesce, ex minatore, ex sindacalista, capo politico di sinistra, Salvatore Scimone, esponente della cooperazione contadina che aveva con successo propiziato il passaggio dei feudi( Pantano e Cipolla) ai lavoratori. Essi da soci e cariche della cooperativa rappresentarono sempre i riferimenti morali, insieme a loro non avemmo mai incertezze”. Cavaleri contattando i suoi colleghi di Palma Montechiaro Sciortino e Riccobene aveva avuto modo di rappresentare loro la triste realtà di Riesi e le figure di Vinay e di Don Scuderi perché ne riferissero al loro superiore dott. Cesarini massimo responsabile dell’assistenza tecnica della cassa e anche al Consorzio del Salso inferiore e al suo direttore dott. Alfonso Costa.

Dice Cavaleri: “ Giuseppe Sciortino nel 1968 dirigeva il Centro di Assistenza Tecnica di Palma Montechiaro aperto dalla Cassa per il Mezzogiorno ed era il coordinatore di tutti i Centri del comprensorio del Consorzio di bonifica del Salso Inferiore. Diventammo subito amici e lo invitai a venire a Riesi che faceva parte dell’area di sua competenza. Sciortino era un capo di per sé e quando conobbe Vinay ne fu affascinato e Vinay scoprì in Lui un altro talento. Così ognuno dei due trovò interessante e affine il lavoro dell’altro, entrambi con la stessa indole e gli stessi propositi ”.

Quindi nell’estate del 1968 un secondo Comitato Cittadino, convocato dal sindaco Carmelo Lo Grasso, vide la partecipazione oltre che dei “leaders”, di Vinay e di Don Scuderi anche di Sciortino, Riccobene, Costa e del dott. Lopez inviato dal dott. Cesarini.

Quello fu un comitato operativo in cui furono formulate precise proposte per l’agricoltura: un invaso a scopo irriguo collettivo, un vivaio di piante      ( olivi, mandorli, viti  ecc..), l’apertura di un centro di assistenza tecnica, e una cantina sociale. Vi furono anche momenti di polemica quando il dott. Gaetano Cutaia apostrofò il dott. Lopez dicendogli che la sua venuta era inutile perché lo Stato aveva da sempre abbandonato questa zona.

Negli anni successivi dell’invaso non se ne fece nulla, al posto del vivaio furono distribuiti gratis per qualche anno delle piante agli agricoltori da parte del Centro di Assistenza tecnica, che la Cassa per il Mezzogiorno aveva aperto a Riesi. Questo Centro, guidato dal p.a. G.Amico, per la prima volta mise a disposizione degli agricoltori di Riesi le più avanzate tecniche di coltivazione, aggiornando le loro tradizionali cognizioni.

Ci si concentrò quindi sulla cantina sociale. Ma per realizzarla bisognava creare una cooperativa.

La parola cooperativa non aveva un bel suono alle orecchie dei riesini perché, per vari complessi motivi che qui non è certo il caso di elencare, sia nel primo dopoguerra ( attorno al 1919/1923 ) che nel secondo, le iniziative in quel campo non avevano dato i risultati sperati, lasciando spesso ai soci laceranti e dolorose conseguenze economiche. Bisognava dunque formare negli agricoltori una coscienza cooperativa prima di imbarcarsi in una avventura. Qui ci soccorrono i lucidi ricordi del p.a. G. Cavaleri sugli effetti prodotti, in questa zona depressa, dalla nuova legislazione della Repubblica Italiana in materia di Agricoltura.

Dice Cavaleri che la Riforma Agraria del Dicembre del 1950 e la legge per la Piccola Proprietà Contadina determinarono il trasferimento di interi feudi ai contadini in piccoli lotti da due a diciotto tumuli. In particolare in questa zona venne scorporato il feudo Pantano della famiglia Bartoli di Mazzarino e venduto in piccoli lotti che furono subito piantati a vigneto da vino. Tra la fine degli anni cinquanta e il primo quinquennio degli anni sessanta Riesi aveva riscoperto la viticoltura da vino. Nel 1968 Pantano ( circa 100 ettari ) era tutto un vigneto, nei pressi del quale sorgevano diversi palmeti tradizionali come quello dei Lo Giudice,  dei  Russo e dei Giardina per trasformare il prodotto sia di Pantano che della limitrofa Judeca, storica contrada viticola. Il nodo però era la vendita che era in mano a piccoli rigattieri che spesso mortificavano la dignità del viticoltore e il valore della merce.

Nel Comitato del 1968 l’esigenza di una Cantina Sociale venne rappresentata dal rag. Giuseppe Iannì, dai sig. Pesce Giuseppe, Vincenzo Catarinolo, Gaetano Lo Maglio, Salvatore Scimone e naturalmente dal p.a. Cavaleri. Ma bisognava prima creare la coscienza cooperativa.

Infatti Vinay avrebbe potuto da solo fondare una cantina sociale come aveva dal nulla creato tutte quelle strutture che ora sono patrimonio di Riesi, ma volle che la cantina fosse opera dei viticoltori della zona, erano loro che dovevano realizzarla con una cooperativa, per sentirla una loro creatura e quindi proteggerla in futuro e farla crescere. Sentiamo direttamente Cavaleri: “ Dopo quel Comitato Cittadino ( del 1968 ) Vinay diede l’input affinché si tenessero delle riunioni aventi carattere formativo della coscienza cooperativa. Lo stesso Vinay si adoperò perché di questo gruppo di lavoro facesse parte il dott. Salvatore Mirisola, ritengo per la sua esperienza di impresa.

Vinay trovò il modo di mobilitare nell’ attività formativa anche Sciortino e Riccobene del Centro di Palma e i fratelli Filippo e Francesco Marchese di quello di Campobello di Licata.

Vinay, Sciortino e Mirisola rappresentarono il primo il credo, il secondo l’informazione e il terzo la prassi”. Tra l’estate del 1968 e la primavera del 1970 si realizzarono due visite a cantine sociali delle province di Agrigento e Trapani e si tennero una dozzina di riunioni alle quali parteciparono anche viticultori di Mazzarino, Butera e Sommatino. E ancora Cavaleri: “ si discuteva della forma societaria da dare alla proposta Cantina, si ipotizzava una gestione pubblica, si fecero numerose altre ipotesi, si raccoglievano dati e notizie sulle altre cantine sociali della Sicilia. Si ebbe conoscenza della cantina di Gela realizzata interamente con fondi dell’ Ente di Sviluppo Agricolo, cioè della Regione Siciliana, di una cantina realizzata a Vallelunga con analoga procedura altre due cantine in corso di realizzazione a Grottarossa di Caltanissetta con il 50% di contributo ed il 50% di mutuo ventennale. L’idea dell’Avv. Mirisola era che la Cantina di Riesi doveva essere realizzata dalla Cassa per il Mezzogiorno a totale carico e che alla costituenda cooperativa doveva essere consegnata la chiave ad opera finita. La sola idea del mutuo sarebbe stata un pregiudizio grave per ciascun socio futuro.

Mirisola e Sciortino avevano molte affinità culturali e direi anche caratteriali per cui fu facile che si trovarono d’accordo questi due esponenti sull’entità dell’intervento pubblico e fu ancora più facile conquistare il consenso dei viticoltori. E’ fu un altro motivo di popolarità. Io ero scettico. Mirisola su questo punto fu sempre intransigente, alla fine ebbe ragione.

Altro punto da affrontare era la dimensione della Cantina cioè la sua capacità di lavorazione e ricettiva.

Secondo i valdesi doveva avere una capacità di venti mila ettolitri secondo gli studi di Sciortino doveva avere una capacità di 50-60 mila ettolitri. Quest’ultima fu ritenuta la capacità ottimale tenuto conto anche di quanto realizzato in altre zone vitivinicole della Sicilia. La cantina di Gela aveva una capacità di 50 mila ettolitri, l’Enopolio di Grottarossa di 70 mila”.

Così dopo un anno e mezzo di riunioni, chiarimenti, approfondimenti ecc. ma costantemente spronati dai Vinay, Don Scuderi, Lo Maglio, Pesce e Scimone, i decani che fermamente credevano in questo progetto di sviluppo attraverso la cooperazione, finalmente si decise di fondare una cooperativa per costruire e gestire una cantina sociale che avrebbe avuto come bacino di utenza i territori di Butera, Mazzarino, Riesi e Sommatino. La data della sua fondazione venne fissata al 18 Maggio 1970.

L’Atto Costitutivo

I giorni che precedettero il 18/05/1970, data dell’Atto Costitutivo della Coop., videro diversi conciliaboli delle due anime della iniziativa: l’anima rossa e l’anima bianca. Ognuna di loro riuniva i suoi aderenti separatamente per definire i piani per la gestione della Coop. Ognuna di loro infatti voleva avere il sopravvento e farne una sua bandiera.

IL primo problema era l’elezione degli organi direttivi. Nessuna delle soluzioni proposte separatamente poi veniva approvata nelle riunioni congiunte. Si andò avanti per un bel po’ di giorni.

Ma il 18 maggio all’Assemblea per la costituzione davanti al dott. Marino, notaio di Mazzarino con studio a Riesi, non si era ancora trovato l’accordo e tra contestazioni e nervi a fior di pelle si decise di aggiornare la seduta al 25 maggio successivo. D’altro canto in quella seduta del 18 maggio per vari motivi mancavano diverse persone interessate alla realizzazione come il p.a. Cavaleri che per gravi motivi di famiglia poté essere presente a Riesi solo la sera del 25 maggio e si trovò eletto Presidente senza immaginarlo.

Infine per stanchezza la sera prima dell’ atto si stabilì che la gestione doveva essere apolitica. I partiti politici dovevano essere tenuti fuori dalla Coop.  Concetto facile da enunciarsi ma molto difficile da realizzarsi.

Dopo varie discussioni ci si convinse che l’unico modo per tenere fuori i partiti era quello di tenerli tutti dentro la gestione. Ma oltre a quello della “ visibilità ” politica c’era anche il problema della “ visibilità ” territoriale. La Coop. doveva essere diretta da viticoltori dei vari paesi aderenti all’iniziativa e non solo dai riesini.

Fino a tarda sera gli aderenti rossi, riunitisi poi nella sede del Servizio Cristiano attorno al pastore valdese T.Vinay, discussero della gestione e stilarono un organigramma di massima che teneva conto di queste problematiche. La mattina del 25 questo organigramma fu fatto conoscere sia agli aderenti bianchi che a elementi che non si riconoscevano in nessuno dei due schieramenti, come il dott. Mirisola. Non tutti gli aderenti bianchi approvarono l’organigramma che invece venne condiviso in pieno da Mirisola.

La sera del 25 il Notaio Luigi Marino aveva in programma diversi altri atti per cui è arrivato ben dopo le 20 nel teatro Don Bosco della casa salesiana in Piazza Garibaldi. Alcuni viticoltori dei paesi vicini hanno preferito andare via perché si era fatto tardi e altri di loro sono invece rimasti. La seduta si è subito agitata e il notaio ha detto con chiarezza che se non si trovava l’accordo tra le parti la sua presenza era inutile. Dopo altre discussioni protrattesi per qualche ora da parte degli aderenti bianchi venne fatto il nome del dott. Mirisola come presidente, ma lo stesso rifiutò perché in mattinata aveva approvato l’organigramma precedente. Così l’assemblea si placò con qualche mugugno e il Notaio potè finalmente cominciare a stilare il suo lungo rogito.

Si iniziò con la comparizione, cioè con la identificazione degli aspiranti soci della Coop. e qui non mancarono le sorprese perché alcuni dei presenti, parecchi, all’ultimo momento si tirarono indietro e non vollero aderire.

I soci fondatori sono stati 43 ( vedi appendice Doc. n. 1 ); di essi 35 di Riesi, 4 di Mazzarino, 2 di Butera, 1 di Sommatino e 1 di Ramacca. Tutti, dopo aver declinato le loro generalità, dichiararono di volere costituire una Società Cooperativa a Responsabilità limitata denominata “ Cantina Sociale La Vite” e in questa denominazione certamente mancò la fantasia. Successivamente si passò alla elezione degli organo direttivi e venne approvato con qualche aggiusto l’organigramma già predisposto.

Per il Consiglio di Amministrazione sono stai eletti: Presidente il p.a. G. Cavaleri di Riesi  Vice Presidente il dott. G. Cutrera, agronomo di Mazzarino socialista, Consiglieri dott. S. Mirisola imprenditore di Riesi, il rag. G. Ianni già Ragioniere capo del Comune di Riesi democristiano, il p. a. G. Scebba di Mazzarino, missino, il sig.G. Pesce zolfataio/viticultore di Riesi, comunista, il sig.Alabiso Rocco di Riesi direttore dell’azienda agricola del Servizio Cristiano, il sig. Scimone S. di Riesi democristiano, il dott. F .Leonardo agronomo di Mazzarino, socialista. Il Collegio Sindacale venne formato dal direttore del Consorzio di Bonifica del Salso Inferiore dott. Alfonso Costa, come garante dei futuri contributi eventualmente elargiti dalla Cassa per il Mezzogiorno, dal dott. F. Verso farmacista di Riesi, liberale, dal cancelliere V. Faraci valdese, come Sindaci effettivi, dal sig. V: Catarinolo di Riesi inteso “lu rigurusu” socialista, dal geom. G. Ferro di Riesi democristiano, come Sindaci Supplenti. Infine nel collegio dei Probiviri vennero eletti i due massimi esponenti religiosi di Riesi cioè Don V.Scuderi direttore della Casa Salesiana e il pastore Valdese T. Vinay direttore del Servizio Cristiano, inoltre il rag. G.Fasulo di Riesi, democristiano, il cancelliere V. Puzzo di Avola ma sposato e abitante a Riesi, e il sig. G.Lo Maglio ex sindaco di Riesi, comunista. Venne infine con diverse correzioni e aggiustamenti approvato lo Statuto per cui la seduta si protrasse fino alle quattro del mattino.

Alla fine tutti stremati e assonnati si sono lasciati con la coscienza di avere fatto ciò che era nelle loro possibilità, ma con non molte speranze di vedere realizzato il progetto.

All’alba, sull’autobus per Canicattì, i pendolari e i vari passeggeri si scambiavano qualche vaga notizia che era trapelata e tra incredulità e gioiosa speranza si chiedevano se poteva essere vero che persone così distanti tra loro per religione, idee politiche, grado di cultura, posizione socio/economica, avevano insieme costituito una cooperativa per realizzare una cantina sociale per il bene comune…..    


CAPITOLO II

La Realizzazione: -Il Finanziamento -La Costruzione

 

Il Finanziamento

Fatta in qualche modo la Cooperativa ora bisognava costruire la Cantina. In questa realizzazione determinante è stato l’impegno dei massimi dirigenti del Consorzio di Bonifica del Salso Inferiore , il Commissario Straordinario dott. Luigi Li Calzi, ma specialmente il Direttore dott. Alfonso Costa.

Essi, vista l’utilità sociale dell’iniziativa, si sono rivolti alla Cassa per il Mezzogiorno per il finanziamento. Hanno individuato l’area su cui costruire, in una zona sulla statale n. 190, nei pressi del Bivio Schette, all’estremo sud del territorio di Riesi, ma in posizione centrale tra Riesi, Mazzarino e Butera, prevedendo Ha 2.92.35 di terreno da confiscare dalle proprietà dei sigg. Calogero Calafato, Salvatore La Monica e dott. Gaetano Cutaia i quali molto civilmente non si sono opposti. Con nota n. 3325 del 09/11/1970 hanno mandato la planimetria dei terreni da occupare al Comune di Riesi perché lo stesso ne tenesse conto in sede di formulazione dei suoi piani urbanistici e li destinasse ad Impianti Produttivi. “ Ma…. C’era un ma !!

Correva sotterranea e insistente a Riesi una voce che voleva che non tutti i partiti presenti in Consiglio Comunale fossero d’accordo sia sull’iniziativa di costruire una Cantina Sociale che sulla scelta dell’area. In effetti per i due anni successivi il Comune non fece niente. Il Consorzio comunque aveva presentato un progetto di massima.

Ma sentiamo il presidente Cavaleri: “ L’iter per il finanziamento del progetto della cantina fu come la processione del Venerdì Santo, incominciò nel 1970 e subì le prime battute di arresto dall’ Ispettorato Regionale per l’Agricoltura, incaricato della fase istruttoria, in tale circostanza la solidarietà del sindaco Armando Turco e di tutte le parti politiche e sindacali di Riesi e degli esponenti religiosi valse a muovere le montagne che sono inerti come la burocrazia. La Cassa tramite il suo presidente prof. Pescatore non voleva accogliere la richiesta di sussidio all’ 87,50 %, bensì 50 % a contributo e 50 % a mutuo. Si dovette fare ricorso ad un supplemento di istruttoria motivata dal fatto che l’istanza proveniva da un’area depressa compendiata dal Regio Decreto n.215 del 1933, ancora in vigore, per ottenere il beneficio richiesto. L’istruttoria suppletiva fu espletata da un funzionario della Cassa dott. Argenti, il sottoscritto ebbe il compito di relazionare, in quella occasione, e motivare i ritardi che nella crescita avevano caratterizzato questo territorio ”.

Frattanto, per fortuna, il 06/10/1971 venne promulgata la legge n.853 che prevedeva un contributo al 100% della spesa ammissibile per opere produttive in zone depresse. Il dott. Li Calzi, il dott. Costa e il pastore Vinay tramite loro conoscenze ( dott. Lopez, dott. Cesarini, dott. Argenti ecc.) riuscirono a far inserire il progetto nel piano triennale di finanziamenti della Cassa con quella Legge.

Bisognava ora dimostrare di avere a disposizione l’area sulla quale edificare l’opera: era quindi priorità indispensabile il vincolo per “ Impianti Produttivi ” del Comune di Riesi. Ma quel Comune non provvedeva…. Così il Consorzio con nota del 07/09/1972 lo sollecitava a provvedere “ In considerazione che l’opera sarà prossimamente finanziata dalla Cassa per il Mezzogiorno è indispensabile, per il rilascio della relativa licenza edilizia, che la zona interessata risulti vincolata per impianti produttivi ”.

A questo punto l’Amministrazione Comunale che aveva prima nicchiato, messa alle strette, ha dovuto convocare una seduta straordinaria del Consiglio per il 16/09/1972. Correva voce che chi dissentiva avrebbe fatto mancare il numero legale in quella seduta. Ma il Presidente e i Consiglieri della Coop si sono dati da fare per sensibilizzare tutti i Consiglieri Comunali ad essere presenti. Su 32 Consiglieri Comunali la sera del 16 Settembre erano presenti ben 29, i tre assenti erano di partiti minori. La zona in questione venne vincolata con il voto palese, “ bipartisan ”si direbbe oggi, dei due partiti maggiori che massicciamente hanno espresso 23 consensi, mentre 6 dei partiti minori si sono astenuti. E’ stata subito chiesta una sospensione della seduta di 10 minuti “ dopo questa votazione ibrida sul vincolo dell’area per impianti produttivi, che hanno avuto i suffragi del P.C.I. e della D.C.”. Alla ripresa dei lavori il Sindaco, esponente di un partito minore, si è dimesso. Il Presidente e i Consiglieri della Coop. si sono allarmati e nelle settimane successive hanno cercato di “ricucire” lo strappo. Si narra che l’ On. C. Volpe incontrando alcuni consiglieri comunali democristiani di Riesi abbia detto in tono scherzoso e bonario “ Siete sempre figli della Repubblica di Riesi, cosa avete combinato l’altra sera in Consiglio Comunale, avete votato con i  Comunisti ! ”.

E’ così, anche dopo vari interventi esterni all’ambiente riesino, il 17 ottobre successivo il Consiglio Comunale ha respinto le dimissioni del Sindaco e questi le ha ritirate.

Si aspettò diversi mesi che la Cassa mettesse la pratica della Cantina all’ordine del giorno dei lavori del suo Consiglio di Amministrazione.

All’ultimo momento ci si accorse che tra i documenti allegati mancava il parere di merito sulla Coop. che doveva poi gestire la Cantina. Questo doveva essere dato dall’Ispettorato Provinciale per l’Agricoltura di Caltanissetta.

Il dott. Zarba, capo di quell’Ispettorato, delegò il dott. Ludovico La Rosa che, con la sua consueta competenza e con ammirevole solerzia, lo esitò favorevolmente in 24 ore, come ci testimonia il presidente Cavaleri.

Finalmente  nella seduta del 25/07/1973 la Cassa finanziò al 100% il progetto per un importo di     £742.560.000 ( Doc.n.2).

 Sentiamo ora il dott. Alfonso Costa Direttore del Consorzio: “ Al fine di promuovere nel Comune di Riesi ( classificato zona depressa ) la produzione viticola, presentando il territorio agricolo particolare vocazione, il Consorzio di Bonifica del Salso Inferiore con sede in Caltanissetta  ( Commissario Straordinario dott. Luigi Li Calzi, direttore dott. Alfonso Costa ) proponeva alla Cassa per il Mezzogiorno la realizzazione di una Cantina Sociale della capacità iniziale di Hl 60.000 da inserire nel programma di cui alla legge 05/10/1971 n. 853 art. 16. Infatti la suddetta legge dettava disposizioni in favore delle zone caratterizzate da particolare depressione sociale ed economica per il finanziamento di opere produttive nel settore agricolo con un contributo straordinario del 100 %, quindi con spese a totale carico dello Stato. La richiesta formulata dal Consorzio predetto, a seguito di numerosi incontri e sopraluoghi, ha trovato formale accoglimento ( per la Sicilia sono stati inseriti in programma solamente due impianti ) per cui il Consiglio di Amministrazione della Cassa per il Mezzogiorno nella seduta del 25/07/1973, con delibera n.2180 / APD, ha approvato il relativo progetto esecutivo assumendone la spesa a totale carico ed assegnando la concessione dei lavori all’Ente proponente. La Cooperativa “ La Vite ”, appositamente costituita, ed alla quale è stata affidata la gestione della Cantina, superando le iniziali difficoltà organizzative, ha operato tuttora senza dovere affrontare alcun onere per la struttura realizzata completa di ogni attrezzatura e ciò contrariamente a quanto si verificava per analoghe cooperative sociali che dovevano sostenere a carico del proprio bilancio il costo parziale della costruzione e degli impianti ( mediamente il 40 % ) con evidente incidenza sul risultato economico della gestione ”.

Un pizzico di fortuna per la tempestiva approvazione della Legge 853 nel 1971, per la quale, dice il presidente Cavaleri “ La cantina non ebbe costi di restituzione di capitali mutuati ”, la comprensione e la solerzia di tutti i funzionari, dei dirigenti, dei politici, dei religiosi, dei sindacalisti ecc. fecero sì che si ottenesse questo tipo di finanziamento.

In seguito la graduale metabolizzazione dello spirito cooperativistico da parte dei viticoltori della zona e la rigorosa gestione della Cooperativa hanno consentito che la stessa arrivasse viva e prospera fino ai nostri giorni.

 La Costruzione

Ottenuto in qualche modo con tutte queste acrobazie il finanziamento al 100 %, bisognava dare l’appalto delle opere edili. Ma per lungaggini burocratiche dal finanziamento all’appalto sono passati ben 14 mesi.

La Ditta Domenico Lupò di Messina ha vinto la gara, indetta dal Consorzio, per un importo di £.703.975.000 e ha ricevuto l’affidamento dei lavori con scrittura privata del 14/10/1974. La Ditta vincitrice aveva quattro anni di tempo per consegnare l’opera. Purtroppo tra la delibera del finanziamento e la consegna dell’opera, completa degli impianti e dei macchinari, passò molto tempo durante il quale in Italia si era verificato un aumento abnorme dell’inflazione per cui tutte le aste indette sia per le opere edili che per i macchinari e gli infissi anziché andare in diminuzione andarono in aumento e l’opera completa, consegnata poi al Consorzio, per una Cantina della capacità iniziale di Hl 60.000, costò allo Stato £ 1.705.740.697.

La Ditta Lupò si mise al lavoro con diverse pause e interruzioni e durante i lunghi anni di permanenza a Riesi subì diversi furti notturni di attrezzature e materiali malgrado i vari guardiani “ intesi ” che si erano succeduti.

Dal  1968 in poi venne istituito l’aiuto della C.E.E. alla coltivazione del grano duro e, dice Cavaleri “ Vi è motivo di ritenere che a Riesi un’alta percentuale di quegli aiuti furono destinati all’incremento della superficie vitata inoltre parte delle rimesse degli emigrati, parte dei proventi di piccole attività commerciali, artigianali e professionali si investirono nella realizzazione di nuovi  vigneti. Nel 1976 il potenziale dei tre Comuni  superava la capacità ricettiva sia della cantina già a buon punto di costruzione che di quella nascente a Poggio Ficuzza dei Salvo. La divisione dei ruoli tra Consorzio di Bonifica, delegato dalla Coop. alla Progettazione e alla realizzazione della struttura e la Cooperativa stessa, che doveva concludere la propria attività formativa, fu una scelta felice. Ci voleva la tenacia dei nostri antichi contadini e l’altruismo dei vecchi dirigenti politici, sindacali e religiosi e la fattività di quel Consorzio per fare uscire dalla depressione, nello spirito enunciato da Arrigo Serpieri” ( Fautore della Bonifica Integrale dell’Agro Pontino ).

La gente di questi paesi era interessata, ma più che interessata era curiosa e un po’ scettica, vedeva sorgere questa imponente costruzione e forse si chiedeva “ vediamo come andrà a finire ”. Molti agricoltori invece investivano nel vigneto a tendone che era stato già sperimentato a Canicattì con ottimi risultati economici, e impiantato per la prima volta a Riesi da Rocco Alabiso nella azienda agricola dei Valdesi. Si arrivò così alla prima metà del 1977.

Dice Cavaleri: “ Nell’estate del 1977 la cantina aveva visto la luce ( doc. n. 5 ), ma molti particolari mancavano, l’impresa costruttrice faceva pressione sul consorzio, affinché si facessero le consegne alla Cooperativa, chiesi la consulenza ad un collega enologo il quale mi fece presente che la cantina non poteva funzionare per la vendemmia ‘77 perché mancavano alcuni adempimenti, uno, il più importante era il depuratore delle acque reflue. Per tale opera vi era in corso di finanziamento un secondo progetto.

Le mie valutazioni si soffermarono soprattutto sulla consistenza della produzione viticola di quell’anno e di concerto con il consiglio di Amministrazione si concordò di rimandare l’apertura alla vendemmia 78. L’anno ‘77  fu segato da siccità che contrasse fortemente la produzione e la cantina si sarebbe aperta sotto auspici sfavorevoli ”.

 Si aspettò, quindi, la vendemmia del 1978. Intanto la Cantina doveva essere consegnata dal Consorzio alla Cooperativa per la gestione. Le due parti concordarono sui seguenti punti: I°) L’affidamento dell’impianto aveva la durata di 20 anni dell’atto di consegna; 2°) la Coop. aveva espresso la volontà di acquistare l’impianto “ se si presenterà la possibilità ” ma doveva esercitare questo diritto di opzione durante i 20 anni di affidamento. Vi erano inoltre clausole cautelative che qui non è il caso di elencare. Ma….sentiamo Cavaleri: “ Una quindicina di giorni prima dell’atto di consegna ( Not. Grasso ) comparve un articolo sul Giornale di Sicilia dal quale si evidenziavano seri dubbi sulla capacità della cooperativa di gestire la cantina. Chi scriveva aveva ricevuto l’imbeccata sbagliata. Lo stesso Consorzio aveva qualche dubbio sul da farsi. A dirimere la cosa intervenne la saggezza dell’allora direttore regionale dell’Assessorato Agricoltura dr. Giambalvo il quale chiese opportunamente notizie sulla idoneità della cooperativa al dr. Giuseppe Leone Capo dell’Ispettorato Agrario di Caltanissetta. Le referenze furono rassicuranti e finalmente l’atto di consegna, con la minima solennità fu rogato. Le arpie anche questa volta non avevano avuto prevalenza.”

Così il 7 settembre 1978 presso il notaio Pompeo Grasso di Caltanissetta venne stipulato l’atto di “affidamento in gestione e opzione di acquisto”.


CAPITOLO III

La Gestione: -L’Apertura -Cambi ai vertici -Cannada -La nuova generazione

 

L’Apertura

Diamo subito la parola al Presidente Cavaleri: “ Il ’78 invece fu un’annata generosa di uva, il progetto depuratore era a buon punto e, tra l’altro era stata concessa una proroga del Ministero dell’ Ambiente, quindi le condizioni per aprire c’erano. La settimana della Madonna del 1978 ( seconda Domenica di Settembre n.a. ) la cantina aprì le porte ai primi ammassi ( ma per questioni climatiche gli ammassi cominciarono ai primi di Ottobre n.a.). Il Consiglio di amministrazione aveva preventivato un conferimento di 16.000 q.li di uva. Eravamo una delle nove cantine sociali che contavano in provincia di Caltanissetta, con Gela ( pres. Damiano Cocchiaro ), Poggio Ficuzza ( pres. Salvatore Ferro ), Vallelunga (pres. Tommaso Biondo), San Nicola (pres. On. Volpe), Enopolio di Caltanissetta (pres. Ing. Cucurullo), Grottarossa ( pres. Rag. Cucurullo), Delia ( pres. Calogero Meo ), Serradifalco ( pres. Cav. Giammusso). In ordine di apertura eravamo al settimo posto, dopo Riesi aprirono Delia e Serradifalco ”.

Ma per preparare l’apertura il Consiglio si era mosso per tempo. Viste le dimissioni del Rag. Iannì per gravi motivi di salute, nella seduta del 28/04/1978 il Consiglio aveva subito cooptato il dott. Giuseppe Trubia di Riesi e per rendere più agile la direzione, tenuto conto anche dell’inesperienza, aveva nominato al suo interno un esecutivo ristretto di cinque consiglieri disponibili ( Trubia, Scimone, Pesce, Alabiso, Scebba). E ancora nella seduta del sei giugno aveva assunto a consulenza l’enologo Leonardo Zito della cantina “ Tre fiumi ” di Ribera il quale poi porterà con sé un cantiniere di sua fiducia, dato che nella zona di Riesi e dei paesi circonvicini non vi erano figure professionali di quel tipo.

Visto che il Consiglio aveva assunto non indifferenti impegni economici, il Servizio Cristiano diretto dal pastore valdese Tullio Vinay offrì alla cantina la somma di £ 4.800.000 a fondo perduto per far fronte alle immediate spese di gestione, soccorso economico concreto quanto mai tempestivo e provvidenziale in un momento di grandi timori e incertezze nel futuro, del quale i Consiglieri sono stati molto grati.

Nella seduta dell’ 11 Agosto il Consiglio chiede un mutuo di 400.000.000 di lire ( poi portato a 490.000.000) alla Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele, perché era l’istituto di credito che ha offerto le migliori condizioni tra tutti quelli interpellati. Questo mutuo serviva per l’anticipo da dare ai soci conferenti e per le spese di gestione.

Ma una doccia fredda, anzi gelata, doveva colpire i Consiglieri: la banca non concedeva il mutuo alla cooperativa ma ai Consiglieri che “ in solido ” l’avrebbero garantito con i loro patrimoni personali, cioè ognuno di loro avrebbe garantito tutto il mutuo con il suo patrimonio, rivalendosi eventualmente su quello degli altri ! Tutto questo si è sempre ripetuto nei decenni successivi e diversi consiglieri hanno avuto non poche difficoltà a chiedere prestiti personali alle banche, perché il loro patrimonio era impegnato a garantire i mutui della cantina.

Ma torniamo alla organizzazione dell’apertura. Dato che durante le operazioni di ammasso doveva essere presente uno dell’Amministrazione per prendere delle decisioni rapide il Consiglio nella seduta del 13 settembre designa per questo incarico il consigliere Scimone assegnandogli una indennità che lo stesso ha poi lasciato a fondo cassa della cooperativa. Nella stessa seduta del 13/09/1978  il Consiglio assume due operai stabili e tre avventizi e un consulente contabile.

Arriviamo così ai primi di Ottobre. E’ Calogero Musarra ( n.a. Riesi il 13/07/1917 e ivi res. In via Butera ) il primo socio che il 03/10/78 ha conferito q.li 2,95 a grado 19,90 di uva bianca e q.li 15,70 a gradi 26,50 di uva nera percependo un acconto di £  396.199. E’ il primo di 156 soci conferenti su i 209 iscritti. Gli altri che non avevano conferito o non avevano il vigneto ancora in produzione o avevano raccolta poca uva e la vinificavano in proprio per autoconsumo o alimentavano un piccolo commercio clandestino. Persiste infatti fino ai nostri giorni questa abitudine, anche se negli ultimi tempi è molto diminuita. Non si era ancora manifestato il fenomeno della vendita a commercianti esterni di uve da mosto che in certi periodi ha messo in serio pericolo la sopravvivenza della cooperativa.

Le operazioni di ammasso si sono protratte fino al 13/11/1978 e quindi eccezionalmente per quaranta lunghi giorni, per far propaganda e consentire ai viticoltori degli altri paesei di conferire. Gli ultimi conferenti dell’ultimo giorno ( il 13 Novembre ) sono infatti Salvatore Rinaldi di Naro ma con vigneto a Brigadieri e Calogero Messana di Delia. Per questa prima vendemmia la cantina ha ammassato q.li 19.408,22 ( q.li 12.016,90 di uve nere, q.li 1.363.10 di uve bianche e q.li 6.028.22 di uve da tavola, allora ammesse alla vinificazione differenziata ) ricavandone q.li 9.000 di vino rosso, q.li 2.500 di mosto muto, q.li 400 di vino bianco e q.li 3.000 di vino da uve da tavola.

Il mercato siciliano si interessò del prodotto di questa nuova cantina sia per vedere la qualità del vino sia, sospetto, per approfittare della eventuale inesperienza dei dirigenti. Ricordiamo tra le altre ditte la Ge Dis di Marsala, la Visentin, la Rallo di Marsala, la Corvo di Casteldaccia, la Cantina Sociale Vigne dell’Etna ecc.

Non tutte le trattative sono andate a buon fine.

La Corvo dopo aver prelevato dei campioni di vino rosso ne ha ordinato 1.000 q.li. Ma ridiamo la parola al Pres. Cavaleri : “ Non solo Riesi aveva scoperto la viticoltura da vino ma buona parte della Sicilia e delle altre Regioni d’Italia e d’Europa. Per ogni ettaro di terreno a seminativo divenuto vigneto si assicuravano 40 giornate lavorative oltre l’indotto. L’economia di Riesi ebbe subito un balzo in avanti dal primo anno di funzionamento della cantina, primo perché gli ammassi preventivati raddoppiarono, secondo perché le vendite andavano bene. A tal proposito un ringraziamento merita l’ Ing. Salvatore Cucurullo che mise a disposizione gli uffici della sua cantina e soprattutto i canali commerciali. Ciò risparmiò l’inevitabile crisi di avviamento. Un’altra menzione meritano due funzionari della Cassa di Risparmio di Caltanissetta Piero Valenza e Enzo L’ Erario che dal loro posto di responsabili del Credito Agrario non posero ostacoli al finanziamento delle anticipazioni sul conferimento e sulle spese di gestione. Si aveva la sensazione di aver trovato la soluzione a parecchi problemi di questa agricoltura e dell’economia locale ”.  

Il Consiglio continua ad operare e nella seduta del 16 dicembre definisce l’organigramma della Cantina assumendo in pianta stabile il Rag. Carmelo Cavaleri come contabile, il sig. Antonio Sicurella di Ribera come capo cantiniere e il sig. Giovanni Puglisi  come operaio custode. Ai primi di Gennaio 1979 l’enologo di una delle ditte che avevano acquistato vino rosso della cantina, cioè la Corvo di Casteldaccia, il dott. Franco Giacosa  trovandosi in questa zona è passato in cantina e alla presenza occasionale del Presidente Cavaleri e dei consiglieri Alabiso e Mirisola ha detto che il campione di vino rosso, che precedentemente aveva prelevato, era in massima parte di uva Calabrese Dolce, un vitigno che lui stava seguendo. Disse che il campione era eccezionale e non si poteva fare un paragone con analoghi campioni prelevati in altre zone della Sicilia perché certamente in questa il vitigno aveva trovato l’ambiente pedoclimatico ideale per esaltare e liberare tutte le sue potenzialità. Disse che avevamo un gioiello anche se ancora grezzo.

Il Calabrese Dolce è stato poi chiamato Nero d’Avola, ora vitigno principe delle uve nere siciliane. Ma allora non si poteva certo pensare alla qualità ! 

Cambi ai vertici

Parla il presidente Cavaleri:  

“ Ma il 79/80 fu già crisi. Gli ammassi raggiunsero gli standard progettati ( 60 mila quintali di uva ) si trovò un canale di esportazione tramite il consorzio di bianco D’Alcamo, e inoltre si realizzarono delle vendite solerti a commercianti che esportavano in Francia. A Maggio dell’80 sulle navi che un mese prima avevano scaricato il nostro vino al porto di Marsiglia: l’Ampelose e la Glaucos del Rag. Cimiotta, i viticoltori francesi, prima impedirono lo scarico e poi vi versarono degli idrocarburi danneggiando 20.000 ettolitri di prodotto. La Cantina di Riesi doveva ricevere ancora i pagamenti della propria fornitura ed era naturale qualche fondato timore. In tutto silenzio mi recai personalmente a Marsala dal Rag. Cimiotta con la fattura dei nostri 20.000 q.li di vino venduto e ricevetti il corrispettivo. Mi disse che il Governo Italiano si era impegnato a risarcire ma aggiunse che quei soldi non si sarebbero visti mai. Gli anni dedicati alla Cantina non furono affatto goliardici. Tra i nostri clienti imbottigliatori vanno ricordati la ditta Rallo di Marsala, la Vini Corvo di Casteldaccia ( Pa).

L’ammasso della vendemmia ’79 sarebbe stato più difficile senza Carmelo Cavaleri, perché le crisi di crescita hanno dei costi alti, e Riesi quell’anno ammassò 60 mila quintali di uva e dovette impiegare le vasche di stoccaggio come fermentini con le conseguenze di dovere estrarre le vinacce a mano, cosa quasi impossibile. Carmelo era ben inserito tra la gente ed ottenne il rispetto delle regole da parte dei conferitori ed il sacrificio degli operai al limite del sopportabile, e lui non si curò di se stesso.”

Ma frizioni di natura caratteriale tra  dipendenti e anche con i dirigenti segnarono i primissimi anni della gestione della Coop. Sospetti poi infondati, inevitabili maldicenze, diverse inefficienze ecc; tutte fisiologiche manifestazioni dell’avviamento di un’attività assolutamente nuova della quale in questa zona nessuno ( dipendente o dirigente ) aveva esperienza. Comunque “ navigare necesse…. .”  come dicevano i Romani, bisognava navigare.

Così visto che nella vendemmia 1979 i soci da 209 erano diventati ben 639 e hanno ammassato 60.000 q.li di uva, sottolineando il grande successo e la fiducia che la Cantina aveva riscosso nei viticoltori della zona, si era reso necessario un altro contabile da affiancare al Rag. Carmelo Cavaleri. Dato che a Riesi in quel periodo nessuno aveva il titolo specifico questi fu trovato a Caltanissetta  nella persona del giovane Rag. Salvatore Vitale che, assunto prima da tre mesi in tre mesi e poi in pianta stabile, dal 06/11/1979 ai nostri giorni si è sempre dedicato con abnegazione e competenza alla Coop. ; uno dei pilastri dell’organizzazione.

Ma un duro colpo doveva subire la Coop. da una circolare dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura che proibiva ai funzionari degli Ispettorati Agrari della Sicilia di assumere posti di comando in aziende o organismi che avessero per oggetto l’Agricoltura. Per cui il p.a. Cavaleri, funzionario dell’Ispettorato Agrario di Caltanissetta, è stato costretto a dimettersi da Presidente il 28/11/1979, pur rimanendo consigliere, per invito unanime del Consiglio che non poteva fare a meno della sua competenza. Al suo posto venne eletto Salvatore Scimone.

Cavaleri mi ricorda che durante la sua gestione la Cantina era stata visitata da diversi e illustri personaggi. Il primo è stato il Prof. Eynard, grande amico di Vinay, docente di Enologia presso l’Università di Torino il quale ha dichiarato in pubblico “ se venite in Piemonte vi mostrerò le nostre cantine ma vi assicuro che non abbiamo nulla di più bello ”. Poi è stata la volta del Prof. Zaccone direttore della rivista internazionale “ Civiltà del bere ” amico del Dott. Filippo Butera allora assessore nella Giunta Provinciale di Caltanissetta. Egli ha avuto apprezzamenti per il vino della cantina ma ha bocciato tutti gli altri campioni di vino fatto nei palmenti locali e conservato non correttamente nelle botti delle famiglie, dando così l’avvio a quel processo di aggiornamento dell’enologia tradizionale di Riesi. Nel Nisseno, dice Cavaleri  “ ci eravamo guadagnati il buon nome di coop. modello ” tanto che l’allora Procuratore della Repubblica Dott. Sebastiano Patanè ha voluto visitare la cantina. Un pomeriggio, improvvisamente, perché per motivi di sicurezza non poteva annunziare una sua visita a Riesi, assieme alla scorta e al Cancelliere Vincenzo Faraci, Sindaco Revisore della Cooperativa, ha visitato la Cantina rimanendone ammirato, tanto che, dice sempre Cavaleri “ quindici anni dopo incontrai il Dott. Patanè da Presidente della Commissione Tributaria, ricordava il mio nome senza avermi mai conosciuto e soprattutto ricordava Vincenzo Faraci e la cantina”.

Nella seduta del 15/01/1980 il Consiglio, facendo un’analisi della gestione della vendemmia del 1979, ha riscontrato la mancanza di coordinazione tra i reparti della Cantina per cui ha nominato coordinatore il consigliere Geom. Giacomo Scimone e anche una insufficienza ricettiva della Cantina stessa, visto l’impetuoso aumento dei soci conferenti. In particolare “ poiché alla capacità delle vasche ( Hl 65.000 ) non corrisponde la capacità della coclea, della pigiatrice, dei fermentino e della pressa ” dà mandato al Presidente di richiedere i finanziamenti necessari per far funzionare meglio la Cantina.

Inoltre vedendo l’insostenibile aumento dei costi di gestione il Consiglio delibera di ridurre il personale, licenziando l’operaio custode Giovanni Puglisi, atto necessario ma doloroso specie per un organismo cooperativo.

Il giorno 2 Febbraio 1980 il Consiglio delibera l’adesione della Coop. al consorzio produttori vini Bianco Alcamo, organismo che curava la commercializzazione dei vini delle aziende associate. Il 25 Agosto deve prendere suo malgrado atto delle dimissioni del Presidente Salvatore Scimone   per gravi motivi di salute e dà mandato al V.Pres. Dott.Trubia Giuseppe di gestire la Coop. fino all’Assemblea del 16/09/1980.

Ancora il 26/08/1980 prevedendo un aumento dei conferimenti e valutando che l’enologo Zito non poteva da solo gestire la vendemmia, viene assunto il giovane enologo Francesco Fontana di Marsala. Nell’Assemblea del 16/09/1980 viene eletto un Consiglio provvisorio per la gestione della imminente vendemmia del quale fa parte anche il Sig. Francesco Cannada, giovane imprenditore agricolo di Mazzarino, che lo stesso Consiglio il 25/09/1980 eleggerà Presidente.

Completata la vendemmia 1980 l’Assemblea Generale si riunisce il 11/10/1980 e nomina il nuovo Consiglio nel quale Presidente viene confermato il Sig. Francesco Cannada, Vic.Pres. il Geom. Ercole Accardi di Riesi, Consiglieri Trubia Giuseppe, Mirisola Salvatore, Pesce Giuseppe, Alabiso Rocco, Butera Pietro, Tinnirello Rag. Gaetano da Butera, Scebba Gaetano. Il Collegio Sindacale viene formato dal Presidente Dott. Alfonso Costa, Scimone Giacomo e Gambino Giuseppe Sindaci effettivi, Catarinolo Vincenzo e Oliveti Luigi Sindaci supplenti. Inoltre in ottemperanza della L.R.n.198 del 13/08/1979 l’Assemblea elegge la Commissione Consultiva tra i soci “ che deve essere sentita dal Consiglio di Amministrazione nelle più significative attività ed iniziative della Coop. e in particolare nelle campagne di conferimento e vendita dei prodotti, nonché sulle eventuali assunzioni di personale ”. In quella seduta sono stati eletti il P.A. Giuseppe Cavaleri , il P.A. Giuseppe Amico, il Dott. Giuseppe Sciortino, il Geom. Giuseppe Vassallo e il Geologo Dott. Filippo Butera di Riesi ( Presidente della Provincia di Caltanissetta e successivamente Deputato Regionale ).

Il 30/11/1980 il Rag. Carmelo Cavaleri  avendo trovato una migliore sistemazione a Torino rassegna le dimissioni.

Alla fine dell’anno 1980, dopo le inevitabili iniziali scosse di assestamento, l’organigramma dei vertici è così costituito: dal Pres. Cannada e dal V.Pres.Accardi nel Consiglio, dal Pres.Dott.Costa nel Colleggio Sindacale, dall’enologo Fontana alla direzione tecnica, con capo cantiere Sicurella, dal Rag.Vitale alla direzione contabile/amministrativa.

Cannada

Era diventato socio della Coop. nella seduta consiliare del 28/08/1975. Aveva poi aderito anche alla Coop. l’Olivo ( fondata a Riesi il 25/11/1977 dai più grossi olivicoltori della zona con l’obbiettivo,realizzato, di creare un frantoio sociale ) divenendone consigliere. Era stato eletto consigliere della Cantina nell’assemblea del 16/09/1980 e Presidente della Stessa nella seduta del Consiglio del 18/09/1980.

Le perplessità di chi lo aveva proposto consistevano nel fatto che, essendo egli un rampollo di una delle più eminenti famiglie della nobiltà terriera di Mazzarino, per educazione e formazione mentale mal si sarebbe trovato in un organismo popolar/cooperativo e per di più in un difficile ambiente, quello di Riesi, riottoso e fortemente allergico ai valori nei quali Lui credeva.

Perplessità presto fugate perché Francesco Cannada ( nato a Catania 11/11/1949 e ab. a Mazzarino in via Cannada n.5), con la sua duttile intelligenza, la cultura, l’innato tatto diplomatico e il tratto signorile ma fermo, ha saputo farsi accettare e riconfermare Presidente per più di venti anni (18/09/1980-17/03/2002).

Il primo scoglio che si è parato davanti è stato un autentico infortunio dell’enologo Zito che ha commesso un errore di conteggio delle Prestazioni viniche 1979/80. Per questo errore la Cantina nell’anno successivo è stata esclusa da ogni tipo di distillazione agevolata e da ogni altro beneficio C.E.E.

Il Consiglio nella seduta del 10/08/1981 ad unanimità ha deliberato il licenziamento in tronco senza preavviso dell’enologo Zito, riservandosi la facoltà di richiedergli il risarcimento dei danni subiti. Atto duro, inusuale, che è  servito da monito per dipendenti e soci e ha chiarito che, essendo in gioco sia gli interessi dei viticoltori che la promozione dell’agricoltura della zona, non era più tempo di demagogici paternalismi.

Questa azione di repressione e promozione si è protratta per anni.

Infatti constatato che nelle prime vendemmie 1979/1980/1981/1982 non tutti i soci avevano ammassato o avevano ammassato in misura minore rispetto all’estensione dei vigneti dichiarati, il Consiglio in successive sedute dal 1980 alla fine del 1983 ha espulso ben 174 soci che avevano fatto i furbi vendendo tutto o parte del prodotto al libero mercato, mettendo in pericolo la sopravvivenza della Coop. e dell’economia della zona.

Ma la presenza e la efficienza della Coop. aveva anche dato fiducia agli agricoltori che negli anni 1979/1982 avevano impiantato vigneti da vino. Questi nel 1982, ma specialmente nel 1983, erano entrati in produzione tanto che dal gennaio 1980 alla fine del 1983 il Consiglio ha ammesso 271 nuovi soci.

Ma andiamo con ordine. La Coop. non aveva mobili nè attrezzi di ufficio. Le sedie, qualche tavolo e qualche macchina da scrivere erano stati prestati dal Consorzio di Bonifica del Salso Inferiore per interessamento del Dott.A.Costa e dal Servizio Cristiano del Pastore Vinay. Così il Presidente approfittando della L.R.n.48/60 che concedeva un contributo dell’80% a fondo perduto per gli arredamenti delle coop. nella seduta del 13/11/1981 propone al Consiglio di presentare istanza per avere il contributo per l’acquisto dei mobili da ufficio, delle macchine da scrivere ( non siamo ancora ai computer ) nonché di un’automobile a furgone per le esigenze di spostamento del personale e dei dirigenti e di piccoli trasporti.

Il Consiglio ha deliberato e la Coop. realizzò maggiore efficienza con minori costi e i suoi uffici mostrarono un aspetto più decoroso e accettabile.

Con la vendemmia 1983 la Cantina è andata in grave crisi. In quell’anno. Infatti, per effetto delle esemplari espulsioni, delle numerose ammissioni di nuovi soci e dell’entrata in produzione dei nuovi vigneti, la Cantina, che negli anni precedenti ammassava normalmente da 40.000 a 50.000 q.li di uva, quell’anno ne ammassò 106.092.950, facendo esplodere una crisi di capienza purtroppo del tutto imprevista ma prevedibile. Il Presidente e il Consiglio hanno dovuto subito tamponare in qualche modo l’emergenza affittando dei silos sia dalla vicina azienda Ficuzza della Soc.Arpa dei Fratelli Salvo che a Marsala e ad Alcamo con enormi costi per fitti, trasporti e trasferte del personale di controllo del prodotto.

Tutto questo imponeva un ampliamento immediato della Cantina. Così il Consiglio nella seduta del 23/03/1984 approva l’operato del Presidente che aveva già richiesto dei preventivi di spesa a diverse Ditte. Ma la Coop. non aveva i soldi necessari per l’investimento né si potevano chiedere contributi alla C.E.E. perché per la legge che li aveva autorizzati erano scaduti i termini. Bisognava rivolgersi all’Assemblea dei Soci per sapere il da farsi. Questa venne convocata il 13/07/1984 e in quella seduta il Presidente propose di richiedere  “ contributi agli Enti Regionali, Provinciali e Comunali nonché contributi e anticipazioni ai soci ”  per poter effettuare “la costruzione di quattro contenitori in ferro acciaioso per complessivi 60.000 Hl di mosto con relative basi in cemento, l’istallazione di una terza linea della capacità ricettiva di 400 quintali l’ora. L’Assemblea all’unanimità approvò l’iniziativa e si poté dare corso all’opera che venne realizzata dalla Idrogeotest di Caltanissetta per le indagini geologiche, della Salamone Antonino di Riesi diretta dal Geom. Tullio Lanza, esperto in impiantistica, per i basamenti in cemento e dalla Coprein di Mazara del Vallo per i contenitori in ferro acciaioso.

Qui in una vasta comunità forse per la prima volta si è realizzato in pieno lo spirito cooperativistico che ha coinvolto oltre ai diretti interessati ( i viticoltori ) anche tutta la cittadinanza con gli interventi concreti delle Pubbliche Istituzioni Provinciali e Comunali. I soci infatti hanno accettato di buon grado di ricevere in forte ritardo il pagamento del conguaglio prezzo ( non si poteva, d’altro canto, richiedere un sacrificio maggiore a piccoli e medi viticoltori ), il Comune di Sommatino ha dato £  1.997.550, quello di Butera £ 25.000.000, la Provincia di Caltanissetta £ 50.000.000 il Comune di Riesi £ 60.000.000 e la Regione Siciliana ha potuto dare il contributo solo per la terza linea. Un coro di solidarietà per il bene comune, roba da non credere in questa zona del profondo Sud ! Segno che lo spirito cooperativistico cominciava a far sentire i suoi effetti nel tessuto di questa società. Ma fuori da questo coro è rimasto inspiegabilmente il Comune di Mazzarino.

L’aumento della produzione e l’ammasso dell’uva da vino ha posto alla Coop. grandi problemi di commercializzazione che malgrado le provvidenze previste dalle varie leggi ( distillazioni obbligatorie, premi allo stoccaggio ecc. ) non si riusciva a risolvere perché il prodotto non veniva venduto. Così si è pensato di aderire ad un altro consorzio di commercializzazione: il C.O.V.A.G. di Agrigento ( delibera consiliare del 20/01/1985 ).

Avviati in qualche modo a soluzione il problema della capienza e della commercializzazione si poteva ora timidamente cominciare a pensare alla qualità. L’ottimo giovane enologo F.Fontana aveva ottenuto un posto in una cantina della sua Marsala per cui il 20/05/1985 diede le dimissioni e comunicò che avrebbe lasciato il posto dal primo Luglio successivo. Il Consiglio nella seduta del 25/05/1985 viste le motivazioni, accetta le dimissioni e dà mandato al Presidente di cercare un altro enologo. Il Presidente e due consiglieri si mettono all’opera e contattano enologi di provate capacità professionali e di esperienza. La scelta cade sull’enologo Giov.Vito Martinico ( nato a Marsala il 30/06/1945 ) che, diplomatosi nella storica Scuola Enologica di Marsala nel 1970, aveva dato ottimi risultati sia presso la cantina Torretta di Mussomeli, che, specialmente, nella Torresalsa di Siculiana dove aveva lanciato due vini: il Vossia e il Noè. Quest’ultimo vino aveva ottenuto due medaglie d’oro al trofeo Grappolo D’oro di Marsala nel 1981 e nel 1983. Un curriculum quindi di tutto rispetto. L’enologo Martinico è stato assunto il 01/09/1985 con un solo mandato: fare qualità.

Ma il progetto presentava enormi difficoltà e per superarle occorrevano competenza, tenacia e soprattutto tempo. Bisognava infatti individuare i migliori vitigni della zona e convincere i viticultori a impiantarli al posto di quelli esistenti e ve ne erano una stragrande varietà quasi tutti tradizionali e mediocri. Martinico “ inizia un lavoro minuzioso di selezione delle uve facendo emergere il ruolo del “ Nero D’Avola ” ( o Calabrese Dolce ) in quel particolare territorio altamente vocato per la produzione di questo vitigno. Grazie anche a questo suo lavoro di valorizzazione di questa uva il territorio otterrà il più alto riconoscimento nel Luglio del 2001: la D.O.C. Riesi.”

Ma un tragico evento turba la Coop. nel 1986. Nel Luglio di quell’anno muore improvvisamente all’età di 51 anni il P.A. Gaetano Scebba di Mazzarino, uno dei più convinti promotori della Coop., socio fondatore e consigliere dalla fondazione. Il Presidente ne fa una toccante commemorazione nella seduta del 28/07/1986; verrà sostituito in Consiglio dal sig. Gambino Giuseppe di Butera.

La vita continua…. Nei primi mesi del 1987 è necessario mettere a punto e programmare la manutenzione annuale dell’impianto di depurazione per cui il Consiglio nella seduta del 02/04/1987 conferisce questo incarico all’ing. Sergio Pecoraro di Caltanissetta.

Si sono effettuati e si continueranno ad effettuare delle modifiche allo Statuto Sociale sia per adeguarlo alle nuove normative che alle esigenze dettate dall’attività economica.

Vengono rinnovati i macchinari ( fermentini , gruppo frigorifero, torchio sgrondatore ecc..) e il rivestimento di alcune vasche di cemento. Tutte operazioni che richiedevano lente e complesse pratiche di finanziamento e parecchi investimenti. Si aderisce con un congruo investimento alla iniziativa del Consorzio C.O.V.A.G. di Agrigento per la costruzione di un impianto di Mosto Concentrato Rettificato, costato a quel Consorzio sette miliardi ma che consente alle Coop. consorziate di trasformare il mosto muto in mosto concentrato rettificato (Delibera Consiliare del 10 Giugno 1988 ).

Nello stesso anno il C.O.V.A.G.  aderisce al mega Consorzio Cooperative Cantine Italiane con sede a Roma che unisce tutti i più grandi nomi della vitivinicoltura cooperativa italiana, dalla Cavit del Trentino, alla Marca Trevigiana, alla Barolo, alla Chianti, alla Cantine Emiliane ecc. A rappresentare la C.O.V.A.G. in quell’importante Consiglio di Amministrazione è chiamato il Presidente Cannada.

Ancora nella seduta del 30 Luglio 1988 il Presidente lamenta “ che ancora oggi, come più volte ribadito, non siamo riusciti a dare una immagine precisa del nostro prodotto, sia per carenze di macchinari idonei sia perché non abbiamo realizzato una etichetta che dia un nome al vino prodotto. Oggi si è presentata l’opportunità di usufruire , per un certo periodo di tempo, di attrezzature destinate alla conservazione, alla lavorazione, e all’imbottigliamento dei prodotti vinosi ”.  

 Si poteva cioè prendere in comodato ( ma poi sono stati acquistati ) dalla Soc. Torretta di Montedoro delle botti di rovere, vasche in acciaio, vasche in vetroresina, linea imbottigliatrice, etichettatrice e tappatrice perché, continua il Presidente “ questa operazione ci permetterà di imbottigliare una piccola quantità di vino al fine di commercializzarlo e rilevare il suo gradimento nel mercato. Superata questa prima fase, potremmo avere una chiara visione delle prospettive future per il nostro vino imbottigliato.” Il Consiglio ad unanimità approvò.

Nel 1989 molti viticoltori nuovi hanno aderito tanto che il Catastino di quell’anno ha segnato il record dei soci della Coop. a tutt’oggi : 994.

A questo programma di miglioramento del prodotto e del suo imbottigliamento per la commercializzazione in una fascia di mercato più alta ha dato una mano inaspettatamente un provvido Decreto Dell’Assessorato Regionale alla Agricoltura del 27/07/89 con il quale si autorizzavano le Coop. a dare un 10% in più del prezzo alle uve ritenute pregiate. Il Consiglio, sentito il parere dell’enologo Martinico, che da anni aveva iniziato la selezione, ha considerato uve pregiate di questa zona il Calabrese Dolce o Nero d’Avola per le uve nere e l’Inzolia per le uve bianche.

Continuando per la realizzazione di questo programma nel Gennaio del 1990 viene dato incarico alla Soc. Delphi di Caltanissetta di studiare un’etichetta per le future bottiglie e all’ing. Alfredo Gambino di Butera di progettare un capannone per installarvi l’impianto di imbottigliamento.

Ma nel dicembre del 1990 il mega Consorzio delle Cooperative di Roma subisce una mega, anzi una colossale truffa di 80 miliardi ! La Coop. La Vite, una delle meno danneggiate, perde £ 473.774.266. Questa pesante perdita verrà ammortizzata negli anni successivi frenando però il normale sviluppo. Incidenti di percorso che a volte capitano nel commercio malgrado tutte le precauzioni.

Nel maggio del 1991 viene scelta la ditta Fratelli  Necchi di Gela per le opere murarie e la Edilsistem di Catania per le strutture in metallo del capannone, entrambe sorvegliate dal capace ed esperto geom.T.Lanza.

Ad ottobre apre l’oleificio sociale della Coop. L’olivo e la Cooperativa La Vite diventa subito socia per consentire ai suoi associati di molire.

Intanto tutta l’area di conferimento uve che gravita intorno alla Coop. La Vite si avvia lentamente a diventare il più importante mercato della zona, come abbiamo visto, esaltano qui più che altrove le potenzialità del Calabrese Dolce o Nero d’Avola. Ma ciò paradossalmente danneggia la Coop.!

Riesi infatti, diviene un importante mercato libero di uve nere in Sicilia e i viticoltori spesso e volentieri preferiscono vendere a questo mercato anziché ammassare in cantina. A volte hanno messo in pericolo la sua sopravvivenza, mentre il Consiglio e l’Assemblea dei Soci hanno usato sia la repressione che la promozione.

 Aumenta gradatamente la richiesta di vino al dettaglio e ciò pone un problema di organizzazione perché non si può distogliere il personale dal lavoro in cantina per accudire alla vendita. Così nel maggio del 1993 il Presidente propone al Consiglio l’acquisto di una casetta in legno, da adibire a punto vendita, che Egli e due consiglieri, Rampanti e Mirisola, hanno già visionato presso la Ditta costruttrice Legno Market a Palermo. Il Consiglio e poi l’Assemblea approvano e la casetta viene collocata dietro l’edificio della Direzione. La vendita viene data in appalto e gli incassi del dettaglio dopo un anno diventano il triplo !

Ma come tutte le vicende umane accanto a fatti che danno serenità e fiducia nel futuro ve ne sono altri che portano dolore e tristezza. Salvatore Butera, meccanico di molte risorse, dipendente della Coop., precipita dal terzo piano della sua abitazione che stava ristrutturando. Il lutto ancora una volta Colpisce la Coop. e il Consiglio delibera di raddoppiare la liquidazione spettante agli eredi.

Nella seduta consiliare del 5 agosto 1993 il consigliere Rampanti “ propone al Consiglio di effettuare delle prove sperimentali con varietà di uve diverse da quelle prodotte nella nostra zona, al fine di ottenere un miglioramento qualitativo del prodotto ” dicendosi anche disposto a fornire le seguenti varietà di uve: Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay. Il Consiglio approva la proposta e dà mandato all’enologo di seguire le prove sperimentali. Queste danno ottimo esito tanto che negli anni successivi diversi viticoltori impiantano anche queste varietà aumentando la gamma dell’offerta.

Ma tutto il 1993 è un anno di crisi di liquidità della  Coop. perché il mercato del vino è fermo e alla fine di agosto rimangono invenduti circa Hl 32.000 di vino. Per le spese della prossima vendemmia e per l’acconto ai soci si dovrebbe chiedere un ulteriore prestito alle Banche. Ma ciò appesantirebbe ancor di più le fideiussioni che  consiglieri stanno sopportando per garantire con i loro patrimoni personali i debiti della Coop. A questo punto il Presidente chiede al Consiglio di convocare l’Assemblea per decidere il da farsi.

Il 26 settembre in quell’Assemblea si è verificato un fatto inusuale ed edificante: i Soci hanno deliberato un finanziamento infruttifero della Coop. lasciando temporaneamente nelle casse della stessa metà dell’acconto sui conferimenti 1993 e, occorrendo, anche il conguaglio prezzo della vendemmia 1991/1992 !! Lo spirito cooperativistico dava i suoi frutti.

Ma un altro fatto inusuale e non certo edificante si è verificato nel febbraio 1994.

Oltre ai furti di materiali alla ditta costruttrice avvenuti in passato, durante la costruzione della cantina, non poteva mancare un furtarello anche alla Coop.: la notte del 28 febbraio 1994 un ignoto ladro o ignoti ladri sono penetrati negli uffici della Coop. rubando £ 560.000 improvvidamente lasciate nel cassetto. Un fatto del genere non si era mai verificato contro la Coop. e a tutt’oggi non si è verificato più!

Si pensa sempre di vendere il vino in bottiglia e pertanto il Presidente e il Consiglio danno incarico alla Ditta C.G.M. di Marsala di studiare un’etichetta. Tra i molti modelli presentati è stata scelta quella che poi con qualche modifica e qualche aggiunta è stata definitivamente adottata. Nei primi del 1995 il Presidente richiede ed ottiene la facoltà di inserire nella etichetta gli stemmi dei Comuni di Riesi, Mazzarino e Butera.

Continua l’attività della Coop. l’Assemblea della quale, nella seduta del 09/05/1995, delibera di diversificare la sua attività decidendo di acquistare l’oleificio della Coop.L’olivo per la somma di            £. 790.000.000  stabilita dalla perizia dello U.T.E. di Caltanissetta, importo che sarà pagato in quattro anni.

Finalmente dopo aver depositato il marchio alla Camera di Commercio ed avere ottenuto il codice a barre per la vendita, nel novembre del 1995 inizia l’imbottigliamento di due monovitigni Nero D’Avola o Calabrese Dolce e Chardonnay con l’etichetta “ Altariva ”, antico nome di Riesi. Due vini questi, lanciati sul mercato dall’enologo Gianvito Martinico dopo lunghe sperimentazioni, di sicuro e costante successo tanto che poi otterranno importanti riconoscimenti in concorsi enologici di importanza mondiale, come più avanti vedremo.

Sempre per far fronte alla crisi di liquidità della Coop. è stata dal Presidente e dal Consiglio convocata una Assemblea Straordinaria il 26/04/1996 che ha deliberato che i soci potevano finanziare la Coop. con il loro denaro ricevendone un interesse del 9,50% . Iniziativa che non ha avuto successo.

Nella seconda metà del 1996 avviene un fatto apparentemente normale ma che poi, a mio parere, ha avuto degli effetti importantissimi sulla viticoltura da vino di questa zona: ad una grande azienda vinicola del Nord, la Zonin di Gambellara (VI), pervengono dei campioni di Nero d’Avola della coop. La Vite di Riesi. Dopo qualche mese segue una pioggia di ordinazioni. La prima del 26/09/1996 dice “ Come da accordi presi con il Vostro Pres. Dott. Cannada Vi confermiamo l’acquisto di due camionate d’uva Nero d’Avola Calabrese per complessivi 450/500 q.li posta in cassette”; La seconda, con la stessa data, chiede Hl 1.500 di vino rosso “ come da campione in nostre mani” e Hl 300 di vino rosso a lunga macerazione, da destinare entrambi ad una sua azienda di Radda in Chianti ( SI ), parte a Zenevredo     ( PV ) e parte alla sede centrale della grande azienda a Gambellara (VI ).

Nel luglio del 1997 la Zonin ad Agrigento presso notaio Cutaia acquista il feudo Deliella del territorio di Butera dalla Famiglia del rag. Paolo Zicari. Qualche anno dopo, sulla scia della Zonin altre aziende sia siciliane che del nord investono in questa zona impiantando grandi vigneti da vino come la Ilva di Saronno in contrada Suor Marchesa del territorio di Butera, la Fazio Wines di Trapani sempre in contrada Deliella, la Cusumano di Partitico in contrada San Giacomo in Territorio di Mazzarino.

La Coop. La Vite di Riesi ha fatto da volano?

Nel 1997 si sono verificati alcuni avvenimenti significativi il più importante dei quali è stata la proroga della Coop. (in scadenza nel 2000) per altri 30 anni, fino al 2030, deliberata dall’Assemblea Straordinaria del 28/05/1997. Altri avvenimenti sono l’esodo volontario del Capo Cantina Antonio Sicurella nel giugno del 1997, che sarà poi sostituito con il riesino Giuseppe Ciulla, e l’assunzione a tempo determinato del giovane commercialista riesino  Dott.Salvatore Chiantia ( nato a Caltanissetta il 22/10/1969 ) il 26/11/1977. Tale assunzione poi è stata definitiva ( luglio 1998 ) e nel 2002 il dott. Chiantia, avendo usufruito di un triennio di apprendistato, verrà eletto Presidente della Coop.

Il 03/12/1997 la Zonin richiede altri 600 Hl di Nero d’Avola e altri 600 ancora assieme a Hl 300 di rosso comune il 02/12/1998.

Altra tappa fondamentale è costituita dalla delibera assembleare del 28/04/1998 che esercita il diritto di opzione all’acquisto della  Cantina, previsto dall’atto di affidamento stipulato dal notaio Grasso di Caltanissetta il 07/09/1978, diritto da esercitarsi entro il ventennio di affidamento.

Sempre nel 1998 sono stati lanciati sul mercato dall’enologo Martinico due ottimi vini con le etichette “Valle del Salso” e “Bottaccio”, due monovitigni Nero d’Avola per i rossi e Inzolfa per i Bianchi.

Il 10/02/199 l’Assemblea elegge l’ultimo Consiglio presieduto da Francesco Cannada. Ne fanno parte, oltre al Presidente, Luigi Chiantia Vice Presidente e i Consiglieri Angelo Laurino, Alberto Tardanico, Luigi Oliveri, Salvatore Mirisola, Giuseppe Li Gambi di Mazzarino, Salvatore Lauria, Salvatore Pesce, mentre  il Collegio Sindacale è formato dal dott. Alfonso Costa, dalla Ragioniera Silvana Martino e dal sig. Bonfiglio Giuseppe, sindaci effettivi.

Ancora nel 1999 continua la stagnazione del mercato del vino e di conseguenza la crisi di liquidità della Coop. e si verificano ritardi, non sopportabili, nei pagamenti ai soci, con conseguenti forti malumori.

Agli inizi del 2000 il Collegio Sindacale da un controllo di routine nota che alcuni clienti hanno da tempo pesanti esposizioni debitorie nei confronti della Coop. e con delibera del 24/03/2000 diffida il Consiglio a provvedere con sollecitudine. Il Consiglio dà incarico al suo legale Avv. Francesco Costa di recuperare i crediti vantati, ma purtroppo non tutti sono stati recuperati.

Nella seduta del 11/07/2000 il presidente fa presente al Consiglio che tutti i rappresentanti delle Cantine Sociali vogliono chiedere la Distillazione Straordinaria perché hanno, come la nostra, una media del 30% di prodotto invenduto e quindi gli impegni verso le banche e verso i soci non possono essere onorati. Aumentano i malumori tra i soci.

Ma malgrado la crisi del mercato del vino la superficie vitata della zona aumenta per cui il Presidente e il Consiglio decidono di rischiare e potenziano la cantina con l’istallazione di un vascone di pigiatura e di cinque fermentini per la spesa di £ 70.000.000 per le sole opere murarie preventivato dal Geom. Tullio Lanza. La gara di appalto viene vinta dalla Ditta TELG di Salvatore Terranova di Riesi.

Malgrado tutto oltre che alla quantità si pensa anche alla qualità e il Presidente propone al Consiglio di acquistare 10 barriques di rovere, cioè piccole botti di non più di 250 litri di capacità per mettere meglio il vino a contatto con le essenze e gli aromi di quel legno pregiato. Il Consiglio ad unanimità ha approvato l’acquisto di 15 barriques.

Il 2001 è stato un anno molto importante per la viticoltura da vino di questa zona e anche per la Coop. Per questa però si sono verificati difficoltà, malumori e molti contrasti. Sui conferimenti della vendemmia 2000 la Coop. ha potuto erogare solo due anticipazioni, una a gennaio 2001 e una a giugno, ma entrambe inadeguate e che hanno lasciato molto scontenti i Soci. Sono seguiti agitazioni e vari conciliaboli.

Tuttavia accanto alle cattive vi sono anche le buone notizie: il 13/03/01  si è tenuta a Butera la pubblica audizione per la D.O.C. Riesi; il 13/06/01 la Gazzetta Ufficiale ne pubblica il disciplinare; e infine il 23/07/01 arriva il tanto sospirato decreto della istituzione della D.O.C. RIESI ( Doc.n.3 ) che non sarebbe mai avvenuta senza la scoperta ( Enologo Giocosa ) e la valorizzazione ( Enologo Martinico ) di questa zona come habitat  ideale del Nero d’Avola. Alcuni soci hanno subito aderito al disciplinare della D.O.C. RIESI tanto che la Cantina nella vendemmia 2001 ha ammassato come D.O.C. q.li 322,30 di Nero d’Avola grado medio 20,78 e q.li 155,10 di Inzolia grado medio 19,18.

Nel frattempo il Consiglio aveva provveduto ( 13/06/01 ) a dare incarico alla Ditta Amato Neon di Caltanissetta di progettare l’insegna della Cantina per dare finalmente identità a questo grande edificio.

Ma non è ancora finita. La Regione Siciliana scrive il 04 Settembre 2001 al Consorzio di Bonifica del Salso Inferiore che l’immobile “ Cantina sociale di Riesi ” “ è stato recentemente assunto nella consistenza dei beni regionali ” e, dato che il suddetto Consorzio aveva già espresso parere favorevole per il trasferimento dell’immobile e delle attrezzature alla Coop. La Vite di Riesi, gli chiede se vi sono “ somme eventualmente ancora dovute da parte della Cooperativa ”. In effetti in base all’art. II dell’atto di affidamento del 7/09/1978, rogato dal notaio Grasso di Caltanissetta, “ la Cooperativa dovrà pagare, nei modi che saranno allora convenuti, le quote che risulteranno dovute in base al piano di ammortamento ”. Queste erano la differenza tra il contributo iniziale del 87,50% rifiutato e quello finale del 100% attenuto: diverse centinaia di milioni di vecchie lire. Il Commissario pro-tempore del Consorzio Geom. Franco Grazia, sentito il parere favorevole del Pres. del Collegio Sindacale della Coop. La Vite di Riesi Dott. Alfonso Costa, dimostrò alla Regione, con valida e circostanziata relazione, che nulla la Coop. La Vite doveva in quanto aveva ottenuto dalla Cassa per il Mezzogiorno in contributo del 100%. Così il 30 Novembre 2001 la Regione Siciliana decreta il trasferimento della proprietà della Cantina alla Coop La Vite a costo zero ( Doc. n.4).

Infine, il 19/12/01 il Presidente propone al Consiglio di richiedere un finanziamento al 50% agli organi competenti per “ L’ammodernamento dell’impianto enologico ” per l’importo di £ 3.604.719.882 pari a euro 1.861.682,45 così suddivisi: opere edili euro 301.311,54; macchinari e attrezzature euro 1.465.980,10; spese generali euro 94.390,81. Per i macchinari e le attrezzature sono previsti 12 Vinificatori da Hl 500, un gruppo frigorifero 600, quattro recipienti termocondizionati da Hl 300, una pneumopressa da Hl 150 ora, un capannone ecc. Il Consiglio, dopo ampia discussione, approva la proposta e conferisce al Presidente tutte le facoltà richieste da quella pratica. Termina così la lunga gestione del Presidente Cannada con il raggiungimento di importanti traguardi strutturali e con soci in subbuglio.

Siamo consapevoli che per il nostro vissuto potremmo essere tacciati di parzialità, ma chi ha seguito le vicende della Cantina negli ultimi trent’anni converrà con noi che Francesco Cannada ha guidato in tempi molto difficili con indubbie capacità manageriali il decollo lento ma costante della Coop. consentendo anche la maturazione di una nuova classe imprenditoriale. Sotto la sua ultra ventennale presidenza l’idea della cooperazione è lentamente entrata nelle menti e nella “ cultura ” degli agricoltori di questa zona del profondo Sud, che nelle cooperative, non a torto, proprio non avevano creduto. Ma non è stato un percorso facile. Spesso il Consiglio da Lui guidato ha dovuto usare la mano forte sia con i dipendenti che con i  soci per non far naufragare la Cooperativa e, malgrado le difficoltà di ordine economico e le frequenti crisi di liquidità, ha avuto il coraggio senza averne i fondi di aumentare la capacità della Cantina e di attrezzarla anche per fare qualità, lasciandola con un patrimonio di macchinari e di attrezzature di tutto rispetto.   

La Nuova Generazione

Il malumore per la crisi di liquidità e per le conseguenti scarse elargizioni ai soci si acuisce con l’approssimarsi del rinnovo delle cariche sociali, scadenti nel Marzo del 2002.

Tra i soci c’è molto fermento e si accavallano varie proposte sul modo di svolgere le elezioni. Il Consiglio a questo proposito taglia corto e convoca l’Assemblea per il 27/02/02. Questa delibera che le elezioni per il nuovo Consiglio saranno effettuate a scrutinio segreto il 17/03/02 nei locali della Cantina e i soci potranno presentare diverse liste.

L’aspirazione al cambiamento per sperimentare il nuovo, e i malumori di fondo hanno scatenato una campagna elettorale senza precedenti, simile a quelle Amministrative Comunali.

Il seggio elettorale è stato composto dal Presidente Dott. Alfonso Costa e dagli scrutatori sorteggiati in Assemblea Salvatore Mirisola ( classe 1948 ) e Matteo Giambarresi. Sono state presentate tre liste: la    n. 1 dal Sig. Francesco Cannada, la n. 2 dal Sig. Salvatore Lombardo, la n. 3 dal Dott. Salvatore Chiantia. Ha votato il 72% dei soci aventi diritto. Ha vinto la lista del Dott. Chiantia ( voti 264 ) seguita da quella del Sig. Lombardo ( voti 247 ) e da quella del Sig. Cannada ( voti 63 ).

Questa ultima cifra può servire da monito per chi avesse velleità di spendersi oltre il dovuto per il bene comune.

Nella lista del Dott. Chiantia sono stati eletti Consiglieri i Sigg. Luigi Aprile da Mazzarino, Deleo Nicolò da Canicattì, Giudice Vincenzo da Gela, Giuliana Fabrizio da Butera, ma tutti con vigneti nell’area di conferimento della Cantina e i riesini Sigg. Debilio Ignazio, De Bilio Pier Vincenzo, Guarnaccia Gaetano, Mallia Gaetano inteso “ scarpetta ” e il Dott. Chiantia Salvatore che il successivo Consiglio del 19/03/02 ha eletto Presidente della Coop., avendo come Vice Presidente il Sig. Debilio Ignazio.

Ma il 2002 per il Presidente Dott. Chiantia e per il Consiglio neoeletti non è certo stato un anno di tutto riposo, ma denso di avvenimenti e di molto e importante lavoro. Due problemi hanno interessato la nuova Direzione: l’acquisizione definitiva della proprietà della Cantina e la commercializzazione del prodotto.

Questo si collocava ora in una fascia più alta di mercato perché finalmente usciva dall’anonimato per aver ricevuto il suo primo riconoscimento internazionale di qualità al Vinitaly di Verona 2002 con la Gran Menzione ottenuta dall’Altariva Chardonnay 2001. Sia in quell’anno che negli anni successivi si hanno avuto notizie di altre Gran Menzioni ( almeno 4 ) al Vinitaly di Verona ottenute da Ditte che hanno imbottigliato con loro marchi vini di questa cantina.

Subito nel primo Consiglio del 18/04/02, successivo a quello della nomina, il Presidente comunica che ha provveduto alle volture catastali della Cantina a nome della Coop. La Vite. Nella stessa seduta il Consiglio su proposta del Presidente delibera di dare incarico a due mediatori Sig. Marco Selleri di Monterenzio ( BO ) e Giuseppe Rizzo di Piazza Armerina di curare l’organizzazione e il controllo delle vendite in Italia, Sicilia esclusa. Nella seduta del 23/05/02 delibera l’adesione al Consorzio di promozione e vendita “ Genuine Italian Food ”. Nella seduta del 05/07/02 approva la proposta del Presidente di iscrivere in bilancio tra le passività alla voce “ Fondo Conto Capitale Regione Siciliana ” il valore dell’immobile trasferito alla Coop. pari a quello risultante ai fini del pagamento ICI e cioè euro 4.591.293,71 che significa anche accesso facile al credito bancario. Nella seduta del 19 Agosto 2002 apre l’ammasso di uve dei nuovi vitigni Chardonnay, Syrah, Cabernet Sauvignon.

Visto lo slancio molti viticoltori nuovi chiedono di diventare soci e il Consiglio nella seduta del 31/08/02 ne ammette ben novanta.

Si pensa pure a sostituire i macchinari obsoleti e così il Consiglio nella seduta del 19/09/02 delibera l’acquisto in leasing di un gruppo frigorifero da 80.000 frigorie/h per l’importo di euro 47.842,20.

Ma nella vendemmia 2002 il conferimento di uve D.O.C. stranamente frena: q.li 75 di Nero d’Avola, q.li 70,30 di Inzolia, q.li 94,50 di Cabernet Sauvignon. Malgrado ciò non si ferma l’azione di promozione del prodotto e nella seduta consiliare del 06/11/02 il Presidente fa approvare dal Consiglio la concessione della esclusiva da Lui fatta alla Ditta Games Matic Group con sede a Bruxelles, per un periodo di un anno, della promozione e commercializzazione nel Belgio dei prodotti condizionati. Lo stesso Consiglio approva la partecipazione al Salone del vino di Torino nei giorni 22/25 Nov. prossimi.

Approva anche la richiesta alle migliori condizioni di un mutuo a lungo termine di un milione di euro per poter finanziare l’ammodernamento degli impianti previsto dalla precedente amministrazione. Come si vede un primo anno con molta carne al fuoco !

Meno caotico il 2003. Il 04/04/03 il Consiglio delibera l’adesione alla Associazione nissena “ Strada del Nero d’Avola ” che può essere un utile veicolo pubblicitario per i prodotti della cantina, nonché la modifica, suggerita dai tecnici, al progetto di ammodernamento dell’impianto cioè invece di 12 vinificatori da Hl 500 se ne impianteranno 20 da Hl 300 perché pur restando inalterata la quantità del prodotto trattato, questo viene meglio lavorato secondo le più avanzate tecniche di vinificazione e al posto del capannone un depuratore.

Si acquistano altri 15 barriques perché tutti quelli precedentemente acquistati sono già utilizzati da vini d’annata 2002 Nero d’Avola, Syrah, Cabernet Sauvignon Chardonnay per farne, su suggerimento dell’enologo Martinico, un prodotto di eccellenza di limitata quantità, barricato due anni, da immettere quindi sul mercato nel 2004. Questo con etichetta propria si chiamerà “ Santa Veronica ”.

Fatto un esame dei conferimenti della vendemmia 2002 nella quale, dice il Presidente “ molti soci non hanno conferito uve, mentre altri ne hanno conferito una quantità irrisoria rispetto a quella denunciata attraverso il modello “ F1 ”, il Consiglio delibera di inviare lettere raccomandate con A.R. a quei soci inadempienti chiedendo loro spiegazioni, prima di applicare le sanzioni previste dallo Statuto Sociale. Sono state mandate 187 raccomandate: 114 soci hanno fornito giustificazioni, 23 si sono dimessi, 33 che non hanno dato nessuna risposta sono stati espulsi gli altri 17, per vari motivi, non hanno avuto applicate sanzioni.

Il 16/06/03 il Consiglio autorizza il Presidente a stipulare un atto di mutuo ipotecari con la Banca Intesa Medio Credito per la somma di euro 900.000 per finanziare il progettato ammodernamento dell’impianto. L’atto conseguente è stato rogato dal Notaio Salvatore Romano di Caltanissetta il 05/08/03.

Ma il movimento dei soci non si ferma e nella seduta del 29 Agosto il Consiglio accetta le dimissioni di 23 soci e ne ammette altri 51.

Infine il 04/12/03 il Consiglio autorizza il Presidente a stipulare l’atto definitivo di acquisto dell’oleificio, atto che sarà poi rogato dal Notaio Romano di Caltanissetta il giorno 20/02/04.

Nei primi mesi del 2004 si realizzano tre importanti eventi per la Coop.. Uno è la vendita alla Caviro di Faenza ( Ra ), coop. che commercializza su larga scala vini da tavola di alta qualità, di Hl 7.900 di vino rosso, spuntando un ottimo prezzo. L’altro è la conquista del secondo dei suoi premi internazionali cioè la Gran Menzione al Vinitaly 2004 di Verona attenuta dal Santa Veronica Nero d’Avola che, barricato già nel 2002, è stato lanciato con successo sul mercato nel 2004. Il terzo è il completamento e il collaudo dell’ammodernamento dell’impianto enologico.

Il 28 Giugno successivo il Presidente, visti gli ottimi rapporti commerciali istaurati con la Caviro di Faenza e le prospettive per il futuro, chiede ed ottiene dal Consiglio l’adesione a socio conferente di quella importante cooperativa di commercializzazione. E il 19/11/04 lo stesso Consiglio con mossa a sorpresa si dimette e si ripresenta alla prossima Assemblea Ordinaria di fine Novembre per far coincidere l’approvazione del Bilancio annuale, scadente sempre a fine Novembre, con la scadenza del  mandato dei Consigli di Amministrazione, realizzando così maggiore efficienza con minore spreco di tempo e di energie.

L’Assemblea del 13 Dicembre successivo conferma in blocco il Consiglio uscente e nomina il nuovo Collegio Sindacale nelle persone del Dott. A.Costa Rag. Domenico Bolazzi e Rag. Pietro Gebbia.

Il Consiglio del 13/12/04 rielegge Presidente il Dott. Salvatore Chiantia e Vice Presidente il Sig. Debilo Ignazio.

Nel 2005 visto la notevole eccedenza dei prodotti immessi nel mercato del vino, viene approvato dalle autorità competenti il contratto di distillazione con una riduzione però del 15% rispetto al previsto.

Rimane sempre stagnante il mercato e nella seduta del 04/02/05 il Consiglio delibera di aderire come socio conferente ad un’altra coop. di commercializzazione, la Ermes di Santa Ninfa.

Si pensa costantemente a migliorare la qualità del vino e vengono acquistate altre 30 barriques per poter mantenere in vita la gamma dei prodotti barricati e per un normale avvicendamento con le barriques già utilizzate. Mentre nel 2005 al Concorso Mondiale di Bruxelles il Santa Veronica Nero d’Avola barricato 2002 ottiene la Medaglia d’Argento che è il terzo trofeo internazionale per la Coop. e il secondo per questo eccellente vino guida di tutta la produzione. Il 17/03/05 per pubblicizzare ancora di più i prodotti della Coop. il Consiglio stipula un contratto di sponsor per un anno con il vicino Parco Acquatico di Sommatino.

E, visto il notevole incremento del lavoro amministrativo verificatosi negli ultimi anni che il personale in organico non riesce a smaltire nei giusti tempi, il Presidente ritiene opportuno assumere a tempo indeterminato un impiegato amministrativo. Il Consiglio delibera di assumere dal primo Aprile 2005 il Rag. Claudio Massaro ( classe 1971 ) laureando in Economia e Commercio.

In questo stesso periodo l’enologo Martinico lancia sul mercato due vini monovitigni Nero d’Avola per il rosso e Inzolia  per il bianco con le etichette Serralunga e Redalì approvate dal Consiglio, che aumentano ancor più la gamma dell’offerta.

Nella seduta del 18/04/05 il Consiglio prende importanti decisioni di carattere strutturale. Delibera infatti di ammodernare ulteriormente e ampliare l’impianto enologico con l’acquisto di 12 silos di acciaio inossidabile da Hl 2.270 cadauno, di una nuova e più potente linea di imbottigliamento da 3500 bottiglie/h, di un nuovo vascone di scarico, di un bilico da m.18 ecc..( doc. n. 6 ) Per finanziare il tutto il Presidente propone di aumentare il Capitale Sociale da 3 a 15 azioni per ettaro denunziato ( ogni azione = euro 51.65 ) portando così il Capitale Sociale da euro 253.000,00 a euro 1.172.000,00 con trattenute su i conferimenti in 5 anni. Propone inoltre di consentire ai vecchi soci di aumentare la superficie vitata con un savraprezzo sulle azioni di euro 250.00 a fondo perduto per ettaro nuovo. Il Consiglio dopo ampia e approfondita discussione approva le proposte del Presidente.

Purtroppo anche questo Consiglio come quello del 1986 viene funestato da un evento luttuoso: il 06 Giugno muore il Consigliere anziano Gaetano Mallia, e nella seduta del 04 Luglio successivo il Presidente in Consiglio ne rievoca la figura di padre di famiglia e di agricoltore di avanguardia. In sua vece viene cooptato il socio Giuseppe Giannone di Riesi.

Nel settembre del 2005 viene nominato Controllore Contabile il Rag. Gaetano Zarba.

Ma è con la vendemmia 2005 che scoppiano tutti i record della Coop. ! L’ammasso totale arriva a q.li 199.298,96 (doc. n.7) il 63% dei quali ( q.li 124.825,68 ) è costituito dal Nero d’Avola che negli ultimi 12 anni fa registrare lo strabiliante incremento del 930,91% passando da q.li 12.108,30 del 1993 a q.li 124.825,68 del 2005 !

Ma non solo quantità, anche qualità, perché da quanto è stato barricato e messo sul mercato, in tre anni ( 2004,2005,2006 ) il Nero d’Avola della Coop. La Vite di Riesi ha collezionato ben tre trofei internazionali di qualità con il Santa Veronica 2002 Gran Menzione al Vinitaly di Verona 2004, sempre con il Santa Veronica 2002 Medaglia d’Argento al Concorso Mondiale di Bruxelles 2005 e con l’Altariva 2003 Medaglia d’Argento sempre al Concorso Mondiale di Bruxelles 2006, conquistando quest’ultimo il 4° premio internazionale per la Coop.

La Coop. La Vite di Riesi diventa così il più importante mercato di Sicilia del Nero d’Avola sia per quantità che per qualità.

Non solo il Nero d’Avola viene premiato ma anche altri vini della vasta gamma della produzione della Coop. come il Cabernet Sauvignon 2003 e il Syrah 2003 che ottengono ognuna la Gran Menzione al Vinitaly di Verona 2006, conquistando alla Coop. il 5° e il 6° trofeo internazionale.

Forse mai contributo statale così esiguo ( £  1.705.740.697 ) ha prodotto più benefici effetti nel Profondo Sud di quello elargito in questa zona. !!

Quantità e qualità di prodotto attrezzature e macchinari di primo ordine, dirigenza giovane, competente ed entusiasta….. concordiamo in pieno con il primo Presidente della Coop. p.a. Giuseppe Cavaleri quando afferma: “ Ma la nuova storia della Cantina inizia con l’ammasso 2005, da questo momento e da quando Salvatore Chiantia ha voluto il nuovo complesso di imbottigliamento, Riesi entra nel novero degli enopoli più prestigiosi d’Europa ”. Ad maiora !


Documenti

Doc. n. 1

Atto costitutivo della Coop. “ La Vite ” di Riesi rogato in Riesi il 25/05/1970 dal Notaio Luigi Marino.

 N.18037 Rep.                                                              N.7420 Racc.

                                                                 Omologato dal Tribunale di CL il 22/12/70

COSTITUZIONE DI COOPERATIVA

Repubblica italiana

L’anno millenovecentosettanta, il giorno venticinque del mese di Maggio ( 25.05.1970 ). In Riesi, nel Salone teatro dell’oratorio Salesiano, Piazza Garibaldi, civico n. 1 Avanti a me dott. Luigi Marino Notaio in Riesi, iscritto nel ruolo del Collegio Notarile di Caltanissetta, assistito dai sigg. Sciortino Giuseppe, dottore in agraria, nato a Aragona il 10.06.1935 e residente in Campobello di Licata, e Riccobene Carlo, Perito Agrario, nato a Caltanissetta il 01.07.1936 e domiciliato a Palma Montechiaro, Testimoni fidefacienti noti ed idonei come essi affermano 

Sono Presenti

1°) Pesce Giuseppe, agricoltore, nato a Riesi il 30.10.1907 e ivi residente in Via Vitt. Veneto n.194.

2°) Cappadonna dott. Giovanni, agricoltore, nato a Riesi il 02.05.1903 ed ivi residente in via Roma n.45.

3°) Lo Maglio Gaetano, pensionato, nato a Riesi il 04.08.1904 ed ivi residente in via M.Amari n.30.

4°) Iannì rag. Giuseppe, pensionato, nato a Riesi il 14.10.1904 ed ivi residente Piazza Garibaldi n.8.

5°) Alabiso Rocco, agricoltore, nato a Riesi il 03.03.1929 ed ivi residente in via Primo Maggio n.69.

6°) Leonardo Francesco, dottore in agraria, nato a Mazzarino il 09.01.1940 ed ivi residente in via Virga n.6.

7°) Baldacchino Gaspare, muratore, nato a Riesi il 01.08.1931 ed ivi residente in via Dogali n.20.

8°) Scebba Gaetano, perito agrario, nato a Mazzarino il 09.06.1935 ed ivi residente in via Carducci n.8.

9°) Catarinolo Vincenzo, agricoltore, nato a Riesi il 14.10.1914 ed ivi residente in via Mazzini n.146.

10°) Cutrera Giuseppe, dottore in agraria, nato a Mazzarino il 23.05.1930 e residente a Caltanissetta, Viale Sicilia n.88.

11°) Giglio Carmelo, agricoltore, nato a Mazzarino il 21.09.1930 ed ivi residente in via Casabona n.9.

12°) Paci Felice, pensionato, nato a Riesi il 01.09.1911 ed ivi residente in via Circonvallazione.

13°) Lombardo Luigi, pensionato, nato a Riesi il 04.01.1924 ed ivi residente in via Balilla n.19.

14°) Pisana Rosario, agricoltore, nato a Modica il 16.04.1909 e residente a Riesi, via De Pretis n.71.

15°) Scimone Salvatore, agricoltore, nato a Riesi il 15.03.1908 ed ivi residente in via V.Veneto n.42.

16°) Marino Giuseppe, bracciante, nato a Riesi il 21.09.1929 ed ivi residente in via Pietro Micca n.61.

17°) Bellanti Gaetano, pensionato, nato a Riesi il 29.01.1910 ed ivi residente in via R.Gallo n.58.

18°) Piazza Vincenzo, agricoltore, nato a Riesi il 01.01.1923 ed ivi residente in via Mazzini n.36.

19°) Ficicchia Gaetano, agricoltore, nato a Riesi il 01.11.1910 ed ivi residente in via F.Cavallotti n.79.

20°) Martorana Rosario, agricoltore, nato a Riesi il 08.08.1909 ed ivi residente in via Cavour n.103

21°) Pesce Salvatore, saldatore, nato a Riesi il 31.10.1940 ed ivi residente in via V. Veneto n.190.

22°) Cavaleri Liborio, agricoltore, nato a Riesi il 16.05.1913 ed ivi residente in via R. Settimo n.92.

23°) Golisano Felice, agricoltore, nato a Riesi il 09.06.1910 ed ivi residente in via Pietro Micca n.41.

24°) Scuderi sacerdote Vincenzo Salvatore, nato a Ramacca il 30.05.1902 e residente a Riesi, presso Oratorio Salesiano, Piazza Garibaldi n.1.

25°) Terranova Salvatore, agricoltore, nato a Riesi il 28.03.1917 ed ivi residente in via G.Matteotti n.30.

26°) Lo Grasso Giuseppe, agricoltore, nato a Riesi il 24.01.1934 ed ivi residente in vicolo Saffo n.1.

27°) Fasulo rag. Giuseppe, impiegato, nato a Riesi il 22.05.1929 ed ivi residente in via C. Alberto n.11.

28°) Cirrito Gaetano, agricoltore, nato a Riesi il 05.05.1918 ed ivi residente, via Sold. Marino n.27.

29°) Giardina Giovanni, agricoltore, nato a Riesi il 02.12.1924 ed ivi residente in via V.Veneto n.4.

30°) Zambitto Giovanni, cantoniere, nato a Riesi il 20.11.1919 ed ivi residente in via Circonvallazione Ina Casa.

31°) Gambino Arcangelo, agricoltore, nato a Butera il 27.03.1905 ed ivi residente in via Principessa Maria Iosè n.25.

32°) Paterna Salvatore, cantoniere, nato a Riesi il 08.01.1928 ed ivi residente in via M. Amari n.45.

33°) Castiglione Giuseppe, agricoltore, nato a Butera il 05.12.1912 ed ivi residente in via G. Verdi n.7.

34°) Porrovecchio Calogero, insegnante, nato a Riesi il 16.09.1935 ed ivi residente in via Trapani n.62.

35°) Verso dott. Filippo Gaetano, farmacista, nato a Riesi il 21.11.1936 ed ivi residente in  via Principe Umberto n.70.

36°) Cavaleri Giuseppe, perito agrario, nato a Riesi il 12.05.1941 e residente in Agrigento in via De Gasperi n.23.

37°) Mirisola Salvatore, dottore in Legge, nato a Riesi il 15.09.1931 e residente a Caltanissetta in via malta n.70.

38°) Lo Giudice Ernesto, perito agrario, nato a Riesi il 04.08.1923 ed ivi residente in via F.Cavallotti n.3.

39°) Laurino Giovanni, agricoltore, nato a Riesi il 29.11.1931 ed ivi residente in via Imbriani n.91.

40°) Taschetta Giuseppe, agricoltore, nato a Riesi il 26.12.1912 ed ivi residente in via Altovino n.18.

41°) Patermo Gaetano, agricoltore, nato a Riesi il 26.07.1928 ed ivi residente in via Roma n.40.

42°) Ievolella Giuseppe, Medico Chirurgo, nato a Riesi il 01.08.1926 ed ivi  residente in via Vitt. Emanuele n.9.

43°) Geraci Antonino, possidente, nato a Sommatino il 01.04.1911 ed ivi residente in via Goito n.27.

Tutti cittadini italiani. Detti comparenti della cui identità personale mi fanno fede i testi assunti anche quali fidefacenti, convengono quanto segue:

Art. I

E’ Costituita tra i comparenti una Società Cooperativa a responsabilità limitata denominata “ Cantina Sociale La Vite ” società cooperativa per azioni a responsabilità limitata.

Art. II

La società ha sede in Riesi, in via Duca Degli Abruzzi. n.2.

Art. III

Essa avrà la durata di anni trenta dal giorno della sua legale costituzione, ma potrà essere prorogata a norma di legge.

Art IV

La società si propone il raggiungimento degli scopi elencati nell’articolo secondo dello Statuto Sociale. All’uopo i comparenti mi producono lo Statuto Sociale, dichiarandomi di averlo letto, ampiamente discusso ed approvato, e che io Notaio al presente allego, previa lettura presenti i testi, con la lettera “A” perché ne faccia parte integrante.

Art. V

Il Capitale sociale che per legge e statuto è illimitato è in atto costituito da numero 60 ( sessanta ) azioni di lire 5000 ( cinquemila ) ciascuna, già sottoscritte e versate, come appresso:

a)     numero una azione ciascuno i sigg. Pesce Giuseppe, Cappadonna Giovanni, Iannì Giuseppe, Giglio Carmelo, Paci Felice, Lombardo Luigi, Marino Giuseppe, Bellanti Gaetano, Martorana Rosario, Pesce Salvatore, Cavaleri Liborio, Golisano Felice, Don Scuderi Vincenzo Salvatore, Lo Grasso Giuseppe, Fasulo Giuseppe, Cirrito Gaetano, Giardina Giovanni, Zambitto Giovanni, Gambino Arcangelo, Paterna Salvatore, Porrovecchio Calogero, Verso dott. Filippo Gaetano, Cavaleri Giuseppe, Lo Giudice Ernesto, Laurino Giovanni, Taschetta Giuseppe, Patermo Gaetano, Ievolella Giuseppe.

b)    Numero due azioni ciascuno i sigg.: Lo Maglio Gaetano, Pisana Rosario, Scimone Salvatore, Ficicchia Gaetano, Terranova Salvatore, Castiglione Giuseppe, Mirisola dott. Salvatore e Geraci Antonino.

c)     Numero tre azioni il sig. Alabiso Rocco.

d)    Numero quattro azioni il sig. Piazza Vincenzo.

e)     Numero cinque azioni il dott. Leonardo Francesco.

Per un totale quindi di lire 300.000 ( trecentomila ).

Art. VI

Il bilancio comprende l’esercizio sociale dal primo Agosto al trentun Luglio di ogni anno, e deve essere presentato all’Assemblea Ordinaria per la sua discussione ed approvazione entro il trentun dicembre di ogni anno successivo alla chiusura dell’anno sociale. Il primo esercizio si chiuderà il trentun luglio 1900settantuno. Gli utili e le perdite saranno ripartiti secondo le norme statutarie.

Art. VII

Le cariche sociali per unanime deliberazione sono così distribuite:

Consiglio di Amministrazione

1°) Cavaleri Giuseppe                         Presidente

2°) dott. Cutrera Giuseppe                 Vice Presidente
3°) dott. Mirisola Salvatore                Consigliere
4°) Rag. Iannì Giuseppe                      Consigliere       

5°) P.A. Scebba Gaetano                     Consigliere

6°) Pesce Giuseppe                              Consigliere
7°) Alabiso Rocco                                Consigliere

8°) Scimone Salvatore                       Consigliere

9°) dott. Leonardo Francesco             Consigliere

Collegio dei Sindaci

Effettivi:

1°) dott. Costa Alfonso nato a Palermo il 01.01.1928 residente a Caltanissetta viale trieste n.273     Presidente

2°) dott. Verso Filippo Gaetano

3°) Faraci Vincenzo, cancelliere, nato a Riesi il 23.11.1912 e residente a Caltanissetta, in via Val d’Aosta n.33.

Supplenti:

4°) Catarinolo Vincenzo

5°) Geom. Ferro Giovanni, impiegato, nato a Riesi il 19.07.1944 ed ivi residente in via Zagarella n.32.

 

Collegio dei Probiviri

1°) Don Scuderi Vincenzo Salvatore.

2°) dott. Tullio Vinay, Pastore Evangelico, nato a La Spezia il 13.05.1909 e qui residente in via Primo Maggio n.69.

3°) Rag. Fasulo Giuseppe.

4°) Puzzo Vito, cancelliere, nato a Avola il 16.02.1912 e qui residente in via Cavour n.118.

5°) Lo Maglio Gaetano.

Tutti eletti alle cariche sociali, e presenti a quest’atto, dichiarano di accettare la carica loro conferita e di non trovarsi nelle condizioni di  ineleggibilità previste dagli articoli 2322 e 2399 Codice Civile.

Art. VIII

La firma e la rappresentanza sociale spettano al Presidente del Consiglio di Amministrazione, A costui viene altresì dato mandato di apportare a quest’atto ed allo Statuto tutte quelle modifiche che fossero richieste dalle competenti autorità giudiziarie in sede di omologazione.

Art. IX

Per quanto non previsto dal presente atto e dallo statuto allegato valgano le norme di legge regolanti la materia.

Art. X

Le spese del presente a carico della Cooperativa.

Vengono delegati ad apporre le firme marginali al presente atto ed allo Tatuto i Sigg. Iannì Giuseppe e Cavaleri Giuseppe.

Io Notaio richiesto ho ricevuto quest’atto, che ho letto, presenti i testi, a tutti gli intervenuti che approvano. Scritto da persona di mia fiducia e in parte da me su quattro fogli di cui occupa le prime dodici facciate e quanto di questa.

( seguono le firme )

Tratto dall’Archivio Notarile Distrettuale di Caltanissetta. Atto del 25/05/1970 del Notaio Luigi Marino di Mazzarino.

 

DOC. 2

La Cassa Per il Mezzogiorno finanzia al 100% la Cantina di Riesi.

 

CASSA PER OPERE STRAORDINARIE DI PUBBLICO INTERESSE NELL’ITALIA MERIDIONALE

( Cassa per il Mezzogiorno )

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA CASSA PER IL MEZZOGIORNO.

SEDUTA DEL 25/07/1973 -                   DELIBERAZIONE N. D. 2180/APD

Progetto esecutivo n. OPI/119/APD concernente i lavori per la costruzione della Cantina Sociale di Riesi.-

 

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA CASSA PER IL MEZZOGIORNO:

          VISTO       il Testo Unico delle Leggi sul Mezzogiorno, approvato con D.P.R. del 30.06.1967 n. 1523 e successive modificazioni e integrazioni.

          VISTA la relazione predisposta dal Servizio Viabilità e C.C.;

          VISTO il parere favorevole espresso dalla Delegazione Speciale del Consiglio Superiore dei LL.PP. con voto n.151 del 25 luglio 1973;

          UDITO il Relatore: Consigliere de‘Rossi;

          RITENUTO che il progetto è meritevole di approvazione, con le osservazioni dettagliate nel “ foglio delle prescrizioni di approvazione ” predisposto dal Servizio Viabilità e C.C. e dal Servizio Bonifiche;

DELIBERA

Art. 1

E’ approvato il progetto N. OPI/119/APD, subordinatamente all’esito favorevole della pubblicazione e con le modifiche ed osservazioni specifiche nel “ foglio delle Prescrizioni ”, che pure si approva, per l’importo di £ 742.560.000= così dimostrato:

 

Lavori a base d’asta

( comprese £  3.000.000 per compenso a corpo)                                              £ 372.375.000.=

Somma a disposizione:                                                                                      

- imprevisti                                                                                                           £ 23.814.800.=

- espropriazioni – acquisizione terreno                                                             £ 14.850.000.=   

- impianto depurazione acque nere                                                                   £ 20.000.000.=

- impianto telefonico                                                                                           £   3.000.000.=

- accertamenti geognostici e geotecnica                                      

- Impianti enomeccanici, elettronici, refrigerazione mosto,

  attrezzature laboratorio chimico impianto elettrico                                    £ 225.000.000.=

- oneri accessori agli espropri                                                                          £     2.227.500.=

                                                                                            SOMMANO         £ 663.267.300.=

Spese generali:  12% su

£ 660.772.500.=                                                                                                  £ 79.292.500.=

                                                                                            TOTALE              £ 742.559.800.=

E in c.t. £ 742.560.000.= di cui il 100% pari a lire £ 742.560.000.= a totale carico della “ Cassa ”, con imputazione della spesa sul programma di completamento legge 6.10.1971 n. 853, art. 16, 3° comma; fondo opere.

Art 2

E’ assentita la concessione al CONSORZIO DI BONIFICA DEL SALSO INFERIORE – CALTANISSETTA.-

Art. 3

Ai sensi degli art. 92 e 93 del R.D.L. 13.2.1933 n. 215, dell’art. 29 del Testo Unico delle leggi sul Mezzogiorno approvato con D.P.R. del 30.6.1967 n. 1523 e dell’articolo 11 della legge 28.3.1968 n. 437, i lavori previsti nel progetto come sopra approvato sono in conseguenza il concessionario autorizzato a provvedere alle necessarie occupazioni di terreno con le norme previste dagli art. 71 e seguenti della legge 25.6.1865 n. 2359 e successive. In base ai provvedimenti di esproprio e ai contratti di acquisto degli immobili il concessionario ha l’obbligo di promuovere la voltura catastale di tali beni, curandone l’intestazione alla pratica Demanio dello Stato.-

Art. 4

Le espropriazioni ed i lavori verranno iniziati entro il termine di mesi 6 dalla data della suddetta deliberazione e saranno completati entro il termine di mesi 48 sempre dalla stessa data.-

Qualora per l’occupazione dei beni si faccia ricorso alla procedura d’urgenza di cui all’art. 71 della legge sulle espropriazioni 25.6.1865 n.2359, l’Ente concessionario è tenuto a promuovere tempestivamente la conversione delle occupazioni temporanee in definitive in modo che essa avvenga, ai sensi dell’art. 73 della stessa legge, nel termine massimo di due anni dal giorno in cui le occupazioni ebbero luogo. –

Art. 5

LA PRESENTE DELIBERAZIONE COSTITUISCE PROVVEDIMENTO DI CONCESSIONE NEI CONFRONTI DEL CONSORZIO DI BONIFICA DEL SALSO INFERIORE – CALTANISSETTA.

                                                                                                                              

                                                                                               IL PRESIDENTE

                                                                                                              F/to Pescatore        

             IL SEGRETARIO DEL CONSIGLIO

                       DI AMMINISTRAZIONE

 

 

F/to illeggibile

PER COPIA CONFORME

IL DIRETTORE

 

( Dott. Alfonso Costa )

 

“ Tratto dagli atti del Consorzio di Bonifica del Salso Inferiore con sede in Caltanissetta ”

Doc. n.3

Il ministero delle politiche agricole riconosce la D.O.C. Riesi.

Ministero delle politiche agricole e forestali

Decreto 23 luglio 2001

Riconoscimento della denominazione di origine controllata dei vini “ Riesi ” ed approvazione del relativo disciplinare di produzione.

IL DIRETTORE GENERALE

Del Dipartimento della qualità dei prodotti agroalimentari e dei servizi   -   Direzione generale per la qualità dei prodotti agroalimentari e la tutela del consumatore

  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 12 luglio 1963, n.930, contenente le norme per la tutela delle denominazioni di origine dei vini;

  Vista la legge 10 febbraio 1992, n. 164, recante nuova disciplina delle denominazioni di origine dei vini;

  Visti i decreti di attuazione, finora emanati, della predetta legge;

  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 348, con il quale è stato emanato il regolamento recante disciplina del procedimento di riconoscimento delle denominazioni di origine dei vini;

  Vista la legge 27 marzo 2001, n. 122, con la quale è stato modificato l’art. 7 della legge 10 febbraio 19992, n. 164;

  Vista la domanda presentata dal comitato promotore per il riconoscimento della denominazione di origini controllata dei vini “ Riesi ”, composto dalla confagricolture di Caltanissetta, dalla C.I.A. di Caltanissetta, dalla federazione provinciale coltivatori diretti di Caltanissetta e dal presidente pro-tempore della cantina Sociale di Riesi;

  Visto il parere favorevole del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini sulla predetta istanza e sulla proposta del relativo disciplinare di produzione formulati dal Comitato stesso, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale  - serie generale  -  n. 111 del 15 maggio 2001;

  Considerato che non sono pervenute, nei termini e nei modi previsti, istanze o controdeduzioni da parte degli interessati in relazione al parere ed alla proposta di disciplinare sopra citati;

  Ritenuto pertanto necessario doversi procedere al riconoscimento della denominazione di origine controllata dei vini “ Riesi ” ed all’approvazione del relativo disciplinare di produzione dei vini in argomento, in conformità al parere espresso ed alla proposta formulata dal sopra citato Comitato;

Decreta:

Art. 1.

    E’ riconosciuta la denominazione di origine controllata dei vini “ Riesi ” ed è approvato nel testo annesso, il relativo disciplinare di produzione.

  Tale denominazione è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel predetto disciplinare di produzione le cui misure entrano in vigore a partire dalla vendemmia 2001.

Art. 2.

  I soggetti che intendono porre in commercio, a partire già dalla vendemmia 2001, il proprio prodotto con la denominazione di origine controllata “ Riesi ” sono tenuti ad effettuare, ai sensi e per gli effetti dell’art. 15 della legge 10 febbraio 1992, n. 164, recante norme relative all’albo dei vigneti ed alla denuncia delle uve, la denuncia dei rispettivi terreni vitati entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto.

Art. 3.

  I vigneti denunciati ai sensi del precedente art. 2 possono essere iscritti a titolo provvisorio, solo per l’annata 2001, nell’albo previsto dall’art. 15 della legge 10 febbraio 1992, n. 164, se a giudizio degli organi tecnici della regione Sicilia le denunce risultino sufficientemente attendibili, nel caso in cui la regione stessa non abbia potuto effettuare, per dichiarata impossibilità tecnica, gli accertamenti di idoneità previsti dalla normativa vigente.

Art.4.

  Per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata “ Riesi ”, in deroga a quanto previsto dall’art. 2 dell’unito disciplinare di produzione e fino a tre anni a pertire dalla data di entrata in vigore del medesimo, possono essere iscritti a titolo transitorio, nell’albo previsto dall’art. 15 della legge 10 febbraio 1992, n. 164, i vigneti in cui siano presenti viti di vitigni in percentuali diverse da quelle indicate nel sopraccitato art. 2, purché non superino del 20% il totale delle viti dei vitigni previsti per la produzione dei citati vini.

  Allo scadere del predetto periodo transitorio, i vigneti di cui al comma precedente saranno cancellati d’ufficio dal rispettivo albo, qualora i produttori interessati non abbiano provveduto ad apportare a detti vigneti le modifiche necessarie per uniformare la loro composizione ampelografica alle disposizioni di cui all’art. 2 dell’unico disciplinare di produzione, dandone comunicazione al competente ufficio dell’assessorato regionale all’agricoltura.

Art. 5.

  Chiunque produce, vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo vini con la denominazione di origine controllata “ Riesi ” è tenuto, a norma di legge, all’osservanza delle condizioni e dei requisiti stabiliti nell’annesso disciplinare di produzione.

  Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

            Roma, 23 luglio 2001

                                                                       Il direttore generale reggente: Ambrosio

“ Tratto dalla G.U.R.I. n. 185 del 10.08.2001 ”

 

Doc. n.4

La Regione Siciliana trasferisce la proprietà della cantina alla Cooperativa LA VITE di Riesi

 

D.D.G. n.    05148       

     IV 1061                                                        REPUBBLICA ITALIANA              

A.SS.TO BILANCIO E FINANZE

                                                                                                                                                                        RAGIONERIA CENTRALE PER LA

                                                                                                                                                                         PRESIDENZA DELLA REGIONE

 

                                                                                           VISTO:

                                                                                                                                                         Preso nota al n. ……4672……………………… 

                                                                                                                                                       Scheda n. ……………………………. ………..

                                                                                                                                                          Palermo, lì ………20 DIC. 2001………………..

                                                                                                                                                        Il Direttore della Ragioneria Centrale

 

REGIONE SICILIANA

P R E S I D E N Z A

Dipartimento Regionale del Persole, dei Servizi Generali, di Quiescenza

Previdenza ed Assistenza del Personale

 

IL DIRIGENTE GENERALE

VISTO lo Statuto della Regione Siciliana;

VISTE le norme legislative e regolamentari sull’amministrazione del patrimonio  

      e di contabilità generale dello Stato;

VISTO l’art.139 del T.U. delle leggi sugli Interventi nel Mezzogiorno del 6

      marzo 1976, n. 218 il quale stabilisce che “tutte le opere realizzate e

      dalla Cassa per il Mezzogiorno sono trasferite . . . . . . alle 

      Regioni che provvederanno al conseguente eventuale passaggio agli Enti

      Locali e agli altri enti destinatari tenuti per legge ad assumere la

      gestione”;

VISTA la nota prot.n. 386 del 26/9/2000 con la quale il Consorzio di Bonifica

      del Salso Inferiore di Caltanissetta trasmette per l’assunzione in

      consistenza al patrimonio reginale ai sensi della norma prima citata, gli

      atti relativi alla Cantina Sociale di Riesi, progetto ex CASMEZ n.

      2180/APD del 25/7/1973 ed esprime parere favorevole al trasferimento della

      stessa alla cooperativa agricola “Cantina Sociale La Vite” giusta

      contratto di affidamento rep.n.114742 del 7/9/1978;

VISTO il contratto prima citato rep n. 114742 del 7/9/1978

VISTO il verbale di assunzione in consistenza e consegna del 16/2/2001;

VISTA la nota prot.n. 6421 del 4/9/2001, con la quale questa Presidenza ha

      chiesto al Consorzio di cui in premessa di specificare i criteri di detto

      trasferimento;

VISTA la nota prot.n. 245 dsel 19/9/2001 del predetto Consorzio che conferma il

      trasferimento ex art.11 dell’atto negoziale già citato;

VISTA la delibera n.328 del 6/12/1999 della Giunta Regionale di governo di

      assegnazione delle competenze alla Presidenza Dipartimento del Personale –

      Gruppo Demanio e Patrimonio, relativamente i trasferimenti delle opere ex

      CASMEZ;

CONSIDERATO  che l’art.139 del citato T.U. autorizza la Regione a trasferire

      l’opera che realizzata agli Enti destinatari che per legge dovranno

      assumere l’onere della gestione;

 

D E C R E T A

 

ART.1 – Ai sensi e per gli effetti degli art.139 e T.U. 6 Marzo 1978, n.218

        sugli Interventi nel Mezzogiorno, viene trasferita alla Cantina Sociale

        di Riesi l’opera realizzata dalla Cassa per il Mezzogiorno e indicata

        nelle premesse;

ART.2 – La Cantina Sociale di Riesi provvederà alla voltura ed alla trascrizione

        dell’opera predetta nei RR.II.

ART.3 – Il presente decreto sarà trasmesso agli organi di controllo;

 

Palermo, lì 30 NOV. 2001 

                                                    DIRIGENTE GENERALE

                                                (Dott. Tommaso Afredo Liotta)     

Tratto dagli atti della cooperativa LA Vite di Riesi


Fonti

- Registri ufficiali della Coop, “ La Vite ” di Riesi

- Atti notarili

- Atti del Consorzio di Bonifica del Salso Inferiore

- Atti del Comune di Riesi

- Atti della Cassa per il Mezzogiorno

- Decreti della Regione Siciliana

- G.U.R.I. n. 185 del 10/08/2001

- Interviste e ricordi personali

  

Indice Generale

Introduzione                                                                                                         p.    

TESTO:

Capitolo Primo                           La Fondazione                                                                      p.

Cenni storici                                                                                                                               p.

I Preliminari                                                                                                         p.

L’Atto Costitutivo                                                                                                p.

Capitolo Secondo                      La Realizzazione

Il Finanziamento                                                                                                   p.

La Costruzione                                                                                                     p.

Capitolo Terzo                           La Gestione

L’Apertura                                                                                                           p.

Cambi ai vertici                                                                                                     p.

Cannada                                                                                                               p.

La nuova generazione                                                                                            p.

 

DOCUMENTI:

Atto Costitutivo                                                                                                     p.

Deliberazione della Cassa per il Mezzogiorno                                                          p.

Decreto per la D.O.C. dei vini “ Riesi ”                                                                  p.

Decreto Regionale di trasferimento della Cantina alla Coop. “ La Vite ” di Riesi  p.

Pianta della Cantina 1977                                                                                  p.

Pianta della Cantina 2005                                                                                  p.

Grafico e annuario Ammassi                                                                             p.

FONTI