Sezione: STORIA/ARTE/CULTURA/TRADIZIONI
 

 

Dai luoghi della memoria

per non dimenticare


Realizzato dagli alunni dell'Istituto Tecnico Commerciale Paritario "G.Verga" di Riesi


Con il patrocinio dell'Assessorato Beni Culturali Ambientali e della Pubblica Istruzione di Palermo


PROGETTO DI EDUCAZIONE ALLA LEGALITA'


 

PREFAZIONE

E’ ormai da qualche anno che il nostro Istituto è impegnato attivamente in progetti di educazione alla legalità realizzati in rete assieme alle altre scuole di Riesi, grazie ai finanziamenti erogati dalla Regione siciliana, che con la L. R. 13/9/1 999 N. 20 si propone l’obiettivo di favori re iniziative volte a promuovere la cultura della legalità.

Per sviluppare un ‘autentica “cultura della legalità” bisogna partire dalla consapevolezza che il valore sotteso all’idea di legalità è contestuale alla sua natura storica e situazionale, alle condizioni socio-economiche in cui si sviluppa e che pertanto è modìficabile non solo in tempi storici, ma anche nell’arco dell’esistenza individuale e nei processi di costruzione dell’ identità personale.

La cultura della legalità va costruita, infatti, in maniera continua e trasformata in prassi quoti diana in modo da favorire la diffusione di atteggiamenti che migliorino i rapporti interpersonali, modificando anche la qualità della vita, in particolare quella dei nostri giovani.

Sono queste le finalità che la nostra scuola intende conseguire attraverso le iniziative portate avanti in questi anni, che hanno visto una partecipazione attiva e consapevole dei nostri studenti.

L ‘idea che alla base del progetto legalità 2008/2009 è quella di associare il concetto di legalità a quello di comunità, poiché è fondamentale far comprendere alle giovani generazioni che i cittadini stanno assieme anche perché legati da una storia comune. Si tratta di quei “luoghi della memoria” che costituiscono la nostra identità e ci richiamano a radici comuni, dando un senso anche al nostro vivere presente.

Per questa ragione abbiamo scelto di realizzare un percorso formativo che ha consentito ai nostri studenti di approfondire momenti della nostra storia locale, in modo da valorizzare gli aspetti positivi della nostra cultura, rimuovere stereotipi e luoghi comuni e accrescere in loro la consapevolezza che la diffusione del valore della legalità è una condizione essenziale per promuovere il progresso della comunità in cui vivono.

DIRIGENTE SCOLASTICO - Maria Bruno


CRONISTORIA

Nella realizzazione del “Progetto Legalità” i ragazzi dell’istituto “ G. Verga” di Riesi hanno rivisitato la storia di questo paese e del suo territorio effettuando una carrellata fotografica sui monumenti che il tempo e le vicende umane hanno risparmiato per la nostra memoria. Andando in contrada Sanguisuga / Costa di Mandorle, a qualche chilometro dall’abitato, hanno fotografato le tombe a grotticella, databili dalla Età del Rame (3500 a. C. ) all’Età del Bronzo (1800 a. C. ), entro le quali, secondo quelle culture, i cadaveri venivano stipati, dato che ancora non veniva praticata l’inumazione. Queste grotticelle testimoniano la presenza dell’uomo, in quelle lontanissime epoche, proprio in contrada Sanguisuga perché lì esisteva ed esiste una sorgente di acqua potabile, elemento indispensabile alla sopravvivenza umana.

Successivamente al 1800 a. C. e per quasi dieci secoli non si sono rinvenuti altri reperti archeologici, il che fa pensare che questo territorio per tutto questo tempo sia rimasto disabitato.

Dall ‘invasione greca ( 700 a. C. ) si sono invece trovati molti reperti sempre a Sanguisuga, ma ora anche a Strazzo e specialmente al Canale dove esiste una ben più importante sorgente di acqua potabile. Essa si trova nei pressi di un quadrivio di trazzere (ora diventati stradali) che da

Nord (Calt ) andando a Sud ( Gela ) e da est ( Barrafranca ) andando ad ovest (Agrigento ) si incrociavano all’angolo del grosso garage dei mezzi del Comune. In questo luogo vi era un posto di tappa, un ristoro per i viandanti, che è rimasto per tutto il periodo romano, bizantino e arabo.

Esisteva anche nell’Alto Medioevo e, quando il nobile di Caltagirone Federico De Moac nel 1296

ottenne dagli Aragonesi la Baronia di Riesi e Cipolla, impiantò in questo posto di tappa una fat toria per mettere a coltura tutte queste terre rimaste incolte durante la precedente dominazione normanno/sveva. (Il Toponimo “Riesi “viene dal latino della decadenza Rieses = terre incolte). Ma una fattoria sperduta nelle campagne abbandonate e lontana dai centri abitati può esistere solo vicino ad una sorgente di acqua potabile. Infatti sulla trazzera che porta a Nord, per captare l’acqua della sorgente del Canale, è stato costruito il bevaio che i ragazzi hanno foto graftito e che si trova in colpevole assoluto degrado. Di questo bevaio abbiamo un documento sicuro dell ‘Agosto 1541 e per tanto va ritenuto il più antico monumento della Riesi contemporanea. (l’altro bevaio costruito nel 1762 è stato demolito negli anni 60 del secolo scorso e negli anni 90, su delibera del Sindaco G. Miccichè, i ‘Architetto G. La Cagnina ne ha costruito un altro proprio dirimpetto al primo.

Nei primi decenni del 1600, prima ancora della fondazione dei paese (avvenuta nei 1647) era in funzione una miniera di zolfo. Questa attività economica assieme all ‘agricoltura e alla lavorazio ne dell’argilla ha caratterizzato per secoli la cittadina di Riesi.

Per la costruzione del paese nei 1647, il Governatore Cristoforo Beninati, su ordine del Fondato re Barone Pietro Altariva, ha scelto l’altipiano che dal Crocifisso va al Municipio pur lasciando la fattoria giù ai Canale. Studi recenti hanno provato che la prima chiesa era all’angolo tra le vie Duca degli Abbruzzi e Soldato Grava gna, ai Crocifisso. Quella foto grafata dai ragazzi non è la prima chiesa ma un forno per i prodotti dei “Quartarara “.

I contenitori di acqua in argilla di Riesi erano rinomati e ricercati perché la finezza e la porosità di questa argilla, estratta dalle pendici Ovest del Monte Veronica,mantene vano fresca l’acqua.

L’ultimo “Quartararo “e stato Giuseppe Di Gregorio morto negli anni novanta del Secolo scorso. Con la fondazione del paese e la costruzione delle case date in vendita o in affitto, sono venute molte persone e il Governatore Beninati ha nominato ( Giugno 1648) il primo Parroco Don Angelo De Angelis di Barrafranca. Questi organizzando la nuova chiesa ha anche iniziato a compi lare i libri parrocchiali, che i ragazzi hanno puntualmente fotografato, dove sono da allora annotati nascite, matrimoni e morti degli abitanti e costituiscono il più importante monumento cartaceo de/popolo riesino.

Nel 1724 inizia la costruzione della chiesa Madre che sarà elevata a Basilica nel 1747 nella sua facciata principale il feudatario Marchese Bartolomeo De Moncaio ha fatto collocare lo stemma della sua casata nobiliare che rimane l’unica testimonianza dei feudatari di Riesi, gli ultimi dei quali sono stati i Pignatelli.

Mentre la hiesa Madre è stata costruita a spese del feudatario, quella del Crocifisso (1745) e quella del Rosario (1775) sono state costruite a spese dei cittadini di Riesi. Di quest’ultima i ragazzi hanno ritratto la facciata principale e uno scorcio del campanile di stile vagamente orientale

Una prima chiesa del Rosario era stata costruita nell ‘area dell’attuale Municipio, ma è andata

pavimento in ceramica di Calta girone della seconda metà del 1800.

Altro bene culturale fotografato è la chiesa “Tempio” valdese ricavata da un’ala del palazzo Faraci.

La piccola ma importante comunità valdese, sorta nel 1870 tra gli abitanti di Riesi, ha prodotto negli anni sessanta una delle opere più importanti dell’architettura contemporanea italiana il “Villaggio Monte Degli Ulivi” progettato dall ‘architetto Leonardo Ricci, allora preside della Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Questi era legato ad “Architettura Organica”: movimento culturale che vuole le costruzioni nei materiali e nelle forme in rapporto “organico” con l’ambiente e con la natura.

Il villaggio, realizzato con materiali e maestranze locali negli anni sessanta dal Pastore Valdese Tullio Vinay in terreno accidentato, tra anfratti, spuntoni di roccia e maestosi ulivi secolari è riportato nelle più importanti riviste di Architettura e costituisce un richiamo per il turismo cultura le di tutto il mondo.

Dott. Salvatore Michele Mirisola


un tuffo nella memoria

Inizia cosi la carrellata fotografica che, mettendo in evidenza i principali beni culturali di Riesi, ne traccia pure un profilo storico, base identitaria indispensabile per qualunque progetto socio-economico si voglia intraprendere su una comunità umana. - Dott. Salvatore Michele Mirisola

Tombe Neolitiche (2500/2800 A.C.)

               Riesi - Costa del Mandorlo - Tombe a grotticella del Neolitico

Lungo la strada delle solfare a qual che chilometro da Riesi, in direzione ovest, troviamo a monte della strada, una rupe con decine di tombe a grotti cella o a forno.

Le tombe, sono scavate nella roccia tenera del calcare, alcune sono ravvicinate altre più distanziate.

Una tomba è del tipo a doppia came ra, che uno dei primi studiosi definisce di notevole importanza, perche’ le tombe di questo tipo sono piuttosto rare.

Le tombe risalgono almeno al 2500 a. c. all ‘eta’ del bronzo (neolitico)l. L’ubicazione delle tombe ci porta a considerare l’ipotesi che a valle ci fosse un piccolo villaggio vista la presenza di sorgenti d’acqua nella zona.

I Defunti venivano posti in posizione seduta con la testa quasi a toccare le ginocchia e le braccia ad avvolgere le gambe. L’apertura della tomba veniva chiusa con pietre


L'antico forno della terracotta al Canale

Riesi - Quartiere Canale, il forno e i magazzini della casa laboratorio

L ‘immagine ritrae il retro della casa laboratorio dell’ultimo quartararo di Riesi “lu Zi Peppi Bartoli “. Nella foto si vede fuoriuscire dal tetto la parte superiore del forno.

Sul lato est della casa un ampio piazzale dava modo di svolgere all’aperto le varie fasi della lavorazione dell’argilla che veniva estratta da monte Veronica. L’argilla si lavorava in fosse circolari a piedi nudi.

Poi si passava alla creazione di prodotti per l’edilizia come: mattoni da costruzione e da pavimento e canali (coppi).

All’interno del laboratorio, si lavorava al tornio, e le abili mani di lu Zi Peppi facevano crescere con grande maestria: quartare, bummula, giare, bummuliddra e vasi.

Tutti i prodotti venivano prima essiccati al sole e poi collocate dentro il forno, la camera in alto aveva l’ingresso dall’intero. Mentre la camera di combustione si accedeva dall‘esterno sul lato a nord. La cottura durava anche tre giorni e tre notti e per tutto il tempo la camera di combustione veniva alimentata con paglia di fave o di grano.

Il risultato era sorprendente le terrecotte prodotte a Riesi erano conosciute e apprezzate in tutto il circondario.


L'Abbrivatura (abbeveratoio o bevaio)

Bevaio semplice costituito da blocchi di pietra calcarea ad una sola vasca. L‘acqua fuoriusciva da quattro cannoli che la immettevano in “ lavelli “in pietra comunicanti,e da questi si riversava nella vasca.

I lavelli erano in pietra scolpita a forma di contenitore per facilitare la collocazione di bummula o quartare per prendere l’acqua o per altri scopi. Attualmente e in stato di degrado e abbandono

L‘abbrivatura di lu canali. (impropriamente chiamato in questi ultimi anni di li quattro cannola). Un nome importato da altri paesi che hanno questa denominazione per alcuni bevai. A Riesi il bevaio veniva identificato con il quartiere o la contrada, c’era i ‘abbrivatura del canale , o quella di San Giusippuzzo o quella Spampinato ecc.

Ma nel quartiere canale ricco di sorgenti d’acqua i bevai erano due il primo posto all ‘inizio dell’attuale via flora proprio accanto alla casa dei quartararo, e l’altro (quello ritratto nella foto) più avanti lungo la strada che dai canale in direzione nord costeggiando monte veronica arri va al fiume salso.

Il primo sulla via Flora era più grande e l’acqua fuoriusciva dalla bocca di quattro putti scolpi ti, aveva due vasche in sequenza, purtroppo nei primi anni settanta e stato raso al suolo dalle ruspe per far posto alla strada. Recentemente è stato costruito un bevaio-monumento, posto quasi nello stesso posto del primo ,che nelle forme e con le sculture vuole riproporre il ricordo dei bevaio scomparso, progettato dall’Arch. Giuseppe La Cagnina negli anni 90.


La prima Chiesetta della Madonna al Canale
 

Secondo lo storico Giuseppe Testa nel suo libro “Riesi nella Storia “questa vecchia costruzione è stata la prima chiesetta di Riesi.

Posta giù àl Canale nei primissimi anni della nascita di Riesi (1647). L‘ipotesi è affascinante e taluni aspetti costruttivi aggiungono tasselli all ‘ipotesi. Tuttavia, è stata anche laboratorio di un altro quartararo di Riesi imparentato con il primo che lavorava l’argilla proprio di fronte alla casa del Bartoli. Infatti le due case laboratorio si guardano una di fronte all‘altra separate dalla strada, oggi via Amendola e da ampi piazzali.

Anche questa casa ha intorno le fosse per impastare ed amalgamare l’argilla e i resti di un forno. Oggi versa nel più totale degrado e abbandono.


Stemma Composito sulla facciata della Chiesa della Matrice

Lo stemma è uno degli elementi collocati subito dopo il completamento della chiesa della Madonna della Catena Patrona di Riesi intorno al 1754. Rappresenta tutte le armi delle Casate Nobiliari che si sono succedute nel feudo di Riesi e Cipolla fino a quella data. Un simbolo celebrativo e di rappresentanza nobiliare che descrive le parentele e le provenienze genealogiche. Lo stemma riproduce lo scudo di undici casate, dai Ventimiglia, ai Moncajo, De Roj - Altariba - Coscoquela. ecc. (1)

All’interno dello stemma troviamo le armi o simboli di undici Famiglie in composizione. Questo non è uno stemma rappresentativo di una casata ma una mera invenzione per poter rappresentare tutte le undici Casate. All‘esterno dello stemma troviamo undici stendardi con un piccolo scudo che rappresenta le armi di ogni famiglia. Mancano chiaramente i Pignatelli perche sono gli ultimi nobili che hanno ereditato il feudo di Riesi.

(1) vedi G. Testa — Riesi nella Storia.


Chiesa della Madonna del SS. Rosario

La chiesa del Rosario venne costruita intorno al 1775, sul poggio detto di S. Anna, lungo la diret trice che dalla piazza va verso sud oggi via Roma. Costruita in stile neoclassico, ha subito il crollo della volta e del tetto e del timpano originale. Negli anni 90 viene demolito il tetto piano costruito dopo il crollo della volta, e viene ricostruita una nuova volta, all ‘esterno il timpano ormai perduto non viene più ricostruito la nuova muratura appare come un corpo eccessivamente alto. La facciata è in pietra da taglio squadrata, delimitata da quattro lesene che si concludono con capitelli di stile Ionico sotto la trabeazione.

Il Campanile della chiesa del “Rosario” ha fatto pensare agli sprovveduti che fosse una costruzione Arabo-normanna.

Niente di più errato, ma più semplicemente la moda architettonica del settecento che vuole in un contesto neoclassico e/o ancora barocco l’inserimento di spunti orientale g gianti.

O piu semplicemente riproposizioni stilisti che che restano nel contesto della neoclassicità della chiesa del Rosario. Completamente restaurata negli anni 90, ha perso il colore originale dovuto alla malta di gesso.


CHIESA EVANGELICA VALDESE e Palazzo Faraci (Via Cap. Faraci)

Chiesa Valdese

Nel 1898 veniva realizzata la chiesa Evangelica Valdese, in un’ala del palazzo Faraci. La facciata in stile neogotico presente tre ordini sovrapposti delimitati da un marcapiano. Ai lati della facciata due lesene percorrono in altezza per concludersi nel timpano, anche al centro per delimitare il portone rettangolare inscritto in una arcata a tutto sesto, a sua vol ta sormo da una cuspide triangolare tipica delle forme architettoniche ispirate allo stile gotico.


Pavimento in ceramica smaltata di Caltagirone

Riesi Casa Pistone via Princ. Umberto, angolo via Cap. D ‘Antona.

Pavimento di ceramica di Caltagirone probabile epoca primi anni del 900. Lo stile floreale imperversa, e 1’impronta dei Basile o di Gregoretti o dei grandi maestri siciliani influenza anche le maestranze e i ceramisti.


Riesi - Villaggio Monte degli Ulivi (anni 60)
 
 

Villaggio Monte degli Ulivi -(Anni 60) Costruito a Riesi dalla Comunita Valdese ,il complesso edilizio è stato progettato dall‘architetto Leonardo Ricci, uno dei massimi esponenti dell’architettura post-razionalista.

Il nuovo linguaggio architettonico di Leonardo Ricci si lega al movimento definito “Architettura Organica “, un linguaggio che vuole nelle forme e nei materiali un rapporto appunto “organico” con la natura e con l’ambiente.

La fonte d’ispirazione è la stessa natura e nel caso di Riesi una collina di ulivi a sud est del paese.

I materiale locale usato è prevalentemente la pietra di Judeca, una pietra arenaria molto compatta Leonardo Ricci si serve delle abili mani delle maestranze locali abituati a “spaccare la pietra “e a rintuzzarla a colpi di mazzetta.

Progetta sul posto e modifica i suoi progetti sul terreno incastonando le forme, e i volumi tra gli ulivi, nel candore del bianco dell’intonaco che evidenzia il caldo colore della pietra.



Studenti che hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa:

Classe I: A/rovino Dalila, Comunale Ilaria, Pirrello Ylenia, Puglisi Daniela, Altovino

Rocco. Rindone Danilo, A rancio Sara, Siciliani Jessica;

ClasseII: Sciarrino Sabrina, Terranova Ilenia, Gancitano Gessica, Volpe Salvatore;

Classe III: marù Debora, Antocci Calo gero, Bellia Danilo, De Bilio Fabrizio,

Provinzano Erik. Provinzano Lorena, Infantino Salvatore, Lo Grasso Aron,

Schembri Simona, Vasta Luigi;

Classe IV: Giannone Margherita, Maira Domenico, Micelisopo Giovanni, Toscano

Noemi, Velia Rossana, Naso Ilenia, Ceilauro Emanuele;

Classe V A: Celestri Francesca, Chiantia Lorena, Giulia Ilenia, Cutaia Vincenzo (88),

Cutaia Vincenzo (89), Italiano Denise, Mirisola Denise, Morello Giovanni, Pasqualino

Eric, Schifano Salvatore;

Classe V B: Galafato Debora, La Leggia Marco, Desimone Maria, Paimiteri Christian,

Bordonaro Mario, Butera Egidio, Gapizzi Giuseppe, Marsiglia Alberto, Volpe Vito,

Piccadaci Massimo;

Il coordinamento didattico è stato svolto dei referenti del progetto:

prof G. Palermo, M. Palmeri e S. Vizzì.

Il coordinamento Artistico è stato curato dalla prof.ssa L. Matraxia, dell’accademia di Belle Arti “Giorgio De Chirico” di Riesi.


Si ringrazia per la collaborazione

- Assessorato Regionale Beni Culturali Ambientali e della Pubblica Istruzione di Palermo.

- Dott. A Gruttadaura Dirigente dell’ U. 5. P. di Caltanissetta.

- La Questura di Caltanissetta.

- L’Arma dei Carabinieri del territorio (Riesi-Caltanissetta-Gela).

- Il Comune di Riesi.

- I Salesiani di Riesi.

- Il Coordinatore Didattico Prof Salvatore Lombardo ITC Riesi.

- I prof.ri G. Palermo, M. Palmeri e 5. Vizzì, dell’I.T.C. Paritario “G. Verga” di Riesi.

- Il personale di segreteria dell ITC di Riesi.

- Prof S. La Mendola, Dirigente dell’I.IS.S. “R. Pasqualino Vassallo” di Riesi.

- I prof.ri Di Cristina Rosa e Michele Lo Giudice del Liceo Scientifico di Riesi.

- Prof C. Turco, Dirigente dell ‘I. C. “G. Carducci” di Riesi.

- Prof.ssa A. Tagano, Dirigente della D.D. “San Domenico Savio” di Riesi.

- Dott. Gianluca Fosco, Direttore della Scuola Paritaria “Monte degli ulivi” di Riesi.

- Prof A. Guadagnino, Direttore dell’Accademia di Belle Arti “Giorgio De Chirico” di Riesi.

- Prof ssa L. Matraxia, dell’Accademia di Belle Arti “Giorgio De Chirico” di Riesi.

- Prof Guglielmo Gallè Presidente Pro Loco Riesi.

- I proprietari dei siti presso i quali si sono realizzate le foto.

Un particolare ringraziamento va all’architetto Giuseppe La Cagnina, al Dott. Salvatore Michele Mirisola, e alla prof  Rosaria Carbone che, con cortesia e professionalità, hanno sostenuto gli studenti e i coordinatori durante ogni fase della messa in opera del progetto.